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LA QUESTIONE MORALE
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giorgio








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MessaggioInviato: Mer Ott 28, 2009 3:29 pm    Oggetto:  
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LA STAMPA 28 Ottobre 2009 ha scritto:
Buongiorno
Senza sapere

Se più niente ha il potere di stupirvi, ascoltate questa conversazione carpita dall’emittente Reggio Tv il giorno dei funerali delle vittime di Messina. C’è il governatore siciliano Lombardo che si lamenta con alcuni amici per aver firmato un decreto che consente a un consigliere comunale di costruirsi una casa in riva al torrente (quindi lievemente abusiva). «Capite? Chissà quanti ne firmo senza sapere, perché c’ho tanto di carte».

Per certi versi sarebbe stato meglio che avesse agito in malafede. Mi sarei sentito un po’ più sicuro, un po’ meno affidato al caso. Quel che invece apprendiamo dalla viva voce di Lombardo è che siamo nelle mani di una banda di politici superficiali e stressati che non hanno alcuna consapevolezza dei loro atti. Non hanno consapevolezza di quel che dicono e che di solito è pensato e scritto da altri. Non hanno consapevolezza delle mani che stringono, perché vengono portati in giro come madonne pellegrine e indotti a dar retta a persone di cui ignorano la storia e la fedina penale. E non hanno consapevolezza dei documenti che firmano, spesso a tarda sera, nei ritagli di tempo fra il collegamento tv e la dichiarazione ai giornali: il loro vero lavoro.

E’ chiaro che gente così dovrebbe almeno circondarsi di collaboratori preparati e integerrimi. Invece a prosperare in quella palude sono spesso i più servili, gli eterni portaborse. E così, dopo aver passato una vita a reclamare che fossero pulite, ci accorgiamo quanto sia importante che le mani della politica siano anzitutto attente, concentrate.
Massimo Gramellini




Sempre, noi del Pd-VdA, dobbiamo valutare ed essere costantemente attenti ad aprire i cordoni della borsa. Il fatto è che da tempo, esattamente da quando il partito è retto da questa dirigenza, che assieme stiamo cercando di ricreare un "tesoretto" da avere a disposizione atto a fare fronte a spese impreviste o a primarie che altri partiti non necessitano. Qualche manifesto, volantini, affitto di qualche locale per un'assemblea, un congresso ecc...

Leggendo in prima pagina de LA STAMPA il "Buongiorno" di Massimo Gramellini, mi è nata una considerazione leggermente diversa da quella che trae il bravo giornalista torinese. Questi signori - dice Gramellini - non hanno consapevolezza di quel che dicono e che di solito è pensato e scritto da altri. Non hanno consapevolezza delle mani che stringono, perché vengono portati in giro come madonne pellegrine e indotti a dar retta a persone di cui ignorano la storia e la fedina penale. Non hanno consapevolezza dei documenti che firmano, spesso a tarda sera, nei ritagli di tempo fra il collegamento tv e la dichiarazione ai giornali: il loro vero lavoro.

Esattamente come avviene qua da noi in Valle d'Aosta dove - ecco la mia considerazione - tutti i politici al potere con l'Uv, da "secoli", vengono portati in giro come madonne pellegrine, richiesti da associazioni, implorati da aziende, pregati in ginocchio da organizzazioni, pressati dalle istutuzioni culturali, combattentistiche, sanitarie, confindustriali, religiose, "arenarie" (quelle del vaccodromo) e chi ne ha più ne metta...Ovunque: sulla Tv nazionale e regionale, sui media, sui blog, sulla stampa locale, vediamo apparire i loro faccioni sorridenti e soddisfatti. Ovunque leggiamo di tutto, apprendiamo di tutto, che non sia il mondo politico dominante. Se c'è un politico di grido e per di più unionista, le degustazioni dei vini vengono meglio, gli assaggi delle fontine sono superlative, le castagnate poi non parliamone...e così della festa del lardo, del jambon, della "fioca", della valpellinentze! Si è arrivati a pubblicizzare con la propria immagine persino un animale albino, chiamato seduta stante "flocon de neige".

Ecco perchè a questi signori, a questo partito non è necessario sbirciare i cordoni della borsa. Loro sono costantemente e per tutto l'anno presenti e partecipanti come madonne pellegrine o madonne del giro, ovunque. Stringono mani, chiedono della salute della futura reina preferita, si interessano insomma di lasciare il segno della propria presenza in maniera indelebile. Sì perchè oltre tutto sono stati invitati e la festa e la manifestazione avrà successo solo per la loro presenza fisica. Poi finita la festa, tutti a casa con la consapevolezza di avere svolto un buon lavoro per il partito e per se stessi pensando alla prossima rielezione sempiterna e senza avere speso un soldo che un soldo, anzi. Saremo anche noi nelle mani di una banda di politici superficiali e stressati che non hanno alcuna consapevolezza dei loro atti. Saranno almeno circondatii di collaboratori preparati e integerrimi. A vedere dalle ultine reazioni dei giudici e dai risultati di alcuni processi a noi non sembra.

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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta»
Nuto Revelli
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MessaggioInviato: Mer Ott 28, 2009 3:29 pm    Oggetto: Adv






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giorgio








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MessaggioInviato: Gio Nov 12, 2009 10:20 am    Oggetto:  
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La Stampa 12 Novembre 2009 ha scritto:

SCANDALO BESTIAME. LE INTERCETTAZIONI TELEFONICHE DEGLI ACCUSATI
“Abbiamo l’appoggio di politici importanti”
Rollandin e Lanièce prima indagati, poi scagionati


AOSTA

A tirarli in ballo sono state le stesse persone arrestate nell’inchiesta sul bestiame contaminato e sulle Fontine adulterate che, parlando con altre persone al telefono, sostenevano di avere l’appoggio di politici di primo piano. Il presidente della giunta regionale, Augusto Rollandin, e l’assessore regionale alla Sanità, Albert Lanièce, sono stati inizialmente iscritti nel registro degli indagati. La loro posizione, però, è già stata chiarita e al gip è stata richiesta l’archiviazione. «Noi dobbiamo agire - spiega il procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia - soltanto quando abbiamo elementi certi di responsabilità. Dai nostri accertamenti è invece emerso che entrambi erano inconsapevoli di tale situazione».
La maxi inchiesta (condotta dal Corpo forestale, dai carabinieri di Valpelline e dal Nas di Torino) ha portato all’arresto di 13 persone e 69 indagati a piede libero: tra questi anche alcuni veterinari, la cui posizione è ancora tutta da chiarire. «Gli illeciti emersi nelle indagini hanno portato alla luce un fenomeno preoccupante - continua il magistrato -, ma voglio rasserenare la popolazione perché tutte le attività che possono far temere per la salute pubblica sono state tenute sotto controllo».
Le Fontine adulterate e consegnate ai diversi punti vendita della Valle sono state sequestrate dai militari del Nas, così come è stato ritirato dal commercio anche il grosso quantitativo di «zancolato» che era stato venduto come burro. «C’è il risvolto - aggiunge il procuratore capo - dei danni economici per la Regione, che si è costituita parte civile, valutati tra 350 e 450 mila euro».
L’inchiesta era partita dai forestali. Indagando su reati collegati alla caccia avevano scoperto che in un ambulatorio di Carmagnola (Torino) si facevano esami su animali provenienti dalla Valle d’Aosta. Poi è venuto a galla il resto: produzione di Fontina utilizzando latte proveniente da una stalla dichiarata infetta da Tbc. Gli indagati sono 69, per reati che vanno dall’associazione per delinquere finalizzata alla truffa fino alla frode in commercio. Dalle indagini, coordinate dal pm Pasquale Longarini, è emerso inoltre che l’azienda agricola Cabraz di Jovençan, nonostante avesse la stalla bloccata per alcune bovine malate, aveva continuato a produrre la Fontina Dop. In seguito aveva ceduto il latte al caseificio Duclos, di Gignod, che lo avrebbe miscelato con altro latte.
Angelo Cabraz ed Eliseo Duclos sono finiti in carcere. Agli arresti domiciliari, invece, si trovano Antonio Albisetti di Montjovet, Fabrizio Bisson di Gressan, Emilio Cabraz di Jovençan, Marisa Cheillon di Gignod, Angelo Letey di Valpelline, Elio Louisetti di Bionaz e Gabriele Viérin di Gressan. Con loro anche i veterinari Davide Mila di Morgex, Claudio Trocello di Aosta e Massimo Volget di Brissogne. Ai domiciliari anche Rosella Badino, di Pralormo (Torino), titolare di un laboratorio analisi di Carmagnola.

DANIELE GENCO

Nel precedente post avevo stigmatizzato la facile ed opprimente presenza dei politici dell'Uv e alleati che reggono le sorti di questa Regione, in tutte le manifestazioni che possano portare loro facile pubblicità personale con poca spesa. Tradotto in soldoni il ritorno in voti dell'attenzione prestata (in questo caso agli allevatori e produttori). Leggendo in prima pagina nazionale de
LA STAMPA il "Buongiorno" di Massimo Gramellini, scrivevo, mi è nata una considerazione leggermente diversa da quella che trae il bravo giornalista torinese. Questi "politici" - dice Gramellini - non hanno consapevolezza di quel che dicono e che di solito è pensato e scritto da altri. Non hanno consapevolezza delle mani che stringono, perché vengono portati in giro come madonne pellegrine e indotti a dar retta a persone di cui ignorano la storia e la fedina penale. Non hanno consapevolezza dei documenti che firmano, spesso a tarda sera, nei ritagli di tempo fra il collegamento tv e la dichiarazione ai giornali: il loro vero lavoro.

