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"CIRCA i termovalorizzatori"e la disinformazione
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Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> AGRICOLTURA, AMBIENTE, TUTELA DEL TERRITORIO, ECOLOGIA
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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Gen 15, 2008 12:20 pm    Oggetto:  "CIRCA i termovalorizzatori"e la disinformazione
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Intervista al prof. Paul Connet, professore di chimica ambientale alla St. Lawrence University di New York, andata in onda su Radio Popolare il 24.03.2006

Citazione:
"A proposito di termovalorizzatori". Intervista al professor Paul Connet
di redazionale - 09/01/2008

Fonte: ilnuovomondo [scheda fonte]

Paul Connett: 21 anni fa hanno cercato di costruire un inceneritore nella nostra contea nel nord dello stato di New York vicino al confine con il Canada. All'inizio credevo fosse una buona idea, pensavo: “ci sbarazziamo di tutte quelle orrende discariche e produciamo energia dai rifiuti in una struttura che può essere monitorata”. Poi leggendo ho scoperto che bruciando i rifiuti domestici si producono le sostanze più tossiche che l'uomo abbia mai prodotto e poi, ogni 3 tonnellate di spazzatura, resta una tonnellata di cenere molto tossica che da qualche parte andrà pur messa; quindi ho capito che l'inceneritore era la strada sbagliata. Ho cominciato a lavorare insieme agli altri cittadini che erano contrari e siccome ero professore di chimica sono stato invitato nelle altre comunità dei vari stati americani e poi del mondo per cercare di fermare l'incenerimento. Abbiamo bloccato la costruzione di 300 inceneritori; dal 1996 negli Stati Uniti non ne è più stato costruito uno.

Intervistatrice: E in questi anni ha cercato di diffondere la sua teoria “Rifiuti Zero”. Ce la può spiegare sottolineando in particolare come si possono ridurre progressivamente inceneritori e discariche e di conseguenza l'inquinamento?

Paul Connett: Quello che ho in mente è l'obiettivo finale; credo che la cosa più semplice sia distinguere la teoria del riciclaggio al 100% e la teoria Rifiuti Zero. Da molto tempo diverse comunità cercano di portare al massimo il riciclaggio e il compostaggio dei rifiuti. Per molto tempo noi abbiamo pensato che questo fosse l'obiettivo numero uno, ma il problema di questo sistema è che nella nostra società ci sono cose che non possono essere riciclate, cose che non possono essere compostate e quindi no possono essere riutilizzate. Finché sarà così non ci sarà mai possibile un riciclaggio al 100% e allora che cosa dice la strategia Rifiuti Zero? Dice che i cittadini non possono farcela da soli, si devono necessariamente combinare due livelli di responsabilità: quella della comunità nella fase finale del processo e la responsabilità industriale che invece avviene all'inizio del processo. Insomma all'industria dobbiamo dire: “Se non possiamo riutilizzarli, se no possiamo riciclarli voi quei prodotti non li dovete più fare”. Il messaggio è: “abbiamo bisogno di un disegno industriale migliore per il 21 secolo” perché entro la fine di questo secolo dovremmo imparare a vivere in modo sostenibile. I rifiuti coinvolgono chiunque, chiunque produce rifiuti ogni giorno, siamo tutti parte del problema. Ma se seguiamo l'approccio rifiuti zero possiamo diventare tutti parte della soluzione. E allora abbiamo bisogno di una comunità responsabile che separi i rifiuti riciclabili, la frazione umida, che raccolga i sacchi porta a porta, abbiamo bisogno di un'industria responsabile che metta a punto prodotti, confezioni e imballaggi migliori e abbiamo bisogno di una buona leadership, fatta di politici lungimiranti. Purtroppo il vero nemico di questo approccio sostenibile è l'approccio completamente insostenibile dell'incenerimento. Per troppo tempo gli ingeneri, soprattuto quelli europei, hanno cercato di perfezionare l'incenerimento, hanno cercato di perfezionare una pessima idea. Io dico che se anche esistessero inceneritori sicuri, comunque non avrebbero senso di esistere. Non ha senso nel 21 secolo spendere così tanti soldi per distruggere risorse che dovremmo poter riutilizzare in futuro. Certo, si può nascondere il problema come fanno in Italia, parlando di termovalorizzatori invece di inceneritori ma il problema resta, se bruci qualcosa poi devi ripartire da zero nel processo produttivo, devi sempre spendere nuovi soldi per l'estrazione delle materie prime, per la produzione e così via; se invece ricicli e riutilizzi non devi incominciare da capo e risparmi il quadruplo di energia.

In questo senso la legge italiana che equipara il combustibile derivato dall'incenerimento all'energia pulita e rinnovabile è il massimo ostacolo per il minimo progresso nel problema dei rifiuti. Il governo vi chiede di pagare l'elettricità ricavata dagli inceneritori tre volte tanto quello che costerebbe da qualsiasi altra fonte, ma paradossalmente questa politica ci fa un favore perché quando propongono di costruire un inceneritore, sul territorio la gente insorge e si organizza ed è qui che entriamo in gioco noi con le nostre proposte alternative che sono migliori per l'ambiente e per l'economia locale.

