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Le forme della democrazia
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Autore Messaggio
carmelo.pace







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carmelo.pace is offline 

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MessaggioInviato: Mer Lug 18, 2007 3:58 pm    Oggetto:  Le forme della democrazia
Descrizione:
Rispondi citando

@Spaziolibero@

- lista di discussione generalista della Margherita -
(Un solo messaggio al giorno, per favore)
Archivio pubblico dei messaggi:

_________________________________________________________

At 11:17 18.07.2007, Pol wrote:

>Dato che mi interesserebbe approfondire la questione personalmente, colgo
>l'occasione per chiedere a tutti i lettori, se sono a conoscenza di studi
>sull'influenza dei mezzi di comunicazione di massa nei regimi democratici.
>Sottolineo la mia preferenza per degli studi, piuttosto che di opinioni,
>ancorchè di autorevoli sociologi.

Beh, iniziamo delle opinioni e provocazioni piu' radicali :-)
Che ne dici di Chomsky? Non è un sociologo.
Quello che dice mostra come possono essere viste le cose
da certe angolature. Poi vediamo le altre.

Ciao,
Francesco

==============================================
Ha detto Noam Chomsky (estratto da: 'Media control', MIT, 17.3.1991
- in Alternative Press Review, 3, 1993):

" Mi si lasci iniziare dalla contrapposizione di due
differenti concezioni della democrazia.
Una concezione della democrazia è quella secondo cui il
pubblico possiede gli strumenti per partecipare in qualche modo
significativo nella gestione dei propri affari, e i mezzi di
informazione sono aperti e liberi
Una concezione alternativa di democrazia è quella secondo cui
il pubblico deve essere estromesso dalla gestione dei propri affari,
e i mezzi di informazione devono essere strettamente e rigidamente
controllati la quale puo' anche sembrare una concezione antiquata
di democrazia, ma è importante capire che si tratta della concezione
prevalente"

È mia intenzione tentare un'analogia tra la 'politica', com'è stata
presentata dall'analisi del prestigioso autore americano, e
l'economia, dove il cosiddetto 'modello keynesiano', in quanto
basato sull'incremento dei consumi spinto dalla propaganda
pubblicitaria oltre le reali necessità dei consumatori, può essere
equiparato alla cosiddetta 'Democrazia della Propaganda', o 'degli
spettatori'. Ma vediamo come Chomsky continua la sua analisi su
quella che ha definito la 'democrazia degli spettatori':

" Un altro gruppo che rimase colpito da tanto
successo [il successo della campagna propagandista voluta negli USA
da Woodrow Wilson per rendere interventista la maggioranza degli
americani durante la Prima Guerra Mondiale] fu quello dei teorici
della democrazia liberale e delle figure di spicco dei media, come
ad esempio Walter Lippmann, decano dei giornalisti statunitensi,
grande critico della politica interna ed estera del suo paese e

importante teorico della democrazia liberale (la raccolta dei suoi
scritti ha come sottotitolo 'Una teoria progressista del pensiero
liberale democratico'). Lippmann aveva fatto parte delle
commissioni di propaganda, e ne riconobbe i risultati. Sostenne che
quella che definiva 'una rivoluzione nell'arte della democrazia'
poteva essere usata per 'fabbricare consenso', per ottenere
l'appoggio della popolazione rovesciandone l'opinione cioè mediante
le nuove tecniche di propaganda. Egli riteneva che questa fosse
un'idea non solo buona, ma addirittura necessaria perché - come
spiegò - gli interessi comuni sfuggono completamente all'opinione
pubblica e possono essere compresi e amministrati soltanto da 'una
classe specializzata di uomini responsabili, abbastanza intelligenti
da capire come vanno le cose.'

Secondo questa teoria solo una ristretta
élite, la 'comunità intellettuale' alla quale facevano riferimento i
seguaci di Dewey, è in grado di comprendere gli interessi comuni,
che riguardano tutti ma che 'sfuggono al popolo'. È un'ideologia
vecchia di secoli, ed è anche una visione tipicamente leninista,
molto vicina alla concezione del leader bolscevico che voleva
un'avanguardia di intellettuali rivoluzionari posta al vertice dello
stato dalla forza del popolo, capace di guidare le masse verso un
futuro che queste ultime, per ignoranza, non erano in grado di
immaginare. La teoria democratica liberale e il marxismo-leninismo
sono molto vicini nei presupposti ideologici, e forse questa è una
delle ragioni per cui molte persone sono passate così facilmente
dall'una all'altra posizione senza avvertire un particolare
cambiamento. Questo è il loro ragionamento: ' Si tratta solo di
stabilire dove si trova il potere: se c'è una rivoluzione popolare,
allora il potere sarà dello stato; altrimenti lavoreremo per chi
detiene il potere reale, cioè per la comunità degli affari. Ma in
fondo sarà la stessa cosa: noi dovremo comunque guidare le masse
inette verso un mondo che esse non sono in grado di capire "

