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AREA DEMOCRATICA

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Partito Democratico
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carmelo.pace







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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2007 10:51 am    Oggetto:  Partito Democratico
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L’anno del Pd, il partito delle riforme (di Francesco Rutelli su Europa)

03-01-2007

Il 2007 vedrà la decisione della Margherita – e certamente anche dei Ds – di dare il via al Partito democratico.
Il lieto evento produrrà il superamento dei partiti promotori come conseguenza di un fatto politico enorme: la costituzione del primo partito italiano, chiamato a nascere non sulle macerie di sconfitte o scissioni, ma per una difficile, lucida decisione politica.
La prima domanda cui occorre rispondere riguarda il perché. Perché, innanzitutto, dirigenti, militanti ed amministratori dei due maggiori partiti del centrosinistra siano orientati ad affrontare dubbi, risolvere problemi, e vincere argomentazioni critiche che appena un anno fa apparivano difficilmente superabili.
I Dl- Margherita nell’ottobre 2005 avevano a larga maggioranza giudicato non credibile la confluenza in un indistinto “contenitore dell’Ulivo”; in quell’occasione aprirono esplicitamente la prospettiva del Pd. I Ds convergono oggi verso un partito nuovo e accolgono una denominazione, Partito democratico, che comprenda il concetto e l’identità della sinistra – democratica – in un nuovo soggetto politico di centrosinistra. La mia risposta alla domanda è: per motivazioni strategiche, valutazioni pratiche, solidi argomenti politici.
In cima vi è un atto di volontà: dopo tredici anni di confusa ed inefficiente transizione politico-istituzionale, un gruppo dirigente, prescindendo da rivalità personali e miopi interessi di gruppi, constata assieme a Romano Prodi l’indispensabilità di dare al Paese un soggetto- guida, al centro delle proposte di riforma economica e sociale non più rinviabili se vogliamo salvare l’Italia e le generazioni prossime dalla marginalità (cui lentamente ci stiamo assuefacendo); e constata la sostanziale convergenza di culture ed orientamenti di fondo tra i due partiti. Attraverso di essa e sulla base di un progetto coerente e convincente si potranno coinvolgere molte altre energie democratiche del paese.
Le valutazioni pratiche non sono meno decisive. La Margherita prende atto che il suo significativo successo (consensi tra il 10 e il 15 per cento, mentre il più strutturato tra i fondatori, il Ppi, oggi certamente da solo non potrebbe raggiungere che una percentuale assai più bassa) deve essere reinvestito, anziché coltivato in un’idea di velleitaria autosufficienza, coerentemente con la missione originaria concepita nel 2001. È bene che ciò avvenga con una convergenza unanime nel partito in vista del Congresso. L’amico Adamoli mi ha interpellato qualche giorno fa su Europa: siamo sicuri che convenga, pur in una sostanziale unità, ricercare l’unanimità? Io credo convintamene di sì.
Non occorre cancellare differenti sensibilità e solidità politiche e di gruppi dirigenti territoriali, ma è necessario che nel negoziato costituente tra i due partiti principali (che presto sarà allargato a diverse altre forze) siamo capaci di rappresentare tutta intera la forza della Margherita. Proprio come è accaduto, con indubbi risultati positivi, nella fase elettorale e in quella post-elettorale.
I Ds, per parte loro, preso atto definitivamente dell'impossibilità di raggiungere e superare il 20 per cento dei voti, scelgono la convergenza delle migliori culture democratiche e riformiste italiane rispetto a superati disegni di egemonia e rivalutano così una delle parti più significative della loro storia.
In termini politici, credo che tutti dobbiamo puntare sul premio alla aggregazione. Inesistente per l’intero corso del dopoguerra, oggi esso appare plausibile, come si è manifestato già in due occasioni: la nascita elettorale della Margherita nel 2001 e la lista dell'Ulivo alla Camera – premiata rispetto alle liste distinte di Ds e Dl al Senato – nel 2006. Superata da tempo l'ipotesi di una Federazione, è tempo di puntare su un messaggio di semplificazione ed unità; ma, molto di più, sulla potenzialità attrattiva del partito di governo e delle riforme: della responsabilità, dell’innovazione coraggiosa, della guida sicura e autorevole del Paese.
Dunque, è tutto risolto? Non ancora. C’è da temere eccessivamente una certa rilassatezza e la non forte spinta che si avverte oggi sul progetto del Pd? Neppure. La vicenda deve avere il suo corso, senza scorciatoie. Solo chi non si è mai occupato neppure di gestire un condominio, infatti, può immaginare che esso possa esaurirsi in strette di mano tra leader. C’è un tempo necessario per organizzazioni che hanno un milione di iscritti, migliaia di amministratori, e un (benefico) senso critico. E ci sono passaggi da assolvere: congressi nel territorio e nazionali, oltre ai consistenti impegni varati nel seminario di Orvieto, che hanno preso il via, destinati a preparare il terreno per la qualità dei contenuti, delle regole condivise, del progetto nazionale del nuovo partito.
I lettori di Europa ricorderanno che io posi tre obiettivi, tre test per misurare l’effettiva integrazione possibile tra Margherita e Ds. Vorrei tornarci, e aggiornare lo stato dell'arte.