Intervistatrice: lei parlava prima di tre livelli di responsabilità, parliamo dell'industria, perché le ditte e le grandi multinazionali dovrebbero essere interessate a cambiare i loro processi produttivi?

Paul Connett: Potremmo metterla su un piano umano; queste industrie sono fatte di donne e di uomini che hanno figli e nipoti e dunque hanno tutto l'interesse a garantire loro un buon futuro, ma questo argomento non basta. L'altro vantaggio per le industrie è che la strategia Rifiuti Zero fa risparmiare e sono sicuro che a questo argomento prestano molta più attenzione. Vi faccio un esempio semplice, meraviglioso, la multinazionale Xerox Europe sta usando gli stessi camion che trasportano le nuove stampanti per ritirare quelle vecchie e portarle tutte in un enorme magazzino che si trova in Olanda. Lì le stampanti vengono smontate pulite e in gran parte riutilizzare; non finiscono in discarica. Adesso riescono così a riutilizzare il 95% del materiale, ma la cosa ancora più entusiasmante, soprattuto dal loro punto di vista, è che questo sistema gli fa risparmiare 76 milioni di dollari all'anno ed è questo il messaggio che mi fa essere più ottimista. Le ditte hanno meno costi di produzione, non devono comprare ogni volta materie prime, non devono ricomprare nuove parti, si possono riutilizzare quelle vecchie e hanno meno costi di smaltimento, molto meno costi.

Intervistatrice: e come si può agire sul terzo livello di responsabilità: i politici che fanno le leggi? Prima ha citato la legge delega del ministro Matteoli che incentiva la costruzione di nuovi inceneritori.

Paul Connett: Io credo che il problema sia tutto qui. Le persone più potenti sono quelle che hanno meno tempo per pensare al futuro. Il manager di una grande impresa si limita a far quadrare il fatturato di trimestre in trimestre. Un politico agisce in un arco di tempo finalizzato alla sua rielezione, fa progetti di mesi o al massimo di qualche anno. Quindi, secondo me, noi dobbiamo rivolgerci ai cittadini, alla gente che vota per queste persone, in particolare ai giovani che hanno un immenso interesse per il proprio futuro; vanno educati, ispirati con un approccio creativo di lungo respiro. Alla fine saranno loro i leader o saranno loro ad organizzarsi nelle varie comunità.
In questi tempi in tanti paesi soffriamo per la mancanza di politici lungimiranti, ma c'è una cosa su cui bisogna insistere anche se, dall'altra parte, non ci sono politici sensibili al tema ed è questa: sostituire l'incenerimento con un sistema di controllo della frazione secca, i cosiddetti rifiuti residui, affiancato da strutture per la ricerca. Mi spiego meglio. Sappiamo già quanto sia utile riciclare vetro, lattine, plastica eccetera. Sappiamo quanto sia utile compostare l'umido, sappiamo anche come trattare i rifiuti tossici: solventi, batterie, pitture e così via... niente di tutto questo è in discussione. Il problema sta nei rifiuti residui, nei rifiuti solidi urbani appunto, io ho una definizione per questi scarti: “Cattivo disegno industriale”. Quando le industrie fanno prodotti usa e getta, confezioni usa e getta, vogliono toglierseli dai piedi. Vogliono gli inceneritori per farli sparire dopo l'utilizzo. La strategia Rifiuti Zero, invece, vuole renderli visibili al massimo questi rifiuti, allora ci vogliono delle strutture che passino al setaccio quello che entra nelle discariche, non solo quello che esce, in modo che non ci siano rifiuti tossici o organici.

La seconda struttura necessaria è un luogo di ricerca di fronte alla discarica dove le università possano stabilire i loro dipartimenti di disegno industriale o di sviluppo sostenibile. Un laboratorio funzionale alla struttura di controllo con due compiti: esaminare quei materiali non riciclabili e valutare se si possono trasformare in rifiuti riciclabili. Se questo non è possibile, lavorare insieme all'industria in modo che non li produca più e studi delle alternative. Ma perché non si può fare a meno dell'Italia in questo processo? Voi avete i migliori designer al mondo, per secoli avete sviluppato il concetto di bellezza, e perché qualcosa di estetico non può essere anche sostenibile? Il genio e la creatività di Leonardo, di Galileo non sono spariti del tutto. Se l'Italia decidesse di costruire alcune strutture di controllo e ricerca sui rifiuti voi potreste aprire la strada al resto del mondo. Un'altra frase che uso molto spesso è questa: “un po' di creatività in entrata può far risparmiare milioni di dollari in uscita” e non è una battuta. C'è una ditta di stampanti in Australia, la Fuji , che ha studiato una piccolissima modifica al toner dell'inchiostro, sostituendo un rullo di plastica, che è l'unica parte che si usura, la ditta può recuperare il resto, la parte magnetica che è anche la più costosa. Quel rullo costa 41 centesimi e ha fatto risparmiare all'azienda, addirittura 40 milioni di dollari. E' questo il miglior esempio che conosca di creatività che faccia risparmiare milioni di dollari. Oppure pensiamo a quei supermercati, esistono anche in Italia, che hanno un sistema di ricarica delle bottiglie d'acqua vuote. Tu vai al supermercato con la tua bottiglia vuota e torni a casa con la stessa bottiglia di nuovo piena. Pensate a quante bottiglie si risparmiano.

