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AREA DEMOCRATICA

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Politica estera
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Nuovo Topic   Rispondi    Indice del forum -> SPAZIO DEMOCRATICO
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carmelo.pace







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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2007 11:04 am    Oggetto:  Politica estera
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Inaugurata la 110/ma sessione del Parlamento americano

Congresso Usa, il giorno dei democratici
Cambio della guardia alla Camera e al Senato. La speaker Pelosi: «Abbiamo fatto
la storia, ora cambiano la direzione del Paese»

Nancy Pelosi, leader democratica (Ansa)
WASHINGTON - Cambio della guardia al Congresso. La Camera ed il Senato hanno
riaperto i battenti a Washington, inaugurando la 110/ma sessione del Congresso
Usa, con i democratici al potere al posto dei repubblicani per effetto della
vittoria elettorale del novembre scorso.

IL MONITO DELLA PELOSI - Nancy Pelosi ha assunto la guida della Camera dei
rappresentanti, dove i democratici hanno una maggioranza di 233 seggi a 202,
con tutta la solennità che la circostanza imponeva. «Abbiamo fatto la storia e
adesso dobbiamo cambiare la direzione di marcia del nostro paese», ha detto la
deputata italo-americana, cattolica ma pro-aborto, che si è presentata in aula
con i nipotini. Nel discorso di insediamento Pelosi ha poi sottolineato: «In
questa Camera possiamo appartenere a partiti differenti, ma noi tutti siamo al
servizio di uno stesso Paese. Siamo uniti nel nostro orgoglio e nelle preghiere
per i nostri uomini e le nostre donne delle forze armate. Loro stanno lavorando
insieme per proteggere l'America e anche noi, in questa Camera, dobbiamo
lavorare insieme per costruire un futuro degno del loro sacrificio».

IL PROGRAMMA DEI DEMOCRATICI - Contemporaneamente al Senato, il vice di Bush,
Dick Cheney ha ricevuto nel ruolo di presidente dell'aula il giuramento dei 33
nuovi componenti della Camera alta, dove i democratici ha una maggioranza molto
più risicata, di 51 a 49 seggi.
I democratici hanno promesso una partenza lampo, con una agenda delle prime
«100 Ore» che precede una prima raffica di proposte legislative: dall'aumento
del salario minimo per i lavoratori a norme anti-corruzione più stringenti per
i parlamentari, dall'incoraggiamento alle ricerche sulle cellule staminali ad
una riduzione dei prezzi dei medicinali per i poveri.

04 gennaio 2007

Saluti

Carmelo Pace

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Carmelo Pace


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MessaggioInviato: Gio Gen 11, 2007 11:04 am    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Gio Gen 18, 2007 4:39 pm    Oggetto:  Resistere. Considerazioni sulla vicenda dal Molin
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Rispondi citando

Caro Sig. Caldini,

per errori intendevo quelli di Bush, la ringrazio comunque per la risposta
perchè così sono andato a rileggermi lo statuto della NATO:
"La NATO (Alleanza Atlantica) è un'organizzazione intergovernativa costituita
nel 1949 allo scopo di assicurare la pace e la sicurezza in Europa. L'organo di
vertice - il Consiglio Atlantico - è costituito dai Rappresentanti Permanenti
dei Paesi membri, che fanno capo ai rispettivi Ministeri degli Affari Esteri,
ed è presieduto da un Segretario Generale, dal 1° gennaio 2004, l'olandese
Jaap de Hoop Scheffer..."
inoltre l'art.11 della nostra costituzione parla chiaro.
torno a ripetere che io di Bush non mi fido e ricordo bene l'episodio
parlamentare legato alla votazione della missione
in Iraq e del seguente uso della caserma Ederle.
Rimane il fatto che la decisione finale di avvallo delle missioni rimane in
capo al Governo nazionale e questa volta c'è il Governo Prodi.

