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Il fenomeno Lega
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Set 12, 2009 10:30 am    Oggetto:  
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Citazione:
inni e dialetti

Articolo di Claudio Magris sul Corriere della Sera del 7/9/2009

Le dispute agosta­ne sui dialetti e gli inni nazionali o locali possono essere tutte sfatate da una lapidaria riflessione di Raf­faele La Capria sulla differenza tra essere napoletani e fare i napoletani. Essere napoletani — o milanesi, triestini, lucani — significa sentirsi spontaneamente legati al luogo natio in cui ci si è ri­velato il mondo, amare i suoi colori e sapori che hanno segnato la nostra infanzia, parlare il suo linguaggio — lo si chiami o no dialetto — indissolubilmente legato alla fisicità delle cose che ci circondano e alla loro musica; pastrocio, per me triestino, non sarà mai la stessa cosa del suo equivalente «pasticcio».

Fare i napoletani o i lombardi falsifica questa spontanea autenticità in un’artifi­ciosa e pacchiana ideologia, aver bisogno di farsi fotografare sullo sfondo del Vesuvio o di inventarsi antenati celti, indossare qualche pittoresco e patetico costume fol­cloristico per mascherare l’insicurezza della propria identità. Chi sproloquia sui dialetti contrapponendoli all’italiano inquina la loro naturalezza, degrada la loro poesia a posa. Il dialetto è una peculiarità fondamentale e ben lo sa chi, come me, lo parla correntemente ogni giorno a proposito di qualsiasi argomento, ma spontaneamente, non per rivendicare qualche stupida identità gelosamente chiusa, pronta ad alzare il ponte levatoio per difendere la propria sbandierata purezza. L’autarchia spiritua­le, come l’endogamia, produce malforma­zioni fisiche e culturali. La diversità è crea­tiva solo quando, nell’affettuoso riconosci­mento di se stessa, si apre al riconoscimen­to e all’amore di altre diversità, egualmen­te necessarie al mosaico del mondo e alla varietà della vita. La verità umana è nella relazione, in cui ognuno cresce e si trasfor­ma senza snaturarsi, ha scritto Édouard Glissant, esortando a non sprofondare le radici nel buio atavico delle origini bensì ad allargarle in superficie, come rami che si protendono verso altri rami o mani che si tendono per stringerne altre.

Per parafrasare un celebre detto di Dante, l’amore per l’Arno — ossia per il luogo natale — e quello per il mare, patria uni­versale, sono complementari. Il rullo compressore dei nazionalismi centralisti che ha spesso schiacciato le peculiarità e le autonomie locali è inaccettabile, ma lo è altrettanto il rullo compressore dei micronazionalismi locali, pronti a schiacciare le minoranze ancor più piccole viventi al loro interno. L’ipotesi del friulano quale lingua scolastica ufficiale aveva messo subito in allarme, a suo tempo, la minoranza bisiaca parlante bisiaco (peraltro non troppo dissimile) che vive nel Friuli-Venezia Giulia. Una distinzione fra lingua e dialetto è scientificamente insostenibile; sappiamo benissimo, ad esempio, che il friulano ha una sua compiuta organicità, strutturale e storica. Non so se ciò renda necessario in­segnare l’inglese o la fisica in friulano e non credo che per questo i miei avi, i miei nonni e mio padre, friulani, mi considere­rebbero un rinnegato. Diversi sistemi lin­guistici hanno diverse possibilità, egual­mente importanti ma appunto differenti. Una delle più universali liriche che io ab­bia mai letto — l’ho riportata tempo fa sul «Corriere» — è una poesia di dolore per la morte di un bambino, creata da un ignoto poeta Piaroa, un gruppo di indios dell’Orinoco che quarant’anni fa erano soltanto tremila e forse — non lo so — oggi sono estinti.

Quella poesia è degna di Saffo (che peraltro scriveva in dialetto eolico) o di Saba; non credo tuttavia che in lingua Piaroa si possano scrivere La critica della ragion pura, le Ricerche sopra la natura e le cause della ricchezza delle nazioni o la Commedia. Ciò non significa negarle universalità, bensì prender atto di diverse possibilità e modalità di esprimerla. Herder, lo scrittore tedesco contemporaneo di Goethe, scorgeva in Omero e nella Bibbia la creatività aurorale e perenne della poesia, ma la trovava pure nell’anonima canzone popolare lettone ascoltata alla festa del solstizio d’estate.

Ogni luogo — come dice Alce Nero, guerriero Sioux e grande scrittore analfabeta — può essere il centro del mondo, piccolo o grande esso sia, molti o pochi sia­no i suoi abitanti — come i Sorbi che sono andato a visitare in Lusazia, i Cici o istroromeni che secondo l’ultimo censimento era­no 822, un popolo a un terzo del quale ho stretto la mano, o gli abitanti di Wyimy­sau, un paesino in Polonia, che parlano una lingua unicamente loro. L’elenco potrebbe continuare a lungo, anche se di continuo muore qualche lingua, soggetta co­me gli uomini alla caducità. Ma il piccolo non è bello in quanto tale, come vuole un retorico slogan; lo è se rappresenta e fa sentire il grande, se è una finestra aperta sul mondo, un cortile di casa in cui i bambini giocando si aprono alla vita e all’avventura di tutti.

L’identità autentica assomiglia alle Matrioske, ognuna delle quali contiene un’altra e s’inserisce a sua volta in un’altra più grande. Essere emiliani ha senso solo se implica essere e sentirsi italiani, il che vuol di­re essere e sentirsi pure europei. La nostra identità è contemporaneamente regionale, nazionale — senza contare tutte le vitali mescolanze che sparigliano ogni rigido gioco — ed europea; del nostro Dna culturale fanno parte Manzoni come Cervantes, Shakespeare o Kafka o come Noventa, grande poeta classico che scrive in veneto. È una realtà europea, occidentale, che a sua volta si apre all’universale cultura umana, foglia o ramo di quel grande, unico e varie­gato albero che era per Herder l’umanità.

