AREA DEMOCRATICA

SPAZIO DEMOCRATICO - Torniamo a parlare di noi e...

giorgio - Lun Mar 21, 2011 7:59 pm
Oggetto: Torniamo a parlare di noi e...
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Sviluppo, le proposte del Pd:
dal bonus figli alla tassa transazioni


Novantadue pagine per far ripartire l'Italia: il Partito democratico ha presentato oggi il suo 'contributo' per il Programma nazionale di riforme che il governo dovrà presentare in aprile alla Commissione europea.



E' un documento abbastanza complesso, da leggere e da capire, ma questo dovrebbe essere il quadro entro cui costruire la politica di una coalizione di centro sinistra.

Per ora incominciamo a famigliarizzare con i titoli di ciò che si vuole fare.

giorgio - Mar Mar 22, 2011 3:14 pm
Oggetto:
Quando l'Italia partecipò ai raid aerei nei Balcani, io ho passato giorni angosciosi, con la voglia di indossare la "famosa" maglietta "target" oltre avere appeso la bandiera della pace, per protestare contro l'intervento, e manifestare tutta la mia rabbia nei confronti del governo di centrosinistra. Subito dopo mi sono dato da fare, con compagni per organizzare gli aiuti umanitari alle popolazioni. Parlando poi con alcuni di loro e ascoltando i loro racconti, mi sono vergognato come un ladro per il ritardo con cui ll'occidente è intervenuto. Abbiamo lasciato per mesi che, a due passi da casa nostra, centinaia di migliaia di persone venissero uccise, violentate e torturate.

Non fu facile,
per me, prendere atto che, con il mio comportamento avevo contribuito ad una vera e propria carneficina. Quante sofferenze si sarebbero potute evitare se l'uso della forza fosse stato esercitato più tempestivamente? Oggi, per quanto mi riguarda, non intendo ripetere lo stesso errore, anche se lo spirito pacifista della sinistra che è in me, mi costringe in coscienza a continuare ad aborrire la guerra a prescindere. Dunque sostengo convintamente la risoluzione dell'ONU e sono rammaricato solo del ritardo con cui è stata presa.

Quanto è accaduto
nelle ultime settimane in Libia è più che documentato. Il negazionismo di molti che è in atto per giustificare il Premier è penoso. In Libia era in corso da settimane una guerra (se così si può chiamare quella tra l'esercito di dittatore sanguinario e il suo popolo disarmato).Io ho scelto di stare dalla parte della Resistenza libica, al contrario di molti che amoreggiano con quella del despota. Si può affrontare l'argomento con il cinismo di chi pensa solo al petrolio, con l'egoismo di chi è ossessionato dall'invasione dei profughi, con la sensibilità del pacifismo ideologico e non violeto, con lo spirito di sostenere la rivolta di un popolo, ecc.; ma trasformarsi nel megafono di un tiranno e fare da cassa di risonanza alla sua propaganda di regime è un atteggiamento culturalmente ignobile e inaccettabile.

giorgio - Mar Mar 22, 2011 7:40 pm
Oggetto:
Questo è il link del documento:
[url=http://www.unita.it/polopoly_fs/1.278028.1300713619!/menu/standard/file/doc.%20fassina_DEF.pdf] EUROPA-ITALIA, UN PROGETTO ALTERNATIVO PER LA CRESCITA[/url]

Non l'ho ancora letto e deve essere anche complesso. Lo passo per i più curiosi-volenterosi. In fondo è sulla base di simili documenti che si prepara la proposta di governo del PD, che spero sia sintetica quanto basta per la comunicazione efficace. Insomma, non più di dieci frasi semplici, tipo i Comandamenti.
giorgio - Mar Mar 22, 2011 7:53 pm
Oggetto:
giorgio ha scritto:
Quando l'Italia partecipò ai raid aerei nei Balcani, io ho passato giorni angosciosi, con la voglia di indossare la "famosa" maglietta "target" oltre avere appeso la bandiera della pace, per protestare contro l'intervento, e manifestare tutta la mia rabbia nei confronti del governo di centrosinistra. Subito dopo mi sono dato da fare, con compagni per organizzare gli aiuti umanitari alle popolazioni. Parlando poi con alcuni di loro e ascoltando i loro racconti, mi sono vergognato come un ladro per il ritardo con cui ll'occidente è intervenuto. Abbiamo lasciato per mesi che, a due passi da casa nostra, centinaia di migliaia di persone venissero uccise, violentate e torturate.

Non fu facile,
per me, prendere atto che, con il mio comportamento avevo contribuito ad una vera e propria carneficina. Quante sofferenze si sarebbero potute evitare se l'uso della forza fosse stato esercitato più tempestivamente? Oggi, per quanto mi riguarda, non intendo ripetere lo stesso errore, anche se lo spirito pacifista della sinistra che è in me, mi costringe in coscienza a continuare ad aborrire la guerra a prescindere. Dunque sostengo convintamente la risoluzione dell'ONU e sono rammaricato solo del ritardo con cui è stata presa.

Quanto è accaduto
nelle ultime settimane in Libia è più che documentato. Il negazionismo di molti che è in atto per giustificare il Premier è penoso. In Libia era in corso da settimane una guerra (se così si può chiamare quella tra l'esercito di dittatore sanguinario e il suo popolo disarmato).Io ho scelto di stare dalla parte della Resistenza libica, al contrario di molti che amoreggiano con quella del despota. Si può affrontare l'argomento con il cinismo di chi pensa solo al petrolio, con l'egoismo di chi è ossessionato dall'invasione dei profughi, con la sensibilità del pacifismo ideologico e non violeto, con lo spirito di sostenere la rivolta di un popolo, ecc.; ma trasformarsi nel megafono di un tiranno e fare da cassa di risonanza alla sua propaganda di regime è un atteggiamento culturalmente ignobile e inaccettabile.



Quanti rivoluzionari che scoprono l'obiezione di coscienza! L'obiezione è cosa troppo seria perché possa finire nelle chiacchiere di tutti tanto da essere svalutata, privata del suo senso. Dico questo per rispetto a chi ha fatto veramente l'obbiettore e ne ha pagato il prezzo assai elevato. Ad ogni modo, contro gli obiettori di coscienza non ho argomenti logici da opporre. E' vero, se ognuno si comportasse bene saremmo già in paradiso, o quasi. Ma poiché questo talvolta sembra essere l'inferno, sarà che in troppi non si comportano bene. Io non sono obiettore e quindi prendo la storia per quella che è, fatta da gazzelle e leoni senza neppure sapere se sono gazzella o leone.

