AREA DEMOCRATICA

TEMATICHE DEL LAVORO, ECONOMIA, FINANZA - LAVORO NERO E FRODE ALLA COGNE

giorgio - Ven Giu 26, 2009 2:27 pm
Oggetto: LAVORO NERO E FRODE ALLA COGNE
La Stampa 26 Giugno 2009

IL CASO. LAVORO NERO E FRODE

Sotto inchiesta la ditta di Bergamo
che faceva manutenzioni alla Cogne


La guardia di finanza di Clusone, in provincia di Bergamo, ha ultimato un’indagine iniziata alla fine del 2007 su una ditta di Rovetta (Bergamo) che si occupa della manutenzione degli impianti di grosse acciaierie in tutta Italia, fra cui la Cogne Acciai Speciali di Aosta. Secondo gli investigatori, l’azienda non ha dichiarato al Fisco circa 30 milioni di euro, omettendo inoltre di versare poco meno di 7 milioni di Iva. La stessa impresa avrebbe anche utilizzato 177 dipendenti in nero, di cui solo tre italiani (gli altri di nazionalità romena, ungherese e bosniaca), mentre ad altri 149 dipendenti avrebbe corrisposto compensi «fuori busta».

Le indagini sono scattate quando dalla questura, dall’Ispettorato del lavoro, dall’Inps e dall’Inail di Aosta è arrivata la segnalazione di reato alla guardia di finanza competente per territorio. L’azienda di Rovetta, nell’appalto stipulato con la Cas di Aosta, aveva impiegato, secondo gli investigatori, diversi immigrati in nero, alcuni anche clandestini. L’acquisizione della documentazione sulla società valdostana, in particolare i cartellini con le schede di presenza, aveva fatto scattare la denuncia contro i due soci della ditta, denunciati alla procura di Bergamo per frode fiscale e omessa dichiarazione dei redditi.

A confermare la tesi del reato sarebbero stati anche l’esame dei documenti sequestrati e i riscontri presso i clienti dell’impresa (Cogne compresa) e le indagini finanziarie condotte su 25 conti correnti intestati o comunque riconducibili agli indagati, su cui sono transitate oltre 4 mila operazioni e che hanno permesso di ricostruire il reale volume d’affari dell’impresa bergamasca. Gli indagati nei primi tre anni di vita dell’azienda avrebbero regolarmente presentato le dichiarazioni fiscali, evidenziando però costi in realtà non sostenuti e documentati da fatture per operazioni inesistenti, per un importo complessivo di circa 8 milioni di euro. Nei successivi tre anni la ditta avrebbe poi del tutto omesso le prescritte dichiarazioni.


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