Ora con questo scandalo che si sta approssimando all'orizzonte e dopo le intercettazioni telefoniche, credo che sia giunta l'ora di intervenire sulle esaltanti presenze dei politici regionali in tutte queste manifestazioni festaiole e di folklore. Il tutto viene scambiato da la "Informazione" come "tradizioni valdostane", ma in effetti non è nient' altro che una richiesta naturale e impropria di voti per le prossime votazioni....amministrative, politiche, referendarie e che dir si voglia, tanto non fa differenza. Il dipendere dal potere costituito da anni da una macchina politica anzichè da un partito o da un movimento che fa gli interessi solo di determinate categorie è ormai cosa nota. Per una buona dose di elettori di questa bella regione d'Italia e soprattutto per coloro che intrecciano interessi personali con pacchi di voti è ormai sotto gli occhi di tutti. Infatti sono direttamente coinvolti con il potere politico tanto da menarne vanto e parlando con altre persone al telefono, loro possono sostenere di avere l’appoggio di politici di primo piano.

Il presidente della giunta regionale, Augusto Rollandin, e l’assessore regionale alla Sanità, Albert Lanièce, sono stati inizialmente iscritti nel registro degli indagati. Anche se la loro posizione, è già stata chiarita e al gip è stata richiesta l’archiviazione, noi pensiamo che questo brutto costume di fare capire e non capire di dire e non dire o riferire negli incontri di routine, cose a mezza bocca, provocano equivoci di questo genere. Infatti i cittadini interessati (in questo caso anche sostenitori) si sentono sempre tutelati dai propri politici di riferimento anche nel compiere azione a volte riprovevoli. «Noi dobbiamo agire - spiega il procuratore capo di Aosta, Marilinda Mineccia - soltanto quando abbiamo elementi certi di responsabilità. Dai nostri accertamenti è invece emerso che entrambi erano inconsapevoli di tale situazione». Invece sapete cosa dice Massimo Gramellini nel suo magnifico pezzo: Senza sapere ? E’ chiaro che gente così dovrebbe almeno circondarsi di collaboratori preparati e integerrimi. Invece a prosperare in quella palude sono spesso i più servili, gli eterni portaborse. E così, dopo aver passato una vita a reclamare che fossero pulite, ci accorgiamo quanto sia importante che le mani della politica siano anzitutto attente, concentrate..... e aggiungiamo noi, agili nel contare le banconote dei danni economici che si sono accumulati per la Regione e valutati tra 350 e 450 mila euro. Chi pagherà tutto questo? Sarà il solito "Pantalone" valdostano, quello che vivendo di reddito fisso, le tasse se le paga tutte fino all'ultimo centesimo.

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MessaggioInviato: Ven Nov 13, 2009 11:37 am    Oggetto:  
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La Stampa 13 Novembre 2009 ha scritto:

Buongiorno
L’Intrattabile

Sui libri di storia i nostri nipoti troveranno scritto che nell’autunno del 2009 un premier si fece approvare in 24 ore una legge per non finire sotto processo e penseranno a un refuso. Finiva così l’articolo che ho scritto un’ora fa e poi ho buttato nel cestino, perché nel rileggerlo mi sono accorto che ormai Berlusconi è un argomento intrattabile. Né io che scrivo né, temo, voi che leggete abbiamo più la giusta serenità per discutere di un uomo che non è un politico o un imprenditore come gli altri, ma un dio o un diavolo, a seconda degli umori. Uno che suscita amore e odio come le rockstar, le icone, le squadre di calcio.

Provate a immaginare se il presidente del Consiglio Casini (Tremonti, Letta, Bersani) si fosse fatto scodellare una legge ad personam, fresca fresca di giornata, dalle sue gallinelle parlamentari. I suoi elettori sarebbero stati i primi a scandalizzarsi, ma chi lo avesse difeso o attaccato lo avrebbe comunque fatto senza quella passione totalizzante e morbosa che contraddistingue i fan e i detrattori di Berlusconi.

Egli incarna il sogno di una massa di persone e i sogni di massa non sono tenuti a rispettare il codice penale né altra convenzione che non sia il perpetuarsi del sogno stesso. Questo pensano gli innamorati. Mentre i nemici diventano sempre più ossessivi e si chiedono: come potremmo non esserlo, visto che lui è ovunque, dalla politica alla finanza, dallo spettacolo allo sport? Ma anche loro non sanno più cosa inventarsi e così, proprio alla fine della sua parabola, quest’uomo epocale sembra aver raggiunto il suo obiettivo: lasciarci tutti senza parole.

Massimo Gramellini

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Dalla Repubblica delle Banane


La Stampa 13 Novembre 2009 ha scritto:

LE RICADUTE PER LA FONTINA
Rollandin: «Il marchio Dop non è in discussione»


«Non vedo perché mettere in forse il risultato di un prodotto definito con marchio Dop, solo perché alcuni allevatori e caseifici non si sono comportanti onestamente. La magistratura ha già isolato gli inquinatori, se qualcuno ha sbagliato paghi in prima persona». Lo ha detto il presidente della Regione Augusto Rollandin, ai margini della commemorazione della vittime di Nassiriya, ieri nella caserma dei carabinieri in via Clavalité. «Ho sempre sostenuto e raccomandato la bontà del prodotto - ha aggiunto il presidente -. Non credo proprio che la pregiata Fontina corra il rischio di essere esonerata del marchio Dop ottenuto con tanta fatica da tutti gli allevatori onesti». Aver saputo di essere indagato con l’assessore alla Sanità Albert Lanièce è stata un sorpresa e allo stesso tempo un dispiacere. «Chi ci ha tirato in ballo lo ha fatto impropriamente e in modo scorretto. La magistratura, però, ha già appurato la nostra estraneità ai fatti»

D.GE


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Dal Regno delle Fontine

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MessaggioInviato: Ven Nov 13, 2009 12:36 pm    Oggetto:  
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La Stampa 13 Novembre 2009 ha scritto:

“La Toma? E’ un Visitors”

Nell’ordinanza del gip i filoni dell’indagine
che si è conclusa con tredici arresti

L’inchiesta dei carabinieri di Valpelline, polizia giudiziaria della Forestale e Nas di Torino, coordinata dal pm Pasquale Longarini, che ha fatto finire agli arresti 13 tra allevatori e veterinari (2 in cella e 11 ai domiciliari) è agli atti come procedimento penale 2135/08. I filoni sono 5: l’importazione clandestina di bovini dalla Svizzera, l’alimentazione di bovine con fieno non valdostano in contrasto con il disciplinare della Fontina, la produzione e vendita di Fontine prodotte con latte proveniente da bovini malati e di zangolato (burro grezzo non commestibile e zeppo di batteri), le importazioni clandestine di medicinali veterinari e la falsificazione dei risultati delle prove di tubercolosi e brucellosi per evitare di perdere i contributi regionali ed europei che premiano le stalle indenni. Il tutto con un’ampia rete di complicità tra allevatori (tra cui il presidente dell’associazione regionale, Gabriele Viérin, ultimo vincitore delle Batailles) e medici veterinari. Fatti commessi e accertati nel 2007, 2008 e inizio 2009. Questo dicono le carte degli inquirenti. Eccole.