I tromboni del localismo non possono capire la poesia, la potenziale universalità del dialetto. Sviluppando un’intuizione di Croce, Marin, notevolissimo poeta in gradese, distingueva «poesia in dialetto» e «poesia dialettale». La prima è semplicemente poesia tout court , che può essere anche grandissima esprimendosi nella lingua che le è congeniale, il veneziano di Goldoni o il viennese di Nestroy. La seconda è priva di universalità, è legata all’immediatezza vernacola e viscerale della peculiarità locale e incapace di toccare il cuore di chi non partecipa di quella peculiarità. Pure essa può essere molto simpatica nella sua colorita vitalità, ma non è poesia. Peraltro pure questa sua vitalità viene profanata dai cultori del geloso localismo, che senza volerlo la ridicolizzano nelle loro pretese di purezza originaria, come l’acqua del Po versata nel Po, non consigliabile da bersi. C’è e c’è stata una sacrosanta rivendicazione del dialetto quale espressione di classi subalterne e sfruttate, tenute a lungo lontane dalla cultura nazionale dominante e per tale ragione iniquamente disprezzate da chi le aveva ridotte in tale condizione. C’è, fra le tante, un’incisiva testimonianza di Guido Miglia, lo scrittore istriano scomparso non molto tempo fa, che visse la drammatica esperienza dell’esodo dalla sua terra, alla fine della seconda guerra mondiale, da italiano che amava il suo paese senza indulgere ad alcun pregiudizio antislavo. Miglia ricorda come, quando insegnava nell’interno dell’Istria, ci fosse fra i suoi scolari uno che sapeva dire soltanto pasculat, perché portava le greggi al pascolo, ed era perciò tagliato fuori dall’istruzione scolastica.

Come ha capito don Milani a Barbiana, agendo in conseguenza, anche chi sa esprimersi solo con il linguaggio del suo elementare vissuto quotidiano si esprime fondandosi su un’esperienza reale e può dunque possedere una reale ancorché semplice cultura, capace di unire con istintiva coerenza la propria vita, la propria visione del mondo e i propri giudizi sul mondo. Tale cultura, anche se poco autoconsapevole ma vissuta con tutta la propria persona, può essere più profonda di quella più sofisticata ma orecchiata senza essere fatta veramente propria. Una pretesa cultura «alta » che ricacci brutalmente in basso quelle linfe — da cui nasce ogni cosa e da cui è nata quindi anch’essa — è ottusamente prevaricatrice, e lo è pure un’egemone cultura centralista che comprima le diversità locali che hanno contribuito e contribui­scono a formarla, così come — Dante insegna — i diversi volgari d’Italia hanno costruito il volgare italiano. Reprimere questi vitali processi è non solo ingiusto, ma anche autolesionista.

Il ragazzino inizialmente capace di dire soltanto pasculat dev’essere compreso nelle ragioni storico-sociali che lo hanno emarginato e aiutato a riconoscere se stesso e a conservare in sé le linfe elementari di quel pasculat. Ma, come Gramsci insegna, egli va soprattutto aiutato a innestare quelle linfe in una realtà intellettuale più ampia, aiutato a capire il mondo e la propria stessa arretratezza e dunque a combattere questa ultima. Chi vagheggia culture “alternative”, dialettali o altre, favorisce la discriminazione sociale e ostacola il cammino di chi vuol emergere dal buio. Il dialetto non può essere usato regressivamente in opposizione alla lingua nazionale. Gramsci auspicava che il «popolo» si riappropriasse della cultura alta e magari del latino, che aiuta a capire la complessità del mondo e a non lasciarsi fregare. Ma il dialetto che esprime la sanguigna resistenza quotidiana al potere è l’opposto del folclore dialettale ostentato e compiaciuto, servo e strumento del potere e talora crassa espressione di potere. Chi fa il napoletano è il peggior nemico dei napoletani.


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MessaggioInviato: Sab Set 12, 2009 10:30 am    Oggetto: Adv






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giorgio








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MessaggioInviato: Ven Set 25, 2009 5:19 pm    Oggetto:  
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La Stampa 25 Settembre 2009 ha scritto:
SICUREZZA. DECISIONE UNANIME DELL’ASSEMBLEA
“Niente ronde” Legge bocciata dai 74 sindaci

Gerandin: “Progetti di videosorveglianza
e più collaborazione con le forze dell’ordine”

AOSTA

E’ un «no» alle ronde che non lascia spazio a dubbi. Tutti i sindaci hanno bocciato l’idea di avere «volontari per la sicurezza» sul loro territorio. La decisione è arrivata al termine dell’assemblea del Cpel (Consiglio permanente degli enti locali).
«L’assemblea dei sindaci si è espressa all’unanimità, approvando una risoluzione che conferma la posizione già manifestata nei mesi scorsi nei confronti delle cosiddette ronde - spiega il presidente del Cpel Elso Gerandin -. E’ stata ribadita l’importanza di consolidare la collaborazione con le forze dell’ordine, la volontà di proseguire nelle iniziative connesse a progetti di videosorveglianza e di non coinvolgere i volontari della sicurezza per la segnalazione agli organi competenti di eventi che possano arrecare danno alla sicurezza urbana o di disagio sociale nei comuni valdostani». Insomma, la legge 94/2009 approvata dal ministero dell’Interno lo scorso 8 agosto in Valle d’Aosta non verrà applicata. Il decreto legge rimette alla figura del sindaco i poteri relativi alla prevenzione e al contrasto delle situazioni in grado di arrecare danno alla sicurezza urbana. Quindi se i sindaci non ritengono opportuno adottare le ronde, possono decidere di non farlo.

«I primi cittadini hanno sottolineato l’importanza del lavoro svolto da polizia e carabinieri sul territorio - precisa il vicepresidente del Consiglio permanente Corrado Jordan - visti i rapporti di stretta collaborazione con le forze dell’ordine, ritengono che potenziare e valorizzare il loro impegno sia il modo più opportuno di garantire la sicurezza per i cittadini». L’assemblea ha anche dato mandato a Gerandin di comunicare al presidente della Regione e al dipartimento enti locali, servizi di prefettura e protezione civile i contenuti della risoluzione.
LAURA SECCI

Citazione:
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25 Settembre 2009
La Lega Nord «E’ l’ennesima occasione persa»
Immediata la reazione della Lega Nord. Il segretario Sergio Ferrero: «Ho avvisato il ministro dell’Interno Roberto Maroni. Come sempre non si colgono le opportunità date dal governo. Le ronde sono sicurezza a costo zero. Se domani si decidesse di trasferire risorse a favore di ditte di vigilanza privata, faremo un’opposizione granitica»


Sempre cattiverie, gestione della paura e ricatti...
Ma questi, potranno mai essere al governo della Regione Valle d'Aosta,
seppure solo da alleati?
Tengo a precisare che la posizione tenuta dei 74 sindaci della Valle,
è esattamente quella espressa dal Pd-Vda in Consiglio Regionale