Gheddafi ha avuto quarant'anni per creare il paradiso dei suoi sogni infantili, si vede che non è andata così ed oggi l'inferno è costituito da tutti quei nodi che per tutti quegli anni e per tutte quelle persone, sono ormai venuti al pettine della storia. La pace che si mantiene troppo spesso, facendo nodi in cambio di ciò che si subisce, poi porta alla rottura, alla rivolta. E questo è in Libia una rottura definitiva che segnerà la storia del suo sviluppo.

giorgio - Gio Lug 07, 2011 12:17 pm
Oggetto:
La spiegazione ufficiale dell'astensione dal voto del Pd è la seguente: L'astensione è stata dovuta al fatto che il testo all'esame della Camera "propone semplicemente la soppressione della parola province e non dice nulla sul dopo", come ha spiegato il capogruppo Pd alla Camera, Dario Franceschini. "Siamo anche disposti, nell'ambito di un confronto parlamentare, a discutere della vera e propria soppressione delle province, ma nell'ambito di un disegno che ridistribuisca le competenze" e spieghi i risparmi ed i costi, ha aggiunto ed ha sottolineato: "resta il tema del trasferimento delle competenze che è doveroso indicare", dicendo "a chi vanno con quali costi". Quindi ha proseguito: "Teniamo aperta la possibilitá di una riforma. Un voto contrario suonerebbe preclusivo della volontá di fare riforme, ed è l'atteggiamento di questa maggioranza", ha aggiunto ed ha annunciato "ritiriamo l'emendamento soppressivo" del primo articolo della proposta e "ci asterremo su quello dell'Idv".

Da Davide Zoggia, responsabile Enti Locali del Pd arriva lo stop alla faciloneria dei titoloni di giornale: ""Noi siamo contrari a misure demagogiche e raffazzonate che rischiano di produrre più danni che benefici. Siamo convinti che l'architettura istituzionale del paese debba essere rivista e in tale riassetto crediamo che si debba riconsiderare ruolo, funzioni e numero delle province. Parlare di una generale quanto generica abolizione, come fa l'on. Di Pietro, va bene per conquistarsi un titolo di giornale, ma non per affrontare una questione complessa che riguarda funzioni, poteri, competenze in coordinamento con le regioni e i comuni. Di Pietro, piuttosto, cerchi di dare il suo contributo e la sua collaborazione per una riforma organica che parta dai rami alti e discenda sui territori, come il Pd si sta impegnando a fare". A me pare una scelta seria e responsabile che nulla ha a che fare con l'intenzione di mantenere le Province. Da alleato, Di Pietro avrebbe fatto meglio a coordinarsi con il Pd, piuttosto che andare alla ricerca del botto demagogico che ha orchestrato.

giorgio - Ven Lug 08, 2011 3:26 pm
Oggetto:
Basta leggere l'articolato della proposta di legge proposta da Di Pietro sull'abolizione delle provincie, per capire che anche se fosse stata approvata non avrebbe avuto nessun effetto e tutto sarebbe rimasto come prima. La proposta di Di Pietro era semplicemente uno slogan elettorale populista, stile Berlusconi: Meno tasse per tutti, un milione di posti di lavoro, abolire le province, ecc.. Qualunque persona dotata di un minimo di buon senso l'avrebbe considerata come tale. Ma discutere di cose serie non interessa a nessuno.

Qualunque occasione è ghiotta per sputare sul Pd, nonostante sia l'unico partito ad aver presentato una proposta organica in materia, e ci si butta a capofitto: sinistra, destra, centro, tutti addosso al solito bersaglio. E' chiaro come il sole che il berlusconismo è alla frutta e senza un Pd forte è impossibile una qualsiasi alternativa politica, sociale e culturale. Qualcuno, senza Berlusconi, non avrebbe più ragione di esistere. Quindi giù con il populismo, la demagogia e il populismo contro il vero nemico, non tanto il Pd, quanto l'alternativa di governo che questo partito cerca di costruire. Spero che Bersani ne prenda atto e inizi a parlare direttamente al Paese smettendo di fare la corte a chi se la tira. Nel frattempo, se qualcuno dei lettori ha voglia di discutere di cose serie, metta a confronto le due proposte di legge sulle province di Di Pietro e del Pd, e le critichi entrando nel merito. In caso contrario, continuate pure a sputacchiare, anzi a sbavare, contro il Pd e buon divertimento!

giorgio - Sab Lug 09, 2011 7:22 pm
Oggetto:
Come si dimentica in fretta la Storia. Le regioni erano in Costituzione e per 32 anni non si crearono. Come mai nel 70" si senti la necessità di crearle? Semplice, c'era un partito politico che si chiamava Pci che per fattori esterni (ricordare il famoso fattore K), non poteva partecipare al governo del paese, pur rappresentanto la stragrande maggioranza dei lavoratori. Con l'istituzione delle regioni, avversate strenuamente dalla destra di questo paese, il Pci comincio a governare e milioni di italiani che in esso si riconoscevano si sentirono partecipi di una comunità. La democrazia ha sempre avuto dei costi, ma meglio i costi e la democrazia, che l'autoritarismo senza costi. Questa ventata di antipolitica è sostenuta con fermezza dalla stampa di destra e mi dispiace che Di Pietro non l'abbia capito. Anche nei nostri media locali, l'antipolitica predomina in assoluto anche perchè i progressisti in sonno stanno alla larga da queste polemiche inutili e dannose e ancora oggi faticano ad andare a votare.

Sia le Regioni che le Province, come ovviamente i Comuni, sono suddivisioni del territorio previste dalla Costituzione. Previste nell'antivigilia di Natale del '47 e quindi riferite ad un mondo superato dal progresso nelle comunicazioni, nell'informatica, e dalla tecnologia in genere che rende possibili cose impossibili in allora. Uno studio di come razionalizzare la ripartizione delle mansioni tra enti che insistono sullo stesso territorio, non credo possa consistere nella abolizione di una categoria di enti a favore di altri, ma penso sia necessario in un Paese come l'Italia, lungo geograficamente, squilibrato come livello tecnologico nel campo amministrativo, diverso per tradizioni, usi e costumi, scegliere tra parziali abolizioni, accorpamenti e trasformazioni in nuovi enti quali le aree metropolitane, realtà imprescindibili del terzo millennio.

Poiché gli obiettivi sono il risparmio di risorse e il miglioramento del servizio, oltre alla salvaguardia di diritti acquisiti che solo il tempo permetterà di vedere scemati senza traumi - penso ai dipendenti in esubero non mobilizzabili - il piano del PD questo si propone, con estrema serietà e senza alcuna jattanza nei confronti delle altre forze parlamentari. Questa, è una riforma istituzionale e la si deve perseguire in accordo e non in contrapposizione, perché le regole del vivere civile in un Paese evoluto, sono discusse, ma alla fine condivise.


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giorgio - Gio Mar 01, 2012 6:40 pm
Oggetto:
La polemica tra Vendola e Veltroni la lascio sullo sfondo e vi chiedo: "Per essere di sinistra è indispensabile difendere la posizione della Fiom che sintetizza la differenza di posizione tra chi vuol conservare i diritti acquisiti dal mondo del lavoro e tra chi invece pensa che esso debba essere riformato in funzione di una realtà nuova e diversa dal passato?" Non è una domanda oziosa, dal momento che il Pd vive questo dilemma "verticalmente" dal vertice alla base. Io che appartengo al novero di coloro che pensano che molto debba essere riformato, non accetto di essere escluso dalla "sinistra" insieme a tutti coloro che in Italia storicamente hanno pensato, da Turati in poi, che solo il riformismo può cambiare la società in modo democratico.