Intervistatrice: qual è lo strumento più efficace per far conoscere le vostre proposte? Alcune, come ci ha spiegato, riguardano i comportamenti dei singoli cittadini, altre invece devono riuscire a convincere la classe dirigente, pubblica e privata.

Paul Connett: Sicuramente gli attivisti sono un veicolo fondamentale, la gente che lavora per Greenpeace, per esempio. E' molto più facile intervenire sul territorio se puoi contare su un'organizzazione che ha una valida alternativa da proporre. Ma dall'altro lato le nostre proposte si promuovono da sole, perché l'operazione Rifiuti Zero crea migliaia di posti di lavoro, stimola nuovi interessi attorno al recupero e al riutilizzo dei materiali e questo aspetto può convincere anche i politici meno sensibili allo sviluppo sostenibile. Per esempio, la provincia Canadese della Nuova Scozia non era affatto all'avanguardia nella gestione dei rifiuti o nella coscienza ambientalista. Gli amministratori volevano allargare una discarica e i cittadini hanno detto no, allora hanno pensato di costruire un inceneritore ad Halyfax, ma anche il governo si è opposto. A quel punto sono intervenuti gli attivisti.
Dal nulla hanno proposto un programma che in 5 anni ha ridotto del 50% i rifiuti destinati alla discarica. Con questo processo hanno creato 3000 nuovi posti di lavoro, 1000 nella raccolta e nella lavorazione dei materiali di scarto, gli altri 2000 nell'industria che progetta prodotti per il mercato, sono quindi riusciti a catturare il valore aggiunto dei rifiuti. Un inceneritore avrebbe creato al massimo 100 posti di lavoro. La stessa cosa è accaduta a Canberra in Australia, le autorità hanno chiesto “quanti rifiuti volete che finiscano in discarica?” e i cittadini hanno risposto: “zero”, questo è stato l'inizio appunto della campagna Rifiuti Zero. A Canberra hanno approvato una legge che si chiama “Zero Rifiuti entro il 2010” , la stessa legge è stata adottata da metà dei comuni in Nuova Zelanda e da decine di comuni anche in California.
Ci sono molte realtà economiche che stanno davvero dalla nostra parte, se costruisci un inceneritore fai una scelta sbagliata e anche costosa, alla fine ti ritrovi con una tonnellata di cenere tossica che nessuno vuole, ogni tre tonnellate di rifiuti, se invece segui l'approccio Rifiuti Zero converti tre tonnellate di rifiuti in una tonnellata di prodotti riciclabili, una tonnellata di prodotti organici e una tonnellata di educazione, di educazione dei cittadini che imparano a recuperare e di educazione delle industrie che smettono di produrre prodotti che non possono essere riutilizzati.

Intervistatrice: crede davvero che la nostra società sia pronta per una sfida del genere?

Paul Connett: Dobbiamo essere pronti. Non dico sia facile, ma sono sicuro che questa è la giusta direzione. Non pretendiamo di azzerare i rifiuti in una notte. Non pretendiamo di farlo ovunque, la nostra proposta dunque diventa, proviamoci in diverse realtà, troviamo un paese, una città, una metropoli che vogliano sperimentare il sistema Rifiuti Zero, che vogliano essere pionieri e diventare un modello per tutte le altre comunità. Anche l'Italia può fare la sua parte, come dicevo, può analizzare i materiali di scarto e proporre un migliore disegno industriale.

Intervistatrice: Professor Connett we thank you so much for being with us today.

Paul Connett: Thank you very much... Grazie.

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Ultima modifica di giorgio il Lun Giu 01, 2009 1:15 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Mar Gen 15, 2008 12:20 pm    Oggetto: Adv






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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Gen 15, 2008 7:52 pm    Oggetto:  
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(ANSA) ha scritto:
11:08 RIFIUTI: PD; PAUL CONNET IN VDA PER PROGETTO 'RIFIUTI ZERO'
(ANSA) - AOSTA, 15 GEN -
"Rifiuti Zero Utopia o Progetto di vita?", è il tema della conferenza-dibattito con Paul Connet professore di chimica dell'Università St Lawrence (Now York) ed esponente dell'Esecutivo nazionale del Partito Democratico, organizzata dal Pd Valle d'Aosta per il 22 gennaio, alle ore 21, nel salone comunale della Banca di Credito Cooperativo di Gressan .

"L'iniziativa - si legge in una nota - vuole offrire spunti di riflessione e di approfondimento su un progetto a lunga scandenza nella gestione integrata dei rifiuti e, prima ancora, su una seria ipotesi di riduzione sostenibile nella produzione dei rifiuti stessi". Paul Connett ha studiato, negli ultimi ventidue anni, problematiche della gestione dei rifiuti, con un'attenzione particolare ai pericoli derivanti dall'incenerimento ed alle alternative di non combustione più sicure e più sostenibili.

