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Costruire in altezza?
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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Mag 05, 2009 12:03 pm    Oggetto:  Costruire in altezza?
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AostaSera.it ha scritto:
Dissenso per il palazzo a otto piani.
Jeanette Fosson: “Il Comune fa speculazione edilizia”

Aosta - Duro scontro ieri pomeriggio nel consiglio comunale di Aosta. A surriscaldare l’assemblea è
una variante al piano regolatore. Jeanette Fosson dice: “Il comune è compartecipe di una speculazione edilizia”.

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La seduta del Consiglio comunale

E’ iniziato con un con pensiero alle popolazioni terremotate d’Abruzzo il Consiglio comunale di Aosta. Il sindaco del capoluogo, Guido Grimod, ha quindi informato l’Assemblea dell’Istituzione di un fondo di solidarietà da parte del Celva, di circa 250 mila euro, a cui anche Aosta aderirà.

Gli animi, ben presto, si sono infuocanti, affrontando un altro punto del giorno, quello relativo ad Pud (Piano urbanistico di dettaglio) di iniziativa privata per una variante del piano regolatore generale comunale per la zona di viale Federico Chabod. Il Pud prevede la demolizione di alcuni immobili di scarso interesse e, soprattutto, la costruzione di due nuovi edifici a destinazione residenziale-commerciale e la ristrutturazione di altri due edifici esistenti. La variante in questione propone: la possibilità di effettuare interventi di ristrutturazione sugli edifici esistenti nell’area di tutela F1, con conseguente aumento dell’area a disposizione per l’edificazione.
L’area è quella tra viale Federico Chabod e via De La Pierre, dove dovrebbe sorgere un palazzone che, grazie alla variante al piano regolatore generale, sarà di otto piani. Attualmente, nella zona retrostante al nuovo parcheggio della Consolata, ci sono più che altro piccoli edifici, molti fatiscenti.

Particolarmente duro l’intervento della consigliera dell'Union Valdotaine Jeanette Fosson, un vero e proprio “j’accuse”. “Arriva a compimento oggi – ha detto – un piano urbanistico di cui si parla ormai da 20 anni. Arriva nel momento peggiore possibile. L’iter di questo Pud è stato oscuro, concentrato negli ultimi mesi”. Ci sono diverse cose che non vanno secondo la Fosson, innanzitutto l’altezza dell’edificio. La consigliera parla di un intervento scellerato. “Si vuole costruire un palazzo di 8 piani, contro i 6 consentiti. In quel punto del viale le altre abitazioni non superano i 4 piani. L’impressione è che si voglia dare il via a una speculazione edilizia – dice ancora la consigliera -. I danni al paesaggio sarebbero grandi, e mi stupisce che, nella sua analisi, la Sovrintendenza non abbia considerato la visuale. Aosta vuole essere una città turistica? Vuole puntare sui suoi beni architettonici? Pensiamo al Teatro Romano: da lì oggi vediamo il Grand Combin. Domani vedremo un orrendo palazzone”. Una Jeanette Fosson irrefrenabile, che continua: “Andiamo a fare uno sfregio per l’eternità alla città di Aosta, e ne saremo tutti responsabili. Il Comune sarà compartecipe di una speculazione edilizia. Speculazione che potrei anche capire se fosse fatta nell’interesse comune, ma non mi sembra sia questo il caso”. Ha concluso con le sue indicazioni di voto, ovviamente contro: “Voterò contro questo provvedimento, perché anche noi consiglieri porteremo la responsabilità di questa scelta, saremo i responsabili di questo scempio”. Le dure parole della Fosson hanno creato un certo scompiglio nella sala consigliare.

Una perplessità trasversale campeggia attorno a questo progetto.
L’assessore Mauro Baccega ha invece sottolineato gli elementi a favore: “Quella è una delle aree più brutte di Aosta, bisogna metterci mano e, dal nostro punto di vista l’operazione è perfetta”. Il vicesindaco Marino Guglielminotti è invece apparso un po’ spazientito dal numero di consiglieri che sembrava cascare dalle nuvole: “Oggi ho sentito dire cose gravi – ha sottolineato il vicesindaco -. Ma vorrei ricordare che di questa variante si parla, bene o male, già dal marzo del 2005. Ci sono state le osservazioni della Sovrintendenza, che ha fatto le sue analisi e dato l’ok, anche sull’altezza. Abbiamo consegnato le osservazioni ai consiglieri, e le abbiamo esaminate quattro volte. Adesso, avere questo tipo di sorpresa mi lascia francamente un po’ perplesso”.