Gli illeciti
Sotto il profilo della salute pubblica, cioé di ciò che arrivava sulle tavole dei valdostani, l’ordinanza del Gip Maurizio D’Abrusco a pagina 68 ha un capitolo intitolato «Gli illeciti legati alla gestione del latte e i suoi derivati. Scrive il giudice: «L’indagine ha messo in luce le condotte illecite di Eliseo Duclos e Marisa Cheillon (contitolari del Cav, il Caseificio Artigiano Variney di Gignod), di Roberto Avetrani (consulente di Duclos),
Antonio Albisetti (rappresentante, trasportatore e tuttofare presso il caseificio), Claudio Trocello (veterinario Usl), Elio Louisetti (allevatore e conduttore di bovine di proprietà anche del Duclos) e Angelo Cabraz (allevatore e fornitore di Fontine al Duclos)».
«Nel corso di intercettazioni emergeva la produzione di una partita di Fontine di colorazione rossa, inidonee al consumo umano per la riscontrata presenza di stafilococco (patogeno per l’uomo e l’animale). Le Fontine risultavano prodotte dall’azienda di Angelo Cabraz e cedute per la commercializzazione al Caseificio Artigiano Variney di Gignod. Eliseo Duclos e Marisa Cheillon rivendevano le Fontine, tra gli altri, al supermercato (omissis) di Aosta e a (omissis) di Ivrea. Le conversazioni tra Angelo Cabraz ed Eliseo Duclos dimostrano come le Fontine, poi sottoposte a prelievo e analisi, non fossero idonee al consumo umano per la presenza dello stafilococco».
Le Fontine rosse
«Eliseo Duclos, durante le conversazioni intercettate, riferiva ad Angelo Cabraz di aver appreso della presenza dello stafilococcco direttamente dal veterinario Claudio Trocello in servizio presso l’Usl Valle d’Aosta. Il 19 maggio 2008 servizi di controllo nel caseificio di Eliseo Duclos e negli allevamenti di Angelo Cabraz culminavano con il rinvenimento e sequestro di partite di Fontina inidonee al consumo. Si è accertato che Trocello, interagendo con Eliseo Duclos e Angelo Cabraz, ha clamorosamente violato ogni regola deontologica, agendo contrariamente ai doveri funzionali, attraverso le seguenti condotte: formando falsamente un atto del suo ufficio, nella specie una proposta di distruzione dichiarando un numero di Fontine da distruggere (7, ndr) minore rispetto a quello reale (14, ndr); avvisando telefonicamente Cabraz (utilizzando l’utenza mobile di Duclos, ndr) dell’imminente controllo a opera dei Nas di Torino e suggerendogli di occultare formaggi e similari; sollecitando il Duclos alla distruzione delle cosiddette Fontine rosse e a seguito dell’inerzia di questi, attivandosi per la produzione di documentazione falsa “comprovante” l’avvenuta distruzione presso lo stabilimento Zora di Pollein ove a tal fine si recava personalmente per poi desistere grazie all’intervento tempestivo della polizia giudiziaria».
«Vendile per i toast»
«La commercializzazione ad opera del Caseificio Artigiano Variney delle Fontine “rosse” provenienti dall’allevamento di Cabraz è stata riscontrata presso il supermercato (omissis) di Aosta e presso (omissis) di Ivrea dove il 22 maggio 2005 sono state sequestrate alcune forme. Il Duclos ha intrapreso vie “secondarie” per commercializzare comunque il prodotto inidoneo». In particolare, Duclos a un negoziante di Ivrea «suggerisce di venderle come “Fontina da toast”». In un’altra occasione, quando un supermercato di Aosta le restituisce, Duclos parla con Angelo Cabraz «per la somministrazione delle Fontine ai dipendenti di origine marocchina». E un’altra volta, le forme scadenti rimandate indietro «sono finite in un negozio di Pila».
La questione burro
Il capitolo burro, per usare un eufemismo, è a pagina 75 dell’ordinanza. «Con il sopraggiungere della stagione estiva, alla fine di giugno 2008, a fronte della carenza del prodotto burro nel caseificio Cav, Duclos è indotto da Antonio Albisetti ad approvigionarsi presso la ditta Valle Josina (Cuneo) di zangolato crema di latte non pastorizzato. Il prodotto, senza alcuna lavorazione aggiuntiva (pastorizzazione, ndr) è stato di seguito confezionato e commercializzato come derivante da produzione propria». Scrive ancora il Gip: «Di fatto, è stato incredibilmente venduto quale burro artigianale di panna pastorizzata...Va evidenziato che la ditta fornitrice opera correttamente, precisando sia nella telefonata sia nelle fatture che trattasi di prodotto non destinato al consumo umano diretto, richiedendo apposita dichiarazione del Duclos che il prodotto non viene venduto direttamente al pubblico bensì utilizzato nel ciclo produttivo aziendale». «Lo zangolato è un burro grezzo, ad elevata carica batterica, che necssita di ulteriore lavorazione (pastorizzazione, ndr) prima della somministrazione all’uomo. E’ emerso invece, da una serie di conversazioni telefoniche tra Duclos e Antonio Albisetti, che il prodotto zangolato, acquistato in pani bianchi da 25 Kg, è stato semplicemente ridotto di volume mediante ‘’panettatrice’’, ottenendo così panetti di diverse pesature (1 Kg, 500 e 250 grammi) somministrato al pubblico come burro di panna pastorizzata. Peraltro il Duclos prima della “riduzione volumetrica” ha esposto il prodotto alle elevate temperature estive (in luoghi inidonei come autorimesse o su un camioncino non refrigerato) favorendo in questo modo l’ulteriore proliferare esponenziale delle cariche batteriche, come palesato in una conversazione con Albisetti che lamenta: il fatto che lo zangolato (definito da Albisetti ‘’burro crudo’’) sia stato esposto a temperature troppo elevate (25-30 gradi); il deteriorarsi del prodotto “Fonduta”, divenuto nero e acquoso perché tenuto in un garage al caldo».

Il 7 agosto 2008 tra Duclos e Albisetti ci sono telefonate «propedeutiche all’occultamento dello zangolato fuori dallo stabilimento aziendale, su un camioncino in località Tzamberlet di Aosta, affinché non venga rinvenuto in sede di accertamento dell’Usl. Nella stessa giornata, lo zangolato a seguito di ordinativo del supermercato (omissis) viene depezzato e confezionato tour court (ovviamente senza pastorizzazione) e quindi consegnato al cliente, dando adito alla lamentela del personale (burro molle, ndr)...il 14 luglio 2008 il Nas di Torino con l’Usl Vda effettuava il campionamento del prodotto somministrato da Duclos come burro (esaminando panetti già confezionati) riscontrando cariche batteriche elevatissime». Di tutto ciò, il veterinario Trocello doveva redigere le «schede di vigilanza sanitaria». Che ha fatto, ma, scrive il Gip, «gli atti sono falsi».

Nell’estate 2008 il Caseificio Artigiano Variney acquista altro zangolato (443 Kg) dal Caseificio Piemontese di Torino. Il 17 settembre ne arrivano 174 Kg invasi dalla muffa «ma si evince la scetla di Duclos di commercializzarli comunque». E la decisione di vendere lo stesso quello zangolato ammuffito spacciandolo per burro fresco valdostano, scrive il Gip, è suffragata da testimonianze rese alla Procura da negozianti di Arvier, Morgex e da albergatori di Cervinia («era giallo e molle»). Trocello è di nuovo sullo sfondo, «attestando falsamente che l’azienda si sarebbe adoperata per il ritiro dal commercio di lotti non conformi». E ancora: «Il fine di lucro è evidente, posto che lo zangolato acquitato al prezzo medio di 1,80 euro al Kg viene rivenuto come burro artigianale valdostano a un prezzo medio di oltre 4 euro al Kg, con un guadagno, nel solo caso dell’approvigionamento dei 5656 Kg dal Caseificio Valle Josina nel secondo semestre 2008, di oltre 12.443 euro».
Extraterrestri
Spuntano anche gli extraterrestri. Scrive ancora il gip: «La commercializzazione di formaggi di dubbia qualità da parte del Caseificio Duclos assume connotati ancora più allarmanti nel caso delle Tome di Valpelline, descritte come “Visitors” (per l’interna colorazione verde, estranea alle caratteristiche merceologiche del prodotto) nell’ambito di una telefonata (16 luglio 2008) tra Antonio Albisetti e una dipendente del supermercato (omissis), che rievoca nell’immaginario il noto fatto di cronaca del vino Ciravegna additivato da metanolo». Altro filone. Siccome il 19 maggio 2008 hanno chiuso la casera di Angelo Cabraz (6 bovini positivi alla Tbc), questi non si perde d’animo e decide di mandare il latte proibito al Caseificio Artigianale di Duclos per la lavorazione. Duclos non è ignaro dei rischi, anzi. In una telefonata dice: «Sono proprio un fuorilegge». (1/continua)


Un pezzo o uno spaccato di vita valdostana che come una sinusoide presenta alternativamente e regolarmente il suo picco...
Allora ci viene da dire, ma è proprio un vizio!?


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Ultima modifica di giorgio il Lun Nov 16, 2009 9:25 am, modificato 1 volta in totale
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Nov 14, 2009 1:00 pm    Oggetto:  
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La Stampa ha scritto:
L’inchiesta dei carabinieri di Valpelline, polizia giudiziaria della Forestale e Nas di Torino, coordinata dal pm Pasquale Longarini, che ha fatto finire agli arresti 13 tra allevatori e veterinari (2 in cella e 11 ai domiciliari) è agli atti come procedimento penale 2135/08.
I filoni sono 5:
1)-l’importazione clandestina di bovini dalla Svizzera,
2)-l’alimentazione di bovine con fieno non valdostano in contrasto con il disciplinare della Fontina,
3)-la produzione e vendita di Fontine prodotte con latte proveniente da bovini malati e di zangolato (burro grezzo non commestibile e zeppo di batteri),
4)-le importazioni clandestine di medicinali veterinari e
5)-la falsificazione dei risultati delle prove di tubercolosi e brucellosi per evitare di perdere i contributi regionali ed europei che premiano le stalle indenni.

Il tutto con un’ampia rete di complicità tra allevatori (tra cui il presidente dell’associazione regionale, Gabriele Viérin, ultimo vincitore delle Batailles) e medici veterinari. Fatti commessi e accertati nel 2007, 2008 e inizio 2009. Questo dicono le carte degli inquirenti. Il giudice D’Abrusco, nell’ordinanza con cui ha deciso su richiesta del pm Pasquale Longarini tredici arresti tra allevatori e veterinari per lo scandalo bestiame, scrive che «le attività si collocano in un amplissimo contesto criminale». «Taluni allevatori alteravano il risultato della prova tubercolinica somministrando cortisonici agli allevatori». Nelle intercettazioni emerge che le bovine malate, pur di evitare la perdita della qualifica di «stalla indenne» e i relativi contributi, finivano dritte al macello, quindi nei piatti dei consumatori. «Era positiva, l’ho macellata» dice un allevatore in una telefonata. E il presidente Arev Gabriele Viérin, tra gli arrestati (ai domiciliari), in un’altra conversazione con un collega a cui hanno bloccato il latte, spiega: «Porta la fialetta di un’altra e porta giù così sei tranquillo...». Tutto ruotava attorno al laboratorio di Carmagnola che svolgeva test illeciti e nascondeva le eventuali positività alle malattie.
Stefano Sergi


Quello che fa veramente male è il vedere come una banda di persone senza scrupoli, senza esitazioni, inquietudini o turbamenti, riesca a collocarsi in un contesto criminale, anche per motivi i più abbietti. Passi il filone della truffa, del non rispetto del disciplinare della Fontina (fieno non valdostano), dell'importazione clandestina di bovine di razza non valdostana, ma lo sdegno per un'azione ripugnante, schifosa e infame, come quella usata per immettere sul mercato prodotti non commestibili e zeppi di batteri e dunque pericolosissimi per la salute nostra e dei nostri bambini, è "smisuratamente immenso".