1. L’autonomia tra politica e poteri economici.
Si sono fatti progressi sensibili. C'è una consapevolezza diffusa che il governo Prodi debba dettare indirizzi e concorrere ad equilibri, e non orientare rapporti di potere economico-finanziari.
E vi sono segni interessanti di quel pluralismo nella leadership d'impresa che – esaurite da tempo e senza rimpianto le guide accentrate del capitalismo italiano e della finanza – deve accompagnare la crescita economica del Paese.
Si stanno completando ristrutturazioni, riorganizzazioni competitive (anche nella piccola impresa), aggregazioni nel mondo bancario, e il compito del futuro Pd non sarà certo quello di coltivare un segmento di “capitalismo amico”.
Piuttosto, di contrastare con un forte recupero di credibilità riformatrice presso i mondi produttivi, soprattutto del Nord, i rischi non trascurabili di una deriva di destra e populista nelle rappresentanze industriali.


2. L'approdo europeo e internazionale del Pd.
Ho apprezzato le osservazioni realistiche di D'Alema sulla impossibilità di «far diventare socialisti» i cattolici popolari attivi nella Margherita, ed ancor più le sue oneste considerazioni sulle evidenti carenze di slancio della compagine del Pse (che ha anche incassato recenti, serie sconfitte in due paesi dove ha pur realizzato brillanti esperienze, quali la Svezia e l’Olanda).
Sono più fiducioso che in passato in un approccio nuovo. Il ritorno dei Democratici Usa e alcuni promettenti rapporti, tra l’altro, con il partito del Congresso Indiano ci indicano la priorità di una visione globale delle alleanze da parte del nascituro Pd, mentre confermano, in Europa, l’opportunità di una stretta collaborazione con il Pse e le forze europeiste (non tutto il Pse lo è), riformiste e democratiche del Continente. È incommensurabilmente più importante promuovere azioni per l'integrazione europea ed alleanze internazionali (per salvare l’ambiente globale, per la sicurezza e contro il terrorismo, per il dialogo tra le civiltà e le culture, per il multilateralismo efficace...) piuttosto che imbarcarsi in discussioni e dispute superate nei fatti.
Un Partito democratico di governo, parte del centrosinistra europeo in alleanza anche col Pse, solido partner dei maggiori partiti democratici del mondo scoprirà piuttosto rapidamente di essere un soggetto prezioso, originale, assai ricercato. E il probabile iniziatore di un cambiamento anche in Europa, dove il Pse da solo è in netta minoranza e sono sempre più numerosi gli scontenti della mutazione conservatrice del Ppe.


3. Il pluralismo culturale nel Pd.
Rilevanti recenti prese di posizione di Piero Fassino lasciano intendere la consapevolezza che il Pd – così come non sarà mai un partito di obbedienza confessionale – non dovrà caratterizzarsi come un partito avversario, oltre che insensibile, rispetto alla religiosità presente, e in larghe parti, del popolo italiano. Un partito in cui nessuno prenderà istruzioni dalla Cei, e nessuno penserà di conquistare la maggioranza dei consensi declinando la “modernità” attraverso l'antagonismo verso i cattolici. Entrambe, non solo idee vecchie, ma concezioni minoritarie della società italiana, negazioni della laicità e del pluralismo, rincorse immaginarie a formare l'identità saliente del Pd in contrasto con i doveri di un grande partito nazionale.
La ripresa di gennaio dell'attività politica vedrà la Margherita impegnata a condurre i suoi congressi, e determinata a sostenere Romano Prodi e il governo, fedele al mandato degli elettori e alla propria “doppia ispirazione”: quella, appunto, favorevole all’Ulivo e alla costruzione del Pd come partito del futuro; quella capace di competere nelle aree centrali dell’elettorato. Se gli ultimi mesi di vita del governo possono aver aperto falle e dubbi in settori importanti di elettorato democratico e moderato, e specialmente tra i ceti produttivi, occorre un’azione incisiva di recupero.
Sono convinto che la nostra partecipazione determinante alla nascita del Pd aiuterà sul piano politico, e che il concorso di idee e proposte alla ripresa dell'azione riformatrice del governo aiuterà nel recupero di consensi. Abbiamo in programma una giornata di mobilitazione in tutta Italia per il 18 gennaio. Nelle prossime settimane sarà forte e ben visibile l’iniziativa della Margherita per il Partito democratico e per l’accelerazione delle riforme. Un contrattacco per una nuova stagione di fiducia popolare. (Francesco Rutelli)

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Carmelo Pace


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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2007 10:51 am    Oggetto: Adv






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giorgio








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MessaggioInviato: Ven Gen 12, 2007 10:08 pm    Oggetto:  Fascino e Dubbi sul PD
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giorgio ha scritto:
Carissimi compagni,
penso che sia utile iniziare a discutere su quello che sarà il futuro della sinistra italiana, senza però cadere nella tentazione di paragonare il futuro PD, a quello che resta delle ultime versioni o evoluzioni del Pci. Visto che poi, abbiamo davanti un 2007 impegnativo e che se dovesse andare in porto il progetto del Partito Democratico, credo che la limitatezza dei tempi nell’ambito e nella ricchezza di grandi novità eventualmente create a sinistra, ho la sicurezza che sia giunta l’ora di parlarne.

Da buon vecchio militante ritengo che l’operazione che stiamo per intraprendere sia un’operazione ricca di fascino e credo che non sia giusto ed utile guardare con ostilità alla sua nascita in quanto penso sia necessario per il bene della democrazia italiana un rilancio su basi nuove della coalizione di centrosinistra, superandone l’attuale tendenza alla frantumazione. Quello del PD è un progetto affascinante e il dibattito che si è già sviluppato, devo dire - per quanto mi riguarda - è fortemente interessante.