di Cristian Pellissier


29/04/2009



Riportiamo qui un articolo apparso su “il Gazzettino” del 6 febbraio scorso, sul nuovo fenomeno che si sta concretizzando in Veneto (ma in tutte le città d’Europa): cioè il diffondersi di progetti di “costruzione in altezza”, di grattacieli. Progetti che spesso creano malumori e polemiche nella popolazione, non abituata a vedere (specie nei centri storici) costruzioni così visivamente “forti”.

il Gazzettino del 6 febbraio ha scritto:

Costruire in altezza?
Sì, se c’è un Comittente (politico, culturale).
No, se si lascia fare al libero arbitrio dei tecnici

By sebastianomalamocco

Nell’articolo che proponiamo vi è il parere di un nostro collega geografo, Francesco Vallerani, che sostanzialmente condividiamo: lui è possibilista sul “costruire in altezza” (se l’opera è fatta con cura), basta che non interferisca con un paesaggio architettonico dove magari ci sono coni visuali mirabili (come nei centri medioevali). Pertanto è realisticamente più probabile, secondo Vallerani, che in periferia la cosa sia più fattibile: anche al posto del degrado urbanistico che caratterizza le periferie; e al posto delle villette, queste sì spreco di territorio e tra le principali generatrici di quartieri-dormitorio.

Vorremmo aggiungere alcune nostre osservazioni e proposte, prima di dar corso all’articolo e alle opinioni di vari esperti (oltre a Vallerani, Vittorio Gregotti, Pietro Valle, Flavio Albanese) tutte molto interessanti e che fanno riflettere. E subito magari aprire una discussione in questo blog con il parere di tutti quelli che vogliono dire la loro.

Secondo noi queste potrebbero essere le regole basilari per iniziare a “costruire in altezza”.

1. Che ci siano delle tipologie architettoniche, innovative e strepitose fin che si vuole (e “si deve”), ma “uniformi”, cioè condivise dalla Politica e dalla Cultura: cioè noi pensiamo che ci dev’essere un Committente autorevole (come il Principe e/o Signore del Medioevo e Rinascimento), il “Sovrano” che individua le nuove esigenze che la città deve soddisfare, e affida il compito al “tecnico”: in altre epoche Andrea Palladio, o per l’urbanistica Domenico Fontana, o Haussmann a Parigi… ora affidare il compito a una “competenza diffusa di tecnici di varia specializzazione, che lavorano nella trasformazione delle città (ingegneri, urbanisti, geografi, architetti, etc.). Adesso il compito del “Principe” (che in una democrazia partecipativa individuiamo nella Politica e nella Cultura) è dare alla “Metropolis” un contesto attivo che soddisfi le esigenze, i bisogni primari, del singolo cittadino, e sia allo stesso tempo compatibile con l’ambiente. Se invece lasciamo fare ai singoli architetti sarà un vero disastro (come hanno fatto finora; ognuno disegnerà la cosa più assurda che li viene, pur di affermare una propria gloria personale -lo dice anche, nell’articolo che proponiamo, Vittorio Gregotti-). Pertanto ci vuole un committente autorevole e con le idee chiare.

2. Che si applichino i concetti più avanzati della biocostruzione, che dovrà diventare anche “modo di essere, di esprimersi”: palazzi o grattacieli ad autosufficienza energetica, magari con materiali (non inquinanti) caratteristici del posto.

3. Che si abbandonino (finalmente) luoghi “esterni alle città” adibiti a “divertimentifici” o “aree di acquisto” (per il Veneto: centri commerciali, Veneto City, Quadrante di Tessera..), che svalutano il “vivere in città”; e provare a creare nelle città le condizioni di scambio e socializzazione che ora dà (poco) il centro commerciale (bisogna far nasce il “centro commerciale” dentro le città). E “costruzioni in altezza” potranno sorgere anche in centro storico, se belle e condivise; toglierebbero la decadenza che i nostri centri stanno inesorabilmente vivendo.

4. Costruzioni in altezza in centro (continuiamo a parlare di grandi edifici in centro storico, perché è qui il vero tema di discussione), debbono inoltre connettersi con un’urbanistica diversa: le nostre piazze sono troppo piccole; bisognerebbe che si creasse, almeno in ogni media città, una piazza “explanade”, a mo’ di spianata, adatta alla vita diurna (i mercati…) e serale-notturna (i concerti e altri modi di incontro collettivo, anche di massa).