Cari democratici, credo, avrete letto anche voi su LA STAMPA quanto scrive il giudice: "L'indagine ha messo in luce le condotte illecite di Eliseo Duclos e del suo consulente R.A e ..." e ". Nel corso delle intercettazioni emergeva la produzione di una partita di fontine di colorazione rossa, inidonee al consumo umano per la presenza di staffilococco. Le fontine risultavano prodotte dall'azienda di ...e commercializzate dal caseificio Artigiano Variney di Gignod" ove era consulente...[ un ex Ds-Gv, dissidente Pd e poi passato al Galletto]. L'ho extrapolato, in quanto è l'unica persona coinvolta che conosco. Per ora non voglio esprimere giudizi di sorta, ma solo diffondere informazione. I giudizi si potranno esprimere alla fine delle indagini ma, sopratutto, alla fine quando ci sarà la sentenza finale.

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MessaggioInviato: Lun Nov 16, 2009 9:24 am    Oggetto:  
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La Stampa 14 Novembre 2009 ha scritto:
“Era positiva, l’ho macellata”
Il giudice D’Abrusco «Le attività si collocano in un amplissimo contesto criminale»
STEFANO SERGI

«Le attività per le quali si procede si collocano in un amplissimo contesto criminale». Lo sottolinea il Gip Maurizio D’Abrusco nell’ordinanza di applicazione di 13 misure cautelari chieste dal pm Pasquale Longarini nell’ambito dell’inchiesta - condotta dai Nas di Torino, dalla polizia giudiziaria della Forestale valdostana e dai carabinieri di Valpelline - su bestiame contaminato e Fontine adulterate.
I test alterati
Uno dei capitoli su cui si fonda l’ordinanza è quello della truffa a Regione e Comunità europea attraverso l’alterazione dei test sulle bovine relativi a tubercolosi e brucellosi. Gli arrestati, per evitare che la stalla perdesse la qualifica di «indenne» e quindi i relativi contributi, si rivolgevano a un laboratorio di Carmagnola con la complicità di veterinari Usl e di altri convenzionati con l’Anaborava, l’associazione degli allevatori delle bovine di razza valdostana. Ecco cosa scrive il giudice D’Abrusco: «Nel gennaio 2008 il Corpo forestale avviava indagini in particolare sul conto di Italo e Donato Avoyer in merito alle ipotesi di truffa aggravata continuata, maltrattamento di animali e illecita importazione di bovini dalla Svizzera al fine di sostituirli con altri già censiti dal servizio veterinario...Presso taluni macellli piemontesi giungevano capi bovini, provenienti da stalle valdostane ufficialmente indenni, che a seguito di macellazione risultavano affetti da tubercolosi. Inoltre si apprendeva che taluni allevatori di bovini alteravano il risultato della prova tubercolinica trattando gli animali con i cortisonici».
Il laboratorio amico
«Rosella Badino (titolare del laboratorio LA.ECO.VET. di Carmagnola, ndr) adotta i seguenti comportamenti illeciti: riceve da allevatori valdostani e veterinari dell’Usl Vda o da liberi professionisti convenzionati con Anaborava, provette di sangue animale al fine di effettuare accertamenti di malattie soggette a profilassi di Stato (tubercolosi e brucellosi); si munisce di kit diganostici la cui detenzione e utilizzazione è consentita solo ai laboratori degli istituti zooprofilattici sperimentali e dell’Istituto Superiore della Sanità; effettua illegalmente gli accertamenti diagnostici previa consegna di campioni di sangue illegalmente prelevato dai bovini da parte dei proprietari o da veterinari; comunica il responso direttamente all’allevatore o al veterinario; fornisce all’allevatore una serie di precise indicazioni e precauzioni da adottare; omette di informare le autorità dell’esistenza di malattie infettive e diffusive (Tbc e brucellosi) accertate nella diagnostica; modifica i referti delle analisi eseguite laddove all’allevatore o al veterinario servisse apposita documentazione da allegare in sede di autocontrollo».
Le strategie
«Le provette sono contrassegnate da numeri così da poter individuare in caso di positività di malattia l’animale associato alla provetta numerata e di conseguenza diversificare la successiva condotta, adottando una delle seguenti strategie: mantenere in stalla il bovino positivo con il rischio di sospensione o revoca della qualifica di ufficialmente indenne, con ripercussioni economiche negative; avviarlo alla macellazione (intercettazione telefonica «...sì anche sulle mie l’altra volta aveva dato un + e io le ho macellate...»); venderlo sottacendo la patologia; alterare il risultato della prova tubercolinica».
L’allevatore, manco a dirlo, per le mucche malate sceglieva di macellarle, venderle o alterare i risultati. Di sicuro, non se le teneva nella stalla «conservando così - scrive il Gip - fraudolentemente la qualifica di ufficialmente indenne».
Gli allevatori
«Rosella Badino interagisce con i gruppi di allevatori e con i veterinari appresso indicati: Angelina Jordan, Donato e Italo Avoyer; René Laurent Clos e Pierre Alexandre Clos, della «Mont Fallèrea» di Jovençan; Davide Mila, medico veterinario convenzionato con l’Anaborava e Vittorio Noz di Nus; Angelo ed Emilio Cabraz e Alfreda Tillier, di omonime Jovençan, Charvensod e Gressan; Fabrizio Bisson e Gabriele Viérin, soci di La Borettaz e vincitori della Batailles; Ada Giuseppina Girod, Carla Anna Maria Girod, Nello Angelo Girod, Giovanni Girod con ditte a Gaby e Fontainemore; Dante e Daniele Morzenti e Angela Rolland, ditta di Cogne con allevamento ad Aymavilles; Loris Pieiller e Laura Vercellin Nourissat, soci dell’azienda Lo Nic di Nus, Luciano e Marco Cuc di Aymavilles; Pierpaolo Trèves; Italo Lazier, Fontainemore e Leo Saraillon, Aymavilles».
Al riparo dai Nas
«Rosella Badino nell’espletamento delle illecite analisi preventive e ‘’parallele’’ volte all’accertamento di Tbc e brucellosi prima del risanamento ufficiale, si avvale della collaborazione di Daniela Andreol, Antonella Chiosso ed Emanuela Pessione». A questo proposito, tra le intercettazioni telefoniche ne spunta una in cui, dopo un’ispezione dei Nas, una dipendente del laboratorio dice ad Antonella Chiosso «Sai che Rosella vuole che quelli positivi non li registriamo...». E ancora, l’11 giugno 2008, due dipendenti parlano di nuovo dell’ispezione dei Nas: «...perché loro hanno tirato la battuta del laboratorio che c’era qualcosa che non gli piaceva, quindi il prossimo giro fanno un giro più ampio, faranno il giro del laboratorio...Ho detto a Daniela “Dany il prossimo giro ci sediamo lì, arrivano e gli diciamo noi non parliamo finché non arriva Rosella”, poi se la vede lei perché tutte le volte devi cercare di parargli il culo no...(riferito alla Badino)».
«E’ bello positivo...»
Altra intercettazione, 21 gennaio 2008, tra l’allevatore Donato Avoyer e il laboratorio. «Avoyer - scrive il Gip - cela l’identità sotto quella di tale signor Collé». Il laboratorio gli comunica il responso del test gamma-interferone risultato positivo alla Tbc: «..la due positiva...tutte e due...sia all’aviaria sia alla bovina...tutte e due positiva...». Altra telefonata tra Pierpaolo Trèves e il laboratorio sul test per la brucellosi. Dice una dipendente: «...ed è proprio bello positivo...sì sì è proprio alta alta, è il massimo...» e lui risponde «Sì sì avevamo già dei sospetti allora volevamo...».
Il gamma-interferone
Altro capitolo è quello dei Cabraz e di Alfreda Tillier, la procesura è la stessa, con i test del gamma-interferone svolti prima delle prove ufficiali del risanamento. I Nas e il Servizio veterinario il 17 giugno 2008 su 90 campioni di sangue prelevati nell’allevamento di Angelo Cabraz trovarono 6 capi bovini infetti da Tbc. «Il risultato di positività - scrive il Gip - assume rilevanza se confrontato con quello negativo della prova tubercolinica intradermica effettuata nel corso delle pregresse operazioni nell’ambito dei risanamenti ufficiali». Ancora: «Giova evidenziare che l’azienda di Angelo Cabraz è sempre risultata indenne alla Tbc fino all’ispezione a sorpresa in data 19 maggio 2008».
Il blitz a La Borettaz
Il 9 giugno 2008 è la data dell’ispezione dei Nas a La Borettaz, l’azienda del presidente degli allevatori Gabriele Viérin e del suo socio Fabrizio Bisson. Scrive il Gip: «Dai documenti acquisiti dal Nas di Torino emerge chiaramente come Gabriele Viérin si avvalesse del laboratorio LA.ECO.VET. per verifiche ‘’parallele’’ a quelle ufficiali volte all’accertamento della positività dei suoi capi alla tubercolosi bovina». Ancora: «Nell’ispezione si rinvenivano due forme di formaggio fresco invase da mosche e si accertava che l’azienda non aveva alcuna autorizzazione sanitaria alla trasformazione del latte prodotto. All’interno di un distributore automatico si rinvenivano prodotti (Fontina, formaggio valdostano, formaggio magro) riportanti in etichetta “prodotto dalla ditta La Borettaz” mentre in realtà trattavasi di prodotti acquistati da terzi».
Ci sono poi le telefonate di Gabriele Viérin. Il 13 agosto 2008 alle ore 16,59 lo chiama un tale Livio «che - scrive il Gip - lamenta il fatto che a seguito di analisi effettuate sul latte si è riscontrata la presenza di inibenti e gli hanno “bloccato” il latte e le Fontine. Gli interlocutori discutono di controllare su alcune fiale i tempi di sospensione...Viérin consiglia di prendere il latte di un’altra mucca: “Eh va ben, ma te prendi un’altra!...ma no! non scherzare, ma non scherzare no, no, te prendi pure una paglietta (fiala per prelievo, ndr) di un’altra e porta giù, così sei tranquillo, e togli via Diane ancora un paio di giorni, poi io ti dico qualcosa...ecco e poi vediamo poi più avanti l’analizziamo semmai la porto...me lo dai a me lo portiamo su e io lo faccio passare che è una mucca che faccio io delle analisi e voilà».
(2/continua)