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giorgio








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MessaggioInviato: Lun Set 28, 2009 7:17 pm    Oggetto:  
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l'Unità ha scritto:
«Scelgo il Pd, la Lega ha tradito le riforme e preferito il potere»


 
Alessandra Guerra.
Alessandra Guerra è l’ex pasionaria leghista che guidò il Friuli e la Conferenza delle Regioni a metà Anni ‘90, nel 2003 fu sconfitta da Riccardo Illy e cinque anni dopo tralocò nella sua coalizione. Nel luglio scorso ha preso la tessera del Pd. Adesso esce il suo «Guerra & Pace. Donne e politica tra violenza e speranza» (Bonanno) in cui “esorcizza” l’esperienza nel Carroccio. Lei descrive questi 15 anni come un incubo tra mobbing e stalking. Silenzio, disprezzo, «omicidio psicologico» da parte dei dirigenti. Le rinfacciarono una gravidanza troppo impegnativa, la accusarono di essere una quinta colonna forzista, le controllavano il cellulare «in modo sovietico».

Come è potuto accadere?
«È la mia esperienza di donna, raccontata come terapia psicologica. Il mondo della politica per noi non è facile, ma io avevo una passione familiare di matrice centrista e autonomista. E nella Lega agli inizi c’era tanta passione, persone competenti, una parte autentica e rivoluzionaria che voleva davvero le riforme. Un bel clima».

Quando e perché è cambiato?
«Nel ‘95, con l’uscita dal governo Berlusconi. Fi avviò la compravendita di parlamentari, la Lega aveva paura di perdere numeri. È cominciata una fase di arroccamento finita con il ritorno a Canossa. Ha influito anche la malattia di Bossi: lui aveva spregiudicatezza, ma anche umanità, era un padre per il partito, finché governava da solo lo teneva unito».

Nel libro c’è un buon ricordo solo di Bossi e Berlusconi, che la candidò governatrice dopo che lei gli aveva ricordato la fiducia ben ripagata nella figlia Marina. I colonnellli come Maroni e Calderoli non escono bene. È il ritratto di due partiti che non sopravviveranno ai fondatori?
«Di certo sono partiti diventati altro. Nonsono riusciti a reggere l’urto spaventoso del successo. Non so cosa sia successo,maio sono entrata nella Lega per fare le riforme e non le crociate contro l’umanità mondiale. Le logiche del potere hanno fagocitato tutto sostituendo alla sostanza la rappresentazione ».

Lei descrive un senso di smarrimento, impotenza, umiliazione che ha coinvolto la sfera familiare e da cui si è disintossicata dedicandosi a se stessa. Perché, allora, ha deciso di tornare a «correre con i lupi»?
«La passione politica è più forte di tutto. Ha ricominciato a rodermi dentro. Sono tornata a parlare di riforme dal punto di vista universitario, tecnico. Come facciamo noi donne, disposta a ripartire da zero».

Perché nel Pd?
«Desideravo un’esperienza in un partito nazionale e non locale».

Ma perché non l’Udc o la sinistra radicale o altro?
«Con il Pd in Regione ho lavorato benissimo. Hanno conquistato credibilità ai miei occhi aprendo alle nostre proposte sulla lingua friulana e slovena. Abbiamo votato insieme sulle quote rosa. Ho visto dialogo confronto per arrivare a decisioni comuni. E dopo il mio vissuto mi serviva un partito con una storia di parità sulla questione femminile».

Però, pur ammirando Anna finocchiaro capogruppo al Senato, la descrive «brava e sola, costretta a nascondersi dietro un’ombra maschile, è violenza anche questa». Non c’è scampo?
«Anche lei come me è stata costretta a fare il maschio. Ma è una questione numerica: se il90%dei politici sono uomini, la cultura dominante è la loro. Per questo sostengo le quote rosa: non c’è alternativa».

Chi l’ha convinta ad aderire al Pd?
«Nessuno. Ho scelto da sola. È l’unico partito che ha lavorato sul serio sulle riforme che per me restano cruciali».

Quale mozione congressuale la convince di più?
«Bersani. Intanto per un motivo personale: ho lavorato sia con i bersaniani in consiglio che con Pier Luigi stesso. È stato il mio predecessore alla presidenza della Conferenza unificata, 15 anni fa. Ci siamo rivisti in occasione delle sue lenzuolate e abbiamo avviato una bella collaborazione. Ma c’è anche un motivo politico: Pierluigi e i dalemiani hanno una posizione federalista e vogliono un modello tedesco».

Torniamo alla drammatica campagna del 2003, quando fu sconfitta. Arrivarono i visitors: mani lunghe, scollature esibite, ***** e «ossessioni sessuali». A chi si riferiva? Visto quello che è emerso in questi mesi, un virus allignava già nella politica?
«A destra, dove non hanno fatto il ‘68, c’è un problema nel rapporto tra uomini e donne. C’è quasi paura di confrontarsi e così si cerca di metterle in imbarazzo, di farle sentire inferiori»


di Federica Fantozzi

 

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Ultima modifica di giorgio il Lun Ott 31, 2011 10:22 am, modificato 1 volta in totale
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Ott 10, 2009 4:45 pm    Oggetto:  
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La Stampa 10 Ottobre 2009 ha scritto:

La posta dei lettori. Piazza Chanoux 28/A. e-mail:

Guerra tra poveri per un alloggio

Desidero attraverso questo spazio importante aprire un dibattito serio: ho bisogno di chiarezza e null’altro, senza polemiche. Racconto brevemente di cosa di tratta: sono nata e cresciuta in questa regione, ho due splendide figlie e un lavoro che mi permette di sopravvivere. Da molto tempo, forse troppo, abito in una casa del Comune, casa assegnatami perché ho reali necessità. L’appartamento, con una sola camera da letto e senza riscaldamento, ci obbliga a condividere minimi spazi. Ho pensato allora di fare domanda per le case popolari che sono in fase di ultimazione vicino al Quartiere Dora. Mi è stato risposto che non la posso fare in quanto già assegnataria di un alloggio comunale.