Un "conoscente" di facebook, che io catalogo come una persona della sinistra massimalista, mi ha scritto ironicamente, che è in trepida attesa delle proposte del Pd. Proposte che sostanzino il supposto riformismo di cui i dirigenti di questo partito si fanno scudo. Ecco, lui mi dice: "ma cosa vuole il Pd? In Italia non lo ha capito nessuno, neanche chi vota fideisticamente questo partito (la stragrande maggioranza)..."

Il Pd è un partito serio che non soffoca le differenze di pensiero dei suoi aderenti, e le vive con la giusta preoccupazione di evitare che queste differenze si radicalizzino al punto di provocare una separazione ingiustificata e ingiustificabile di fronte all'elettorato. Perché - l'ho stradetto un milione di volte - il collante che tiene insieme questo partito è l'obiettivo fondamentale della solidarietà, delle pari opportunità, della giustizia sociale, della perequazione della ricchezza, di una laicità capace di convivere con un confessionalismo ragionevole, della libertà individuale nell'ambito dell'ordinamento dello Stato, dell'europeismo senza "se" ne "ma", tutte questioni che non generano divisioni tra gli aderenti al partito. L'unico punto che divide è la questione sindacale, e negarlo è nascondere la testa sotto la sabbia. Ora se questo è l'unico problema dirimente, io mi chiedo dove sta la maggioranza degli elettori e degli aderenti? Fino a dove la discussione su questo punto giustifica una rottura insensata? E la risposta che mi do è che se il sindacalismo guarda al nocciolo dei problemi, non può non rilevare che la questione vera è annullare le differenze che dividono i "pochi" garantiti, dai "molti" che non lo sono e se questo annullare comporta modifiche alla legislazione sul lavoro che non annulla ma modifica i diritti "acquisiti", questo secondo me e secondo i molti che la pensano come me, va fatto.

Tanto per dare anche una risposta alla critica che mi si fa, dell'uso improprio che faccio del termine "riformismo", vorrei ricordare che, se esso è nato nell'800 come antitesi a "rivoluzionario", oggi, nel mondo occidentale dove la violenza rivoluzionaria non è più un'opzione praticata, esso ha come obiettivo quello di migliorare e perfezionare anche radicalmente, ma non a distruggere l'ordinamento esistente, in quanto ritiene valori assoluti di civiltà i principi su cui esso ordinamento si basa. E allora qualche esperto di semantica mi spieghi perché e come questa posizione non mi dia diritto a dichiararmi senza remore di "sinistra".


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giorgio - Sab Mar 03, 2012 6:07 pm
Oggetto:
Altra polemica in corso nel Pd. A suo tempo ho difeso Marchionne oltre i limite del ragionevole, intendendo difendere l'attività di un'azienda con la quale la mia seconda città del cuore si è per anni identificata. Ho difeso il finanziere che, sia come sia, ha salvato la Fiat dal fallimento nel 2004, ma da tempo ho condiviso il lapidario giudizio di un mago del settore come Giugiaro che ebbe a dire di Marchionne: grande finanziere, ma pessimo product manager. E l'ho difeso quando ha imposto un nuovo tipo di relazione industriale sia verso i prestatori d'opera, che verso l'organizzazione degli imprenditori, anche quando si è contrapposto a quella parte di sindacato iperconservatore (Fiom) che non ha inteso sottoscrivere gli accordi accettati - obtorto collo per necessità - dalla maggioranza dei lavoratori interpellati. Un innovatore nel mondo cristallizzato delle relazioni industriali, con questo mantenendo in vita stabilimenti capaci di dare lavoro a migliaia di individui in questo momento di crisi.

Ho scientemente sottaciuto i due gravi difetti che ne limitano il valore: il disporre di due distinte organizzazioni, la Fiat e la Chrysler, ma di averne utilizzata solo una, la prima sfruttando tra l'altro le innovazioni della seconda che non ha progettato macchine adatte ad essere prodotte negli stabilimenti italiani, ma ha continuato a progettare motori molto validi. Il secondo difetto, grave per un manager di quel livello, è di essersi comportato da cow-boy strafottente, in bilico tra le promesse sparate e il poco realizzato e di aver pervicacemente commesso errori diplomatici nel pronunciare le sue arringhe, tanto da farsi un novero consistente di nemici dichiarati. Ma il segno lo ha passato con le dichiarazioni dell'altro ieri, quando in un'intervista al Corriere, ha praticamente annunciato che si troverà costretto a chiudere due stabilimenti italiani su cinque per il mancato pieno impiego degli impianti. Il che me lo fa definire stupido, oltre che disonesto, in quanto il mancato pieno impiego non può dipendere dai lavoratori che hanno supinamente accettato tutte le condizioni che ha imposto, ma dalla mancanza di un a product list valida che offra modelli di medie e medio-grandi vetture capaci di competere con una concorrenza sempre più agguerrita.

Perciò passo senza remore dall'apprezzamento al disprezzo e faccio ammenda per tutto ciò che ho scritto a suo favore, condividendo quindi ciò che tutti i suoi detrattori scientemente e non, hanno scritto di lui.


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giorgio - Dom Mar 11, 2012 6:11 pm
Oggetto:
Il fatto principale è che in noi - in tutti noi, voglio dire, anche nel sottoscritto che si riconosce convintamente nel Pd - è rimasta l'idea antica di un partito da rispettare, un partito cioè che prima poteva anche sbagliare, ma eravamo convinti che sbagliasse ragionando e rappresentando comunque una proiezione verso un'idea diversa di vita e di società. Oggi questa idea diversa è rimasta nella maggior parte di noi, nonostante che il partito faccia di tutto - credo giustamente - per comunicarci che le cose non stanno più così. I tempi passano, eccome! Se poi leggiamo le cronache politiche, più di quanto non si sappia, frequentando i circoli del partito, e se si traggono da esse conclusioni, mi pare che la scelta in pectore della segreteria del Pd sia abbastanza chiara:si privilegia una sinistra riformatrice (1), a danno di una "classica" ben rappresentata dalla manifestazione della FIOM di ieri, per perseguire un progetto di coalizione con i moderati del centro che, alla prossima legislatura proporrà a Monti di presiedere il Consiglio dei Ministri e portare a termine il programma di riforme che attualmente è avversato dall'attuale maggioranza di destra. Questa scelta ha l'appoggio di larga parte del partito, inclusa la parte riformatrice della vecchia (2) provenienza ex-comunista, e non è escluso che possa generare una scissione di una minoranza legata alla vecchia politica sindacale (3).