L'obiettivo del prof. Connet è spiegare come si possono ridurre progressivamente inceneritori e discariche e di conseguenza l'inquinamento, con un approccio che è diverso dalla teoria del riciclaggio al 100%, seppur complementare. (ANSA).


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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Gen 15, 2008 8:09 pm    Oggetto:  
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giorgio ha scritto:

In effetti mi sto rendendo conto che tutte le tecnologie da cui dobbiamo partire,
da quelle cioè a minor impatto e a minor inquinamento partono da tecniche
semplicemente dettate dalla volontà. Che dico volontà, dovrei dire manualità
bella e buona. La differenziazione sempre e comunque. Cioè dovremo tornare
a fare un passo indietro e rispulciare la vecchia pagella scolastica dove si dava
un voto di educazione civica. Infine un'altra bellissima e semplice idea la trovo
nell' incentivare la riduzione degli imballaggi che diventa anche per me essenziale.
Dare degli obbiettivi alle industrie per ridurre già da subito il volume della spazzatura
anche se riciclabile, come la plastica. Mi si dirà che su questo si possa concordare,
ma è chiaro che bisogna togliersi dalla testa l'idea che stanno cercando di far
passare oggi, e cioè che gli inceneritori siano la panacea a brevissimo termine
e senza conseguenze. Questo non è affatto vero. E l'altra idea che, in generale,
il problema dei rifiuti si possa risolvere con strategie a breve termine e senza danno.
La realtà è che si tratta di un problema che si può risolvere solo con strategie
a lungo termine, che abbiano effetto su tutte le fasi della vita dei cittadini, partendo
dalla produzione, passando per la differenziata ed il riciclo e finendo con il TMB
o con altre tecniche ad inquinamento zero. Il resto sono solo balle, nel senso
che le soluzioni prospettate sono superate, dannose e pericolose per la salute.


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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Gen 19, 2008 10:51 am    Oggetto:  
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Buongiorno a tutti. Pur non essendo formalmente e pregiudizialmente contrario ai termovalorizzatri, mi sono premurato di fare un riassunto di uno studio che appare utile come contributo, eseguito dall'ordine dei medici dell' Emilia Romagna, che dà parere negativo su tutti gli ampliamenti che si imporrebbero in tale regione (Forli, Ferrara ecc). Vi riporto qui le motivazioni e le conclusioni


Citazione:
MOTIVAZIONI DI ORDINE ECOAMBIENTALE Le direttive di OMS e Comunità Europea in materia indicano come la riduzione dei rifiuti, il riutilizzo ed il riciclo debbano essere considerati prioritari rispetto a qualunque altro approccio. L’incenerimento è, tra i metodi in uso, quello che a parità di materiali trattati ha il maggior costo e il maggiore impatto ambientale in quanto, si ribadisce, trasforma rifiuti potenzialmente innocui in materiale tossici e pericolosi che a loro volta richiedono costosi sistemi di inertizzazione e di stoccaggio (le ceneri volatili, pari al 5% dei rifiuti inceneriti, e le ceneri pesanti, che contengono metalli che vengono resi biodisponibili dal trattamento termico).

Non dimentichiamo inoltre che tutti i processi di combustione sottraggono all’ambiente ossigeno, che solo la fotosintesi clorofilliana è in grado di restituire. Tutti questi problemi non esistono con il riuso, il riciclaggio, il compostaggio. A questo riguardo possiamo vedere come sia estremamente varia la quantità media di rifiuti prodotti per persona nel mondo occidentale : in Europa la quantità media di rifiuti prodotta pro capite è di 400 Kg/anno, con un minimo in Polonia di 200 Kg/anno. Negli USA dagli 800 kg/anno degli anni ‘90, anche in seguito ad una drastica politica di riduzione alla fonte, si è ottenuta una riduzione del 19%.

CONCLUSIONI.Nella consapevolezza che il tema dello smaltimento dei rifiuti sia uno dei più importanti e complessi della nostra società e che sia tutt’ora in corso nel mondo la ricerca e la sperimentazione di soluzioni adeguate, sentiamo che bene esprime il nostro pensiero al riguardo, la delibera della municipalità di New York del 3 giugno 2004 che letteralmente recita: “ogni tonnellata di spazzatura portata in discarica o all’ incenerimento è un indice di fallimento o di inefficacia del sistema, così come un difetto nella produzione di un prodotto è indice di fallimento od inefficienza del processo produttivo” e vorremmo che tale affermazione fosse parimenti condivisa dalle nostre istituzioni.

Riteniamo comunque che alcuni principi fondanti debbano guidare le scelte politiche di chi è preposto alla soluzione di problematiche così complesse: in primo luogo l’ascolto, il confronto, la ricerca, l’attenzione verso tutte le possibili alternative. Le modalità con cui viceversa tale problema è stato affrontato, non solo nella nostra realtà, ma in tutto il Paese, grazie forse a normative (Delibera del CIP del 29.04.92; Decreto Legge Bersani-Ronchi dell’11.11.1999; Decreto Legge n. 387 del 29/12/03) che, solo in Italia, sembra abbiano incentivato la costruzione di tali impianti, rappresentano per noi un ulteriore motivo di forte preoccupazione in quanto non vorremmo che non dimostrati vantaggi economici immediati facessero passare in secondo piano problematiche di ben più ampio respiro.