Cordiali saluti

Carmelo Pace
---------- Initial Header -----------

>From : "Mauro CALDINI" mauro66_re@xxxxxxxx
To : cmo1@xxxxxxxxx
Cc :
Date : Wed, 17 Jan 2007 18:32:08 +0100
Subject : R: [Spaziogiovani] Resistere. Considerazioni sulla vicenda dalMolin

> Egregio Sig. Carmelo Pace, non sono l'Avvocato difensore di Romano Prodi,
> quello, che Lei dice, che fa troppi errori.
> Ma però mi sovviene una semplice domanda. Il precedente governo ha preso
> accordi internazionali nell'ambito dell'Alleanza Atlantica. Possibile che
> anche questo sia un errore attribuibile a Prodi?
> Cordialmente.
> Mauro Caldini
>
>
>
> -----Messaggio originale-----
> Da: spaziogiovani-bounces@xxxxxxxxxxxxxxxxxxx
> [mailto:spaziogiovani-bounces@xxxxxxxxxxxxxxxxxxx] Per conto di
> cmo1@xxxxxxxxx
> Inviato: mercoledì 17 gennaio 2007 14.28
> A: spaziogiovani spaziogiovani
> Oggetto: Re: [Spaziogiovani] Resistere. Considerazioni sulla vicenda
> dalMolin
>
> Sp@zioGiovani
> - una generazione per la Margherita -
> Non inviare in ML "catene di San Antonio".
> (Un solo messaggio al giorno, per favore) Grazie.
> Archivio pubblico dei messaggi:
>

> °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
> Caro Presidente Prodi,
>
> forse è così, bisogna resistere, questi sono gli ultimi ricatti di un'uomo
> che si sta accorgendo di avere fatto troppi errori ma a rimetterci però sono
> gli altri non lui.
> serve più coerenza, che valore hanno l'Europa e l'Italia con le loro
> costituzioni? non capisco l'equazione buoni rapporti con Bush = basi
> militari...
> probabilmente ci portano lavoro e vero anche fuori dal contesto bellico ma è
> questo il prezzo da pagare? possiamo farcela anche senza Bush perchè ripeto
> esiste un'altra America che ci aspetta e che sono sicuro ci aiuterebbe
> comunque in caso di guerra o attacco terroristico, ma sarebbe un contesto di
> DIFESA, NON di attacco preventivo o per improbabili esportazioni di
> "democrazia".
> in questi giorni Bush cerca in tutti i modi di farsi perdonare, tuttavia non
> servono le sue scuse, se ammette di avere sbagliato si dimetta.
> Sono maledettamente serio quando dico che Bush con tutti i soldi che ha
> dovrebbe dedicarsi ad altre attività, quelle che vuole lui, ma non quelle
> che riguardano il futuro della mia vita e quella dei miei cari o del resto
> dell'umanità.
> Bush è un'uomo che va gentilmemnte convinto a farsi da parte, non lo dico
> solo io, ormai quasi tutta l'America da nord a sud perchè ha fallito su
> tutta la linea.
> Che senso ha continuare a dargli retta? il mondo vuole andare da un'altra
> parte, non si scherza con la Pace.
>
> Un caro saluto
>
> Carmelo Pace
> ---------- Initial Header -----------
>
> >From : spaziogiovani-bounces@xxxxxxxxxxxxxxxxxxx
> To : spaziogiovani@xxxxxxxxxxxxxxxxxxx
> Cc :
> Date : Wed, 17 Jan 2007 00:46:22 +0100 (CET)
> Subject : [Spaziogiovani] Resistere. Considerazioni sulla vicenda dal Molin
>
>
>
>
>
>
>
> > Sp@zioGiovani
> > - una generazione per la Margherita -
> > Non inviare in ML "catene di San Antonio".
> > (Un solo messaggio al giorno, per favore) Grazie.
> > Archivio pubblico dei messaggi:
>