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MessaggioInviato: Lun Nov 16, 2009 10:02 am    Oggetto:  
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La Stampa 15 Novembre 2009 ha scritto:
I VERBALI L’ordinanza che ha dato il via ai tredici arresti

“Ostacoli all’inchiesta”.
Il Gip: forti resistenze alle analisi del Nas anche in sedi istituzionali
Molti sapevano. «I vertici dell’Arev e dell’Anaborava erano consapevoli delle importazioni clandestine»
LO SCANDALO BESTIAME
STEFANO SERGI

AOSTA - L’inchiesta sullo scandalo del bestiame, con i ripetuti controlli del Nas di Torino, polizia giudiziaria della Forestale, carabinieri di Valpelline, dava fastidio a molti. A leggere i passaggi dell’ordinanza del Gip D’Abrusco che ha dato il via ai tredici arresti, si possono anche intuire i motivi di tale fastidio. In qualche caso c’era il legittimo timore di chi, lavorando onestamente, temeva di veder rallentare l’attività, ma in altri casi (non isolati) c’era la paura di essere presi con le mani nella marmellata, come poi è accaduto.
Le conoscenze in alto
«Gli indagati - scrive il giudice - sono in grado di fare affidamento su una vasta rete di conoscenze istituzionali». In molti sapevano che nel laboratorio di Carmagnola si svolgevano analisi parallele e proibite. Così come in molti sapevano del mercato clandestino di importazione di bovini e materiale biologico (sperma) dalla Svizzera. Lo sapevano gli allevatori, i veterinari complici e pure i vertici dell’Anaborava, l’associazione degli allevatori di razza bovina valdostana e quelli dell’Arev, l’associazione degli allevatori. A pagina 103 dell’ordinanza il Gip cita intercettazioni telefoniche tra allevatori: «Tali conversazioni sono relative a controlli, quanto meno ‘’informali’’, svolti dai vertici istituzionali dell’Arev, in particolare dal direttore Edy Henriet e dal presidente Gabriele Viérin (agli arresti domiciliari, ndr) mediante verifiche effettuate su registri anagrafici custoditi presso i competenti uffici elvetici. Tali controlli dimostrano inequivocabilmente la conoscenza, da parte dei vertici dell’Arev, del fenomeno dell’importazione clandestina di bovini e materiale biologico al di fuori di ogni tipo di controllo ufficiale». E ancora: «A tal proposito è significativa anche la conversazione tra il veterinario Davide Mila (ai domiciliari, ndr) e il direttore dell’Anaborava Mario Vevey, relativa ai controlli effettuati dal Nas presso gli allevamenti mediante operazioni di prelievo del pelo per la determinazione del Dna. Gli interlocutori manifestano ancora una volta la consapevolezza dell’esistenza del contrabbando dalla Svizzera».
L’epidemia di Tbc
Con l’avanzare dell’inchiesta, cresce la preoccupazione nell’ambiente. A giugno 2008 «si è in presenza di una esplosione incontrollata dell’epidemia di Tbc in Valle d’Aosta e ci sono numerosi e chiari segnali circa la prassi di truccare la prova tubercolinica» dice il Gip. I Nas incalzano con i controlli, ma questo dà fastidio. Lo scrive il Gip quando descrive i metodi di analisi adottati dai carabinieri, che sigillano addirittura con il piombo i campioni di sangue da analizzare. «La procedura - dice il Gip - solleva forti resistenze e critiche, come emerge in molte telefonate e anche in atti ufficiali di organi istituzionali valdostani». Il 24 settembre 2008 il direttore dell’istituto zooprofilattico di Aosta, Riccardo Orusa, chiama Enrico Rovarey, responsabile della Direzione salute e sanità pubblica e veterinario presso l’assessorato alla Sanità, «e - scrive il Gip - si lamenta perché il Nas gli ha portato 153 campioni alle due e che dieci minuti prima ne sono arrivati altri 42 quando l’istituto era già chiuso, poi dice di aver parlato con (omissis) perché se lui deve stare aperto 24 ore ci sta anche, purché glielo si dica». «Rovarey - aggiunge il Gip - dice: “Questo maresciallo sta facendo delle cose strane”, e che così facendo si mette in difficoltà anche Marco Ragionieri (funzionario Sanità, ndr) che deve iniziare la campagna ordinaria, aggiunge che ha già parlato con chi doveva (Orusa capisce di chi sta parlando) e che vedranno di arrivare al ministero perché non si può andare avanti così». «In un’altra telefonata, il giorno dopo, Rovarey dice a Ragionieri tra l’altro: “sarebbe il caso di capire anche a livello romano cosa vogliono, cosa sta succedendo...le cose le abbiamo fatte sempre trasparenti e non abbiamo niente da nascondere assolutamente...no no...”. Nella parte finale, i due parlano del rischio che i Nas estromettano dai controlli i veterinari della Valle d’Aosta».
Le lacune dei controlli
Il 7 settembre altra telefonata tra Rovarey e Ragionieri. Il veterinario «manifesta che la strategia del Nas di utilizzare il gamma interferone possa evidenziare le gravi lacune dei locali servizi veterinari e dunque le loro responsabilità nella diffusione della malattia. “Ma allora non siamo mica più a posto” aveva detto a Ragionieri dopo aver saputo alcuni risultati». Nelle stesse carte del Gip, spunta anche un’intervista di Gabriele Viérin a La Stampa: «Tenta di far passare - scrive il giudice a proposito dell’allevatore - le proprie teorie secondo le quali la prova del gamma interferon non sarebbe attendibile». Ma è la stessa prova che il presidente Arev faceva svolgere nel laboratorio di Carmagnola.
«Il 3 novembre 2008 - scrive il Gip - l’assessore alla Sanità Albert Lanièce chiama Ragionieri e chiede se i controlli del Nas continuano, suggerisce di tenere sotto controllo le spese dei veterinari impegnati con loro e riferire a quanto ammontano se è possibile calcolarle». Ancora: «Lettera del 6 ottobre 2008: l’assessore Lanièce sostiene di non poter finanziare le spese dei controlli, non considerando tuttavia il fatto che la prova tubercolinica può essere truccata e che pertanto la procedura adottata dal Nas è finalizzata proprio a evitare che i risultati vengano falsati, come nei fatti accertato. Si consideri, al riguardo, che il Lanièce è perfettamente consapevole del fatto che la prova tubercolinica possa essere taroccata...si veda la conversazione del 28 novembre in cui Lanièce e Piero Prola parlano della commissione in cui si è discusso anche del gamma interferone. Lanièce dice: “Io comunque due cose...l’ho dovuto dire sul fatto che il gamma interferone i Nas lo fanno perché l’altra prova si può truccare...” e nella conversazione Prola dice “Madonna...si è proprio capito che stanno facendo delle prove parallele...”».
Nuovi interrogatori da domani
Domani riprendono gli interrogatori di garanzia, davanti al gip del tribunale Maurizio D’Abrusco. Alle 10 toccherà ad Emilio Cabraz, 67 anni, allevatore di Jovençan, agli arresti domiciliari. L’uomo è assistito dagli avvocati Agata e Stefano Bonaudo. Non è escluso che la linea di difesa di Emilio Cabraz possa essere la stessa tenuta dal figlio Angelo, in carcere a Brissogne, che davanti al giudice, venerdì, si è avvalso della facoltà di non rispondere.
«E’ presto per parlare di strategia difensiva» avevano sostenuto i due legali. Scegliere la linea del silenzio rientra comunque in una strategia per permettere ai legali di studiare meglio le carte dell’inchiesta. E, nel caso dell’operazione «Gammatuber», condotta dai Nas di Torino, dal Corpo forestale valdostano e dai carabinieri di Valpelline, di fascicoli da visionare ce ne sono davvero tanti. Basti pensare che la sola ordinanza di custodia cautelare scritta dal Gip è di 124 pagine mentre la documentazione predisposta dagli investigatori in mano al pm Pasquale Longarini supera le 550 pagine. Allegati agli atti ci sono poi filmati, fotografie e un corposo numero di nastri di intercettazioni telefoniche.
Martedì davanti al Gip ci sarà, invece, il veterinario dell’Usl Claudio Trocello, 54 anni, di Aosta, agli arresti domiciliari, accompagnato dall’avvocato Piergiorgio Pietrini. La posizione del medico veterinario è particolarmente critica: al magistrato dovrà spiegare la sua condotta nell’ambito dell’inchiesta delle stalle e caseifici sotto inchiesta. Mercoledì, a trovarsi faccia a faccia con il gip D’Abrusco saranno altri due veterinari, anche loro ai domiciliari: Davide Mila, 49 anni, di Morgex, e Massimo Volget, 38 anni, di Brissogne, entrambi assistiti dall’avvocato Nilo Rebecchi. Sulla loro condotta difensiva il legale non ha voluto fare anticipazioni. Intanto l’Anaborava (Associazione nazionale allevatori bovini di razza valdostana) con la quale i due professionisti sono convenzionati ha deciso la loro sospensione «in via cautelativa» e per «tutelare l’immagine istituzionale».
Nel corso della settimana ci saranno altri interrogatori di garanzia, per tutti gli 11 indagati agli arresti domiciliari. \


