AREA DEMOCRATICA

POLITICHE SOCIALI - Trentin, l'ultimo saluto

giorgio - Dom Set 02, 2007 11:49 am
Oggetto: Trentin, l'ultimo saluto
Bruno Ugolini ha scritto:
Trentin, l'ultimo saluto

Questa è la vecchia casa della Cgil fin dal 1948. Qui a quell´epoca il sindacato coabitava con altre associazioni. E così a Giuseppe Di Vittorio capitava magari d´incontrare per le scale Ernesto Rossi, l´antifascista allievo di Gaetano Salvemini. Qui al primo piano c´era l´ufficio dello stesso Di Vittorio e poco lontano, quello dell´ufficio-studi con Vittorio Foa e il giovanissimo Bruno Trentin.

Sono le stesse stanze dove assisto per tre giorni all´accorrere di una folla ininterrotta. Sfilano lentamente, per rendere omaggio proprio a lui, Trentin, ritornato nella casa dove aveva trascorso gran parte della propria vita. E per tre giorni si formano e si disfano, attorno alla bara, i picchetti d´onore, sotto gli occhi dei familiari: Marcelle, Antonella, Giorgio, Franca. Moglie, figli e sorella. Ma anche tante donne e uomini che con quell´uomo sentono un legame forte. Duro a morire. Collaboratori come Michele Magno, Stefano Patriarca, ma anche Paolo Franco, Iginio Ariemma. Per non parlare di Laika e Marianna e molte altre e altri.

Per me è come vedere proiettato un film infinito, con dentro le varie sequenze della lunga esistenza di Bruno. E così guardo il picchetto degli anziani operai metalmeccanici, quelli che magari avevano litigato con lui negli anni sessanta perché, controcorrente, considerava un errore la richiesta degli aumenti salariali eguali per tutti. Un errore riconosciuto proprio ieri da un'altro leader dei metalmeccanici, Pio Galli, in un bell´articolo pubblicato sulle colonne di questo giornale.

Ma c´è anche il picchetto dei giovani operai, le nuove leve che oggi tornano a popolare le officine. A dimostrare che non è finita l´età del lavoro. Magari quelli di Melfi che hanno cominciato a rialzare la testa per opporsi a condizioni oppressive. Una testimonianza in carne ed ossa di come viva l´insegnamento di Trentin sulla necessità di mettere al primo posto la richiesta di spazi di libertà nel lavoro e spazi di acquisizione continua del sapere.

Penso a come qualcuno abbia parlato in questi giorni di solitudine di Trentin. Un dirigente sindacale e politico, un raffinato intellettuale che non partecipava mai ai talk show televisivi, non si esibiva in battibecchi spettacolari. Uno studioso che elaborava idee, proposte, con l´ossessione di ragionare sul lavoro perché vedeva in questa componente della nostra vita un elemento determinante, decisivo.

Ed ecco oggi che questa sua presenza, questo suo ruolo, è invece riconosciuto, raccontato. Non è più solo. Lo dimostra la folla ininterrotta e lo dimostrano le presenze e le parole significative di Giorgio Napolitano, di Franco Marini, di Fausto Bertinotti, di Romano Prodi. E di ministri come Cesare Damiano, Alessandro Bianchi, Arturo Parisi. Nonché di studiosi come Gino Giugni, presente, malgrado le fragili condizioni fisiche.

Colpisce la partecipazione della sinistra, per una volta unita. Non ci sono solo gli anziani come Alfredo Reichlin, Aldo Tortorella, Giovanni Berlinguer. O come Pietro Ingrao che davanti alla bara alza il pugno, l´antico segno di lotta. Sfilano anche i più giovani dirigenti dell´arcipelago, appunto, della sinistra: da D´Alema, a Fassino, a Migliore e a molti altri. E, accanto, ecco riannodarsi l´unità della sua Cgil, con il "picchetto" di Epifani, Cofferati, Pizzinato, Rinaldini e poi di tutta la segreteria confederale. E, infine, il ricomporsi del sindacato tutto, con la presenza di dirigenti Uil, l´intervento di GianPaolo Baretta (Cisl) che racconta tra l´altro di quella magica sempre rigonfia borsa di Bruno, dalla quale uscivano carte, fogli, libri, giornali…

E´ il miracolo di Trentin, ed è il miracolo della "sua" Cgil. Era una sua ossessione anche questa: unire. Ma non per uno scopo qualsiasi, non per ansie sentimentali. Per vincere meglio. Un messaggio contenuto in quella sua volontà, l´invito a Giovanna Marini a cantare, tra le altre, una canzone speciale, come sigillo alle esequie: "We shall over come". Un antico inno d´operai neri d´America. "Noi ce la faremo".

Già, i "neri". Ma chi sono oggi i neri d´Italia, chi sono i figli delle nuove disparità sociali? Molti sono qui, in questo insolito raduno romano, proprio per dare l´estremo saluto a Bruno Trentin. Ed è un po´ il senso dei discorsi di Ruffolo, Baretta, Veltroni, Epifani. Si, Bruno ce la faremo. Anche col tuo aiuto.

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