Io no, però con un minimo di 8 anni di residenza molti extracomunitari con la loro numerosa prole hanno diritto più di me. Confesso che ho avuto un rigurgito di rabbia mista a impotenza. Quelle sono le regole del buon governo e capisco anche che è una guerra di poveri contro poveri, ma nonostante ciò sono amareggiata. Ecco il perché di questa lettera: accetto di non essere tra coloro che usufruiranno di un nuovo alloggio, ma mi si spieghi il perché, a quali oscure regole vengono sottoposte le assegnazioni. Perché chi è qui da sempre ha meno diritto di altri?
LETTERA FIRMATA


Citazione:
La voce della Lega
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si fa ormai sempre più insistente e accalappia alcuni sprovveduti. Questi dovrebbero rivolgersi all'amata fotocopia berlusconiana del Presidente Regionale, che solo da poco è riuscito a creare altre ingiustizie con i famosi 8 anni ( otto ) di residenza in Regione per avere la possibilità di un alloggio pubblico. Ecco, detto-fatto, innescato il terribile meccanismo del mai accontentarsi e di puntare il dito contro quei miserabili "nulla tenenti" accendendo così quella terribile guerra tra poveri.

Amici valdostani, prendete esempio dalla santa cultura leghista. Eccovi alcuni spezzoni tipo, delle cose che possono capitare a chi risiede in Valle d'Aosta non ancora convertita alla Santa causa Padana: «Una volta si potevano avere tutte le case che volevamo, ora no. Ci sono i maledetti extracomunitari!». «E poi il clima è cambiato, fa freddo in agosto». Una vecchia signora dal fondo: «Non si sa più come ci si deve comportare visto che noi siamo italiani amanti del nostro caro Berlusconi proprietario di decine di ville sparse in tutta in Italia.», il barista: «Non ci sono più le case di una volta». Un vigile saggio: «E intanto il tempo vola», un finto frate che sta rubando il portafoglio a un disgraziato: «Oggi ci siamo domani... chissà».

Il sindaco: «Io i giovani non li invidio; il sabato sera nelle fetide discoteche si ubriacano elemosinando pasticche a destra e a manca. e poi sporcano dappertutto!». «E ti credo! - interviene un postino - sono infelici perché hanno tutto e non sanno più cosa desiderare!» Come caro postino se non lo sai te lo dico io cosa desiderare: « Un' altra casa ancora, perché chi è qui da sempre ha più diritto degli extracomunitari, anche se questi sono 8 anni che vivono in una baracca di cartone o in un tugurio pieno di topi...



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MessaggioInviato: Lun Ott 12, 2009 7:02 pm    Oggetto:  
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Agenzia Celtica ha scritto:
Durante un comizio, Bossi ha tuonato contro i professori che vengono dal sud: “Hanno bocciato uno dei nostri perché ha scritto una tesina su Cattaneo!”. Si è poi scoperto che lo studente in questione è Renzo Bossi, incidentalmente figlio del leader della Lega. Gli insegnanti lo hanno respinto per la seconda volta all’esame di maturità a causa dei numerosi errori di ortografia.

Il leader leghista difende però il ragazzo spiegando che ha svolto il tema in Leopontico, virile dialetto celtico della Gallia Cisalpina privo di decadenti fronzoli borbonici come i pronomi o il congiuntivo. Quanto alla scena muta durante l’esame orale, il giovane Bossi si è semplicemente espresso alla maniera di Alberto da Giussano, che comunicava con i suoi soldati con lo sguardo.


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MessaggioInviato: Mar Ott 13, 2009 10:20 am    Oggetto:  
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La Stampa 13 Ottobre 2009 ha scritto:

La posta dei lettori. Piazza Chanoux 28/A. e-mail:

Il mangime offerto dalla Lega Nord

Abbiamo rilevato che durante la «bataille des reines» che ha avuto luogo a Nus, domenica 4 ottobre scorso, il presidente del Comitato all’atto della designazione dei vincitori ha fatto comunicare che il premio rappresentato da un sacco di mangime della ditta Veronesi era stato offerto dal signor Andrea Chabloz.

La Lega Nord Valle d’Aosta intende far presente che tale comunicazione è stata fatta per errore da parte del presidente del Comitato signor Bernardo Clos. Infatti, come era stato già previamente comunicato, il premio in questione era stato in realtà offerto dalla Lega Nord Valle d’Aosta che lo aveva destinato alle bovine escluse dalla finale e a tutti gli allevatori di Nus. Si prega quindi di dare comunicazione di quanto sopra affinché i destinatari del premio possano utilizzare quanto offerto dalla Lega Nord Valle d’Aosta.
SERGIO FERRERO
IL SEGRETARIO NAZIONALE
LEGA NORD VALLE D’AOSTA



Se gli allevatori si vendono la loro unica arma a disposizione e unico mezzo per progredire, per un tozzo di pane, pardon per un sacco di mangime, vuol dire che siamo propio alla miseria più povera, povera di valore venale, povera di ideali....povera! Siamo veramente al trifoglio, pardon alla frutta. E poi ci dicono che siamo in un paese democratico, economicamente e tecnologicamente all'avanguardia. Con eventuali elettori di questa qualità che si vendono per un sacco di mangime Veronesi......indubbiamente andiamo verso la decadenza non solo della razza bovina valdostana, ma anche della dignità montanara.

Che si comprino voti è una storia vecchissima....Dai famosi pacchi di pasta di Lauro fino ai posti di lavoro offerti a gogò da un sacco di candidati amministratori non credo che sia cosa per nulla nuova! Ma arrivare a regalare un sacco di mangime....questa non l'avevo mai sentita. Ribadita e amplificata l'operazione, con una lettere alla "Posta dei lettori" di questo giornale è addirittura grottesco!

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MessaggioInviato: Sab Ott 17, 2009 3:20 pm    Oggetto:  
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Varie & eventuali ha scritto:
L’Italia è unita e unanime: il Barbarossa fa cagare!
Brunetta, che facciamo con ’sti registi assistiti e parassiti?


L’Italia un paese diviso? Lacerato? Spaccato a metà? Ma nemmeno per sogno, su alcune cose l’Italia è assulutamente unita, granitica e unanime. Per esempio su Il Barbarossa, il film voluto da Umberto Bossi per celebrare la Lega Lombarda, Alberto da Giussano e compagnia bella. L’Italia ha emesso il suo verdetto: Il Barbarossa fa cagare, fa schifo, è un film orribile e andarlo a vedere significa buttare tempo e soldi. Ha cominciato il pubblico, come al solito. Nel week-en dell’uscita, che di solito è quello che decide le sorti di un film gli incassi sono stati un disastro pauroso. Un vero bagno di sangue: 401 mila euro, una miseria per un film distribuito addirittura in 267 copie, il che significa una media di 1.505 euro per ogni schermo. Vergogna: forse un fil muto incassava di più. Peccato che questo non è muto: parlano pure. A quanto si dice il film è costato 30 milioni di dollari, il 40 per cento dei quali li ha messi la Rai (cioè noi). Il ministero, invece, ha catalogato il film alla voce "interesse culturale nazionale" (si vede che la voce "puttanata leghista" non è prevista) e gli ha ammollat 1 milione e 600 mila euro (nostri, perlatro), con una delibera del 7 ottobre 2008.