Se così sarà alla prossima tornata politica elettorale del prossimo anno, le forze in campo saranno: una sinistra "classica" (Sel, tutta la galassia comunista, e i fuori usciti dal Pd); un centrosinistra (Pd, Terzo polo con l'incognita Fini); una destra sostanzialmente berlusconiana che, secondo me, aggregherà la destra "nostalgica". In questo scenario in gestazione non mancherà la chiarezza di programmi e di identità per ciascun protagonista, così mettendo a tacere i tuoi i ragionevoli dubbi (o certezze). Personalmente credo che ci sarà maggior chiarezza dopo le amministrative di questa primavera, ciò per non turbare le alleanze in corso e i risultati che sono attesi come molto favorevoli per il Pd, ma anche per quantificare in un certo modo la reale consistenza delle forze in campo.

N.B.

1) etimologicamente= che vuole riformare; secondo il lessico politico= antagonista di rivoluzionario. Che vuole perseguire il miglioramento della qualità della vita nella società, attraverso riforme, modifiche, abrogazioni e innovazioni di tutto l'apparato istituzionale, seguendo l'evoluzione dell'ambiente - in inglese, che suona meglio: Environment. Obiettivo perseguito avendo come guida la solidarietà sociale, la giustizia e la libertà caratteristiche imprescindibili della sinistra.
2) precedente alla confluenza dei Ds in Pd
3) leggete Fiom e facciamo prima.


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Camusso e Bersani
giorgio - Lun Mar 12, 2012 2:58 pm
Oggetto:
Uno dei vantaggi di avere la democrazia in casa è che il cittadino periodicamente, e di "sua sponte", decide assieme ad altri chi deve governare e chi deve fare l'opposizione. Il 6 e 7 maggio venturo ci sarà la prossima verifica. Si vota in ventisette comuni capoluogo. Penso che sarà molto difficile quantificare lo stato di salute dei partiti attuali anche perchè alle elezioni amministrative le liste civiche hanno un grande peso. E' da tempo che se ne sta parlando e in tutte le salse. Una certa tendenza si potrà avere, ma non il peso assoluto. Presumo che quello che si potrà fare sarà contare le amministrazioni che cambieranno colore politico, le classiche bandierine. Nella precedente tornata elettorale il centro destra aveva vinto in 18 comuni ed il resto era andato al centro sinistra. La sera del 7 maggio faremo i conti, ma noi siamo sicuri che ci sarà una significativa inversione di tendenza che confermerà il trend positivo già avviato l'anno scorso. In questi ventisette comuni il candidato del Pd guiderà la coalizione di centro sinistra in almeno 22 comuni. E' la conferma che non c'è in Italia nessuna possibilità di alternativa di governo che possa fare a meno della forza elettorale del Partito democratico. In questo contesto a discuterne, vedo e leggo che c'è un numero, assai rumoroso, ma nettamente minoritario, di amici che pensa che l'alleanza tradizionale di centrosinistra deve essere rotta dividendo la sinistra-sinistra dai riformisti. Sono posizioni rispettabili che gli italiani e spero - a tempo giusto - anche i valdostani non apprezzino. Io penso e soprattutto mi auguro che i risultati elettorali confermeranno queste mie semplici valutazioni.

P.S.
Una delle contraddizioni principali
di questi amici che non vogliono l'alleanza con il Pd è che fino ad ieri si lamentavano per il motivo opposto, ovvero perchè Veltroni li aveva esclusi. Ma a pensarci bene una coerenza c'è: dare addosso al Pd sempre e comunque, a prescindere.


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giorgio - Sab Mar 17, 2012 7:33 pm
Oggetto:
Vorrei iniziare partendo da una manifestazione di semplicità, magari partendo proprio dalla semplicità che vorrei "infarcire" questo stesso post. Guardandosi intorno, ascoltando le voci che arrivano da vicino e da lontano attraverso l'informazione, la percezione è chiara di un mondo nel quale le ingiustizie sono enormi. Guardando all'Italia, sono milioni le persone che vivono male, ma se ci limitiamo alla regione Valle d'Aosta, faticosamente, precariamente, spesso dolorosamente e umiliate nella loro condizione economica, nelle loro aspirazioni, nel loro lavoro, queste persone assumono anche un preciso contorno riconoscibilissime e subito identificabili nel nostro piccolo e "perfetto territorio" alpino. Categorie e classi privilegiate sono costituite per la maggior parte da gente che non fa letteralmente niente: guadagna molto, spesso esageratamente, e ha una vecchiaia dorata, assicurata da pensioni strabilianti provenienti da una vecchia e generosa mamma istituzionale. Credo che l'abbiamo capita tutti chi è questa "matrigna". Il potere sociale e politico è nelle mani di pochi ormai, da tanto tempo, e la questione si è ormai incancrenita nelle sue manifestazioni dispensanti privilegi distribuiti a "pioggia". Io credo che bisognerebbe ri-trovare il coraggio parlare con semplicità di questa situazione, quando si parla, come spesso cerco di fare, di "sinistra progressista e riformista".
giorgio - Sab Mar 24, 2012 3:40 pm
Oggetto:
Non possiamo regalare alla destra una riforma che contiene molte norme che sono patrimonio del riformismo europeo. Ha detto molto bene il presidente Napolitano, la riforma non contiene solo l'art.18 ma anche altre cose utili ai lavoratori. Per questo bisogna esaminarla globalmente. Dall'esame globale emergono molte sorprese. Ci riferiamo in particolare alle norme che riducono a 36 mesi il tempo massimo del precariato; a quelle che sanzionano le false partite Iva, lavoratori cioè che lavorano in modo continuativo, sostanzialmente subordinato al servizio di un solo committente, alla nullità delle dimissioni in bianco; a quelle che introducono il congedo obbligatorio di paternità. O alla fine, stage gratuiti. Sono anni che ascolto l'ex ministro Damiano (Pd) sostenere con passione l'applicazione di queste norme che se non erro esistono già. Ed ora che vengono applicate le regaliamo alla destra? Non possiamo fare quest'errore. Qualcosa bisognerà cambiare, ma buttare a mare una riforma di questa portata non è possibile.

L'art. 18 fa parte della legge 300 che si applica esclusivamente ai dipendenti privati. I dipendenti pubblici hanno sempre goduto di un regime favorevole. Neanche se rubi ti licenziano. Dunque la riforma dell’art.18 non si applica agli statali (sono contento per i lavoratori dello stato…), ma questo cosa significa? Primo, se la nuova norma fosse così limpida e trasparente e corretta perché non dovrebbe essere universale? Secondo, se invece fosse una norma che permette di licenziare più facilmente, anche lo Stato dovrebbe avvalersene in un’ottica di risparmio della spesa. La verità è che Monti e la Fornero lavorano per Confindustria ed hanno un unico obiettivo, rendere i lavoratori del settore privato “carne da macello”. Questa riforma del lavoro, come ci ha ben spiegato Bersani l’altra sera in Tv, è un’accozzaglia di provvedimenti fumosi enunciati a voce, scritti chissà dove e passibili di ogni emendamento peggiorativo alle Camere ( dove siedono le destre della peggior specie). Si è trattato di un vero e proprio agguato. Sotto la maschera di un tavolo di confronto si voleva arrivare a questo, la distruzione delle tutele nel lavoro tanto care al Pd e alla Cgil da sempre.