C‘è l’idea o almeno traspare, di costruire qualcosa di storico. Il Partito Democratico, come luogo in cui perseguire l’ideale socialista del progresso e della liberazione dell’uomo, insieme a quello di un nuovo umanesimo cristiano. Senza volere pontificare, un pò come quello che è stato in passato il manifesto di Bad Godesberg della socialdemocrazia tedesca. , Se noi di sinistra ci unissimo penso che sarà poi naturale che molti saranno attratti dal progetto del PD che unifica i riformismi, quelli veri. Per usare una frase molto in voga in questo periodo, “unisce ciò che la storia ha diviso”, guardando al mondo sindacale, alle cooperative ecc…
Io direi, che anche noi, come popolo della sinistra abbiamo il compito storico di unificare ciò che la storia ha diviso e ricostruire la sinistra su nuove basi, una sinistra nuova o come la chiama Cossutta: “una sinistra senza aggettivi”.

Forse, per molti ancora, è troppo presto per parlarne, ma ritengo utile e necessario iniziare un dibattito visto e considerato che da parti importanti della Sinistra Europea (con un sentimento fortemente unitario) e soprattutto dalla sinistra sindacale, vanno in questa direzione. Nel famoso congresso del Pci che sancì lo scontro tra fra riformisti e massimalisti (Amendola – Ingrao), non so con chi mi sarei schierato, affascinato come sono dalle idee di questi grandi dirigenti della sinistra italiana, ma sarebbe importante ricordarci chi siamo e da dove veniamo.

Il sogno di Amendola era quello di unire il mondo del lavoro e le culture comunista e socialista, stesse idee che aveva il compianto segretario generale della CGIL Sabattini e altri importanti dirigenti politici, intellettuali e sindacali. Qui posso confermare che ancora oggi illustrano il mio modo di vedere la sinistra italiana: cioè in modo fortemente unitario. Unità, che è quello che il nostro popolo, la nostra gente e il mondo del lavoro ci chiede. E poi finiamola con la storiella della scissione.

Noi dell’Area Democratica non vogliamo andare via dai Ds, sono gli altri che lo vogliono fare, arrivando perfino a pensare di spaccare il partito. Noi riformisti veri (speriamo tanti) vogliamo i DS forti, coesi, seri ed in crescita. Io sono convinto che la rivoluzione socialista del XXI secolo debba esser, prima di tutto, rivoluzione generazionale! E’ da tempo che auspico che abbia la faccia sbarazzina di persone molto più giovani del sottoscritto. I compagni della sinistra lo sanno fin troppo bene cosa sto dicendo da sempre…mandiamoli a casa i dinosauri!

Ripeto, noi dell’Area Democratica non intendiamo assolutamente scinderci per poi allearci con la Sinistra Radicale, anzi, il nostro obiettivo è quello di rilanciare i Democratici di Sinistra come il più grosso soggetto politico della sinistra italiana, collocato nel cuore del Socialismo Europeo e avviare il processo di riunificazione della sinistra, siglando un patto federale “stretto” fra i partiti della sinistra, rimanendo alleati con un centro popolare nel centro-sinistra. Ma il nostro intento è, e rimane, sempre quello di dar voce alla sinistra italiana, di fortificarla per dar voce, ai suoi valori fondamentali inalienabili.


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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta»
Nuto Revelli
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pasolini








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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 5:50 pm    Oggetto:  articolo di fondo in prima pagina sull'Unità
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Fassino ha scritto:
..............Non solo i democratici di sinistra non smarriscono la loro identità e il senso del loro esistere, ma proprio perchè forti di principi e ideali grandi possono ad ambire ad un riformismo alto e nuovo, capace di imprimere alla contemporaneità il segno della sinistra e dei suoi valori........-

Fassino si dimentica che il partito democratico se è un partito, gli aderenti dovrebbero promuovere, per stare assieme, valori e ideali comuni al fine di raggiungere l'obiettivo che ogni partito si dovrebbe dare. Quindi mi dovrebbe spiegare come si possono conciliare all'interno di un partito valori e ideali diversi come quelli che intercorrono tra chi è di sinistra e chi proviene da una cultura democratico cristiana?
Come al solito Fassino si nasconde attraverso parole che hanno solo l'obiettivo di tranquillizzare i propri iscritti e elettori, ma che in sostanza non spiega come uno che si iscrive al PD non perda la proprio identità di sinistra e non solo per il fatto che la parola sinistra viene cancellata, ma che assieme ai democristiani non si può che fare una politica di centro. Basta vedere gli atti di questo governo e la Finanziaria.
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 6:15 pm    Oggetto:  
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Presumo che in questo forum tutti siano impegnati in politica anche se in partiti
o schieramenti diversi, quindi desidererei, e non per curiosità personale, sapere
chi condivide la scelta dei DS, il mio partito, di confluire in un unico soggetto
politico, con la Margherita costituendo il Partito democratico.
La mia richiesta è per conoscere se c'è un distacco tra le certezze del vertice
su questo nuovo percorso e quello che pensa la base. La mia posizione in materia
la conoscete già avendola già espressa in questo Forum: dubbi e ansie.
Mi piacerebbe venissero espresse delle motivazioni per la contrarietà o l'adesione,
ma mi sarebbe sufficiente anche un si o un no.
Sono anche curioso di vedere se ci sono compagni che
riescono a portare contributi a questa discussione...
grazie.