" Lippmann ha supportato quest'idea con
un'elaborata teoria della 'democrazia progressista'. A suo parere,
in una democrazia sana ci sono due diverse classi di cittadini: la
prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari
generali, è la classe specializzata, costituita da persone che
analizzano, eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema
politico, economico e ideologico. Naturalmente si tratta di una
minoranza esigua, però chi sostiene tali teorie viene sempre a farne
parte, e si pone il problema del che fare per 'gli altri', quelli
che stanno al di fuori del gruppo dirigente e che formano l'altra
classe di cittadini, cioè la maggioranza della popolazione.
Lippmann ha dato loro il nome di 'gregge smarrito': dobbiamo
guardarci dallo scalpitio e dai belati del gregge smarrito, ha


detto. Dunque - sempre secondo Lippmann - in una democrazia ci sono
due funzioni: quella dirigenziale, svolta da una classe
specializzata di uomini responsabili che pensano, pianificano e
comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge
smarrito: la funzione dello 'spettatore', di chi non partecipa
all'azione. Anzi, poiché viviamo in una democrazia, le funzioni
della maggioranza sono molteplici: di tanto in tanto le è concesso
di dare il suo appoggio a uno o all'altro dei membri della classe
specializzata, di dire: 'Vogliamo che sia questo il nostro capo ',
oppure 'vogliamo che sia quello'... Dal momento che il nostro non è
uno stato totalitario, ci sono le elezioni: ma, una volta che ha
dato il suo appoggio all'uno o all'altro membro della classe
specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare
spettatore dell'azione, rinunciando alla partecipazione diretta:
questo è ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere

" Dietro a tutto ciò vi è una logica,
addirittura un assunto morale imprescindibile, ed è il seguente: 'il
popolo è troppo stupido per capire; se cerca di partecipare alla
gestione dei propri interessi, combinerà senz'altro dei guai; di
conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di farlo.
Dobbiamo ammansire il gregge smarrito, impedirgli di aggirarsi
scalpitante e selvaggio e distruggere tutto. È la stessa logica che
vieta di lasciare che un bambino di tre anni attraversi da solo la
strada: non gli si concede questo tipo di libertà perché non è
capace di usarla. Quindi dobbiamo trovare un sistema per ammansire
il gregge, e questo sistema rappresenta una rivoluzione nell'arte
della democrazia: la costruzione del consenso... I media, la scuola
e la cultura popolare devono dunque essere tenuti separati: alla
classe politica e a chi gestisce il potere devono garantire un certo
senso della realtà (non eccessivo), ma anche trasmettere le giuste
convinzioni.
A questo proposito esiste un tacito presupposto (e anche gli uomini
responsabili devono scoprirlo da soli) sul modo di raggiungere la
posizione che conferisce l'autorità decisionale: il solo modo,
naturalmente, è servire chi detiene il potere reale : un gruppo
molto ristretto di persone. Se un aspirante membro della classe
specializzata si fa avanti e dichiara: "Sono in grado di servire i

vostri interessi", quest'uomo entra per certo a far parte del gruppo
decisionale. Ma affinchè questo sia possibile, deve prima aver
interiorizzato le dottrine e le ideologie che serviranno gli
interessi del potere privato. Se non ha tale capacità, quest'uomo
non entrerà a fare parte della classe specializzata.
" Dunque esiste un sistema scolastico destinato
agli "uomini responsabili", che dovranno essere profondamente
indottrinati sui valori e sugli interessi del potere privato e del
legame tra stato e affari che lo sostiene. Così si diventa membri
della classe specializzata: 'il resto della popolazione dev'essere
essenzialmente distratto, bisogna sviarne l'attenzione, distoglierlo
dai guai, assicurarsi che rimanga il più possibile spettatore
dell'azione, permettendogli però di tanto in tanto di appoggiare
l'uno o l'altro dei veri leader tra cui gli è consentito di
scegliere '.

