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Le Comunità Montane
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giorgio








Registrato: 06/01/07 01:27
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giorgio is offline 

Località: Aosta




MessaggioInviato: Lun Mag 28, 2007 3:58 pm    Oggetto:  Le Comunità Montane
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La Stampa ha scritto:
Lo scandalo delle comunità montane al livello del mare convince tutti a cambiare.
Sono troppi i 355 centri di potere locale, costano 72 milioni l 'anno

PAOLO BARONI

IL caso di Palagiano e della Murgia Tarantina, la comunità montana pugliese che sta praticamente al livello del mare e conta cinque Comuni «non montani» su nove e ha dato il «là» al pamphlet di Sergio Rizzo e Gianantonio Stella sugli sprechi della politica, è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso. La riconferma che non si può più andare avanti così: troppe le 335 comunità montane, troppi enti inutili, troppe poltrone e troppe spese a fronte di pochi (per non dire nulli) vantaggi per i cittadini. Da tempo sotto osservazione, attaccate e criticate da ogni parte come summa massima dello spreco e della mala-amministrazione all’italiana, per le Comunità montane è arrivata l’ora della verità. «Che sia scoppiato questo “scandalo” forse è un bene - ammette il presidente dell’Uncem, l’Unione delle comunità montane,il Dl Enrico Borghi - perché ci consente di uscire dal cono d’ombra e affrontare la questione. Ma attenti a scadere nel giacobinismo, a cercare capri espiatori. I costi della politica sono oggettivamente esorbitanti, sono convinto che vadano ridotti. Ma non in questo modo».

Magari avrà il sapore del pentimento tardivo, ma comunque sia l’Uncem ha deciso di mettere nero su bianco un severo piano di tagli. Borghi ovviamente nega («sono ormai anni che proponiamo una riorganizzazione: posso produrre i documenti» spiega), fatto sta che chiamati a consulto dal governo, i vertici delle Comunità montane hanno elaborato alcune proposte per ridurre la loro fetta di costi della politica. Sono due le ipotesi che sono già state anticipate al ministro Giulio Santagata, che guida il gruppo di lavoro di Palazzo Chigi, e che verranno ufficializzate giovedì prossimo al tavolo convocato dal ministro per gli Affari regionali Linda Lanzillotta.

Una prima soluzione prevede tout-court la riduzione di due terzi dei componenti degli organi delle Comunità montane (che scenderebbero da 12.800 a 4.300 consiglieri) con una spesa che si ridurrebbe dagli attuali 72 milioni di euro a 24, semplicemente portando da 3 ad uno solo il numero dei rappresentanti designati da ogni singolo Comune e prevedendo che il presidente venga eletto dall’assemblea nell’ambito dei suoi componenti, mentre l’organo esecutivo (la giunta) dovrebbe venire nominato dal presidente nell’ambito dei componenti l’assemblea nella misura massima di un terzo arrotondato all’unità superiore.

La seconda ipotesi, più soft, prevede invece un taglio del 50%, da 12.800 a circa 7.500 consiglieri (e da 72 a 35 milioni di euro di spese) prevedendo consigli costituiti esclusivamente da amministratori dei Comuni membri composti da 30 consiglieri, più il presidente, per le comunità montane con popolazione montana superiore a 30 mila abitanti; 20 consiglieri, più il presidente, per le comunità montane con popolazione montana superiore a 10 mila abitanti e 12 consiglieri, più il presidente, per le comunità più piccole. E introducendo per tutti i divieto tassativo di cumulare le indennità. Borghi è convinto che questa, per quanto dolorosa, sia una strada percorribile. Però ci tiene anche a precisare che «le comunità montane pesano appena il 5% del costo della politica locale italiana: ovvero 72 milioni di euro a fronte dei 702 dei Comuni e dei 115 delle Province. Dati che poi non comprendono le municipalizzate, su cui si potrebbe discutere a lungo...». E quindi il loro non può certamente essere «un sacrificio» isolato.

«Il nostro progetto - prosegue il presidente dell’Uncem - punta a definire una nuova normativa nazionale per il settore che produca una revisione complessiva del concetto di “montanità”. Vogliamo creare degli enti leggeri, con funzioni certe legate al territorio in maniera tale da fare da supporto soprattutto ai Comuni più piccoli, evitando assolutamente di istituire una quarto livello di governo che si aggiunge a Comuni, Province e Regioni». Oltre che quello dei consiglieri e degli assessori si cercherà anche di ridurre il numero delle comunità montane, introducendo soglie minime di abitanti e spingendo per far aggregare le realtà più piccole. Esempi? «La montagna del Piemonte non è la montagna della Campania e non è quella della Puglia – sostiene Borghi -: in Piemonte ci sono 48 comunità montane e io sostengo che sono troppe. Ne bastano 25, mentre in Puglia anziché 6 ce ne dovrebbero essere due».

E ovviamente si punterà a cancellare quelle «false», come quella di Palagiano, rimediando ad una vera e propria «distorsione dell’applicazione del Titolo V della Costituzione per cui ogni Regione, in assenza di una normativa statale adeguata, fino ad ora ha fatto come meglio credeva». Missione impossibile? «Assolutamente no - risponde il presidente dell’Uncem -. Basta distinguere tra montagna geografica e montagna legale. La prima copre il 33% del territorio, la seconda il 54% e già in questo modo si potrebbe arrivare a sfoltirne molte. Ma per favore nessuno parli più di superare le comunità; a noi per funzionare basta una buona riforma».

I costi di una politica scialacquatrice...Anche le comunità montane "quelle vere",
non si salvano da questo degrado. Gli sprechi - noi che siamo in "montagna" -
sono sotto gli occhi di tutti e ci urlano come i tempi delle Vacche grasse (con la tbc)
siano finiti...

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MessaggioInviato: Lun Mag 28, 2007 3:58 pm    Oggetto: Adv






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