> > °°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°°
> > Resistere. Considerazioni sulla vicenda dal Molin
> >
> >
> > Da poche ore il Presidente del Consiglio Romano Prodi
> > ha dichiarato l'assenso del governo italiano al
> > raddoppio della base militare americana di Vicenza.
> >
> > Lo ha fatto, credo, nel peggiore dei modi e cioè
> > dichiarando che si tratta semplicemente di un
> > "problema urbanistico".
> >
> > Lo ha fatto dopo alcuni giorni in cui si sono
> > succeduti sterili e strumentali dibattiti sui tassi di
> > americanismo ed antiamericanismo e in cui la politica
> > italiana ha dimostrato ancora una volta un grado di
> > superficialità e subalternità imbarazzante.
> >
> > Lo ha fatto dopo una mobilitazione senza precedenti
> > che ha coinvolto nell'opposizione al progetto una
> > importante, ampia, consapevole fetta dell'opinione
> > pubblica vicentina e nazionale.
> >
> > Il problema originato dalla base Dal Molin riguarda
> > certamente Vicenza e i comuni limitrofi, riguarda
> > certamente i lavoratori italiani e non occupati nella
> > base, ma pone un orizzonte di prospettiva ben più
> > ampio.
> >
> > Faccio mie questa recente dichiarazione di Savino
> > Pezzotta: "mentre parliamo della produzione e del
> > commercio delle armi non possiamo non ampliare la
> > nostra riflessione e chiederci se è possibile e come è
> > possibile costruire un impegno che porti verso la pace
> > e l'abbandono della violenza. Mi domando se siamo in
> > grado oggi di costruire delle piste di vita che siano
> > quotidianamente in resistenza verso l'aggressività,
> > l'affermazione di sé, la conquista del miglior posto,
> > la voglia di potere, l'attivismo frenetico, il
> > consumismo e il predominio di genere."
> >
> > Ma soprattutto aggiungo che siamo tutti chiamati a
> > non separare le scelte ideali dall?agire quotidiano.
> >
> > Le guerre e il terrorismo, la logica di potenza e la
> > retorica militarista spingono in alto le spese
> > militari e il commercio internazionale di armi e in
> > questo senso non si può, non si deve dimenticare il
> > ruolo e la funzione della caserma Ederle nel tempo
> > dell'amministrazione Bush.
> >
> > Nè va dimenticato l'aumento dell'11 per cento delle
> > spese militari della prima finanziaria del governo di
> > centrosinistra.
> >
> > Ciò che occorre oggi è il recupero globale di una
> > coscienza collettiva di luogo e di una promozione
> > autentica e continuativa di una democrazia reale.
> >
> > La vicenda Ederle-Dal Molin è infatti una grande
> > occasione per un impegno serio e deciso di resistenza
> > nonviolenta in cui la riconversione delle basi
> > militari verso il civile non è una battaglia
> > ideologica, ma una scelta di campo.
> >
> > Costruire la pace ha dei costi e questi costi
> > incrociano le nostre responsabilità verso le nostre
> > comunità, l'intera umanità ed il pianeta.
> >
> > Per questo non ci si può che opporre e resistere
> > pacificamente al via libera ad un raddoppio di una
> > base militare strumento della guerra preventiva e
> > permanente; scelta tutt'altro che urbanistica e
> > meramente amministrativa.
> >
> > Francesco Lauria
> > Presidente Associazione Europa Plurale
> >

> >

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MessaggioInviato: Mer Gen 31, 2007 1:36 am    Oggetto:  Italy and USA
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Dear President Prodi,

maybe is so, we have to resist, the Dal Molin military base in Vicenza is one
of the last blackmail of Bush and your friends.
We need to have more consistent,
which value has Europe and Italy with their constitutions?
I don't understand the equation, good relationships with Bush = military bases...
Probably USA carries us job, is true also outside from the war context but is
this the price that we have to pay?
Italian people and the World can survive also without Bush because, I repeat
an other America exists that it waits for us and that they are sure would
help us even in case of war or terroristic attack, but it would be a DEFENSE
context, NOT of attack estimate or for improbable "exports of democracy".
Only in this days, Bush realize to have made too many mistakes but the
consequences are on the others not on him.
He tries in any case to makes itself to pardon, however we do not need its
excuses, if he admits of to have mistaken he must to resign!
I am much serious when I say that Bush with all the moneies that he has it
would have to be dedicated to other asset, those that he wants, but not
those that take care of humanity.

Dear Senator Hillary Clinton,
Dear Senator Barack Obama,
Dear President Nancy Pelosi,

we must stop the economy of the war! Can you promise this to the World?

Kind regards

Carmelo Pace

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MessaggioInviato: Mer Feb 21, 2007 1:32 pm    Oggetto:  NON SIAMO ANTIAMERICANI...
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ma contro i Bush & Berlusconi war trading company di turno, la politica estera del governo prodi è un chiaro segno di discontinuità!

Un saluto

Messaggio

Da: Hillary Rodham Clinton
A: cmo1@libero.it
Date: 20/02/07 00:32
Oggetto: A roadmap out of Iraq
___________________________________________________
Messaggio:


Dear Carmelo,

Right now, there isn't one of us who isn't thinking about Iraq. That's why I went there recently: to meet with the commanders on the ground, to talk with Iraqi leaders, and to speak to the men and women who are fighting this war so heroically.