Mi piacerebbe sapere qual'è il Ministero " romano" a cui si fa riferimento nell'intervista sopra riportata. Vorremmo anche sapere se il ministro Zaia prima e Valter Togni po,i che propugna - all'interno di un comunicato un ANSA - con forza, quasi alzando la voce, l'alleanza dell' l'Uv con la Lega, sono al corrente di ciò che sta accadendo tra gli allevatori e produttori valdostani.

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MessaggioInviato: Mar Nov 17, 2009 7:03 pm    Oggetto:  
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(ANSA) Data: 17/11/2009 ha scritto:
11:51 INCHIESTA BESTIAME: INTERROGAZIONI PD E PDL CONSIGLIO VALLE (1)
(ANSA) - AOSTA, 17 NOV -
L'inchiesta della Procura di Aosta sul bestiame contaminato e formaggio adulterato, che ha portato la scorsa settimana a 13 arresti tra allevatori e veterinari, sarà domani uno degli argomenti della seduta del Consiglio Valle con due interrogazioni a risposta immediata presentate dal Pd e Pdl.

Il centro sinistra, in particolare, interroga la Giunta regionale se "sussistano o meno ancora rischi per la salute dei cittadini" derivanti dalle irregolarità sulla produzione della fontina e al foraggiamento del bestiame emersi dall'inchiesta.

I consiglieri regionali del Pdl vogliono sapere dall'Esecutivo "quali risoluzioni ha adottato per fare fronte alla situazione" per "tutelare primariamente la salute dei cittadini, difendere la credibilità dei prodotti della zootecnia valdostana e salvaguardare anche l'operato di tutti quegli allevatori che hanno esercitato ed esercitano la loro attività nel rispetto costante delle norme vigenti". (ANSA)




(ANSA) Data: 17/11/2009 ha scritto:
12:11 INCHIESTA BESTIAME: INTERROGAZIONI PD E PDL CONSIGLIO VALLE (2)
(ANSA) - AOSTA, 17 NOV -
L'Assemblea tratterà - secondo quanto previsto dall'ordine del giorno supplettivo inviato oggi - cinque interrogazioni a risposta immediata.

Oltre a quelle del Pd sull'inchiesta del bestiame, il gruppo Vallée d'Aoste Vive/Renouveau interrogherà il Governo sull'erogazione di contributi per la biosicurezza e il miglioramento del benessere animale. Le altre iniziative concernono la situazione dei lavori nella zona interessata dalla frana di Arnad (consiglieri dell'Union Valdôtaine Prola, Crétaz e Empereur) e lo stato di avanzamento del progetto della variante della statale n. 27 del Gran San Bernardo (Stella Alpina).

Inoltre, saranno discusse la proposta di modifica alle leggi in materia elettorale comunale e sulla votazione e scrutinio mediante apparecchiature elettroniche, presentata dai consiglieri Empereur, Salzone e La Torre, oltre che il disegno di legge riguardante il contenimento, pubblicità e controllo delle spese per la campagna elettorale dei candidati alla carica di sindaco, di vice sindaco, di consigliere comunale e circoscrizionale". (ANSA)


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MessaggioInviato: Mer Nov 18, 2009 10:37 am    Oggetto:  
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(ANSA) Data: 18/11/2009 ha scritto:
09:38 INCHIESTA BESTIAME: LANIECE, NESSUN PERICOLO SALUTE PUBBLICA
(ANSA) - AOSTA, 18 NOV -
Non ci sono rischi per la salute pubblica a seguito della maxi-inchiesta sul bestiame contaminato e sulle Fontine adulterate. Lo ha assicurato oggi in Consiglio Valle l'assessore regionale alla sanità e salute pubblica, Albert Laniece, rispondendo ad un'interrogazione a risposta immediata del Pd.

"Abbiamo provveduto ad effettuare controlli e analisi - ha aggiunto Laniece - oltre a distruggere i prodotti trovati non conformi. Un'azienda su 350 è coinvolta nell'inchiesta. Possiamo affermare che non ci sono rischi per la salute pubblica né per latte e derivati né per le carni". Per la questione 'risanamento', "la situazione epidemiologica è sotto controllo - ha proseguito Laniece - e sono state rilevate 16 stalle positive su 1.250 controllate, ovvero l'1,28%, mentre l'anno scorso era il 3%".

Rispondendo un'interrogazione a risposta immediata di Vda Vive-Rv, l'assessore all'agricoltura, Giuseppe Isabellon, ha poi comunicato che "i contributi al settore sono concessi in base a quattro parametri, alle banche dati dell'Arev e dell'anagrafe regionale". (ANSA).


(ANSA). Data: 18/11/2009 ha scritto:
09:53 INCHIESTA BESTIAME: TIBALDI, BUFERA TRATTATA COME VENTICELLO
(V.'INCHIESTA BESTIAME: LANIECE, NESSUN...' DELLE 9.3Cool
(ANSA) - AOSTA, 18 NOV -
"Siamo di fronte ad una situazione di degrado e di emergenza che si sta sottovalutando o ignorando. Il problema è come una bufera che però viene trattata da venticello". Lo ha dichiarato Enrico Tibaldi (Pdl) durante la discussione sulla sua interrogazione a risposta immediata relativa all'inchiesta su bestiame contaminato e Fontine adulterate.

"Questa vicenda - ha aggiunto - ha provocato un danno incommensurabile al settore e all'immagine di tutta la Valle d'Aosta. Per colpa di alcuni manigoldi vengono danneggiati tutti gli allevatori e i produttori di Fontina. Già nella precedente legislatura avevamo sollevato il problema dell'escalation della Tbc. Non può essere sempre la magistratura ad intervenire in situazioni di questo genere, la politica deve fare la sua parte". (ANSA).


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MessaggioInviato: Mer Nov 18, 2009 5:38 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Consiglio regionale
Inchiesta bestiame: in base alle indagini la Regione vedrà se costituirsi parte civile
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Aosta -
Rollandin: “Abbiamo fiducia nella magistratura”.
Tibaldi “Anche la politica deve intervenire, state sottovalutando la situazione”.
Intanto dalle analisi finora condotte non risulterebbero rischi alla salute umana.


“Attendiamo di analizzare nel dettaglio gli atti relativi all’inchiesta al fine di prendere i provvedimenti necessari per la salvaguardia degli interessi dell’Amministrazione regionale – compresa l’eventuale costituzione di parte civile, e la protezione dei settori dell’agricoltura e dell’allevamenti valdostani”. Non poteva che essere l’inchiesta sul bestiame, che la magistratura sta portando avanti, ad aprire i lavori del Consiglio regionale. La politica rimane in stand by e dimostra fiducia nella stessa magistratura, come detto ad inizio lavori dal Presidente della Regione Augusto Rollandin. Si tratta di un atteggiamento che tuttavia non piace al gruppo del Pdl. “Il risalto sulla stampa nazionale non ci ha fatto piacere e ha causato un danno d’immagine alla Valle d’Aosta e al settore zootecnico – ha evidenziato il consigliere Enrico TIbaldi durante le interrogazioni a risposta immediata che hanno aperto la seduta consiliare - Per colpa di qualche manigoldo pagano anche i corretti. Dov’è la politica, non può essere solo la magistratura ad occuparsi di questo. Qui c’è una situazione di emergenza che state sottovalutando – ha rincarato Tibaldi parlando alla Giunta - State adottando atteggiamenti standard non adeguati alla situazione di gravità”.