Altro capitolo interessante è l’indennizzo previsto tra le 15 e le 27 mensilità; ho captato ieri una voce dire che per le aziende sotto i 15 dipendenti questo può anche non valere, si rimane al già vigente 2/6 mensilità. Insomma mi sembra che qui si voglia solo ledere i diritti dei lavoratori e ci stanno riuscendo. La ministra Fornero, in una trasmissione televisiva ha detto, che se li hanno chiamati a fare questo lavoro è perché gli altri non avevano il coraggio di farlo, insomma un po’ come il boia nei secoli passati. Bisognava che qualcuno facesse “giustizia”, ma quel qualcuno non piaceva a nessuno. La differenza è che la giustizia anche se sbagliata, anela ad un concetto di universalità mentre non ci trovo niente di universale, nel “piazzarlo” in quel posto ai lavoratori. Mi dispiace utilizzare questo linguaggio un po’ licenzioso, ma qui molti tecnici assumono disinvoltamente sembianze disumane e feroci perché si esercitano su persone condannate dalla avidità altrui. Della famosa equità non vedo ancora nulla, solo privilegi per le aziende e provvedimenti tartufeschi per rendere le norme sul lavoro ancora più confuse e pericolose. Fanno finta di non accorgersi che i nostri salari sono i più ridicoli e che si lavorano più ore e contemporaneamente le imprese dicono che sono sempre in crisi. Se fosse possibile sarebbe necessario licenziare gli imprenditori, piuttosto, mentre le spese dello Stato, spesso ingiustificate continuano a correre a favore dei soliti “magnaccia”. Se davvero lo stato vuole risparmiare per ridurre le tasse sarebbe bene esanimare ogni spesa decisa dal 1860 ad oggi e vedere quante di queste siano ancora giustificate o se hanno più giustificazione delle povere pensioni e di certi salari da fame.


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giorgio - Lun Mar 26, 2012 1:02 pm
Oggetto:
Scusate se torno all'oggetto dell'ultimo post:art.18
Lo scontro sull'art. 18 dello Statuto dei Lavoratori è tutto politico, dal momento che non incide minimamente sull'economia del Paese.
Riguarda solo il 3 % delle imprese, per cui non interessa neppure a Confindustria. Monti e la Fornero hanno praticamente rotto la trattativa un attimo prima che le parti sociali sottoscrivessero l'accordo. Non contento Monti ha subito dichiarato che "è finita l'era della concertazione". E' fin troppo evidente la volontà politica di non volere quell'accordo di aprire lo scontro sociale proprio in un momento in cui servirebbe la massima coesione sociale. Tutto si può dire di questo esecutivo, meno che sia composto da stupidi. A che serve, dunque, questo maldestro attacco?

Per me è evidente. Si tratta di un efficiente diversivo. Ci lasceranno fare una grande e sacrosanta mobilitazione popolare, per poi tornare sui loro passi o modificare sostanzialemente la proposta del governo in Parlamento. Noi saremo felici di quesa importante vittoria. Nel frattempo ci avranno fatto un culo così, mntre determinati redditi non saranno stati neanche lontaneamente toccati. Può darsi che si tratti di fantapolitica, ma se ha funzionato una volta, perchè non ripeterlo?

giorgio - Mar Mag 08, 2012 6:32 pm
Oggetto:
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In italia non si può dire la verità che subito i trombonisti mediatici, non certamente super partes, si imbestialiscono. Se su 962 comuni che andavano alle urne, un movimento che da mesi è all'attenzione dell'opinione pubblica, che da tempo ha più esposizione mediatica dell' attuale maggior partito italiano...e porta al ballottagio un candidato e ne elegge solo un altro in un piccolo comune di 6000 abitanti, effettivamente, questo non un boom! Al massimo può essere una "sorpresa".

Allora il Pd cosa dovrebbe fare? Scendere in piazza con le fanfare? Il Presidente è preoccupato perchè un eventuale successo di questo movimento farebbe fuggire gli investitori internazionali. Il loro "megafono", qualche giorno fa, ha detto che non dobbiamo restituire il debito pubblico estero. Forse lo abbiamo dimenticato?

giorgio - Mer Mag 09, 2012 11:44 am
Oggetto:
L’Italia è un paese conservatore.
I cambiamenti avvengono molto lentamente. Il voto dell’altro ieri è stato un cataclisma per i partiti, in particolare per quelli di centrodestra, ma non ha segnato un cambiamento apprezzabile sul piano politico e culturale. Questo risultato è stato un test importante in particolare per il Pd che sta appoggiando un governo impopolare per il proprio elettorato. Sostanzialmente ha tenuto (non era scontato),senza cedere ai grillini, all’astensionismo, a Sel.

Anche Sel e Idv hanno retto, senza brillare in un momento in cui hanno potuto giocare la carta dell’opposizione. Qualche voto è stato rosicchiato loro dal M5S. I centristi restano al palo. La Lega ne esce con le ossa rotte. Anche il Pdl viene spazzato via dal voto. Risultato che senza dubbio sarà stato notato da tutti i valdostani, che senza dubbio chiederanno conto della “famosa alleanza” gestita e voluta da Rollandin e Perron. Cosa ne sarà ora di questa credibilità pidiellina spazzata via in campo nazionale, che ci porta ad una considerazione inevitabile: con le quote di sbarramento il Pdl rischia davvero di rimanere fuori dalle camere, alle prossime elezioni. Scommettiamo che adesso la riforma della legge elettorale la faranno?

I loro voti sono finiti in parte nell’astensione, ma per lo più ai grillini. Del resto il M5S si presenta con la stessa caratteristica populista e leaderistica dei loro vecchi capi. Anche molti slogan di Grillo riecheggiano vecchi stereotipi della destra (mafia, tasse, razzismo, omofobia). Dunque a conti fatti lo scenario politico non è cambiato di tanto. La frantumazione della destra e le liste unitarie del centrosinistra favoriranno il passaggio di molte giunte al Centrosinistra, ma lo scenario culturale non subisce molte variazioni.