I came back even more determined to stop the president's escalation of troops into Iraq and to start the redeployment of troops out of Iraq. So I outlined a plan, and on Friday, I introduced it to Congress as the Iraq Troop Protection and Reduction Act.

My plan accomplishes a number of goals. It stops the president's escalation. It protects our troops by making sure they aren't sent to Iraq without all of the equipment and training they need. It puts an end to the blank check for the Iraqi government. It calls for an international conference to bring other countries together to help forge a stable future for Iraq. Finally, my plan would begin a phased redeployment of our troops out of Iraq. I've been pushing for this for almost two years.

For more details about my plan, please watch Friday's HillCast, the first of what I hope will be a regular series of web broadcasts:



The Iraq Troop Protection and Reduction Act is a roadmap out of Iraq. I hope the president takes this road. If he does, he should be able to end the war before he leaves office. But let's not kid ourselves. From everything we've seen, this president is going down a very different path. He's fighting to escalate the war, not to end it.

I know we're at the start of a presidential campaign, but I think all Democrats should be focused on working together to push the president to change course. We have to end this war in a smart way, not a Republican or a Democratic way, but a way that makes us safer and gets our troops home as soon as possible. That's what I'll be fighting for.

But let me be clear, if George Bush doesn't end this war before he leaves office, when I'm president, I will.

Please watch the HillCast for more details of my plan:



Sincerely,

Hillary Rodham Clinton



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All content 2007 Hillary Clinton for President Exploratory Committee
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MessaggioInviato: Gio Mar 29, 2007 6:48 pm    Oggetto:  Aria di pensione...
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Dal corsera

Usa: anche il Senato vota il ritiro dall'Iraq
Come la Camera, i senatori chiedono alle truppe di andar via da Bagdad, ma in una data diversa: dovranno mettersi d'accordo

WASHINGTON (USA) - Un voto che non cambia nulla sul piano operativo per quanto riguarda la situazione in Iraq, ma che acuisce lo scontro tra il Congresso (a maggioranza democratica) e il presidente degli Stati Uniti (che è repubblicano).
IL VOTO - A dispetto infatti del veto minacciato dal presidente George W. Bush, il Senato americano ha infatti approvato la richiesta di fondi straordinari destinati per la maggior parte alle missioni in Iraq e in Afghanistan, ma con il vincolo di ritirare i soldati statunitensi dal territorio iracheno entro il 2008. L'aula si è espressa con 51 voti a favore e 47 contro il disegno di legge che Bush ha minacciato di bloccare con il veto se fosse passato con questo vincolo. Il testo chiede che il ritiro delle truppe inizi entro quattro mesi e si completi entro il 31 marzo del 2008. L'iniziativa è legata a uno stanziamento di 121,7 miliardi di dollari. La Camera dei Rappresentanti l'aveva votata la settimana scorsa ponendo come data per il ritiro dall'Iraq il primo settembre del 2008. I due rami del Congresso dovranno trovare una compromesso, prima che il testo sia mandato alla firma del presidente il mese prossimo. Firma che probabilmente non ci sarà.
L'OPPOSIZIONE DEL PRESIDENTE - A questo punto però non è chiaro cosa succederà. Quella del Senato non è infatti la stessa lettura della legge approvata la settimana scorsa dall’altro ramo del Congresso. Con una maggioranza più robusta i democratici della Camera hanno varato un testo che, se tradotto in legge, obbligherebbe Bush a definire un calendario certo per il ritiro nel settembre del 2008. La formula scelta dalla Camera alta è più timida e si limita a «suggerire» al presidente di impegnarsi per la fine delle ostilità entro l’anno prossimo, senza imporre alcun vincolo concreto. Per due volte i democratici avevano già provato in passato a approvare una misura simile a quella di oggi, scontrandosi tuttavia con il muro dell’ostruzionismo parlamentare repubblicano, che questa volta non è scattato. Dietro, un calcolo politico preciso: i repubblicani preferiscono che sia il presidente in persona, esercitando il suo diritto di veto, a bocciare la legge. Per vanificare il veto, i democratici avrebbero bisogno dei consensi dei due terzi di Camera e Senato, numeri di cui per ora non dispongono.
L'ESITO FINALE - Ma ogni volta che si vota sulla guerra i voti critici sulla gestione Bush sembrano aumentare" Bush resta fermo sulle sue posizione. Parlando al termine di un incontro con i leader del suo partito e mentre il voto al Senato era già in corso, il presidente ha ribadito che bloccherà sia il testo del Senato che quello della Camera, qualora gli fossero sottoposti. «I nostri soldati sono in pericolo, e vogliamo che loro arrivino i finanziamenti necessari. I nostri generali sono alle prese con decisioni difficili e non possiamo legare loro le mani. Le conseguenze di imporre una data precisa e arbitraria per il ritiro - aveva aggiunto mercoledì il presidente - sarebbero disastrose. I nostri nemici si segnerebbero semplicemente il giorno sul calendario, passerebbero mesi a preparare il modo migliore per sfruttare il loro nuovo santuario, quando ce ne saremo andati. Non ha senso per politici a Washington dettare la strategia ai comandanti che operano in una zona di guerra a 10.000 chilometri di distanza». Bush sempre mercoledì ha criticato le spese aggiuntive che la maggioranza democratica ha allegato alla finanziaria sulla guerra. E’ una consuetudine parlamentare americana che si abbinino a leggi di spesa voci che poco hanno a che fare con la materia del provvedimento principale, ma in una situazione politica così tesa su questo fronte le polemiche sono state asprissime. Non si è lasciata attendere la risposta dei democratici all’ultima invettiva del presidente George W. Bush sull’Iraq. «Il presidente si calmi e la pianti con le minacce - aveva detto la presidente della Camera Nancy Pelosi - c’è un nuovo Congresso in città. Noi rispettiamo il ruolo istituzionale del presidente, il presidente rispetti il nostro. Questa guerra deve finire, gli americani hanno perso la fiducia nella capacità del presidente di portarla avanti. Il presidente faccia un respiro profondo e capisca che dobbiamo rispettare i nostri rispettivi ruoli. Gli tendiamo la mano in segno di amicizia».