5.
Che ci sia poi la vera effettiva necessità di fare skyscrapers (grattacieli): non che nascano per soli motivi di speculazioni finanziarie-edilizie.

6. Che si valuti, prima di tutto, il recupero dei contenitori vuoti: luoghi a volte di grande valore (magari di archeologia industriale) che i centri delle città hanno, e ora quasi sempre o sono abbandonati al degrado o vengono adibiti a edilizia speculativa (miniappartamenti etc.)

7. Che si valuti la realizzazione di parcheggi sotterranei per le auto, o mezzi di trasporto pubblico rapidi ed efficienti… cioè che il “contenitore in altezza” non diventi un ulteriore problema di ingolfamento cittadino (ma anzi agevoli l’andare verso una città meno inquinata da smog e non rumorosa)

8. Che ogni operazione di grande opera nasca con un “senso del rinnovamento” totale verso una qualità del vivere migliore; cosa ora perduta…

… insomma, ci fermiamo qui, e proponiamo l’articolo da “il Gazzettino” (sperando in una discussione proficua sull’argomento)

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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta»
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MessaggioInviato: Mar Mag 05, 2009 12:03 pm    Oggetto: Adv






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giorgio








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MessaggioInviato: Dom Ago 09, 2009 3:13 pm    Oggetto:  
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La Stampa - 09 Agosto 2009 ha scritto:
L’opinione
SULL’OSPEDALE LA POLITICA
LASCI IL CAMPO AI PROGETTISTI


Ritocchi e rivisitazioni: l’ospedale di viale Ginevra deve essere ampliato per decisione politica, per il consenso dei cittadini che hanno disertato il referendum sull’ospedale nuovo, ma il progetto dov’è? Certo, c’è, ci sono relazioni, piante, prospetti, realizzazioni virtuali, però di qui al primo cantiere passerà ancora tanto tempo. Non è un caso se ci sia stato il ritorno del Comitato per l’ospedale nuovo, contrario quindi all’ampliamento, e se il Consiglio comunale di Aosta abbia approvato una mozione in cui la necessaria chiusura al traffico di viale Ginevra viene definita «eventuale».

Il problema dell’ampliamento del «Parini» ha poco a che fare con la sanità e molto con l’urbanistica, cioè con la politica. Sì, perché da che Aosta è Aosta la politica ha sempre guidato l’urbanistica considerata un elastico per soddisfare vari appetiti, da quelli maniacali dei burocrati a quelli clientelari dei politici. Nella scorsa legislatura regionale è risultato evidente l’enorme sfida urbanistica che avrebbe comportato l’ampliamento. Una rivoluzione profonda della città. L’urbanista Alex Fubini lo aveva scritto: chiudere al traffico viale Ginevra comporta un ripensamento globale del traffico cittadino. E il quartiere oggi a ridosso del parcheggio e domani al nuovo blocco operatorio deve diventare una cittadella sanitaria.

L’unico modo per ovviare in parte alla rivoluzione urbanistica sarebbe l’ampliamento in verticale, stile grattacielo. La politica smetta di giocare con la scatola del Lego e affidi la sua scelta dell’ampliamento a progettisti e urbanisti.
Enrico Martinet



il Gazzettino del 6 febbraio ha scritto:

Costruire in altezza?
Sì, se c’è un Comittente (politico, culturale).
No, se si lascia fare al libero arbitrio dei tecnici

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Nell’articolo che proponiamo vi è il parere di un nostro collega geografo, Francesco Vallerani, che sostanzialmente condividiamo: lui è possibilista sul “costruire in altezza” (se l’opera è fatta con cura), basta che non interferisca con un paesaggio architettonico dove magari ci sono coni visuali mirabili (come nei centri medioevali). Pertanto è realisticamente più probabile, secondo Vallerani, che in periferia la cosa sia più fattibile: anche al posto del degrado urbanistico che caratterizza le periferie; e al posto delle villette, queste sì spreco di territorio e tra le principali generatrici di quartieri-dormitorio.