L’unica vera novità è l’ulteriore frammentaione in liste e listarelle che, se confermata alle politiche, renderà il Paese ingovernabile. Se il futuro dell’Italia sarà in direzione della Francia o della Grecia, dipenderà soltanto da noi.

giorgio - Sab Mag 12, 2012 2:51 am
Oggetto:
La Stampa 11.05.2012 ha scritto:
POLITICA LA SVOLTA DEL PARTITO
Pd, eletti a casa dopo 2 mandati
Per sindaci e assessori il limite è 10 anni
AOSTA
Nelle fila del Pd chi ha ricoperto la carica di consigliere regionale per due mandati non è ricandidabile
E’ giusto cercare sistemi che aiutino a rinnovare la politica ma si rischia di creare armi a doppio taglio dice Rudi Marguerettaz Segretario Stella Alpina
L’incandidabilità resta anche per il futuro. Non basta stare in panchina un giro per poi tornare dice Raimondo Donzel Segretario Partito Democratico


Due mandati e poi a casa. Il Pd Valle d’Aosta modifica il sua statuto interno e inserisce una serie di norme per favorire il ricambio della classe politica. E si tratta di regole piuttosto stringenti. L’articolo 18 dello statuto interno, ratificato dalla direzione regionale mercoledì, prevede che non sia ricandidabile a consigliere regionale «chi ha ricoperto detta carica per la durata di due mandati». Inoltre gli iscritti al Partito Democratico non possono «ricoprire una carica monocratica di governo» (come per esempio il sindaco) o «far parte di un organo esecutivo collegiale» (incarichi da assessore) «per più di due mandati pieni consecutivi o per un arco temporale equivalente», quindi 10 anni. Il segretario regionale Raimondo Donzel riassume: «Si tratta di limiti che vanno letti da una parte come norme “anti gioco dell’oca”, nel senso che una volta esauriti i due mandati l’incandidabilità resta anche per il futuro, non basta stare in panchina un giro per poi tornare. Dall’altra c’è un principio “anti riciclaggio”: il limite dei due mandati vale anche se sono stati svolti sotto le bandiere di un altro partito».

Le uniche deroghe possibili sono quelle previste dallo statuto nazionale del Pd (che prevede eccezioni - ma al massimo per il 10 per cento degli eletti - per chi abbia dato al partito «un contributo fondamentale in virtù dall’esperienza politico-istituzionale, delle competenze e della capacità di lavoro»). La norma non scatterà per nessuno degli attuali consiglieri regionali del Pd, tutti alla prima legislatura intera. Donzel però sottolinea che «al di là dei limiti dei mandati, applichiamo il codide etico del Pd nazionale, severissimo, specie dal punto di vista della fedina penale dei candidati».

La decisione del Pd non rappresenta certo una novità assoluta. Anche altri partiti prevedono limiti temporali alle cariche elettive. L’Uv, all’articolo 36 del suo statuto, pone il limite dei «tre mandati consecutivi e completi» per gli eletti in Consiglio regionale (è il caso di Alberto Cerise e Ennio Pastoret), in Parlamento e a Bruxelles. Il Leone rampante, però, concede il rientro dopo la pausa di un mandato. Alpe si è data la regola secondo cui «i consiglieri regionali in carica per due legislature consecutive non potranno essere immediatamente candidabili», dunque anche in questo caso il rientro è possibile. Non hanno limiti al numero di mandati né la Fédération autonomiste («Non ne abbiamo mai avvertito la necessità» dice il segretario Leonardo La Torre) né il Pdl («Non se n’è mai discusso, ma tutto può essere rivisto, gli avvenimenti recenti suggeriscono perlomeno una riflessione» secondo il coordinatore Alberto Zucchi). Due mandati interi e consecutivi sono il massimo possibile, invece, per la Stella Alpina, «ma al prossimo congresso ne riparleremo» spiega il segretario Rudi Marguerettaz. Si mantenesse l’attuale regola interna, infatti, tutti gli attuali consiglieri regionali - Francesco Salzone, Dario Comé, André Lanièce e Marco Viérin - dovrebbero rinunciare a ricandidarsi alle elezioni dell’anno prossimo, avendo già esaurito le due legislature possibili: «E’ giusto cercare sistemi che aiutino il rinnovamento della politica - dice Marguerettaz -, ma il rischio è di creare armi a doppio taglio. Il congresso, in estate, deciderà la linea da mantenere».
"Il principio in Valle non è una novità ma le nuove regole sono le più rigide"
DANIELE MAMMOLITI



E' già da tempo che il Pd-Vda sta proponendo una politica che non sia quella che attualmente viene messa sotto accusa da tanta parte dei cittadini. Ora questo articolo di Daniele Mamoliti ci riporta alla vera questione, al nocciolo principale del problema. L'evidenza sostanziale è secondo me che quando si tratta di agire sul serio e di prendere decisioni coerenti con i propri principi, con le azioni proposte, non tutti riescono a seguire ciò che hanno enunciato con "pompa magna". Leggendo attentamente l'articolo infatti si potrà valutare come e quanto siano state false le precedenti dichiarazioni rilasciate solo per influenzare gli elettori dell'Uv&C. Il Pd-Vda ha finalmente scoperchiato con la sua svolta politica, il vaso di Pandora che in Regione conteneva tutta quella serie di ipocrite dichiarazioni d'intenti. Non vedo l'ora di leggere altre "magnifiche baggianate" oltre a quella di Rudi Marguerettaz Segretario Stella Alpina che dice:" E’ giusto cercare sistemi che aiutino a rinnovare la politica, ma si rischia di creare armi a doppio taglio"...o quelle di Leonardo La Torre segretario di Fédération autonomiste («Non ne abbiamo mai avvertito la necessità») senza contare quelle del Pdl («Non se n’è mai discusso, ma tutto può essere rivisto, gli avvenimenti recenti suggeriscono perlomeno una riflessione» secondo il coordinatore Alberto Zucchi)
giorgio - Sab Mag 12, 2012 6:12 pm
Oggetto:
Patuasia 12 maggio 2012 ha scritto:
Mission impossible?
Pubblicato di patuasia
I candidati del Pd valdostano non potranno essere rieletti dopo due mandati. Questa dello stop dopo i due mandati è un cavallo di battaglia nel programma del Movimento 5 stelle fino a ieri considerato dalla sinistra, ma non solo, demagogo e populista. Dunque qualcosa di buono deve avere, se anche il Pd nostrano fa oggi sua quella idea. Che sia proprio quella di forzare i partiti, altrimenti pigri, a una riforma radicale nel loro interno la sua missione?



stefano ferrero Dice:
12 maggio 2012 a 12:58

Se sarà effettivamente così è certamente positivo.
Se però il Movimento 5 stelle ha fatto scuola già da due anni, prima con lo stop al finanziamento ai partiti e ora anche sul limite massimo ai due mandati la sottovalutazione dell’effetto innovatore, come dice correttamente Patuasia, è forse frutto di opportunismo politico e mala fede?