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faustocoppi








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MessaggioInviato: Dom Gen 14, 2007 10:25 pm    Oggetto:  
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Ho un amico di vecchia data. Ci siamo conosciuti per lavoro a Mestre. Entrambi con prole progressista, mi racconta del figlio di Sg e mi dice:
"Da noi al congresso sg non parlano di queste beghe del PD, ma di altro, collaborano da un pò a dire il vero con i giovani della margherita, che sono decisamente migliori degli anziani. Comunque la linea maggioritaria della sinistra giovanile è quella di non sciogliersi anche perchè vorrebbe dire sciogliere anche tutte le associazioni studentesche vicine alla sinistra giovanile... un suicidio di massa!
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giorgio








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MessaggioInviato: Lun Gen 15, 2007 11:53 am    Oggetto:  La storia del partito democratico
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La storia del partito democratico a volte non riesce proprio ad appassionarmi, come è possibile?

Forse tutto viene da lontano, da quando è finita l' "appartenenza", da quando cioè il mio voto non ha più una
stella polare, da quando insomma non c'è più un partito a sinistra che riesco a considerare completamente mio.
Rimango in qualche modo affezionato ai Democratici di sinistra di cui sono un iscritto, ma alcune volte, specie negli ultimi tempi,
li voto più con il cuore che per i dirigenti che mi ritrovo e vago errabondo cercando di cancellare dalla mia testa pensieri strani...
Un partito della sinistra così come quello che sto vivendo qui in Valle mi sconcerta. Un partito volutamente acefalo, un partito
che fino ad oggi è stato in balia di manovre, strane, oscure con cui un giorno dovremo fare i conti. Ma intanto fatichiamo a
richiamare la giusta attenzione delle persone che ci stanno snobbando e che sono di nuovo sul piede di partenza...
Hanno voluto questo e questo hanno ottenuto.

Perciò con AREA DEMOCRATICA ci stiamo imponenendo una strategia più fresca, accettabile e speriamo
seria e coerente nel farci intendere che noi siamo qui a baluardo dei nostri valori e ideali del maggior
partito della sinistra valdostana. Rinfrancata, ringiovanita con sangue nuovo nelle strutture.

Forse perchè non si fa altro che parlare di contenitori, del loro nome, del loro colore, di chi c'è e chi non c'è, di "Riformismo"
quando nessuno si proclama "anti-riformista". Insomma nessuno dice per fare COSA! Ma cosa siamo noi elettori,
pecore da spostare da un recinto all'altro? Quand'è che cominceranno o ricominceranno a tentare di convincerci
con le idee, le battaglie, i principi? Ci dicono di andare, ci chiedono di seguirli, ma per fare cosa? Riformismo...
Posso dire cosa mi sembra di aver capito della parola "riformismo" in bocca a cani e porci ormai? Totale assenza di idee.

E' logico voler riformare qualcosa che sia vecchio o superato,
ma riformarla come e verso cosa ancora nessuno ha il coraggio di dirlo.
Una volta si sintetizzava con la frase "verso il sole dell'avvenire".
Oggi molti ci vorrebbero portare da qualche altra parte, ma il sole
mi sembra tramontato ormai da un pezzo. Ed io cieco o imbavagliato
non salirei mai su di un pulman guidato da certi autisti e compagnia
varia, rischierei di trovarmi all'opposto di dove avrei voglia di andare.

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erika








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MessaggioInviato: Mar Gen 16, 2007 3:32 pm    Oggetto:  
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Sicuramente c'è un gran parlare ma...i fatti?
Mi sembra che la Margherita abbia già iniziato a dettare le sue condizioni e i DS?
Intendono far marcia indietro?
Mancuso e Rossi sono sicuramente i primi ma saranno gli ultimi....
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raimondo








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MessaggioInviato: Mar Gen 16, 2007 5:19 pm    Oggetto:  
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Dissento dal pessimismo categorico dei compagni e degli amici che vedono soprattutto i problemi e non parlano delle opportunità.
Io vedo soprattutto le opportunità. Non voglio misconoscere le difficoltà ma il nostro dovere è abbattere i muri, scavalcare gli ostacoli, non farci schiacciare dalle avversità.
L'AREA DEMOCRATICA è una grande opportunità che stiamo giocando proprio grazie agli spazi che la prospettiva del partito democratico ha aperto.
La Margherita dice questo e quell'altro che non ci piace? E noi rispondiamo colpo su colpo. E' un dibattito che va aperto, che va portato alla luce. Basta coi mugugni. Battiamoci a viso aperto per i nostri ideali.
Più democrazia nei partiti, anche nei DS che non sono la perfezione nonostante siano un punto di riferimento (il più importante) per me.
Più trasparenza, più partecipazione.
E' questa la sfida! Un ritorno alla politica della società e una società più giusta e solidale.
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carmelo.pace







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MessaggioInviato: Mar Gen 16, 2007 5:23 pm    Oggetto:  
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Concordo pienamente con la visione di Raimondo, a seguire l'intervento di Franceschini di oggi:

Europa
INTERVISTA CON DARIO FRANCESCHINI

«Ecco cosa ho imparato in America»