Vorremmo aggiungere alcune nostre osservazioni e proposte, prima di dar corso all’articolo e alle opinioni di vari esperti (oltre a Vallerani, Vittorio Gregotti, Pietro Valle, Flavio Albanese) tutte molto interessanti e che fanno riflettere. E subito magari aprire una discussione in questo blog con il parere di tutti quelli che vogliono dire la loro.

Secondo noi queste potrebbero essere le regole basilari per iniziare a “costruire in altezza”.

1. Che ci siano delle tipologie architettoniche, innovative e strepitose fin che si vuole (e “si deve”), ma “uniformi”, cioè condivise dalla Politica e dalla Cultura: cioè noi pensiamo che ci dev’essere un Committente autorevole (come il Principe e/o Signore del Medioevo e Rinascimento), il “Sovrano” che individua le nuove esigenze che la città deve soddisfare, e affida il compito al “tecnico”: in altre epoche Andrea Palladio, o per l’urbanistica Domenico Fontana, o Haussmann a Parigi… ora affidare il compito a una “competenza diffusa di tecnici di varia specializzazione, che lavorano nella trasformazione delle città (ingegneri, urbanisti, geografi, architetti, etc.). Adesso il compito del “Principe” (che in una democrazia partecipativa individuiamo nella Politica e nella Cultura) è dare alla “Metropolis” un contesto attivo che soddisfi le esigenze, i bisogni primari, del singolo cittadino, e sia allo stesso tempo compatibile con l’ambiente. Se invece lasciamo fare ai singoli architetti sarà un vero disastro (come hanno fatto finora; ognuno disegnerà la cosa più assurda che li viene, pur di affermare una propria gloria personale -lo dice anche, nell’articolo che proponiamo, Vittorio Gregotti-). Pertanto ci vuole un committente autorevole e con le idee chiare.

2. Che si applichino i concetti più avanzati della biocostruzione, che dovrà diventare anche “modo di essere, di esprimersi”: palazzi o grattacieli ad autosufficienza energetica, magari con materiali (non inquinanti) caratteristici del posto.

3. Che si abbandonino (finalmente) luoghi “esterni alle città” adibiti a “divertimentifici” o “aree di acquisto” (per il Veneto: centri commerciali, Veneto City, Quadrante di Tessera..), che svalutano il “vivere in città”; e provare a creare nelle città le condizioni di scambio e socializzazione che ora dà (poco) il centro commerciale (bisogna far nasce il “centro commerciale” dentro le città). E “costruzioni in altezza” potranno sorgere anche in centro storico, se belle e condivise; toglierebbero la decadenza che i nostri centri stanno inesorabilmente vivendo.

4. Costruzioni in altezza in centro (continuiamo a parlare di grandi edifici in centro storico, perché è qui il vero tema di discussione), debbono inoltre connettersi con un’urbanistica diversa: le nostre piazze sono troppo piccole; bisognerebbe che si creasse, almeno in ogni media città, una piazza “explanade”, a mo’ di spianata, adatta alla vita diurna (i mercati…) e serale-notturna (i concerti e altri modi di incontro collettivo, anche di massa).

5.
Che ci sia poi la vera effettiva necessità di fare skyscrapers (grattacieli): non che nascano per soli motivi di speculazioni finanziarie-edilizie.

6. Che si valuti, prima di tutto, il recupero dei contenitori vuoti: luoghi a volte di grande valore (magari di archeologia industriale) che i centri delle città hanno, e ora quasi sempre o sono abbandonati al degrado o vengono adibiti a edilizia speculativa (miniappartamenti etc.)

7. Che si valuti la realizzazione di parcheggi sotterranei per le auto, o mezzi di trasporto pubblico rapidi ed efficienti… cioè che il “contenitore in altezza” non diventi un ulteriore problema di ingolfamento cittadino (ma anzi agevoli l’andare verso una città meno inquinata da smog e non rumorosa)

8. Che ogni operazione di grande opera nasca con un “senso del rinnovamento” totale verso una qualità del vivere migliore; cosa ora perduta…

… insomma, ci fermiamo qui, e proponiamo l’articolo da “il Gazzettino” (sperando in una discussione proficua sull’argomento)


Riporto di nuovo qui sopra, un articolo apparso su “il Gazzettino” del 6 febbraio scorso, sul nuovo fenomeno che si sta concretizzando in Veneto (ma in tutte le città d’Europa): cioè il diffondersi di progetti di “costruzione in altezza”, di grattacieli. L’unico modo cioè, per dirla come il giornalista, per ovviare in parte alla rivoluzione urbanistica sarebbe l’ampliamento in verticale, stile grattacielo. Progetti che spesso creano malumori e polemiche nella popolazione, non abituata a vedere (specie nei centri storici) costruzioni così visivamente “forti”. Ma è giunta l'ora, anche per noi, di mettersi in gioco e non differire più nel tempo. Sarebbe ancor più deleterio, forse riempire tutti gli spazi vuoti, che ci rimangono in Valle d'Aosta.