Oppure sono diventati tutti populisti e demagoghi… e allora forse è utile andare a rivedersi il vocabolario italiano e chiamare le cose con i termini corretti: buon senso.
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libero Dice:
12 maggio 2012 a 14:01

Bravo Stefano! Già, adesso i partiti si interrogano sul finanziamento pubblico, cosa che non avevano mai discusso prima, si pongono un limite di mandati, guardano la fedina penale ecc ecc, insomma mi sembra che il M5s cominci ad essere indispensabile per l’inevitabile riforma dei partiti, almeno se vogliono continuare ad esistere.
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Zorro Dice:
12 maggio 2012 a 14:19

Pare del tutto evidente oramai che la signora Patuasia sarà una prossima candidata dei cinquestelluti. Non sarà purtroppo una novità e neanche una giovane promessa. Dopo aver sostenuto la margherita e il sindaco GRIMOD contro LOUVIN per le elezioni comunali del 2005, si candida alle regionali con LOUVIN nel 2008 e alle comunali 2010 con ALPE…. e adesso nuovo giro e nuova corsa, i 5S…. ma, volendo introdurre una novità, mettere un limite anche alle candidature, no?
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patuasia Dice:
12 maggio 2012 a 14:49

Ho lavorato per il Giornale “Il Cittadino valdostano” diretto da Vincenzo Calì, curando le parti più vicine alla satira e all’immagine, esperienza che reputo bellissima, perché mi ha aperto nuovi orizzonti di conoscenza. In quel periodo la mia conoscenza politica era ingenua come lo è per tutti quelli che vi si affaccino e per coerenza nei confronti del giornale a cui collaboravo ho sostenuto, credendoci la lista che vedeva al suo interno quello che oggi è diventato il PD. Aosta viva ai miei occhi era un esperimento poco chiaro con quel Dino Viérin che girava dietro alle quinte e con tutti quegli ex unionisti…, il centrosinistra allora rappresentava ai miei occhi ancora una garanzia e candidati di centrosinistra votai. Non per questo addolcii il palato che invece si fece più amaro man mano che prendevo consapevolezza dei giochi e giochetti vari. La mia penna divenne sempre più affilata e mi condusse alla disoccupazione. Volendo partecipare, sono di carattere esuberante, provai con quel partito che si definiva nuovo e diverso, dopotutto il suo segretario era Paolo Louvin, lontano mille miglia dal modello tradizionale, l’aria mi sembrava buona e mi misi a disposizione quando mi chiesero di candidarmi. Risposi di sì qualche anno dopo quando VdAVive divenne Alpe, mi sembrava doveroso fornire un pur semplice contributo. Ma l’esperienza maturata mi ha fatto capire che la mia origine culturale, per certi aspetti, era troppo diversa da quella espressa dal partito e me ne andai. Oggi vedo nel Movimento 5 stelle quella freschezza, quell’entusiasmo, quella novità che cercavo allora e mi piace, mi diverte sostenerlo. Lei, signor Zorro, cerca fango, ma non lo troverà per il semplice fatto che io non sono animale di palude. Porre un limite alle candidature? Mi sembra una vera stronzata, perché poi? Se uno vuole partecipare al gioco può farlo sempre, diverso è lasciare il gioco posseduto anche agli altri. Per quanto riguarda l’introduzione delle novità rivolga l’invito agli altri partiti che è più opportuno.
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Fabio Protasoni Dice:
12 maggio 2012 a 15:15

Missione inutile (per quel che ci riguarda). Visto che mi compete direttamente in quanto Presidente del PD vi informo che lo Statuto regionale del Pd è stato approvato ad Ottobre del 2011, pubblicato sul sito del partito nel Dicembre dello stesso anno insieme a bilanci e regolamenti e che l’Assemblea Regionale lo ha redatto con due sedute plenarie e con una commissione apposita a che ci ha lavorato per 6 mesi… Non ricordo nessun riferimento a M5s nel dibattito che abbiamo svolto. Non potevate saperlo e il giornalista nell’articolo della Stampa ha probabilmente sovrapposto la riunione della Direzione in cui abbiamo parlato delle elezioni con l’argomento statuto. Poco male ma tant’è! Sul nostro sito potete trovare e criticare tutto e di più… ma fateci un giro.

Poi magari fate un giro su quello di M5S, della sella Alpina o del PDL o di chiunque altro e poi… Tutti uguali?

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armando fiou Dice:
12 maggio 2012 a 16:24

scusate, ho una proposta. Non c’entra nulla con il tema del topic lo so ….ma quando si parla di programmi politici stacco il cervello perchè comunque so che sono gran balle…. La proposta è creare un blog sulla valle d’aosta che riporti le brutture della nostra regione e le nefandezze varie che si vedono in Aosta Capitale. Il mio modello è questo:

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Giorgio Bruscia Dice:
12 maggio 2012 a 16:41

Ho letto ciò che ha scritto Fabio Protasoni,
ma avendo lui lasciato un LINK alquanto dispersivo e ben sapendo della pigrizia e della distrazione dei partecipanti dei blog – in generale – vorrei essere più esaustivo. Infatti a supporto dell’invito fatto da Fabio per fare un giro informativo, lascio qui un link mirato, atto a fare vedere quanto il Pd-Vda avesse già concluso nei tempi indicati nel precedente post, l’approvazione dello Statuto regionale ( Ottobre del 2011 ). Per chi poi volesse leggere solo tale notizia, senza “attardarsi” sulla completezza del nostro Statuto, invito a scorrerlo fino ad arrivare all’Articolo 18, laddove si tratta di “Incandidabilità e incompatibilità”.


P.S. Il Pd nostrano non è solo da oggi che ha una sua idea sui due mandati, ma da come si evince dal link (per chi avesse voglia di leggere) riportato qui sopra, non ha bisogno di copiare nulla da nessuno!

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Fabio Protasoni Dice:
12 maggio 2012 a 16:48

Grazie Giorgio Bruscia
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giorgio - Gio Mag 24, 2012 9:38 pm
Oggetto:
Finanziamento pubblico dimezzato
di Natalia Lombardo
Citazione:
Passa la proposta Pd. Sì della Camera: il taglio scatta già con la rata di luglio
.
Contrari Lega, Idv, radicali e Noi Sud, si astiene Fli


I partiti si sono dimezzati i finanziamenti pubblici, da 182 milioni di euro scendono a 91 nel 2012; il taglio della metà scatta da luglio, con il pagamento dell’ultima rata di rimborsi elettorali. Ieri l’aula della Camera ha votato l’articolo 1 del testo di legge scritto da Bressa del Pd e Calderisi, Pdl, approvato con 372 sì, 97 no e 17 astenuti. Contrari la Lega, i Radicali, Noi Sud e Italia dei Valori. Per il sì hanno votato Pd, Pdl, Udc, Api, mentre Fli si è astenuta, a riprova che il Terzo Polo è finito.

Decisamente soddisfatto Pier Luigi Bersani che per primo aveva proposto il tagli della metà: «Avevo detto dimezzamento e ci siamo arrivati». La settimana prima, quando l’ostruzionismo leghista aveva causato il rinvio del voto, il segretario Pd si era infuriato. Ora «si comincia a vedere qualche fatto. Siamo riusciti ad arrivare a un risultato concreto e vero», ha commentato ieri: «Per noi questa misura vuol dire anche tagliarci un braccio», ha ammesso, «ma la spesa più grossa che affrontiamo è la formazione di 2.000 giovani, nell'iniziativa Finalmente Sud, e quella la salveremo». Il Pd infatti ha lavorato perché il taglio passasse senza altri tentennamenti, e ieri il voto è stato anticipato per lo slittamento delle nomine per le Authority. Si continua oggi, all’esame anche l’aumento delle detrazioni fiscali per le donazioni ai partiti e alle Onlus. Ora dei 91 milioni il 70% (63.700.000 euro) andrà come rimborso per le spese elettorali e per l'attività politica. Il restante 30%, cioè 27.300.000 euro, viene erogato a titolo di cofinanziamento. Il taglio ai rimborsi procederà a scalare negli anni, secondo il testo Bressa-Calderisi, e secondo i conti della Ragioneria dello Stato, a regime, nel 2016 i risparmi per lo Stato saranno di 11 milioni di euro.

