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Lo chiamano femminicidio.
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giorgio








Registrato: 06/01/07 01:27
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giorgio is offline 

Località: Aosta




MessaggioInviato: Lun Ott 07, 2013 3:35 pm    Oggetto:  Lo chiamano femminicidio.
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Lo chiamano femminicidio. Ed è un termine brutto, almeno quanto il concetto che si possa venire ammazzate in quanto donne. Sarebbe assurdo pensare ad una forma di razzismo che coinvolge più della metà della popolazione, una popolazione contigua, anzi intima, anzi familiare. E allora cos’è? Forse è la tentazione della forza di fronte ad una debolezza seduttiva, come si fa anche con i bambini talvolta col pretesto di educarli, perché la fragilità altrui solletica la sotterranea volontà di dominio presente anche nel più civilizzato degli uomini. Poi, c’è la ribellione di fronte al desiderio frustrato, la possibilità di acquisire sostanza attraverso una facile prevaricazione, la cui giustificazione è a portata di mano, recata con sé da secoli di storia di sottomissione femminile.

E la vittima si presta così a facili chiamate di corresponsabilità, poiché tutti si sentono in diritto di dichiarare come si debba comportare una donna, automaticamente spogliata della sua individualità e relegata al biotipo femminile, con tanto di habitat, di mansioni, di regole di sopravvivenza, di istinti, di richiami, e di peculiarità della specie, così come elaborati da milioni di osservatori, passati e futuri. Sarebbe bello che fossimo veramente senz’anima, o che fosse almeno un’anima di serie B, come predicavano gli antichi cristiani, pronti a tacciare di stregoneria la volontà di indipendenza di una donna che, in quanto portatrice di tentazioni, poteva tranquillamente essere eliminata proprio per eliminare quelle. Gli uomini che uccidono le donne o le maltrattano non intendono eliminare quelle donne, o non solo, ma vogliono uccidere l’idea della dipendenza da esse, eliminare il disordine causato dalla loro stessa esistenza, ripulire il creato dal dubbio che la mascolinità non sia la condizione privilegiata dell’esistenza.

I diritti femminili sono come la democrazia. Non bisogna mai darla per scontata, e neppure pensare che sia stata conquistata per sempre, perché ci sono mille modi per salvaguardarne la forma e negarne la sostanza. Così, la galanteria e l’attenzione formale di fronte alle donne somigliano spesso a quei parlamenti fantoccio, che presidiano solo la decenza delle forme, mentre sono imbelli di fronte ai veri padroni dello stato, e impossibilitati ad assumere qualsiasi iniziativa autonoma. Se lo fanno, come per le donne, si votano a un castigo certo, perché il loro potere è "concesso", octroyè, come si diceva dei primi statuti liberali, da un principe illuminato, il maschio di zona. Ricordate “Casa di Bambola”? Quanta sdilinquita tenerezza di fronte alla moglie bambina, e quanto disgustato disprezzo di fronte alla donna che assume una iniziativa rischiosa, rompendo l’incantesimo del ruolo affidatole. Quello che si rifiuta ad una donna, in definitiva, è sempre questo: la possibilità di scelta. Anche gli uomini pagano per le loro scelte, ma difficilmente vengono sacrificati all’idea che la loro donna si era fatta di loro, godono di quella presunzione di libertà personale che è ancora così duro concedere alle donne.

Il "delitto d’onore" era il naturale corollario di questa sottrazione di libertà, il giudizio sociale l’unico faro comportamentale di una femmina, che non doveva esercitare nessun altro tipo di giudizio, perché oggetto e non soggetto di valutazioni. Sembra di descrivere la preistoria della civiltà occidentale, ed invece, nonostante le leggi, l’istruzione, la liberazione sessuale ed economica, eccoci ancora qui, a boccheggiare di fronte alle pratiche ispirate dai millenari pregiudizi di genere. Pregiudizi di cui si sono nutrite le stesse donne, impaurite e insicure , talvolta fiere dei piccoli trionfi da parvenues della società, contente spesso di essere solo arrivate al proscenio, e soddisfatte solo di riuscire a mimare gli uomini, ricadendo nuovamente nella gabbia di una categoria. Anche il femminismo è una parola brutta. Perché brutta è l’idea che una metà del genere umano si sia così indecentemente appropriata della libertà dell’altra metà, e parlarne reitera una vergogna ancora lontana dall’esser sanata. Così il femminicidio evoca gli strascichi di quella vergogna, costringendoci a chiederci quando sarà veramente finita, quando la religione del tempo sarà veramente ugualitaria. Per ora, le brutte parole sono solo la conseguenza minore di un danno permanente e vigente.

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MessaggioInviato: Lun Ott 07, 2013 3:35 pm    Oggetto: Adv






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