Ora avremmo una domanda. Il ministro Brunetta che ha abbondantemente abbaiato contro i registi assistiti, gli intellettuali parassiti, gente che non ha mai lavorato in vita sua, ha qualcosa da dire? Lo dirà per il film-cagata di Martinelli? O se ne starà zitto e buono perché è un film-propaganda dell’alleato del suo padrone? Dove cazzo sta il famoso merito? Nell’aver fatto un film inguardabile?
Certo, si sa, il pubblico non capisce l’arte. Bene! Ci siamo presi la briga di leggere la critica. Hanno detto del Barbarossa:

…Porta i segni della destinazione per il piccolo schermo…
Alberto Castellano, Il Mattino

…Renzo Martinelli ha girato il presunto kolossal in Romania, con comparse rom moltiplicate (male) in digitale tra mura da lunapark col fumo disegnato.
Il problema è narrativo. Il problema è Martinelli, regista sprezzante nei modi e con la macchina da presa. In attesa di allungarsi in tv, il film è massacrato dai tagli, superficiale, scritto e musicato senza senso del ridicolo…
Alessio Guzzano, City

…Un noioso polpettone in costume infarcito da una lunga serie di slogan tanto cari alla Lega di oggi (…) Sceneggiatura sfilacciata, dialoghi eccessivamente enfatizzati, sequenze dei combattimenti poco credibili
Luciana Vecchioli - L’altro

…Al costoso film, che ha facilonerie, tempi, salti logici e narrativi, insomma ha l’ impaginazione classica da tv, manca ciò che interessava forse di più a Bossi, unica comparsa italiana fra migliaia di rom (che scherzo!): sono assenti ingiustificati epopea, tensione e pathos, oltre a disamina politica (…) Il racconto non dà emozioni anche per la scarsissima presenza degli attori. Se Rutger Hauer vaga con l’ occhio azzurro nel tempo e nello spazio ma, con buona volontà, si può credere che pensi al Barbarossa, Raz Degan è maschera priva di qualunque espressione…
Maurizio Porro, Il Corriere della Sera

…Il Barbarossa di Renzo Martinelli pone ai critici cinematografici un serio problema. Una quesito dirimente. Ovvero: trattasi di un film o di una parodia? (…) La sceneggiatura è scritta da una Ong che combatte l’analfabetismo nelle langhe (“adesso occupo Milano, perché sono cattivo”). Come si fa a fare la recensione di un film così? Noi ci rinunciamo. Sinceramente, non siamo all’altezza.
Roberta Ronconi, Liberazione

…Se proprio non potete aspettare che quest’ultima fiacca fiction passi in televisione, sappiate che solo Federico (Rutger Hauer) e Barozzi (Farid Murray Abrams), milanese fedele suddito dell’Impero, sono interpretati a dovere. Il resto sono effetti speciali e immagini al rallentatore…
Maurizio Cabona, Il Giornale

…Diciamolo subito: il film di Renzo Martinelli che dall’imperatore (Rutger Hauer) prende nome (chissà perché) è un brutto film, che di cinema ha poco, e nemmeno di televisione decente, i minuti che scorrono faticosamente fanno più che rimpiangere l’era degli sceneggiatoni vintage. A dire il vero ci si chiede pure che fine abbiano fatto i 30 milioni di euro del budget, tra quella profusione di ralenti, le battaglie con le stesse inquadrature, una ricostruzione di Milano quasi inesistente…
Cristina Piccino, Il Manifesto

… è veramente un film insulso. Brutto come sono brutte le operazioni ambiziose che nascono su fondamenta malferme (…) Gli effetti speciali sono qua e là di sorprendente modestia: i 30 milioni di euro dichiarati saranno stati spesi altrove. La scena della battaglia, attesa per ore, dura 11 minuti ed è davvero risibile. L’operazione politica è debole e insensata: chissà se Martinelli si è reso conto di aver confezionato una fiaba fangosa e trucida in cui l’eroico Alberto è uno scemotto di paese?
Alberto Crespi, L’Unità

…Raz Degan ha una sola espressione: spiritata. Rutger Hauer, che parla con la voce di George Clooney, è sempre lì lì per perdere la barba posticcia…
Michele Anselmi - Il Riformista

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…Sostenuto dal celoduristico endorsement del Senatur, ecco il Barbarossa di Renzo Martinelli, kolossal cine-televisivo dal budget di 30 milioni di dollari e cast multietnico: il tedesco Rutger Hauer è il Barbarossa, l’israeliano Raz Degan Alberto da Giussano, la polacca Kasia Smutniak l’amata Eleonora, la francese Cecile Cassel Beatrice di Borgogna e l’americano F. Murray Abraham Siniscalco Barozzi (un’antifona più che un nome…). Come dire, funzionassero i respingimenti, il film potrebbe contare solo sulla figlia di Renzo, Federica Martinelli, nel ruolo di Tessa, Antonio Cupo e sparuti altri…Vabbè, c’è di peggio: il film, appunto…
Federico Pontiggia - Il Fatto Quotidiano

…Non bastano una colonna sonora martellante, un po’ di immagini enfaticamente rallentate, scontri cruentissimi e una buona dose di effetti mirabolanti per creare pathos e rendere epica una pellicola, per quanto costosa. Martinelli ha insomma sprecato un’occasione…
Gaetano Vallini - L’Osservatore Romano

Domanda: a chi dobbiamo chiedere indietro i nostri soldi? A Bossi e Maroni? A Brunetta? Al carrozzone assistito del regime?