Dal punto di vista dei rischi sulla salute umana , oggetto dell’interrogazione avanzata dal PD, è stato l’Assessore regionale alla Sanità, Albert Lanièce a definire il quadro attuale: “Le analisi condotte sui prodotti derivati del latte hanno assicurato la qualità dei prodotti. – ha precisato l’assessore – Il sequestro di fontine da parte dei Nas è avvenuta in un solo stabilimento sui 350 presenti in Valle d’Aosta. Garazie sui controlli arrivano anche dalle carni. In merito al foraggio, non vi sono evidenze scientifiche che il fatto che non sia autoctono causi danni alla salute. La situazione epidemiologica è sotto controllo come da piano di risanamento predisposto. Infine, in merito al risanamento del bestiame nel 2009, dati al 15 novembre, su 1250 stalle solo 16 sono risultate positive alla tbc, pari all’1,28%, l’anno scorso si attestata al 3%. Nessuna rilevanza di tubercolosi su animali selvatici, nessun rilevamento di tubercolosi umana in Valle”.

di Moreno Vignolini

18/11/2009


Attualità
Percorso della legalità: 500 studenti valdostani a lezione da tre militanti contro la mafia
Aosta - Daniele Marannano, Massimo Brugnone e il cronista Pino Maniaci hanno parlato
di Mafia ai giovani valdostani e spiegato loro come la Sicilia stia cambiando.
Le esperienze di lotta alla malavita nei brevi aneddoti dei relatori
Penso che a questo percorso avrebbero dovuto partecipare non solo i ragazzi.
Ma soprattutto tanti adulti valdostani che smarriscono il senso della ragione


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La Stampa19 Novembre 2009 ha scritto:

La posta dei lettori. Piazza Chanoux 28/A. e-mail:

Aosta
Arresti «eccellenti» per uno scandalo
Ultima ora. Allarme Turismo, Prodotti tipici di Montagna. E’ giunta la brutta notizia del blitz delle polizie giudiziarie della Valle d’Aosta. Arresti eccellenti, sia in carcere che ai domiciliari. Non personaggi di seconda terza fila, ma la «crema» come si dice. Ora non avendo letto le carte, come dicono le «cartomanti», ma fidandomi di ciò che scrivono i colleghi, sono basito, si fa per dire, sapete il fine che si è messo in testa chi scrive, fare l’assessore al Turismo, e sapete che è una tesi di scuola che turismo e gastronomia vanno a braccetto. Me lo aveva detto il mio amico, ma lascia perdere l’assessorato al Turismo, sono cose difficili, anzi «la vita è difficile», avevo anche un’opzione per il Commercio, mah, la Fontina, ma dai, anche quella? Trascrivo solo gli strilli dei giornali e non commento. Da La Stampa del 13 Novembre: Burro immangiabile era spacciato per prodotto artigianale in realtà era zangolato pieno di batteri. In tavola, quintali di alimenti avariati sarebbero finiti in ristoranti e supermarket di Aosta, Cervinia, Verrès, Morgex. Latte, un produttore ha usato anche quello di stalle chiuse perché infette da Tbc.

Al telefono (il genio) ammette sono proprio un fuorilegge. Da La Stampa del 14 Novembre (invece) su richiesta del pm il giudice decide che «le attività si collocano in un amplissimo contesto criminale», non so perché ho scritto invece; le bovine (incolpevoli) finivano dritte al macello per non perdere la qualifica di stalla indenne e perdere i contributi. Con l’ingenuità tipica (quella sì) di chi si sente sopra alla legge, era positiva l’ho macellata. Il Top della conduzione degli allevatori ha consigliato: porta la fialetta di un’altra (bovina) così sei tranquillo. (Certo a pensarci). Però uno dice saremo tutelati dai veterinari?! Ma non sono andati in galera anche due veterinari? Beh, questo è troppo, non farò commenti li lascio fare al mio «fidato amico» che è più moderato di chi scrive, dice: in questi casi di attentato alla salute pubblica si deve applicare la pena che si applicava in Russia anni fa: impiccagione alla trave più alta di una stalla indenne. Così è se vi piace, vero Pirandello?
ANTONIO GARUCCIO


Ci sono cittadini che non si capacitano per quello che sta accadendo in Valle d'Aosta. Scandali, furbate assassine, decapitazione dell'uomo di buonsenso e totale asservimento delle coscienze mercenarie al gran Mogol del potere e dei soldi facili...va tutto bene madama la marchesa, almeno finchè dura la storia della vacca da mungere. Poi mi vengono a parlare di specificità, di particolarismo, di autonomismo, ma de chè? Di farsi - come dicono ormai anche quelli della Lega - i "cazzi sua".

Tanto come sempre è accaduto e come sempre accadrà gli elettori prediletti, i fontinari privilegiati, i produttori vezzeggiati, continueranno ad essere coccolati da questo "potere unionista". Potere arrogante, ormai degradato e portato ad esempio anche su trasmissioni televisive nazionali con milioni di telespettatori: "Che tempo che fa?" di Fabio Fazio dove Massimo Gramellini intervistato sull'arroganza del potere, racconta come in Valle d'Aosta gli ultimi quattro presidenti di Regione, sono stati tutti condannati dalla Magistratura. E dicendo questo alza la mano con il dito pollice reclinato all'interno del palmo. Esattamente quattro. Sarà vero?!

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giorgio








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MessaggioInviato: Ven Nov 20, 2009 11:58 am    Oggetto:  
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La Stampa 20 Novembre 2009 ha scritto:
I controlli sul bestiame/1
“Contesto criminale diffuso e consolidato”
L’inchiesta ha rivelato un “risanamento illecito” nelle stalle fin dal 2003
«VASTA RETE DI CONOSCENZE»
Nell’ordinanza il giudice parla di un sistema basato su amicizie istituzionali
AOSTA
Maglie larghe del sistema di controllo sanitario, oppure attività illecite di tale raffinata organizzazione da riuscire a sfuggire a ogni verifica? La domanda offre un quadro di inquietudine per quanto accaduto nell’ambiente dell’allevamento di bestiame. Gli indagati sono settanta. Nell’ordinanza per l’arresto di tredici tra loro (dieci allevatori e tre veterinari) il giudice Maurizio D’Abrusco scrive nelle conclusioni: «Le attività criminali si collocano in un amplissimo contesto criminale che si avvale di strutture imprenditoriali (aziende di allevamento, laboratorio di analisi) e di specifiche professionalità nell’ambito del settore della zootecnia».

L’inchiesta ha scoperchiato un «sistema in grado di fare affidamento su una vasta rete di conoscenze istituzionali», scrive ancora il giudice. Sia regionali, sia ministeriali. Le cinquecento pagine d’indagine offrono elementi di prova su un traffico di Fontina, formaggi, latte e burro provenienti da allevamenti dove alcuni capi erano malati di tubercolosi, dicono di animali malati messi in vendita, di latte sano e infetto mescolati, di truffe nei confronti della Regione e della Comunità europea, di contrabbando dalla Svizzera di animali vivi e di seme di toro. Ancora, di sostituzione di vacche malate con quelle clandestine.

Per l’accusa c’è la prova della complicità dei veterinari arrestati che proteggevano gli allevatori, li aiutavano in quello che gli inquirenti hanno definito «risanamento parallelo». Le analisi sul sangue degli animali prima che ci fosse la verifica ufficiale del risanamento venivano fatte nel laboratorio LA.ECO.VET di Carmagnola. Ma negli atti si scopre che nei registri di quell’azienda ci sono documenti su analisi fatte su bovine valdostane fin dal 2003. Ecco perché il giudice scrive: «Fenomeno diffuso e consolidato». Le analisi per scoprire tubercolosi e brucellosi non possono essere fatte se non da istituti pubblici perché sono malattie soggette a profilassi di Stato. Il laboratorio aveva kit diagnostici per scoprire le due malattie, ma nei suoi registri i controlli fatti riguardano altre patologie. Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato la natura delle analisi. Dopo il sopralluogo dei carabinieri del Nas di Torino i dipendenti del laboratorio non davano più l’esito diagnostico per telefono.

Nell’ordinanza del giudice D’Abrusco si sottolinea l’omissione del veterinario Mauro Ruffier dell’Usl, responsabile dell’area C dell’igiene degli allevamenti e delle produzioni zootecniche. Ci sono parecchie intercettazioni telefoniche che riguardano la vicenda più grave per la salute pubblica, quella riferita agli allevatori Angelo Cabraz di Charvensod e Eliseo Duclos di Gignod. Nell’azienda di Duclos veniva conferito latte da sette aziende che non avevano l’autorizzazione sanitaria di vendere latte crudo. «Molteplici - scrive il giudice - sono i contatti telefonici nel corso dei quali Duclos e la moglie invitano i titolari delle sette aziende a recarsi presso gli uffici dell’Usl per sanare la registrazione. Le conversazioni evidenziano come le sollecitazioni avvengano previ accordi con il dottor Ruffier Mauro con l’obbiettivo esplicito di regolarizzare la situazione e nel contempo evitare sanzioni amministrative». Ruffier, ricorda il gip, «pur consapevole che il decreto legislativo 193/2006 prevede sanzioni per l’omessa registrazione delle aziende, non ha provveduto a irrogare le sanzioni di legge». Il veterinario è dunque indagato per omissione di atti. Dice: «Indagato? Non ne so nulla, sono stato sentito dal Nas. La non registrazione era soltanto una questione formale. Le domande erano già state presentate, ma erano ferme per una questione di avvicendamenti di personale. La situazione è poi stata sanata per sei delle sette aziende».
ENRICO MARTINET

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Ultima modifica di giorgio il Dom Nov 22, 2009 7:03 pm, modificato 1 volta in totale
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giorgio








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MessaggioInviato: Dom Nov 22, 2009 3:13 pm    Oggetto:  
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La Stampa 22 Novembre 2009 ha scritto:
I controlli sul bestiame/3
Sigilli al Caseificio Variney
Latte dirottato. Erano cento i conferitori dell’azienda di Eliseo Duclos
che ha chiesto di tornare in libertà al tribunale del Riesame


AOSTA
Effetto domino, o quasi.