Un territorio ormai saccheggiato da troppe speculazioni edilizie, e da progettualità sbagliate. Il nostro territorio va protetto comunque lasciando quegli spazi visivi unici al mondo a disposizione di tutti. Ci sono degli angoli panoramici, sky-line, visivamente insuperabili, che venissero occupati anche da bassi fabbricati, sparirebbero inevitabilmente togliendo a noi tutti la gioia di godere di scorci indimenticabili e tipici. Ci sono delle brutture orrizzontali a mio avviso peggiori di quelle verticali. Sto assistendo allo scempio della collina di Saint Pierre...una cosa incredibile
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MessaggioInviato: Mar Ott 06, 2009 12:09 am    Oggetto:  
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La Stampa 02 Ottobre 2009 ha scritto:

Accessi a chat e forum inferiori alla media
Censiti 76 diari virtuali
I cyber-valdostani snobbano i blog

AOSTA

Christian Diemoz cura yesterdayspapers.splinder.com sito che spazia dalla musica alla politica locale e non accetta i commenti. «Esiste ancora un problema legato alla qualità degli interventi, che spesso sfociano in risse verbali. Io li blocco alla fonte, ma accetto le e-mail». Cercare una canzone, guardare un film, giocare, comunicare. Sono le attività preferite dagli internauti, i navigatori del web. Così è anche per i valdostani. Secondo le statistiche Istat relative al 2008, il 33,5 per cento delle persone con più di sei anni che utilizzano Internet ascoltano o scaricano musica. Un dato poco superiore alla media italiana (34,6) e più elevato anche rispetto alle regioni del Nord Ovest (32,6). Il 23,5 per cento dei valdostani apprezza radio e televisione via web (21,4 è il dato nazionale), mentre video e film sono cercati dal 18,2 per cento di loro, oltre quattro punti in meno rispetto alla media italiana. E se la percentuale di valdostani (16,7) che mettono in rete contenuti autoprodotti (testi, immagini, fotografie) supera sia il dato del Nord Ovest (13,8 ) sia quello nazionale (15,7 ), emerge anche che in Valle si adopera meno il web per comunicare, quasi a confermare nell’iperspazio di Internet uno dei luoghi comuni più gettonati: quello dei valdostani popolo di montanari poco socievoli. Secondo l’Istat, tutte le attività via web legate alla comunicazione registrano percentuali inferiori rispetto alla media nazionale e a quella delle regioni Nord occidentali. Il 14,8 per cento degli internauti valdostani telefona attraverso la rete, un po’ meno del 15,9 per cento registrato a livello nazionale. La forbice si allarga per quanto riguarda gli interventi nelle chat e nei forum (17,3 valdostani contro 22,3 italiani) e l’uso di servizi di messaggi istantanei (come Msn) che attirano 14,7 valdostani contro i 21,3 della media italiana. Anche il mondo dei blog - diari telematici aggiornati più o meno periodicamente con contenuti che spaziano dalle riflessioni personali alla trattazioni di argomenti specifici e aperti al commento dei visitatori - ha in Valle un seguito inferiore rispetto al resto d’Italia: legge un blog il 26,9 per cento (28,5 è la media nazionale) e solo il 5,7 per cento ne crea o ne gestisce uno (7,8 ).