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MessaggioInviato: Mer Ott 28, 2009 11:01 am    Oggetto:  
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(ANSA) Data: 27/10/2009 ha scritto:
13:39 RONDE:LA TORRE (FA), PRESTO ASSOCIAZIONI VOLONTARI SICUREZZA
(ANSA) - AOSTA, 27 OTT -
Leonardo La Torre, segretario e capogruppo regionale della Federation autonomiste esprime oggi "soddisfazione per l'istituzione in Valle d'Aosta del registro delle Associazioni degli osservatori volontari". Dell'istituzione del registro in Valle d'Aosta ha dato notizia ieri il presidente della Regione, Augusto Rollandin, nel corso della riunione del Comitato per l'Ordine e la Sicurezza Pubblica (Cosp).

"Sono certo - ha commentato La Torre - che ora che l'istituzione del registro è diventata di dominio pubblico presto ci saranno richieste di iscrizione in quanto sono numerosi i cittadini che voglio contribuire a garantire maggiore sicurezza alla comunità".

Per il capogruppo della Stella Alpina, Francesco Salzone "la sicurezza è una priorità sentita dalla comunità, ed è errato porre la questione ronde sì ronde no. Il fatto è che non bisogna scandalizzarci se chi intende collaborare nel campo della sicurezza contro la microcriminalità o lo spaccio di stupefacenti, problemi sentiti anche in alcuni quartieri di Aosta così come in altre località della regione".

La Torre e Salzone sono promotori di una bozza di proposta di legge per consentire a cittadini volontari di potere sorvegliare il territorio e che non è mai approdata nel'agenda politica del Consiglio regionale. "Già oggi - ha concluso Salzone - ci sono tante associazioni d'arma che per eventi particolari operano con polizia, carabinieri, corpo forestale nel servizio d'ordine così come ci sono pensionati che vigilano presso le scuole negli orari di entrata e di uscita degli alunni". (ANSA).



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Salzone dopo il repulisti casalingo.... s'è incazzato

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MessaggioInviato: Sab Ott 31, 2009 9:52 am    Oggetto:  
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La Stampa 31 Ottobre 2009 ha scritto:

Buongiorno
Torna qui
All’alba l’operaio disoccupato Mircea Ungureanu ha riempito due valigie con tutta la sua vita, è montato su un treno ed è partito. Per la Romania. Pare che il suo viaggio all’incontrario faccia tendenza. In queste settimane c’è un fiume di messicani che lasciano l’America, di africani che abbandonano l’Europa, di ragazzi dell’Est che smettono di cercare l’Ovest a Ovest. Non è un sogno a occhi aperti di Borghezio. Se ne tornano davvero a casa loro, dove il lavoro manca come qui, ma almeno ci sono gli affetti e gli affitti: meno cari.
I nostalgici della razza indigena hanno ben poco da esultare. Intanto ad andarsene sono quelli per bene: spacciatori e papponi non conoscono la cassa integrazione. E poi il controesodo rischia di produrre sconquassi nella nostra società piena di rughe. Proprio su «La Stampa» di ieri Luigi La Spina commentava gli esiti di una ricerca: senza l’afflusso degli stranieri, fra quindici anni la generazione più numerosa di torinesi sarà rappresentata dagli ultra-settantacinquenni. Con tutto il rispetto e i migliori auguri di lunga vita, come potrà un manipolo di giovani sottopagati mantenere legioni di anziani in pensione? Serve una politica per la famiglia e serve soprattutto un massaggio alle teste, dato che nessun popolo smette di fare figli perché non ha soldi (altrimenti gli italiani sarebbero estinti da secoli). Smette perché non crede più nel futuro. E, mentre noi ci massaggiamo, qualcuno corra in stazione a chiamare indietro Mircea, casomai avesse perso il treno.
Massimo Gramellini


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MessaggioInviato: Dom Nov 15, 2009 11:40 pm    Oggetto:  
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(ANSA) Data: 14/11/2009 ha scritto:

12:50 LEGA NORD: VDA; TOGNI, UV SCELGA ALLEANZE PER COMUNALI
(ANSA) - AOSTE, 14 NOV -
"Abbiamo cercato sempre e costantemente il dialogo con l'Union Valdotaine, ma non abbiamo mai visto fatti concreti". Lo ha sottolineato Walter Togni, parlamentare della Lega Nord, in visita ieri sera ad Aosta per presentare le future strategie del Carroccio in Valle d'Aosta.

"Le elezioni amministrative si avvicinano - ha proseguito Togni - e siamo chiamati a fare delle scelte che potrebbero andare nella direzione dell'alleanza con l'Uv. Se il dialogo dovesse restare lettera morta ci proporremo come alternativa al movimento di maggioranza relativa".

La Lega Nord non intende competere sul terreno dell'automia e del federalismo ma "faremo da contraltare su temi quali l'ambiente, la sicurezza e lo sviluppo economico", fa sapere Togni. Ed ha concluso: "Siamo forza di governo starà all'Union scegliere se avere un interlocutore forte e solidale, dando alla Lega la giusta collocazione nel panorama politico regionale".

Sulla stessa lunghezza d'onda il segretario regionale della Lega Nord, Sergio Ferrero: "La Lega ha molto più rispetto dell'Union di quanto questa non l'abbia nei suoi confronti e si é scordata che abbiamo contribuito alla sua vittoria alle regionali dell'anno scorso", ha puntualizzato. Ferrero ha puntato il dito contro il fatto che "le nostre proposte vengono accolte con freddezza come l'istituzione dell'albo badanti, di una biblioteca federalista e di un doposcuola a costi equi e boccia iniziative quali le ronde dei cittadini".



A Milano, palazzo Marino, alla presentazione delle candidature alle provinciali la Lega vuole alcune carrozze della metropolitana riservate alle donne. Altre agli extracomunitari. L'idea l'ha lanciata appunto una candidata leghista, la scrittrice-taxista Raffaella Piccinni, un pò come la nostra Foderà valdostana. Salvini soggiunge: «L'idea di riservare posti ai milanesi, da qui a qualche anno, potrebbe diventare una realtà. La mia è l'amara considerazione da parte di un utente dei mezzi pubblici. Non c'è ancora una delibera o una proposta di legge, se qualcuno vorrà proporla lo aiuteremo a farlo». Salvini spiega inoltre... così come una volta c'erano i posti riservati ai reduci, agli invalidi e alle donne incinte, avanti di questo passo fra dieci anni se non si interviene ci saranno posti o vagoni riservati ai milanesi e alle persone perbene. Se non si mette un limite all'immigrazione arriveremo a questo».

A leggere il comunicato Ansa, ad uno di noi che non è leghista, gli viene da chiedersi: Quando avremo cabine delle funivie riservate ai soli valdostani?