16-01-2007

Un viaggio lampo, poco più di due giorni. Ma Dario Franceschini la scorsa settimana a Washington, insieme al responsabile esteri della Margherita Lapo Pistelli, ha messo in fila una serie impressionante di colloqui, dal suo omologo Steny Hoyer, successore di Nancy Pelosi come capogruppo al congresso, a due uomini chiave della presidenza Clinton come John Podesta e Sidney Blumenthal per citarne solo alcuni. Ed è tornato con qualche idea in più, anche sulle vicende italiane. «La differenza che salta di più agli occhi, tra la politica americana e la nostra, è il rapporto tra il tempo e le energie dedicate al rapporto coi giornali e quello dedicato allo studio. Ho visitato, grazie ai rapporti costruiti in questi anni da Lapo Pistelli, sedi di fondazioni legate al Partito democratico in cui vedi decine o centinaia di giovani seduti a studiare e a scrivere dossier: sono questi giovani che poi diventeranno la prossima classe dirigente, per cui studiare non solo è utile in assoluto, ma anche conviene, se ti interessa la carriera politica. Da noi conviene molto di più farsi intervistare dai giornali, meglio se sparando sugli alleati magari, così ti danno più spazio… Ma il vero motivo per cui da noi c’è così poco impegno a studiare, ad approfondire, forse è un altro». Quale? Si studia poco perché non si rischia niente: non c’è motivo di farlo. I gruppi dirigenti dei nostri schieramenti non cambiano mai, nella sconfitta e nella vittoria. Non ce l’ho con nessuno, è un discorso generale che vale per tutti: non c’è mai stato, da anni, nei partiti o nelle coalizioni, uno scontro vero sulle idee, giocato in un congresso o in elezioni primarie vere: mancano anche i luoghi in cui potrebbe giocarsi questa partita. In questo senso dar vita al Partito democratico ci darebbe una spinta nella giusta direzione. Perché? In un nuovo contenitore di grandi dimensioni partirà una virtuosa, moderna e direi “normale” battaglia per la leadership. Non ci sarà più bisogno, come è stato in questi anni e spesso non solo a livello nazionale, di individuare un leader che non venga dalla storia della sinistra e faccia da garante dell’ingresso della sinistra al governo. Noi della Margherita dobbiamo saperlo: finiranno le rendite di posizione, conteranno le idee, le storie, il carisma. Certo, prima dobbiamo costruire il contenitore. Ma poi lì dentro vincerà chi avrà la capacità di mettersi in gioco, di rischiare, di trasmettere al paese il senso di una grande missione collettiva. Nei colloqui americani non sarà mancato il riferimento alla futura collocazione internazionale del Pd italiano. Capisco che questo tema appassioni molto chi si occupa di politica, ma voglio dire una cosa: se davvero pensiamo che ci sia fuori da questa cerchia ristretta qualche italiano che deciderà se votare il Partito democratico sulla base del fatto che esso aderirà o meno al Pse, vuol dire che viviamo nelle nuvole. In questo senso dico spesso che gli italiani non ci perdonerebbero se ci fermassimo perché non siamo ancora d’accordo su questa decisione. Ogni elettore dell’Ulivo oggi sa per quale schieramento voterebbe se vivesse in un altro paese, al di là di come esso si concretizza nelle diverse storie nazionali: vent’anni fa non era così, anche questo è un frutto della globalizzazione. Il presidente dei democratici americani Howard Dean va a Oporto al congresso del Pse perché anche dal suo punto di vista è chiaro che si sta dalla stessa parte. Quindi il Pd dovrà stare coi socialisti? Può non piacerci ma in Europa i socialisti sono la maggior parte, anche se non la totalità, dello schieramento di centrosinistra: con questo dobbiamo fare i conti. Allo stesso tempo, anche se questo può non piacere a loro, i socialisti devono capire che aderire al partito socialista significa diventare socialisti. Il Partito democratico ha bisogno di riconoscersi in qualcosa di più grande. Ma non è solo un problema italiano, è un problema della politica nel mondo globalizzato: il partito del congresso indiano per esempio, il più grande partito riformista del mondo, non è socialista. Il Partito democratico è uscito indebolito dal vertice di Caserta? Mi appassiona poco raccontare il centrosinistra come il campo di una battaglia tra riformisti e radicali: io credo che se hai una buona idea nessuno viene a vedere quanto è di centro e quanto è di sinistra. Il punto semmai è verso quale direzione di fondo decidiamo di spingere il paese, se verso il cambiamento o verso la protezione dal cambiamento. Un’altra differenza con l’America è che là c’è un lobbismo forte e tutto alla luce del sole che condiziona tantissimo la politica, ma è un lobbismo che chiede di fare delle cose. Da noi paradossalmente c’è un lobbismo che ci chiede per carità non fate questo, non toccate quest’altro. Noi non possiamo essere il partito di chi non tocca nulla, anche se dobbiamo farlo rispettando un principio di giustizia e di equità. Un altro difetto della politica italiana è che pensa sempre ai tempi brevi, al quotidiano: noi dobbiamo essere il partito che affronta per esempio un tema come le pensioni sulla base di un’idea del futuro. Basta questo per definire l’identità del Pd? Non sarà mai un partito di identità: un partito che rappresenta un italiano su tre non può esserlo. I nostri sono tutti partiti più o meno di identità, e infatti sono tutti piccoli; ma il Pd metterà insieme molte identità diverse, e in questo senso sarà un partito di tipo “americano” più che europeo. Del resto queste identità diverse stanno già insieme nella testa dei nostri elettori, e anche noi politici se riuscissimo a riferirci meno alle nostre storie e più a quello che pensiamo del futuro ci ritroveremmo molto più facilmente dalla stessa parte. Non sui temi etici però. O no? C’è un approccio strumentale, che accentua ed enfatizza le differenze su questi temi per uno scopo politico, che è ostacolare il Pd. Però è vero che le differenze ci sono. Io non credo che sia perché i nostri principi sono inconciliabili, perché sia chi è laico sia chi è cattolico spesso si interroga senza certezze: nessuno di noi ad esempio saprebbe stabilire in astratto, a partire dai suoi principi, quale deve essere il con- fine della scienza, o dell’etica. Il vero motivo per cui su questi temi ci dividiamo è che sono nuovi: non abbiamo alle spalle una riflessione collettiva, ma solo individuale. Ma costruire il muro tra i laici e i cattolici è la soluzione più stupida, perché tutte le coscienze si devono interrogare.