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MessaggioInviato: Sab Mar 31, 2007 11:02 pm    Oggetto:  Petizione Gino Strada
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Petizione per la candidatura di Gino Strada al Nobel per la Pace

Il nostro blog (www.tafanus.it) ha lanciato una petizione per la candidatura di Gino Strada al Nobel per la Pace. A 9 giorni dall'inizio, la petizione è già stata firmata da 4.000 cittadini, anche grazie al supporto determinante della rete, che ha sposato massicciamente la nostra iniziativa.

E' stato raggiunto un grande traguardo in brevissimo tempo. E' necessario mettercela tutta. Abbiamo bisogno che tutti coloro che ci tengono e ci credono, diano un contributo operativo, scrivano ai blogs (magari sotto forma di commento Off Topic), inviando il link


oppure il link



e chiedendo sia ai bloggers che ai privati di innescare una catena di Sant'Antonio. Se ognuno che riceve questo invito lo inviasse alla propria rubrica email, con preghiera di inoltro, potremmo ottenere dei risultati fantastici.

Abbiamo bisogno del supporto di associazioni, di partiti, di giornali, di singoli parlamentari, si semplici cittadini.

Quello che segue è il testo che stiamo inviando noi, ma ovviamente ciascuno è libero di adottarlo o di scriverne uno proprio:

"Abbiamo lanciato una petizione per la candidatura di Gino Strada al Premio Nobel per la pace. per l'opera complessiva che Gino Strada ed Emergency hanno compiuto e compiono in ogni angolo del mondo a favore dei diseredati di ogni razza e di ogni fede.

Chi volesse firmare questa petizione, troverà il link relativo sul nostro blog, in alto sulla colonna di sinistra, sulla foto di Gino Strada. L'indirizzo del sito é:



Firmate, invitate i vostri amici a farlo e a far circolare questo invito, ed invitate i blogs che frequentate a creare un link che porti alla firma della petizione.

Vi invitiamo altresì a firmare la petizione lanciata dal Emergency, per la liberazione dei due collaboratori di Gino Strada ancora privati della libertà, e per la concessione di un modesto vitalizio alla famiglia dell'autista ucciso. La firma sulle petizioni di Emergency può essere apposta al seguente indirizzo:



____________________________________________________________________________________________________________
...cos'è Emergency...