Eppure la blogosfera valdostana è tutt’altro che disabitata. Il sito
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che indicizza e monitora i diari on line di tutta la penisola, conta 76 blog di utenti della Valle. Una cifra che va presa con le molle: un po’ perché il web è in perenne movimento, tra siti che aprono e chiudono; un po’ perché diversi blog sfuggono alla localizzazione geografica o ne dichiarano una fittizia. Tuttavia il dato di Blogitalia è un buon punto di partenza per tracciare un identikit dei blogger valdostani. C’è il sito (nananera.blogspot.com) di una guardia giurata di 28 anni che si fa chiamare Quetzalopatrius e che è specializzato in astronomia. Si dichiara aostano ma non cita nemmeno una volta l’osservatorio di St-Barthélemy. C’è una Giuliana che ha aperto un blog intitolato «Una mamma con la prolunga» (laprolunga.iobloggo.com), che lei stessa definisce «uno sfogo sul mondo di una mamma imbranata e innamorata delle proprie bimbe». C’è il blog della sezione di Châtillon dell’Associazione nazionale genieri e trasmettitori d’Italia (blog.libero.it/angetchatillon e angetchatillon.blogspot.com) e ci sono quelli delle scuole di Nus, Fénis e St-Marcel. Poi ci sono i blog che puntano a creare dibattito. Un tempo il capofila era quel Generale Zhukov che dal suo sito «Il bolscevico stanco» lanciava strali sulla politica locale. La materia si è spostata dal web alle aule di tribunale e il blog è scomparso. Oggi la polemica politica sopravvive in Patuasia (patuasia.wordpress.com), sito animato da un gruppo di anonimi redattori che se la prendono con assessori e sindaci ma anche con i troppo grassi e con l’abbigliamento dei bimbi. Vincenzo Calì, ex leader della Margherita valdostana e tra i fondatori (ora dissidente) del Pd in Valle, cura Calispera (vincenzocali.wordpress.com), che fustiga i costumi locali senza disdegnare temi di respiro nazionale.

L’ex ostacolista, ex unionista e ora forzista Eddy Ottoz tiene da anni il suo Appropò (www.eddyottoz.com), ultimamente poco aggiornato ma da sempre palestra di scontri verbali. Scontri che non sono mai mancati sul blog di Luciano Caveri (www.lucianocaveri.com), tanto che l’ex presidente ha dovuto, nel tempo, modificarne l’impianto e concedere l’accesso solo a utenti registrati.

Non c’è spazio per i commenti su yesterdayspapers.splinder.com, il blog di Christian Diémoz, giornalista e attuale capo di gabinetto del sindaco di Aosta oltre che responsabile della comunicazione del Comune, che su quelle pagine parla di musica, di radioamatori, di informazione e di vita politica valdostana. «Purtroppo - spiega - esiste ancora un problema legato alla qualità dei commenti che spesso, in tutta la blogosfera, sfociano in risse verbali. Per evitare di passare ore a vagliare gli interventi ho preferito bloccarli alla fonte. Ma questo non significa che il mio sito sia chiuso in se stesso: ricevo diverse e-mail e ospito i contribuiti dei lettori». Fuori dalla polemica politica e del tutto distante dal genere della memorialistica personale è ImpresaVda (impresavda.blogspot.com), il blog di Fabrizio Favre, direttore del settimanale della diocesi valdostana Il Corriere della Valle, che da alcuni anni approfondisce le tematiche dell’economia e delle aziende locali, tanto da essere diventato un punto di riferimento per gli imprenditori: «Ho iniziato - dice - soprattutto per curiosità, per vedere come funzionavano i blog. Ho puntato sull’economia perché stavo curando un’inchiesta sulle aziende valdostane e ho usato internet come una sorta di vetrina. Poi il blog è cresciuto e oggi ricevo circa 150 visite al giorno». Secondo Favre, tuttavia, il mondo di internet non si è ancora del tutto affermato in Valle: «Si stanno muovendo i primi passi. E’ importante essere presenti ma serve pazienza».

Fabrizio Favre, Direttore del Corriere della Valle, cura impresavda.blogspot.com specializzato in economia e diventato punto di riferimento per gli imprenditori. «E’ iniziato tutto per curiosità durante un servizio giornalistico. Ora ricevo 150 visite al giorno».
DANIELE MAMMOLITI


Accipicchia Fabrizio Favre riceve 150 visite al giorno...
Ho fatto un giro da quelle parti, ma ho trovato solo un commento interessato...era lui stesso. Non voglio fare commenti verso tutti gli altri, mi sembrerebbe scortese, ma è certa una cosa che ci sono altri blog o forum che vanno alla grande e che non sono stati presi in considerazione. Non faccio mistero che in Valle ci sono altri blog che parlano di politica più o meno interessatamente e che hanno presenze superiori a quelli nominati da Daniele Mammoliti. Le cifre sono le uniche prove che possono parlare senza tema di smentita e per questo invito tutti a guardare anche in altre direzioni....

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