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Carmelo Pace


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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Gen 16, 2007 6:46 pm    Oggetto:  
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Intendiamoci da subito, senza creare alcun problema, nè essere "rivoluzionari della prima ora", anche perchè questo presidio di AREA DEMOCRATICA è nato per discutere con tutti, iscritti e non, cattolici e non, insomma - vedi lo Statuto di AD - uno spazio libero su cui esprimere in tutta serenità, i propri intendimenti in maniera anche non forbita, ma educata. Pertanto a raimondo dico: "Io non sono pessimista, ma non sono neanche cieco" Cool Vedi, anche oggi su un quotidiano nazionale molto letto, c'è anche questo: Mercedes Bresso, presidente DS della regione Piemonte, non parteciperà ai lavori congressuali del suo partito per l'approdo al partito democratico. Ed ecco le sue rimostranze sul progetto. A me non pare che le sue rimostranze siano del tutto prive di fondamento, nè che che confliggano con i nostri valori, a me sembrano del tutto accettabili e "tolleranti" ...

La Repubblica ha scritto:
Stralcio intervista a Mercedes Bresso:

"le mie perplessità ... nascono da ragioni di fondo, politiche e ideali. Una sintesi tra le due culture politiche più importanti della nostra epoca, socialismo e liberalismo, è possibile. Ma essere socialdemocratici, la definizione in cui io mi riconosco, non è uguale ad essere liberali."

"in fondo credo non esista una vera cultura politica cristiana: esiste il cattolicesimo sociale, che è tributario di alcuni valori socialdemocratici e un cristianesimo conservatore che li deriva invece in quelli liberali. Con le ovvie differenze etiche"

"Certo c´è anche il tema della laicità: e laicità non sono i Pacs, ma la garanzia della terzietà dello Stato rispetto a qualsiasi posizione, la garanzia della possibilità per tutti di esprimere le proprie opinioni, senza lasciarsi condizionare da nessuno. Essere laici non significa essere atei, ma non avere pregiudizi."

"non sento la necessità di impegnarmi in una battaglia congressuale per cui non sono tagliata e che tra l´altro mi sembra già decisa in partenza, viste le modalità scelte per il voto. Non vedo dove potrei incidere."

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raimondo








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MessaggioInviato: Mer Gen 17, 2007 9:52 am    Oggetto:  
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Il caso Bresso fa proprio al "caso" nostro. Nel merito sulla socialdemocrazia mi sento in piena sintonia. Ma sul piano strategico emerge la debolezza di quei dirigenti piovuti dall'alto che non hanno una base di riferimento.
Se la Bresso avesse consenso tra i delegati congressuali perché non battersi per cambiare le sorti del partito?
Anche in Valle d'Aosta fa molto fine non sporcarsi le mani con la base, fare gli intellettuali e poi candidarsi per rappresentare gli interessi astratti del gruppo dirigente.
E no. Bisogna stare in mezzo alla gente, fare le battaglie congressuali, perderle se necessario; ma la politica dei nobili che vanno in carrozza e dei "peones che fanno strada, spalando la neve, buttando la paglia sul fango, a piedi nudi, non è quella che interessa l'AREA democratica Exclamation Exclamation Question Exclamation Exclamation

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carmelo.pace







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MessaggioInviato: Mer Gen 17, 2007 12:10 pm    Oggetto:  Per Giorgio...
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Da Repubblica online di oggi

LA LETTERA
Ecco perché la Quercia
non è in disgregazione
di PIERO FASSINO

Caro Direttore, vorrei rassicurare i lettori di Repubblica: i DS non sono un partito in disgregazione, come ha scritto Filippo Ceccarelli ieri sulle colonne di questo giornale. Certo i Democratici di Sinistra sono alle prese con un passaggio cruciale segnato da una doppia sfida: una azione di Governo all'altezza delle aspettative degli italiani; la costruzione del Partito Democratico.

Processi difficili e pieni di insidie. E, tuttavia, siamo impegnati a realizzarli nel modo migliore. Sul fronte del Governo ci battiamo perché Prodi e il suo esecutivo rappresentino effettivamente quella svolta e quell'innovazione che il Paese si attende. E, al di là delle caricature, i fatti sono lì a testimoniarlo: la crisi libanese è stata l'occasione per proporre al mondo una Italia nuova, capace di assumersi le proprie responsabilità; il decreto Bersani è stato vissuto da una vasta opinione pubblica come la volontà di liberare risorse, energie e opportunità fino ad oggi mortificate; la Finanziaria è stato lo strumento con cui avviare una nuova politica economica e sociale, capace di ridurre deficit pubblico, riattivare investimenti e crescita, redistribuire redditi e prelievo fiscale secondo equità.