Emergency è un'associazione umanitaria fondata a Milano nel 1994 per portare aiuto alle vittime civili delle guerre. Dal 1994 a oggi, Emergency è intervenuta in 13 paesi, costruendo 8 ospedali, 4 centri di riabilitazione, 1 centro di maternità, 55 tra posti di primo soccorso e centri sanitari. Su sollecitazione delle autorità locali e di altre organizzazioni, Emergency ha anche contribuito alla ristrutturazione e all'equipaggiamento di strutture sanitarie già esistenti.

Tra il 1994 e il 2006, i teams di Emergency hanno portato aiuto a oltre 2.300.000 di persone.

Proprio perché conosce gli effetti della guerra, sin dalla sua costituzione Emergency è impegnata nella promozione di valori di pace. Nel 1994 Emergency ha intrapreso la campagna che ha portato l'Italia a mettere al bando le mine antiuomo. Nel 2001, poco prima dell'inizio della guerra all'Afganistan, ha chiesto ai cittadini di esprimere il proprio ripudio della guerra con uno "straccio di pace".

Nel settembre 2002, insieme ad altre organizzazioni, ha lanciato la campagna "Fuori l'Italia dalla guerra" perché l'Italia non partecipasse alla guerra contro l'Iraq. Con la campagna "Fermiamo la guerra, firmiamo la pace" Emergency ha promosso una raccolta di firme per la legge di iniziativa popolare "Norme per l'attuazione del principio del ripudio della guerra sancito dall'articolo 11 della Costituzione e dallo statuto dell'Onu", depositata alla Camera dei deputati nel giugno 2003.

Emergency è stata giuridicamente riconosciuta Onlus nel 1998 e Ong nel 1999. Dal 2006 Emergency è riconosciuta come Ong partner delle Nazioni Unite

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MessaggioInviato: Dom Apr 22, 2007 10:24 am    Oggetto:  Democratic parties in the World...
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Howard Dean ai Ds: i Democratici Usa sono con voi

Howard Dean con Piero Fassino

"Da presidente del Partito democratico degli Stati Uniti apprezzo e plaudo alla vostra decisione di creare un nuovo partito". Howard Dean, leader dei Democratici Usa, conquista la platea dei delegati Ds con un lungo discorso interrotto continuamente dagli applausi. E alla fine raccoglie il tributo dei congressisti insieme a Piero Fassino, che gli alza il braccio in segno di vittoria. E' la prima volta che un leader dei Democratici americani del suo livello (Dean ha conteso a John Kerry la designazione per la candidatura alla Casa Bianca nel 2004) parla ad un congresso della Quercia.

Comincia con una lode agli italiani, "per la vostra storia, la vostra cultura, la vostra cucina e i vostri sport, soprattutto per gli azzurri". "Mi congratulo con voi e i vostri leader - aggiunge - questo è un momento davvero storico per il popolo italiano e per gli italiani". Con il Partito democratico "ci sarà un governo progressista più stabile". "E per noi democratici - aggiunge - la nascita del Pd significherà la possibilità di avere un partner più grande in Italia".

Dean paragona il "lavoro duro" fatto da Ds e Dl in Italia a quello dei Democratici americani: "Abbiamo deciso di unirci per battere l'estrema destra repubblicana. Ci siamo uniti, abbiamo lavorato duro e nel 2006 abbiamo vinto: oggi abbiamo la maggioranza al Congresso e al Senato".

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MessaggioInviato: Ven Apr 27, 2007 10:46 pm    Oggetto:  La tua firma per la fine della guerra in Iraq
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Ultima modifica di carmelo.pace il Ven Apr 27, 2007 11:01 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Ven Apr 27, 2007 10:57 pm    Oggetto:  
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Caro Carmelo, ogni tanto quando inserisci dei link, perchè non fai la prova per vedere se si aprono!
Questo è un altro di quelli che non funzionano...

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L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo,
moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa
marcescenza è, ora, il fascismo.
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MessaggioInviato: Lun Mag 07, 2007 10:59 pm    Oggetto:  Bush come Berlusconi, simpaticone...
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From BBC.com

Last Updated: Monday, 7 May 2007, 16:56 GMT 17:56 UK
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Bush honours Queen at White House
The Queen and President Bush
President Bush joked with the Queen during her visit
The Queen was honoured with a 21-gun salute as she met President George W Bush in Washington DC on the final leg of her US visit.