Riteniamo in definitiva che:
1-
non si possa prescindere dal porre le basi di un futuro sostenibile ricercando e stimolando comportamenti “virtuosi” che portino le persone al massimo rispetto di sé e dell’ambiente e ribadiamo a questo proposito, come medici, il nostro ruolo non solo di “operatori”, ma anche di “educatori “ alla salute

2- non si possa aggravare il carico di emissioni inquinanti - specie in una realtà territoriale già estremamente delicata per i motivi sopra espressi - con sostanze pericolose destinate ad accumularsi con effetti biologici a lungo termine ancora non totalmente conosciuti (la vicenda amianto dovrebbe pure avere insegnato qualcosa)

3- sia ancor più doveroso ridurre l’emissione di sostanze a documentato rischio oncogeno, dimostrando coerenza con quanto finalmente si è fatto nei confronti del tabacco
4- i dati scientifici debbano, a nostro avviso, essere sempre interpretati nel modo più “restrittivo”, facendo valere il sano principio di “precauzione” e di “buon senso”, che ci aspettiamo guidi chi è chiamato a scelte certamente difficili, ma che vorremmo più coraggiose, nella tutela della salute di tutti.

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pasolini








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MessaggioInviato: Lun Gen 21, 2008 7:39 pm    Oggetto:  
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(ANSA).17:32 ha scritto:
ARCOBALENO: SPESI 750.000 EURO PER STUDIO TERMOVALORIZZATORE

(ANSA) - AOSTA, 21 GEN -
La Regione autonoma Valle d'Aosta, "tramite l'assessorato all'ambiente, ha speso oltre 750.000 euro per incarichi relativi allo studio per la realizzazione di un inceneritore a Brissogne e sull'apertura della relativa discarica di servizio a Issogne". Lo ha affermato Ugo Venturella, dell'Ufficio di presidenza del Consiglio Valle, che, per conto del gruppo Arcobaleno, definisce la spesa "uno spreco di denaro pubblico".
In una nota Ugo Venturella evidenzia poi che "la moratoria sulla costruzione di nuovi inceneritori in Francia in quanto producono centinaia di sostanze tossiche che si liberano nell'atmosfera, chiesta dal Consiglio Nazionale dell'Ordine dei Medici francesi e dai principali sindacati medici al Governo francese, conferma e sottolinea l'aberrazione sanitaria, il pericolo ambientale e l'assurdità economica che costituiscono e caratterizzano la cosiddetta 'termovalorizzazione' dei rifiuti".

Per il gruppo Arcobaleno "già da tempo esiste l'alternativa all'incenerimento-termovalorizzazione ed è ampiamente diffusa in tutta Europa: il trattamento meccanico biologico, 'a freddo', il cui costo di realizzazione e di gestione è inferiore a quello di un inceneritore".


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P.Paolo Pasolini

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L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo,
moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa
marcescenza è, ora, il fascismo.
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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Gen 22, 2008 3:17 pm    Oggetto:  
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Citazione:
RIFIUTI, CNR LANCIA "THOR" SISTEMA RICICLAGGIO INDIFFERENZIATO
di: Ciro de Luca - Reuters - 8 gennaio 2008


Nei giorni in cui la Campania è soffocata dall'emergenza rifiuti, il Consiglio Nazionale delle Ricerche rilancia un progetto che consente di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall'elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.

«Thor», questo il nome del progetto elaborato assieme ad Assing spa, spiega in una nota il Cnr, rappresenta «un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore».

Acronimo di «Total house waste recycling» (riciclaggio completo dei rifiuti domestici) la tecnologia, ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, si basa su un processo di raffinazione meccanica dei materiali di scarto, che vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.

Come un «mulino» di nuova generazione, spiega il Cnr, l'impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell'intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

«Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico,compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse», spiega nella nota Paolo Plescia, ricercatore dell'Ismn-Cnr e inventore di Thor.

«Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici».

Il prodotto, dice ancora il Cnr, può essere utilizzato sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la `pirolisi’.

L'impianto è completamente autonomo: consuma parte dell'energia che produce e il resto lo cede all'esterno. Il primo impianto Thor, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l'ora e non ha bisogno di un'area di stoccaggio in attesa del trattamento.

E’ completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori.

Il sistema è stato progettato anche come impianto mobile, montabile su camion o navi, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.

Nessuno ne ha sentito parlare, ovviamente, visto che sono tutti intenti a pubblicizzare gli inceneritori.

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giorgio








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MessaggioInviato: Mer Gen 23, 2008 5:46 pm    Oggetto:  
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Voglio continuare l'informazione sul nuovo concetto di riciclaggio e per questo vi invito a leggere con attenzione anche questo documento....
Nel contempo aggiungo anche alcuni indirizzi e nomi che potranno tornare utili


Citazione:
Rifiuti: Arriva dal CNR “Thor” il sistema di riciclaggio indifferenziato

Un sistema sviluppato dal Cnr permette di recuperare e
raffinare i rifiuti solidi urbani senza passare per i cassonetti
differenziati. Costa un quinto della spesa per lo smaltimento
di un inceneritore e restituisce materiali utili e combustibile
dal potere calorico elevato.