Il Caseificio artigiano Variney di Gignod è chiusa e cento allevatori che conferivano il latte si sono trovati in difficoltà. Chiuso dall’Usl perché il titolare, Eliseo Duclos, coinvolto nello «scandalo bestiame» è in carcere. E lui era il responsabile produttivo dell’azienda. La legge obbliga il blocco e l’Usl ha adempiuto alla norma. Contitolare del caseificio è la moglie di Duclos, Marisa Cheillon, alla quale sono stati revocati gli arresti domiciliari, ma non è accreditata per poter sostituire il marito proprio nella filiera di produzione. «In azienda è rimasta soltanto una segretaria e un casaro, dipendenti», spiega la direttrice dell’Usl Stefania Riccardi. L’avvocato di Duclos aveva fatto ricorso al tribunale del Riesame di Torino per ottenere la scarcerazione, ma i giudici si sono riservati la decisione. Dovrebbero sciogliere la riserva domani. Aspetta il giudizio anche Angelo Cabraz, l’altro allevatore in carcere. Hanno ottenuto ieri la libertà con obbligo di firma due dei tre veterinari arrestati a conclusione dell’inchiesta cominciata lo scorso anno. Il giudice delle indagini preliminari ha revocato gli arresti domiciliari a Davide Mila, 49 anni, di Morgex e a Massimo Volget, 38 anni, di Brissogne.
La tubercolosi
La approfondita inchiesta degli investigatori cominciò lo scorso anno per l’allarme destato dal ritrovamento in un macello del Piemonte di carcasse bovine che avevano contratto la tubercolosi. Erano bovine di stalle valdostane. Scrive nell’ordinanza il giudice Maurizio D’Abrusco: «L’attività ispettiva del Nas consentiva di evidenziare le notevoli dimensioni raggiunte dall’epidemia di Tbc bovina in Valle d’Aosta. E’ assai probabile che tale situazione si sia ulteriormente aggravata». A questa conclusione premette un lungo elenco di specchietti sulle analisi del bestiame svolte sia dal Nas sia dall’Usl e scrive: «Tra le aziende sottoposte ad intervento su richiesta del Nas, 27 sono risultate positive ai test in vita e sei sono risultate confermate».
La situazione di oggi
Già la Procura ha sottolineato come «non ci sia pericolo per la salute pubblica» perché le indagini hanno stroncato il commercio di alimenti che potevano essere nocivi. Il veterinario Enrico Rovarey, che all’epoca dell’inchiesta era il responsabile a livello regionale, dice: «C’è grande attenzione a livello comunitario sulla tubercolosi e i controlli si sono intensificati per questo da parte nostra. Rischio reale di contagio però non c’è, non c’è mai stato. Posso pensare che ci sia l’idea di un latte in cui navigano microbatteri come noccioline. Idea assurda, non è così».

Rassicuranti le informazioni date dall’assessore alla Sanità Albert Lanièce in Consiglio regionale. Aggiunge: «Tutti i prodotti si possono consumare con tranquillità, non c’è rischio alcuno. La situazione sulla tubercolosi non è allarmante. L’Usl ha messo in campo un piano straordinario di controlli che sono stati riconosciuti come tali in tre incontri con il ministero e in quello con il Centro nazionale di referenza sulla tubercolosi». I dati del risanamento offrono indicazioni di miglioramento sulle percentuali di animali malati. Dice ancora Lanièce: «Al 15 ottobre scorso su 1250 aziende di allevamento, 16 sono risultate positive. Lo scorso anno avevamo una percentuale di malattia pari al 3,2, nel 2007 poco sopra il 3. I dati di ottobre ci fanno sperare che quest’anno staremo sotto il 3 per cento».

Ma c’è un’altra evidenza che offre ottimismo all’assessore. Dice: «E’ molto importante sottolineare che fra i bovini malati di Tbc, una grande maggioranza non ha lesioni visibili quando avviene il controllo dopo la macellazione. Questo è molto confortante, perché significa che le diagnosi sono precoci, viene scoperta la malattia prima che intacchi i tessuti in modo visibile. In passato ci si trovava di fronte a situazione di importanti lesioni con quindi il pericolo di diffusione della malattia».


“Spero che i cittadini rimandino al mittente la berlusconata alle prossime elezioni".
A parlare è l’on. Antonio di Pietro, presidente dell’Italia dei Valori, dal Caffè Nazionale di Aosta, e il riferimento è diretto al fresco reincarico di Albert Lanièce ad Assessore regionale alla Sanità, salute e politiche sociali della Valle d'Aosta. "La vicenda dell'assessore alla Sanità, Albert Laniece, è una berlusconata – ha infatti commentato Di Pietro - Il premier per superare lo scoglio giudiziario aggira e interpreta le leggi a suo uso e consumo. La vicenda dell'assessore va in questa direzione”. Ed ecco qua una direzione e una interpretazione del tutto berlusconiana :
Le assicurazioni di Lanièce «Prodotti da consumare con estrema tranquillità.

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MessaggioInviato: Lun Nov 23, 2009 10:51 am    Oggetto:  
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La Stampa 23 Novembre 2009 ha scritto:

Lo scandalo bestiame
Tredici arrestati e sessanta indagati


Sono attese per oggi le decisioni dei giudici del riesame di Torino sulle richieste di revoca degli arresti dell’allevatore di Jovençan Angelo Cabraz, 37 anni, e di Eliseo Duclos, 53 anni, titolare dell’omonimo caseificio di Variney (Gignod). I legali dei due indagati, gli avvocati Agata e Stefano Bonaudo, Massimiliano Sciulli e Jaques Fosson, hanno chiesto la revoca degli arresti, o in alternativa i domiciliari. L’inchiesta sul bestiame e sulla Fontina adulterata ha portato all’arresto di 13 persone, tra allevatori, produttori di formaggio e veterinari; oltre 60 gli indagati a piede libero. Intanto, sabato il gip del tribunale di Aosta Maurizio D’Abrusco ha revocato gli arresti domiciliari ai veterinari Davide Mila, 49 anni, di Morgex, e Massimo Volget, 38 anni, di Brissogne. Oggi il gip dovrebbe sciogliere la riserva anche sul veterinario dell’Usl Claudio Trocello. Il suo legale, l’avvocato Piergiorgio Pietrini, ha spiegato che Trocello, nei due interrogatori ai quali è stato sottoposto, ha raccontato tutto al magistrato chiarendo la sua posizione. In settimana altri indagati, per cui sono stati avanzate le richieste di revoca, potrebbero lasciare gli arresti domiciliari.


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MessaggioInviato: Lun Dic 07, 2009 6:41 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Il Parmigiano reggiano si aggiudica nuovamente le grolle d'oro dei formaggi
Saint - Vincent - Il concorso organizzato dal caseus Montanus si è chiuso sabato 5 dicembre scorso a Saint-Vincent.
Il riconoscimento fa del parmigiano reggiano anche il formaggio più premiato al mondo.

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I Premiati alle Grolle d'oro dei formaggi 2009

Il parmigiano reggiano è di nuovo il formaggio più buono d'Italia. A decretarlo è il concorso Formaggi d'Autore - Grolla d'Oro 2009 che si è chiuso sabato 5 dicembre scorso a Sant-Vincent. Il riconoscimento fa del parmigiano reggiano anche il formaggio più premiato al mondo. Giuseppe Alai, presidente del Consorzio del Formaggio Parmigiano Reggiano ha commentato "Questo eccezionale riconoscimento è la conferma del lavoro svolto in tutti questi anni per migliorare ulteriormente la qualità di
un prodotto unico. E' il risultato della cultura dell'arte del fare bene, con un prodotto da latte crudo e un formaggio senza conservanti e additivi. Davvero unico al mondo".

Ecco i premiati:
Grolla d'oro miglior formaggio a pasta dura di oltre trenta mesi è andato alla "Nazionale del Parmigiano Reggiano - Latteria sociale Migliara" (Casina, Reggio Emilia), presidente Paolo Tosi, con un campione prodotto da Antonio Albertini; secondo classificato la Casearia F.lli Dotti (Bibbiano); terzo Caseificio Dismano (Montese, Modena).
Grolla d'oro miglior formaggio a pasta dura d'età inferiore ai 30 mesi è andato alla "Nazionale del Parmigiano Reggiano-Caseificio Fiordilatte" (Gaggio Montano, Bologna), presidente Mario Palmieri, casaro Roberto Tassi, nomination secondo classificato Latteria Centro Ghiardo (Bibbiano); terzo classificato Caseificio Fior di Latte (Gaggio Montano, Bologna).
di Nathalie Grange
07/12/2009



E la nostra Fontina che fine ha fatto? Ha preso il volo verso Marte visto che l'avevano scambiata per un contenitore di "Visitors"? Certo che è stato inferto un bel colpo alla credibilità casearia valdostana. Quello che fa rabbia è che buona parte di questi signori allevatori e produttori sono stati "foraggiati" per presentarsi a testa alta nelle competizioni nazionali e internazionali. Qualche giornale locale si è persino spinto a scrivere che in Giappone non sanno fare un buon formaggio. Ma ci guardassimo a casa nostra! Perchè potrebbe essere meno buono, è vero, ma penso che sicuramente sarà più sano!

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