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MessaggioInviato: Mar Nov 17, 2009 10:17 am    Oggetto:  
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AostaSera.it 16/11/2009 ha scritto:
Aosta presenta, in prima assoluta europea, la ricostruzione del calendario celtico di Coligny

Aosta - Fulcro dell’evento, che fa parte di un ciclo di appuntamenti che si alterneranno fino al 25 novembre, è la riproduzione a grandezza naturale del più importante calendario celtico dell'Europa antica.

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Il calendario di Coligny

Prende il via martedì 17 novembre, nella sala dell'Hôtel des Etats ad Aosta, la mostra-convegno "L'astronomia dei Celti e il calendario di Coligny. 73 frammenti di cielo sulla terra", organizzata dalla Presidenza del Consiglio regionale per celebrare l'Anno internazionale dell'astronomia. Fulcro dell’evento, che fa parte di un ciclo di appuntamenti che si alterneranno fino al 25 novembre, è la riproduzione a grandezza naturale del più importante calendario celtico dell'Europa antica, il calendario di Coligny, composto da placche bronzee, uno strumento considerato di estrema importanza per la comprensione della visione del cielo e della misura del tempo nella cultura celtica. La riproduzione è ad opera dell'artigiano Giuseppe Stucchi ed è arricchita dalle scenografie realizzate dall'artista Elena Radovix. L’esposizione, in prima assoluta europea, sarà inaugurata alle ore 18, presso la Torre dei Signori di Porta Praetoria di Aosta, con una visita guidata a cura di Guido Cossard. Ad anticipare il battesimo dell’opera sarà, alle ore 17.15, l’incontro con gli interventi del Consigliere Segretario, Enrico Tibaldi, e della dottoressa Laura Plati, cui farà seguito la conferenza di Guido Cossard, Presidente dell'Associazione ricerche e studi archeoastronomici valdostana, che parlerà del Calendario celtico di Coligny e della tavola dei Drudi.

Il calendario di Coligny, composto da frammenti di una tavola di bronzo ritrovati nella regione dell'Ain (Francia), antica terra dei Galli Ambarri, contiene la rappresentazione di una sequenza di 5 anni lunari completi, ciascuno composto da 12 mesi alternativamente lunghi 29 o 30 giorni, più 2 mesi supplementari, ritenuti essere mesi intercalari introdotti per rendere lunisolare il calendario. Dopo numerosi studi, alcuni dei quali ancora in atto, il calendario viene fatto risalire al II secolo d.C., in piena epoca gallo-romana, ma gli studiosi sono concordi nel ritenere che esso sia stato inciso prevalentemente per scopi liturgici pagani e quindi possa riprodurre fedelmente il calendario tradizionale celtico correntemente in uso alcuni secoli prima. La mostra resterà aperta fino a mercoledì 25 novembre, ad ingresso libero, dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 18.30

Fanno parte del programma altre due conferenze, ospitate nella sala dell'Hôtel des Etats, ad Aosta, e sempre seguite da una visita guidata alla mostra: Adriano Gaspani, dell'osservatorio astronomico di Brera, sabato 21 novembre, alle ore 16, tratterà dell'astronomia dei Celti, mentre domenica 22 novembre, alle ore 17, affronterà il rapporto tra il Calendario di Coligny e la misura del tempo presso i Celti.

di Moreno Vignolini

Celti
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.
Con il nome di Celti si indica un insieme di popoli indoeuropei che, nel periodo di massimo splendore (IV-III secolo a.C.), erano estesi in un'ampia area dell'Europa, dalle Isole britanniche fino al bacino del Danubio, oltre ad alcuni insediamenti isolati più a sud, frutto dell'espansione verso le penisole iberica, italica e anatolica. Uniti dalle origini etniche e culturali, dalla condivisione di uno stesso fondo linguistico indoeuropeo e da una medesima visione religiosa, i Celti rimasero sempre politicamente frazionati; tra i vari gruppi di popolazioni celtiche si distinguono i Britanni, i Galli, i Pannoni, i Celtiberi e i Galati, stanziati rispettivamente nelle Isole Britanniche, nelle Gallie, in Pannonia, in Iberia e in Anatolia.

Portatori di un'originale e articolata cultura, i Celti furono soggetti a partire dal II secolo a.C. a una crescente pressione politica, militare e culturale da parte di altri due gruppi indoeuropei: i Germani, da nord, e i Romani, da sud. I Celti furono progressivamente sottomessi e assimilati, tanto che già nella tarda antichità l'uso delle loro lingue appare in netta decadenza. L'arretramento dei Celti come popolo autonomo è testimoniato proprio dalla marginalizzazione della loro lingua, presto confinata alle sole Isole britanniche.

A grandi linee alla voce cultura celtica io collego una croce celtica, e ricordo Vauro che in una trasmissione televisiva ha riportato con una sua vignetta fulminante, che così come oggi ci sono fascisti con le croci celtiche tatuate sul braccio, ci sono anche persone come il sindaco Alemanno che la celtica ce l’hanno “sotto la cravatta”. La croce celtica è la combinazione di una croce con un anello intorno all'intersezione. È caratteristica del cristianesimo celtico, anche se non si escludono origini precedenti. Nel medioevo veniva chiamata anche croce guelfa. La croce celtica è divenuta poi il simbolo di movimenti di estrema destra in tutta Europa, adottata anche dai neo-guelfi per difendere la tradizione cattolica.

Quello che non riesco a sopportare è questa "sbornia" continua di volere elevare la cultura celtica come un dettato politico da seguire. Leggasi Lega. Ora anche la Valle d'Aosta è sotto assedio di questi pseudo politicanti - pseudo discendenti - di un popolo, i Celti, di cui il loro arretramento come popolo autonomo, è testimoniato proprio dalla marginalizzazione della loro lingua, presto confinata alle sole Isole britanniche. Dopo l'esaltazione padanoceltica di Ferrero, e la sua tambureggiante presenza - che da mesi ci ossessiona su ogni sorta di "media" regionale - ora ci si mette anche la Presidenza del Consiglio regionale valdostana che assicura a Walter Togni, parlamentare della Lega Nord, uno spettacolo degno di nota, nella sala dell'Hôtel des Etats, dopo la sua sparata sulla non scelta delle alleanze comunali nella città d'Aosta. Insomma uno spettacolo circense... da circo Togni.