C'è davvero qualcuno che pensa che queste scelte si sarebbero compiute se i DS non ne fossero stati convinti promotori e sostenitori? Un solo esempio: si è dimenticato che in sede di impostazione di Finanziaria vi era nel centrosinistra chi riteneva che il rientro del deficit potesse avvenire in due o tre anni e se invece si è coraggiosamente scelto di rientrare sotto il 3% in un solo anno è frutto prima di tutto della determinazione dei DS e del suo gruppo dirigente.

E si vedrà fin dalle prossime settimane che l'Agenda delle riforme strategiche definite a Caserta - pensioni, mercato del lavoro, pubblico impiego, liberalizzazioni, formazione e università - decollerà grazie proprio alla determinazione di chi - come i DS - credono nella necessità di riforme per trasformare la ripresa in crescita duratura e senza le quali non ci sarà né più giustizia, né più coesione sociale.

Così come siamo determinati ad agire perché a questioni che investono i diritti delle persone - come le unioni di fatto, eterosessuali e omosessuali, e il testamento biologico - si ricerchino soluzioni condivise adeguate alla sensibilità di una società civile e matura.
Con la stessa determinazione i DS si apprestano ad un Congresso nel quale chiederemo ai nostri iscritti di impegnare il nostro partito nella costruzione del Partito Democratico.

Una sfida oggi possibile perché i DS con convinzione - e, se mi si consente, con generosità che meriterebbe più rispetto e riconoscimento - sono stati i più tenaci tessitori di quella trama unitaria che ha portato a unire nell'Ulivo quelle culture riformiste italiane che lungo l'intero '900 si sono combattute e contrapposte.

Fummo i primi a dire di sì alla proposta di Prodi di presentare la lista dell'Ulivo alle elezione europee del 2004. Fu la nostra determinazione a ottenere la ripresentazione della lista dell'Ulivo nella maggioranza delle Regioni chiamate al voto nel 2005, mentre altri la volevano relegare a uno o due casi puramente simbolici. E fummo ancora noi DS, all'indomani delle elezioni regionali, a non rassegnarci alla decisione della Margherita di considerare esaurita l'esperienza dell'Ulivo e a batterci perché il progetto Ulivista venisse riproposto anche alle elezioni politiche.

E senza l'impegno appassionato dei DS e delle sue organizzazioni di base, forse, le stesse primarie per Prodi non avrebbero avuto quell'esito così esaltante. E, forse Ceccarelli dovrebbe ricordare in quale condizione critica versavamo nel 2001: il centrosinistra diviso e sconfitto, l'Ulivo in crisi, i DS al minimo elettorale storico e smarriti nel loro destino. In cinque anni il centrosinistra ha ricostruito la sua unità, l'Ulivo è stato rilanciato ed è divenuto la prima forza elettorale del Paese, i DS hanno riconquistato consensi, ruolo e credito. Prodi e il centrosinistra sono tornati a guidare l'Italia. E dal 2002 al 2006 il centrosinistra e i DS hanno vinto tutte - dico tutte - le molte elezioni che si sono susseguite.

Oggi con la stessa convinzione siamo impegnati a dare corso alla trasformazione dell'Ulivo nel Partito Democratico, un progetto che per noi non rappresenta affatto un esaurimento della funzione della sinistra, ma se mai l'ambizioso progetto di far incontrare i suoi valori storici - pace, libertà, democrazia, uguaglianza, solidarietà, lavoro - con l'alfabeto del nuovo secolo: sostenibilità, multilateralismo, integrazione, conoscenza, innovazione, pari opportunità, laicità.

E la stessa azione di una maggioranza composita (9 partiti al Governo, 13 in Parlamento) risulterà efficace e incisiva se guidata da una forza - il Partito Democratico - autorevole e solida per ampiezza del consenso elettorale, radici sociali, credibilità del suo gruppo dirigente.

Certo ci sono nel nostro partito anche opinioni contrarie a questo progetto (come ci furono nell'89 di fronte alla "svolta") ed è bene e utile che le ragioni di ciascuno si manifestino, perché da un dibattito vero, sincero, libero non può che derivarne in ogni caso un bene, tanto più di fronte alle scelte impegnative che dobbiamo assumere.

In ogni caso proprio per quel che sono i DS nella società italiana - 6 milioni e mezzo di voti, 600.000 iscritti, 7.500 sezioni di base, migliaia di amministratori locali, principale partito di Governo - nessuno può pensare che il Partito Democratico possa nascere sulla disgregazione dei DS. Al contrario la forza, il credito, le idee che il nostro partito rappresenta sono decisivi per la costruzione del Partito Democratico.

Ed è per questo che non ci sentiamo smarriti, né stanchi, né soli. Sappiamo di avere con noi tanta gente la cui generosità, passione, voglia di cambiare le cose ci accompagnerà nel governare bene il Paese e nel costruire il Partito Democratico.