Nel pomeriggio sono stati bocciati tutti gli emendamenti presentati dalla Lega e da qualche pidiellino per l’abrogazione totale del finanziamento, così da cavalcare l’onda populista contro i partiti, tanto più con il successo di Grillo. Il governo si era rimesso all’aula. «Ancora oggi c'è chi promette una raccolta di firme per una legge che verrà, c'è chi, demagogicamente, perché forse sa che non passerà, mette ai voti un emendamento che dovrebbe cancellare il contributo pubblico ai partiti», ha commentato Michele Ventura, vicecapogruppo Pd che ricorda: «Il Pd si è battuto dimezzamento delle risorse subito, e da subito, il contributo passa da 182 a 91 milioni».

Ma quando è stata bocciata la proposta di non dare più soldi ai partiti nella Rete è scattato il tam tam delle critiche, mentre la Lega con faccia tosta accusava di «bluff» e «demagogia» Pd, Pdl e Udc, che hanno votato contro gli emendamenti. A favore Lega, Idv, Radicali e NoiSud. I deputati di Fli si sono astenuti, propensi ad abolire il finanziamento come «segnale forte» ai cittadini sfiduciati dalla politica. Ma in aula un leghista ha balbettato che «sull’uso che ne hanno fatto i partiti dei fondici sarà un dibattito. Se ne sono viste di tutti i colori». Verde, soprattutto.
È passato invece l’emendamento di Sesa Amici, del Pd, per la parità di genere, che «sanziona» del 5% il partito che presenta un numero di candidati dello stesso genere superiore a due terzi del totale.

SCINTILLE IN AULA
L’atmosfera si è scaldata per un botta e risposta tra Roberto Giachetti e Roberto Maroni: «C’è chi ha preso doppie razioni. La Lega oggi deve tacere», ha detto il deputato del Pd, l’ex ministro leghista gli ha urlato «bravo, bravo» e dai banchi della Lega è volato uno «stai zitto» a Giachetti. E Maroni ha annunciato che oggi La Padania in prima pubblicherà «l’elenco di chi ha votato contro l’abrogazione» dei finanziamenti, la lista di proscrizione. Tagli anche ai fondi della Camera: il presidente, Gianfranco Fini, ha proposto il taglio del 5%, pari a 50 milioni l’anno su 992: un totale di 150 milioni di risparmi nel triennio 2013-2016.

l'Unità 23 maggio 2012

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giorgio - Mar Mag 29, 2012 11:19 am
Oggetto:
Amministrative. Il Pd ha vinto ma non ci diamo per vinti

Il Pd ha vinto le amministrative, ma non come poteva. Il Pd ha vinto le amministrative, ma non come doveva. Il Pd ha vinto le amministrative, ma non doveva. Il Pd lo fa apposta, per farci sudare a trovare un motivo per dire che non ha vinto. Il Pd, a proposito, non ha vinto perché ha vinto Grillo. Il Pd nega l’evidenza: le uniche elezioni vere erano a Parma, le altre erano simulazioni. Il Pd ha avuto più sindaci ma meno voti, la solita doppiezza togliattiana, molto più trasparenti gli altri partiti che hanno perso sia voti che sindaci. Il Pd anche se vince non coglie il disagio di molti elettori. Il Pd anche se vince non coglie il disagio di molti commentatori: io al primo exit-poll di Monza ho avuto una crisi di panico. Il Pd, ditemi che non è vero che ha vinto a Monza! Il Pd, ditemi che non è vero che ha vinto a Como! Il Pd, ditemi che non è vero che ha vinto in Piemonte! Il Pd, ditemi che posso continuare a dire che non interpreta il Nord, come ho detto per decenni! Il Pd continua a non interpretare il Nord, lo interpretava la Lega, che ora è in tournée in Tanzania, ma torna subito. Il Pd, al limite, ha vinto per abbandono dell’avversario. Il Pd è così cattivo che abbandona gli avversari in autostrada. Il Pd a Genova ha vinto con un candidato non suo, che aveva sconfitto le candidate del Pd alle primarie. Il Pd a Palermo ha perso contro un candidato dell’Idv, che non aveva riconosciuto il risultato delle primarie. Il Pd quando vince le primarie non fa notizia, perché le vince per puntiglio. Il Pd con le primarie comunque sbaglia, è un mio riflesso primario. Il Pd quando perdeva dalla destra festeggiavamo la destra, ora che batte la destra diciamo che non ha nulla da festeggiare. Il Pd, subito dopo l’insediamento dei suoi sindaci, si arrenda.

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Questo pezzo di Enzo Costa teniamolo bene in vista per un bel pò, visto che ogni giorno c'è qualcuno che continua con questa sinfonia, che da giorni e giorni vado correggendo su Fb e su alcuni blog dove purtroppo l'incosapevolezza dilaga. Certo hanno tutti (quelli e questi) una faccia da fondo di padella con l'avanzo dell'olio del fritto misto infarinato. L'articolo inizia con alcuni elementi per me incontrovertibili (il fatto che il Pd avesse vinto, ma non come avrebbe potuto e dovuto), ed un elemento oggettivo (il fatto che avesse ottenuto più sindaci, ma meno voti rispetto alle precedenti amministrative). Ma prosegue cercando di rimarcare, anche satiricamente, come questi aspetti venissero strumentalizzati, manipolati o gonfiati da vari commentatori interessati.

Però, di fronte ad alcune certezze assolute, specie quella sul Pd destinato a precipitare, e curiosamente simile a quanto scrive la stampa in generale io, che dispongo solo di parecchi dubbi, non posso discutere: non c'è partita. Il Pd, a volte penso, è un poco come la mamma: in famiglia risulta sempre la responsabile di tutto nel bene e nel male, ma con maggiore gaudio se è del male che si parla! Le mamme solitamente fanno quel che possono: solitamente di fronte ai problemi cercano di attivarsi per il meglio; non si chiudono nè porte nè finestre..., ma la mamma ha bisogno dell'amore e della collaborazione di tutti quelli che sono nella barca, e se nella barca c'è chi lavora di succhiello per bucare lo scafo, deve avere maggiore aiuto! Io cercherò di essere sempre presente nel momento della bisogna.

erika - Mer Mag 30, 2012 5:18 pm
Oggetto:
grazie giorgio!
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