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Quanto sia oneroso e problematico il trattamento dei rifiuti, lo dimostra la “tragedia” della Campania alla quale media e istituzioni stanno prestando la loro allarmata attenzione in questi giorni. Ma i rifiuti solidi urbani, com’è noto, possono rappresentare anche una risorsa. In questa direzione va Thor, un sistema sviluppato dal Consiglio Nazionale delle Ricerche insieme alla Società ASSING SpA di Roma, che permette di recuperare e raffinare tutti i rifiuti e trasformarli in materiali da riutilizzare e in combustibile dall’elevato potere calorico, senza passare per i cassonetti separati della raccolta differenziata.

Un passo oltre la raccolta differenziata e il semplice incenerimento, con cui i rifiuti diventano una risorsa e che comporta un costo decisamente inferiore a quello di un inceneritore. Thor (Total house waste recycling - riciclaggio completo dei rifiuti domestici) è una tecnologia ideata e sviluppata interamente in Italia dalla ricerca congiunta pubblica e privata, che si basa su un processo di raffinazione meccanica (meccano-raffinazione) dei materiali di scarto, i quali vengono trattati in modo da separare tutte le componenti utili dalle sostanze dannose o inservibili.

Come un ‘mulino’ di nuova generazione, l’impianto Thor riduce i rifiuti a dimensioni microscopiche, inferiori a dieci millesimi di millimetro. Il risultato dell’intero processo è una materia omogenea, purificata dalle parti dannose e dal contenuto calorifico, utilizzabile come combustibile e paragonabile ad un carbone di buona qualità.

“Un combustibile utilizzabile con qualunque tipo di sistema termico”, aggiunge Paolo Plescia, ricercatore dell’Ismn-Cnr e inventore di Thor, “compresi i motori funzionanti a biodiesel, le caldaie a vapore, i sistemi di riscaldamento centralizzati e gli impianti di termovalorizzazione delle biomasse. Infatti, le caratteristiche chimiche del prodotto che viene generato dalla raffinazione meccanica dei rifiuti solidi urbani, una volta eliminate le componenti inquinanti sono del tutto analoghe a quelle delle biomasse, ma rispetto a queste sono povere in zolfo ed esenti da idrocarburi policiclici”. E’ possibile utilizzare il prodotto sia come combustibile solido o pellettizzato oppure produrre bio-olio per motori diesel attraverso la ‘pirolisi’. L’impianto è completamente autonomo: consuma infatti parte dell’energia che produce e il resto lo cede all’esterno.

Il primo impianto THOR, attualmente in funzione in Sicilia, riesce a trattare fino a otto tonnellate l’ora e non ha bisogno di un’area di stoccaggio in attesa del trattamento; è completamente meccanico, non termico e quindi non è necessario tenerlo sempre in funzione, anzi può essere acceso solo quando serve, limitando o eliminando così lo stoccaggio dei rifiuti e i conseguenti odori. Inoltre, è stato progettato anche come impianto mobile, utile per contrastare le emergenze e in tutte le situazioni dove è necessario trattare i rifiuti velocemente, senza scorie e senza impegnare spazi di grandi dimensioni, con un costo contenuto: un impianto da 4 tonnellate/ora occupa un massimo di 300 metri quadrati e ha un costo medio di 2 milioni di euro.

L’impianto può essere montato su un camion o su navi. In quest’ultimo caso, la produttività di un impianto imbarcato può salire oltre le dieci tonnellate l’ora e il combustibile, ottenuto dal trattamento, reso liquido da un ‘pirolizzatore’, può essere utilizzato direttamente dal natante o rivenduto all’esterno.

“Un impianto di meccano-raffinazione di taglia medio-piccola da 20 mila tonnellate di rifiuti l’anno presenta costi di circa 40 euro per tonnellata di materiale”, spiega Paolo Plescia. “Per una identica quantità, una discarica ne richiederebbe almeno 100 e un inceneritore 250 euro. A questi costi vanno aggiunti quelli di gestione, e in particolare le spese legate allo smaltimento delle scorie e ceneri per gli inceneritori, o della gestione degli odori e dei gas delle discariche, entrambi inesistenti nel Thor. Quanto al calore, i rifiuti che contengono cascami di carta producono 2.500 chilocalorie per chilo, mentre dopo la raffinazione meccanica superano le 5.300 chilocalorie”.

Un esempio concreto delle sue possibilità? “Un’area urbana di 5000 abitanti produce circa 50 tonnellate al giorno di rifiuti solidi”, informa il ricercatore. “Con queste Thor permette di ricavare una media giornaliera di 30 tonnellate di combustibile, 3 tonnellate di vetro, 2 tonnellate tra metalli ferrosi e non ferrosi e 1 tonnellata di inerti, nei quali è compresa anche la frazione ricca di cloro dei rifiuti, che viene separata per non inquinare il combustibile”. Il resto dei rifiuti è acqua, che viene espulsa sotto forma di vapore durante il processo di micronizzazione. Il prodotto che esce da Thor è sterilizzato perché le pressioni che si generano nel mulino, dalle 8000 alle 15000 atmosfere, determinano la completa distruzione delle flore batteriche, e, inoltre, non produce odori da fermentazione: resta inerte dal punto di vista biologico, ma combustibile”.