Standing outside the White House, the Queen said Britain and America had a "close and enduring" friendship.

The president said the Queen was "a good person, a strong leader and a great ally".

Later the Queen will be guest of honour at a state banquet and will visit the Children's National Medical Centre.

The state visit has included trips to the site of the first permanent English settlement in the US and the famous Kentucky Derby horse race.

'Taking stock'

On her fifth visit to America, the Queen reflected on how "the stories of our two countries have been inextricably woven together".

She called the US a "great nation" and said it was time to "take stock of our present friendship".

"It is the time to look forward, jointly renewing our commitment to a more prosperous, safer and freer world," she added.

Route map of the Queen's carbon-offset state visit

Mr Bush, meanwhile, joked with the Queen after making a mistake in his speech.

He said: "You helped our nation celebrate its bicentennial in 17... 1976" , and then joked the Queen had given him "a look that only a mother could give a child".

The president said the UK had "written many of the greatest chapters in the history of human freedom".

He said its relationship with the US was built "on the surest foundations - our deep and abiding love of liberty".

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Carmelo Pace


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MessaggioInviato: Mer Lug 25, 2007 11:17 am    Oggetto:  Terrorismo
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Denunciato lo stato di polizia negli USA

di Claudio Giudici

Paul Craig Roberts, ex sottosegretario al Tesoro nell'amministrazione di
Ronald Reagan, ha lanciato un allarme sulla newsletter CounterPunch del 16
luglio sostenendo che "a meno che il Congresso non proceda immediatamente
all'impeachment di Bush a Cheney, tra un anno gli USA saranno uno stato di
polizia dittatoriale in guerra con l'Iran". E aggiunge: "Bush ha preso ogni
misura necessaria per una dittatura, utilizzando gli 'ordini esecutivi' che
entrano in vigore ogni volta che dichiara un'emergenza nazionale". Questo
solleva un interrogativo: a che cosa serve l'emergenza nazionale?
Roberts cita Michael Chertoff, direttore della sicurezza del territorio
(Homeland security), che recentemente ha detto di avere la "sensazione nelle
viscere" che presto si potrebbe verificare un nuovo attacco terroristico, e
cita anche "il guerrafondaio repubblicano Rick Santorum", secondo il quale
"da qui a novembre succederanno tante cose e credo che l'anno prossimo di
questi tempi il pubblico americano finirà per avere un'idea ben diversa di
questa guerra". Si tratta di dichiarazioni, spiega Roberts, che indicano la
possibilità di attacchi terroristici condotti sotto falsa bandiera,
inscenati cioè dall'amministrazione stessa per salvare la sua politica
fallita in Iraq e preparare una nuova guerra contro l'Iran. "Troppe cose
stanno andando storte per l'amministrazione: il fallimento delle guerre
mediorientali, i senatori repubblicani che abbandonano la nave, le truppe
turche che si stanno ammassando sul confine settentrionale iracheno in vista
di una invasione per affrontare il problema curdo, e una maggioranza degli
americani che è a favore dell'impeachment di Cheney e una quasi maggioranza
che è favorevole all'impeachment di Bush. L'amministrazione Bush ha
disperatamente bisogno di sviluppi drammatici per spaventare la popolazione
americana e il Congresso in modo da rimetterli in riga e indurli a sostenere
la politica militarista e di stato di polizia favorita da Bush e Cheney".
Roberts è dunque convinto che questi attacchi terroristici condotti sotto
falsa bandiera saranno inscenati per consentire il proseguimento delle
guerre e instaurare una dittatura negli USA. Tali attacchi terroristici
"faranno al tempo stesso impaurire e arrabbiare gli americani inducendoli ad
accettare una dichiarazione di 'emergenza nazionale' da parte di Bush e il
ripristino della leva obbligatoria. In alternativa l'amministrazione
potrebbe semplicemente consentire che un qualche vero complotto terroristico
proceda senza incontrare ostacoli". Questo costituirebbe lo scenario di "un
altro fallimento dell'apparato di sicurezza come quello dell'11 settembre".
I mezzi d'informazione sfrutterebbero poi gli attacchi terroristici per
giustificare "la politica islamofobica dei neoconservatori" mirante a
sostituire i governi indesiderati con propri burattini in Medio Oriente.
Roberts conclude riferendo alcune situazioni in cui incidenti del genere
furono sfruttati in passato in Israele, nella Russia zarista e nella
Germania nazista, ma anche negli stessi Stati Uniti, e arriva a chiedere
espressamente ai lettori: "Domandatevi un po': un governo che ci ha mentito
conducendoci in due guerre e sta mentendo per condurci ad attaccare l'Iran
si asterrebbe dall'inscenare attacchi 'terroristici' allo scopo di liquidare
l'opposizione che la contrasta?" Come sventare questo scenario che mira "a
rovesciare la democrazia costituzionale" è chiaro: "un impeachment immediato
di Bush e Cheney".