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MessaggioInviato: Mer Dic 09, 2009 7:28 pm    Oggetto:  
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L'unica zingara che piace alla Lega è la Carmen: finisce in galera e viene uccisa
di Mario Ajello


Uffa, è arrivato il pacco natalizio della Lega. Non lo avremmo voluto, ma ci tocca. Andrebbe rispedito in Padania, con un bel bigliettino di rifiuto, ma la Lega ha chiuso le frontiere al buon senso. Che cosa contiene il super-pacco? Dentro c’è di tutto - anche gli attacchi all’ottimo vescovo di Milano Tettamanzi, definito un «immam» da Bossi e un «comunista» da Calderoli - ma la vera chicca è questa.

Sono le dolci paroline di Matteo Salvini, che del creti-leghismo sotto l’Albero è un pezzo grosso e un ultrà addirittura con gradi da europarlamentare, pronunciate davanti al Teatro alla Scala, prima di assistere in compagnia della fidanzata (rigorosamente di razza ariana) alla "Carmen" di Bizet. «La Carmen - spiega Salvini è l’unica zingara che ci piace». Forse perchè prima viene sbattuta in prigione da Zuniga, e consegnata a don Josè, e poi - nell’ultimo atto dell’opera di Bizet - viene uccisa?



Matteo Salvini il giorno che arriva ad essere solo imbecille offre da bere a tutti

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MessaggioInviato: Ven Gen 15, 2010 6:09 pm    Oggetto:  
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(ANSA) Data: 15/01/2010 ha scritto:

14:21 LEGA NORD:DIMISSIONI PRESIDENTE VDA, LN DIPENDENTE DA MILANO(ANSA) - AOSTA, 15 GEN - "La Lega Nord Valle d'Aosta ha scelto la strada della dipendenza politica da Milano; in questo Milano non differisce molto da Roma". E' questa una e motivazioni per le quali Aldo Meinardi, presidente della Lega Nord della Valle d'Aosta, si è dimesso dal partito.

"Il mancato accordo alle elezioni europee fra la Lega Nord e i movimenti autonomisti valdostani - precisa Meinardi in una lettera inviata agli organi di informazione - ha privato di fatto la Valle d'Aosta di un rappresentante all'Europarlamento e Dio solo sa quanto questo rappresentante sarebbe stato importante per tutti". L'ex presidente critica poi l'operato del segretario regionale, Sergio Ferrero, "che ritiene più importanti i suoi rapporti con i dirigenti federali e con i parlamentari della Lega che con i cittadini valdostani ai quali di tanto in tanto chiede il voto".

Aldo Meinardi osserva poi che "nella Valle d'Aosta, che possiamo tranquillamente indicare come la Regione guida del federalismo e dell'autonomia dove sono nati i primi movimenti popolari di ispirazione cattolica, non si può perseguire un fine accentratore e nazionale come fa ora la Lega in Valle d'Aosta".



Ora in Valle abbiamo anche un rappresentante della Lega Autonomista Progressista

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MessaggioInviato: Ven Gen 15, 2010 6:11 pm    Oggetto:  
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(ANSA) ha scritto:
Data: 15/01/2010"]
14:27 LEGA NORD: FERRERO; PRENDO ATTO, LE COMUNALI DIRANNO VERITA'
(V. 'LEGA NORD: DIMISSIONI PRESIDENTE...' DELLE 14.22)
(ANSA) - AOSTA, 15 GEN -
Sergio Ferrero, segretario della Lega Nord Valle d'Aosta, non replica alle critiche di Aldo Meinardi e si limita a dire: "prendo atto della sua volontà e lunedì prossimo i vertici del partito decideranno di conseguenza".

Il segretario precisa poi che "sul mancato accordo per le elezioni europee con i movimenti autonomisti la Lega ha la coscienza tranquilla perché sono altri che non hanno permesso di farlo". Sergio Ferrero affida poi al risultato elettorale delle elezioni comunali di maggio "il giudizio sulle affermazioni di Meinardi". "Noi - ha aggiunto - presenteremo una nostra lista per il rinnovo del Consiglio comunale di Aosta; io sarò capolista ma non sappiamo ancora se in coalizione o da soli, tutto dipende dai possibili partner". (ANSA).


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MessaggioInviato: Sab Gen 16, 2010 10:42 am    Oggetto:  
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12VdA.it Venerdì 15 Gennaio 2010 14:00 ha scritto:

Il presidente della Lega Nord della Valle d'Aosta
si è dimesso dall'incarico

Scritto da douze

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Aldo Meinardi

Aldo Meinardi, presidente della Lega Nord della Valle d'Aosta ha rassegnato, venerdì 15 gennaio le sue dimissioni dall'incarico ed ha evidenziato che, dopo oltre sedici anni di militanza, non rinnovare la tessera del movimento politico: «il mancato accordo alle elezioni europee fra la Lega Nord e i movimenti autonomisti valdostani - racconta Meinardi - ha privato di fatto la Valle d’Aosta di un rappresentante all'Europarlamento e Dio solo sa quanto questo sarebbe stato importante per tutti». «Evidentemente - aggiunge - il segretario pro tempore della Lega Nord Valle d'Aosta, Sergio Ferrero, ritiene più importanti i suoi rapporti con i dirigenti federali e con i parlamentari della Lega che con i cittadini valdostani ai quali di tanto in tanto chiedere il voto.

Ferrero probabilmente non ricorda che la nascita stessa della Lega fu dovuta ad un incontro magari non fortuito ma certamente rivelatore fra Umberto Bossi e l'allora astro nascente della politica valdostana Bruno Salvadori: da questo incontro scaturì una scintilla che diede il via alla nascita della Lega. Dopo è storia contemporanea e proprio in Valle d'Aosta affondano le radici più antiche e solide del progetto federalista, e meno che altrove da noi in Valle non si possono tradire questi ideali. La Lega Nord Valle d'Aosta ha scelto la strada della dipendenza politica da Milano ed in questo, Milano non differisce molto da Roma. Nella Valle d'Aosta che possiamo tranquillamente indicare come la Regione guida del federalismo e dell'Autonomia dove sono nati i primi movimenti popolari di ispirazione cattolica e dove nel federalismo moderno personaggi come il martire Emile Chanoux teorizzarono un federalismo dei popoli, o il compianto Bruno Salvadori continuatore di questo progetto, non si può perseguire un fine accentratore e nazionale come fa ora la Lega in Valle d'Aosta. Seppur fuori dalla Lega Nord continuerò a ritenermi autonomista e federalista ma soprattutto fiero di essere valdostano».



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