" Questa teoria è stata ripresa e sviluppata da
molti altri ed è in realtà piuttosto convenzionale. Reinhold
Niebuhr, per esempio, l'autorevole teologo ed esperto di politica
estera chiamato anche 'il teologo dell'establishment', guru di
George Kennan e degli intellettuali kennediani, ha avanzato
l'ipotesi che la razionalità sia una qualità posseduta da pochi:
'La maggior parte delle persone è guidata soltanto dall'emozione e
dall'impulso. Chi di noi è dotato di razionalità deve creare
'illusioni necessarie' e 'ipersemplificazioni' di forte impatto
emotivo per tenere sotto controllo gli ingenui e gli sciocchi '.
Quest'idea è diventata parte sostanziale della dottrina politica
contemporanea. Negli anni venti e nei primi anni trenta Harold
Lasswell, fondatore del moderno campo delle comunicazioni e uno dei
più importanti teorici politici statunitensi, spiegava che non
dobbiamo soccombere al 'dogmatismo democratico' secondo cui gli
uomini sono i migliori giudici dei propri interessi, 'perché è
infondato: noi siamo i migliori giudici degli interessi pubblici,
quindi, per una questione di ordinaria moralità, dobbiamo
assicurarci che questi uomini privi di giudizio non abbiano
l'opportunità di agire '. In quelli che oggi sono chiamati 'stati
totalitari' ,o 'regimi militari', è facile: basta impugnare il
manganello e colpire chi esce dai ranghi. Ma quando la società è più
libera e democratica occorre rinunciare a questa opportunità e
adottare le tecniche della propaganda. La logica è chiara: la
propaganda è per la democrazia quello che il randello è per lo stato
totalitario: è una cosa buona e giusta perché, come sappiamo, gli
interessi comuni sfuggono al gregge smarrito, che non riesce nemmeno
a immaginarli "

Dunque, secondo l'autore americano, ciò che realmente conta nella
forma di democrazia oggi prevalente è la costruzione del consenso,
ottenuto attraverso il controllo dei mezzi di informazione e della
propaganda, al fine ultimo di impedire ad un pubblico di
'spettatori' l'uso diretto e consapevole degli strumenti che
potrebbero consentir loro di partecipare in qualche modo
significativo nella gestione dei loro propri affari. Per analogia,
in termini di economia di mercato questo significa impedire al
pubblico dei consumatori la conoscenza e il controllo degli
strumenti su cui l'economia dei consumi si regge e si governa. E
poiché il modello di economia oggi prevalente è quello keynesiano,
basato sull'incremento dei consumi e quindi della relativa domanda
da parte dei consumatori - incremento questo che si ottiene
attraverso il controllo intelligente e mirato dei mezzi di
informazione e della propaganda - ciò significa impedire al grande
pubblico dei consumatori la conoscenza e il controllo (che avrebbe
ovviamente un effetto riduttivo) della loro propria domanda.
Almeno, il grande sforzo della propaganda pubblicitaria del mercato
è essenzialmente rivolto al controllo e all'incremento di questo
tipo di domanda, a conferma dell'importanza che questa riveste per
l'economia dei consumi.

Quest'ultima considerazione porta a riflettere sul meccanismo che
regola l'incremento dei consumi, e il prezzo dei prodotti del
mercato, in un rapporto offerta/domanda dove l'offerta è
rappresentata dal produttore e dalla distribuzione, e la domanda è
quella del consumatore. Se aumenta la domanda, cresce il prezzo dei
prodotti e il profitto di chi li produce e distribuisce, assieme
allo sfruttamento del consumatore; e viceversa se diminuisce la
domanda diminuisce il consumismo, e insieme a questo lo sfruttamento
dei consumatori e delle risorse naturali ed energetiche depauperate
dall'iperproduzione dei beni di consumo. Tutto ciò si traduce in
una diminuzione del potere di chi detiene il potere reale, e quindi
dei grandi interessi economici privati.

Quindi il gregge dei consumatori non deve sapere che esso può
controllare l'economia del mercato attraverso il controllo della
propria domanda, controllo questo che avrebbe ovviamente un effetto
riduttivo a tutto svantaggio delle grandi compagnie e delle grandi
famiglie che possiedono il capitale privato, la produzione e la
distribuzione, e che controllano i mezzi dell'informazione e della
propaganda pubblicitaria attraverso i quali il capitale stesso si
incrementa. La maggioranza dei consumatori non può prendere
coscienza dei condizionamenti psicologici che originano regolano la
loro propria domanda, perché se lo facessero potrebbero esercitarne
in qualche misura il controllo, e ciò porterebbe ad un pericoloso
stravolgimento dell'economia di mercato contro le regole di un
modello economico - quello keynesiano - che la gente comune non è in
grado di capire.

Siamo dunque ancora al 'gregge smarrito' della democrazia degli
spettatori: 'il popolo è troppo stupido per capire; se cerca di
partecipare alla gestione della propria domanda combinerà senz'altro
dei guai; di conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di
farlo Questo è ciò che accade in una economia che funziona a
dovere...
=================================================

_________________
Carmelo Pace


Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma
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MessaggioInviato: Mer Lug 18, 2007 3:58 pm    Oggetto: Adv






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