Un’altra applicazione interessante di Thor, utile per le isole o le comunità dove scarseggia l’acqua potabile, consiste nell’utilizzazione dell’energia termica prodotta per alimentare un dissalatore, producendo acqua potabile e nello stesso tempo eliminando i rifiuti solidi urbani.

La scheda

Che cosa: Thor (Total house waste recycling) sistema per il recupero e la raffinazione dei rifiuti solidi urbani

Chi: Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr
Per informazioni: Paolo Plescia, Istituto di studi sui materiali nanostrutturati (Ismn) del Cnr, tel. 06,90672826 – 335.1335852,
e-mail:
,




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faustocoppi








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MessaggioInviato: Mer Gen 23, 2008 6:58 pm    Oggetto:  
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Mi sembra davvero incredibile che sia stata trovata una soluzione al problema rifiuti, che non é solo l’attuale emergenza in Campania, ma un problema che investe tutti indistintamente e a cui si dovrebbe dare priorità assoluta. E che la notizia di questa tecnica geniale, messa a punto da un ricercatore italiano come tante altre scoperte ed invenzioni, invece di diventare un’opportunità, una ricchezza, un’industria, rimane sommersa, passa inosservata. In ne sono venuto a conoscenza tramite questo forum da giorgio, e devo dire che davvero sta diventando una delle poche fonti di informazione libera e di discussione pacata.

I politici secondo molti dovrebbero solo tornarsene a casa (quando non in galera). Ma io che non sono un giustizialista nè tantomeno un radicale di sinistra, avrei piacere che questo progetto fosse l’argomento di tante trasmissioni che stupidamente infarciscono i vari palinsesti TV. Infine perchè non andare fino in fondo e chiedere ai nostri consiglieri di interessarsi e fare sì che la Valle d'Aosta possa diventare una regione di sperimentazione di questo rivoluzionario marchingegno tecnologico che se davvero funzionante dovrebbe portare uno sviluppo non indifferente alle regioni come la nostra, che dei rifiuti ne devono stare assolutamente lontana. Stante l'indirizzo che ci siamo dati e la vocazione prevalentemente turistica di questo bellissimo territorio montano...

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faustocoppi
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giorgio








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MessaggioInviato: Gio Gen 24, 2008 11:40 am    Oggetto:  
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La Stampa ha scritto:
24 Gennaio 2008
il caso
L’idea: rivoluzionare i disegni industriali
ed eliminare gli scarti
SILVIA TAGLIAFERRI

“Inceneritore o discarica?
No, la via è Rifiuti Zero”
GRESSAN




I residui? «Sono il frutto di una cattiva progettazione industriale». È il cavallo di battaglia di Paul Connet, professore di chimica all’Università Saint-Lawrence di New York, che gira il mondo per presentare i suoi studi sulla gestione degli rifiuti.
La sua frase ha fatto da «fil rouge» anche alla serata organizzata martedì a Gressan dal Partito democratico. L’istrionico docente l’ha fatta intonare al pubblico più volte, in italiano e in inglese, inscenando sketch esilaranti.
Senza rinunciare alla sua verve, Connet ha affrontato con estrema serietà, citando statistiche e pubblicazioni, un tema caldo non solo nel panorama mondiale, ma anche locale. Indicando che, tra la discarica e il termovalorizzatore, ci può essere una terza via: quella dei Rifiuti Zero.
I limiti delle discariche sono sotto gli occhi di tutti: si riempiono. Quella di Brissogne sarà completa entro sei anni. Per Connet, in controtendenza con gli orientamenti europei, anche gli inceneritori non possono essere la soluzione al problema. I loro costi, in termini economici e sanitari, sono troppo alti. «Ogni quattro tonnellate di immondizia - spiega Connet - viene prodotta una tonnellata di sostanze tossiche cancerogene come piombo, cadmio, mercurio, furano e diossine». Per la Valle d’Aosta il rischio sarebbe moltiplicato dalla conformazione del territorio, «le montagne intrappolerebbero le particelle», e dalla presenza di molti pascoli. Le diossine si accumulano nel grasso animale e si trasmettono all’uomo con il cibo, interferendo sul sistema ormonale».
La «pars costruens» della teoria Rifiuti zero si fonda sul principio di sostenibilità. «Anche se esistesse un metodo di incenerimento sicuro - concede Connet - non avrebbe senso spendere tante risorse finanziarie per distruggere risorse che invece dovremmo condividere con le generazioni future». In Valle d’Aosta, secondo uno studio condotto di recente, dovrebbero andare in fumo 85 mila tonnellate di rifiuti ogni anno: non adatti al compostaggio né riciclabili, sarebbero bruciati. Potrebbero essere evitati con una buona progettazione a monte in quanto, come recita il mantra di Connet, «i residui sono frutto di una cattiva progettazione industriale». «Bisogna richiamare le industrie alla responsabilità, perché facciano disegni industriali migliori - spiega -. L’Italia è la patria della creatività, non dovrebbe essere difficile». Di certo non è immediato, tanto che il termine che la strategia si pone per raggiungere i suoi obiettivi è il 2020. Il successo dell’iniziativa chiama in causa anche i cittadini, che devono impegnarsi nella raccolta differenziata. La carta vincente per Paul Connet sta nella leadership: «E’ ora che i politici prendano sul serio la questione». Gli fa eco Raimondo Donzel, segretario regionale del Partito democratico: «In Valle d’Aosta si aspetta che la montagna di rifiuti ci costringa a una scelta affrettata, all’ultimo minuto - commenta - ci vuole una politica dei rifiuti non settoriale in una realtà che vuole fare del turismo traino di sviluppo».