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Carmelo Pace


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giorgio








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MessaggioInviato: Mer Gen 17, 2007 1:07 pm    Oggetto:  
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raimondo ha scritto:
Il caso Bresso fa proprio al "caso" nostro. Nel merito sulla socialdemocrazia mi sento in piena sintonia. Ma sul piano strategico emerge la debolezza di quei dirigenti piovuti dall'alto che non hanno una base di riferimento.
Se la Bresso avesse consenso tra i delegati congressuali perché non battersi per cambiare le sorti del partito?
Anche in Valle d'Aosta fa molto fine non sporcarsi le mani con la base, fare gli intellettuali e poi candidarsi per rappresentare gli interessi astratti del gruppo dirigente.
E no. Bisogna stare in mezzo alla gente, fare le battaglie congressuali, perderle se necessario; ma la politica dei nobili che vanno in carrozza e dei "peones che fanno strada, spalando la neve, buttando la paglia sul fango, a piedi nudi, non è quella che interessa l'AREA democratica Exclamation Exclamation Question Exclamation Exclamation


Caro raimondo, perchè non accorgersi come in questo caso che i piani della discussione sono diversi, come non accorgersi che le questioni di fondo invece s'intrecciano? Io ho voluto evidenziare le mie perplessità, sulle ragioni di fondo del mio partito nazionale, che ha politiche e ideali, se mi permetti, un "pochino" diversi da quelli delle margherita. Che questa poi si ostini a non fare alcun passo di "buona volontà" nei nostri confronti è altrettanto evidente. Come è altrettanto evidente che la volontà dei maggiorenti dei Ds, sia quella di tirare dritto senza ascoltare le voci dissonanti, che sono presenti al nostro interno.

In altri tempi non sospetti avevo scritto come da noi, non ci sia mai una discussione incentrata sulle sensibilità di una scelta d'indirizzi. Qui siamo abituati a vedere e a constatare che le linee impostate dall'alto siano sempre quelle definitive. E' una strategia che da tempo si persegue. C'era Togliatti, tutti togliattiani, c'era Berlinguer, tutti berlingueriani, è arrivato D'Alema tutti dalemiani, Veltroni, tutti veltroniani...Oggi c'è Fassino! Ma possibile che non ci possa essere una volta che una volta, un maggior ascolto di tutta quella base che noi chiamiamo peones? Di quelli che in effetti non hanno peso politico, ma solo fisico? Di quelli che pur di non spaccare il partito il più delle volte abbassa i toni delle protesta e segue chi continua a dettare legge? Loro hanno senso critico, ma non hanno forza per evidenziarlo.

Tu dici: Se la Bresso avesse consenso tra i delegati congressuali perché non battersi per cambiare le sorti del partito? Ma chi sono i delegati? Sono quelli eletti dai PEONES, o quelli imposti dai VERTICI? E chi ci dice che la Bresso una volta eletta ad un posto di evidenza ora dia fastidio proprio a quei vertici che non riescono più a manovrarla? Guarda che la stessa cosa sta capitando qui ad Aosta nel partito regionale e se fai attenzione, vedrai come i delegati eletti in sintonia con i PEONES PENSANTI, vengano regolarmente penalizzati. Non ho ancora visto una decisione presa in accordo da "questi delegati" anche a maggioranza e in direzione, andare in porto. La nostra politica, l'indirizzo che AREA DEMOCRATICA vorrebbe discutere per dare ai DS-GV, è proprio quella che tu hai sintetizzato, quella dell'ascolto, dell'esposizione delle proprie visioni di partito, esposte sul campo, in federazione, in dibattiti per fare uscire un "documento sintesi". Ebbene tutto questo quando si realizzerà se a tutto oggi non si riescono neanche a trovare documenti sottoscritti e firmati?

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pasolini








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MessaggioInviato: Mer Gen 17, 2007 4:27 pm    Oggetto:  
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Il dato che dovrebbe fare riflettere seriamente è il fatto che DS+ruiniani (o margherita che dir si voglia) insieme non fanno più di FI. L'intento di unire i due partiti era quello di creare una grande formazione che avesse consensi di tipo europeo (dal 30% in sù).
Fassino & C. investono su un progetto già morto, non si rendono conto che la strada per la sinistra italiana è quella di una formazione socialista e democratica sul modello spagnolo e tedesco? Purtroppo la strada per arrivare a un grande partito social-democratico italiano è quella dell'opposizione e della decapitazione (politica) dei vertici attuali della sinistra. Solo dopo il disastro che questa destra perpetrerà nella prossima legislatura si potrà parlare di riscossa di sinistra. Ma prima di allora bisogna abbattere per ricostruire. Nel paese (ignorante) e nei partiti (inutili e rappresentativi di nessuno).
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raimondo








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MessaggioInviato: Mer Gen 17, 2007 4:41 pm    Oggetto:  
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Non è che non condivida le analisi di chi mi ha preceduto negli interventi. Quello che vorrei capire è come venirne fuori. Con la critica? Con la denuncia? Questi sono gli strumenti per cominciare. Senza l'analisi critica dei fatti meglio non fare nulla. Ma arrivati a dire che qualcosa non va e che bisogna cambiare, mi sento di proporre che il cambiamento avvenga anche attraverso un'inziativa politica interna ai DS (visto che io milito in quel partito) o nelle associazioni che hanno sostenuto l'Ulivo per rafforzare la spinta dal basso.
Siamo invisi ai potenti e quindi ci taglieranno fuori dagli organismi dirigenti? Non sono a caccia di poltrone. La politica si può fare anche fuori dalle stanze del potere ufficiale. Gandhi e Martin Luther King ne sono la prova. Very Happy
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