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erika








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MessaggioInviato: Gio Gen 24, 2008 4:09 pm    Oggetto:  
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Invito tutti a leggersi le slides del prof. Connet.

Tanti spunti interessanti. BASTA CREDERCI!!!!
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giorgio








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MessaggioInviato: Lun Giu 01, 2009 1:13 pm    Oggetto:  
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Disinformazione

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Citazione:
10:48 AMBIENTE: DELIO DONZEL, AOSTA 15/A PER PRODUZIONE RIFIUTI
(ANSA) - AOSTA, 1 GIU -
Con una produzione procapite annua di rifiuti di 494 chili, il comune di Aosta si colloca al 15/o posto in Italia. I dati sono stati diffusi oggi dall'assessore comunale all'Ambiente, Delio Donzel, che ha inoltre evidenziato che "Aosta figura al 29/o posto con una percentuale del 57,58%, rispetto al 100% di una città ideale, a fronte di una media nazionale di quasi il 52% nel rapporto 2009 dell'Ecosistema Urbano redatto la Legambiente".

L'assessore ha così voluto "precisare quanto affermato nei giorni scorsi nel corso di un convegno al quale non siamo stati invitati ", ha aggiunto Delio Donzel. Nel corso dell'incontro sarebbe stato infatti riferito che la produzione procapite relativa ad Aosta è di 584 kg. "Dispiace - ha sottolineato D. Donzel - che si vogliano strumentalizzare dati che forse non hanno corrispondenza territoriale".

Secondo l'assessore l'equivoco potrebbe essere stato causato "da una lettura dissattenta dei dati relativi alla regione che spesso viene citata genericamente Aosta per via che le rilevazioni a livello provinciale in Valle d'Aosta si fa riferimento genericamente ad Aosta".

Per Delio Donzel "il problema rifiuti, così come tutte le altre questioni che interessano i cittadini, deve essere affrontato con la dovuta attenzione, evitando di fornire demagogiche informazioni che nella sostanza disinformano". L'assessore ha poi ribadito che "entro la fine del 2009 ad Aosta sarà superata la soglia del 50% della raccolta differenziata che negli ultimi anni ha avuto un forte incremento con l'introduzione del sistema
porta a porta". (ANSA).


E' decisamente, una battaglia condotta a colpi di disinformazione reciproca.
Una battaglia che vedrebbe bene competenze qualificate assise allo stesso tavolo.

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giorgio








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MessaggioInviato: Ven Dic 04, 2009 6:29 pm    Oggetto:  
Descrizione:
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(ANSA) Data: 04/12/2009 ha scritto:
16:50 RIFIUTI: ZUBLENA, POTENZIARE PREVENZIONE PRODUZIONE RIFIUTI
(ANSA) - AOSTA, 4 DIC -
Il potenziamento della prevenzione nella produzione di rifiuti e l'ampliamento della raccolta 'porta a porta' sono - per Manuela Zublena, assessore regionale all'Ambiente - i due pilastri su cui poggiano le politiche dell'Ammnistrazione in materia di smaltimento rifiuti.

Parlando poi dei sistemi di smaltimento, Manuela Zublena ha sottolineato che oggi " le tecnologie mettono a disposizione nuove tecniche per il trattamento e fra questi i sistemi innovativi di gassificazione o pirolisi, che permettono di trattare il rifiuto valorizzandone la componente energetica in condizioni tali da garantire un contenimento dell'impatto ambientale su scala regionale e la riduzione dei sottoprodotti da conferire in discarica".

Nei giorni scorsi la Giunta ha adottato una delibera con la quale conferma "la necessità che vengano potenziate le attività finalizzate a perseguire livelli importanti di raccolta differenziata da avviare al recupero, con l'obiettivo della valorizzazione energetica dei rifiuti urbani".

(ANSA).


Chissà se ci si ritroverà mai una volta d'accordo su un concetto di "smaltimento " rifiuti. Il problema rimane sempre quello che se non si decide in fretta, gli accumuli diventeranno sempre più giganteschi e che per eliminarli sarà poi difficile agire con velocità e snellezza. Con la conseguenza che non saremo noi a pagarne il prezzo, comunque molto elevato, bensì i nostri figli che sono più indefesi che mai. Diamoci una mossa e decidiamo!

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