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Carmelo Pace


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giorgio








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MessaggioInviato: Mar Ago 14, 2007 1:40 am    Oggetto:  
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Ecco il candidato che vorrei... Per gli Stati Uniti naturalmente... Non so se da voi, tra le montagne della Valle d'Aosta, avete qualcosa del genere...

Anche se bella Hillary, che più che rappresentare le donne rappresenta i poteri forti che sostengono il Partito democratico americano, avrà la meglio, il migliore è lui....

Citazione:
Barack Hussein Obama Jr. (Honolulu, 4 agosto 1961) è un senatore statunitense.
Membro del Partito Democratico, è il Senatore junior per l'Illinois ed è attualmente l'unico senatore afroamericano.
Ha ricevuto una vasta notorietà nazionale a partire dalla Convention democratica del 2004, in cui Obama, che allora era membro del Senato Statale dell'Illinois, pronunciò il discorso introduttivo.
Il 10 febbraio 2007 Obama ha annunciato ufficialmente la sua candidatura per le elezioni presidenziali del 2008, a Springfield, capitale dell'Illinois. Recenti sondaggi lo collocano secondo nelle scelte degli elettori democratici, subito dopo la senatrice Hillary Rodham Clinton
Barack Obama nacque al Queen's Medical Center di Honolulu da Barack Hussein Obama Sr., un keniota agnostico, ex pastore di capre ed all'epoca studente straniero, e da Ann Dunham, proveniente da Wichita, in Kansas; al momento della sua nascita entrambi i genitori erano giovani studenti universitari.
Riguardo gli anni passati alle Hawaii, Obama ha scritto in seguito:
« È ironico che la mia decisione di occuparmi di politica sia nata quando mi sono trasferito in una grande città continentale e non nel periodo in cui vivevo nelle Hawaii, che comunque costituiscono ancora il mio punto di riferimento. »
Nel 1963 i genitori si separarono e successivamente divorziarono; il padre andrò all'Università di Harvard per conseguire un dottorato, e infine tornò in Kenya[5], dove morì nel 1982. Rivide il figlio solo in un'occasione. La madre invece si risposò con Lolo Soetoro, un altro suo ex collega universitario, da cui ebbe una figlia. Soetero proveniva dall'Indonesia, si laureò in geografia nel 1962, morì poi il 2 marzo del 1993. Obama si trasferì quindi con la famiglia a Giakarta, dove nacque la sorellastra di Obama, Maya Soetoro-Ng. A Giakarti, Obama fece le scuole elementari da 6 a 10 anni.
A dieci anni, Obama ritornò ad Honolulu per ricevere un'istruzione migliore. Fu cresciuto prima dai nonni materni, (Madelyn Dunham), e poi dalla madre. Si iscrisse alla quinta elementare della scuola Punahou, dove si diplomò con ottimi voti nel 1979. Suo padre morì in un incidente stradale in Kenya quando Obama aveva 21 anni.. La madre di Obama morì invece di cancro pochi mesi dopo la pubblicazione della sua autobiografia, Dreams from My Father.
Nel suo libro Dreams from My Father, Obama descrive la sua esperienza di crescere con la famiglia di sua madre; una famiglia di ceto medio, e, ovviamente, bianca. La conoscenza del suo nero padre assente derivò principalmente dalle storie della famiglia e dalle fotografie. Della sua infanzia, Obama scrive: "Che mio padre non sembrava per nulla come le persone a fianco a me — che era nero come la pece, mentre mia madre bianca come il latte &madsh; non ci feci neppure caso." Da giovane, lottò per riconciliare le percezioni sociali sulla sua eredità multiculturale. Obama scrive sul suo utilizzo di marijuana e cocaina durante la sua adolescenza per "togliermi dalla testa le domanda su chi fossi."
Dopo il liceo, Obama studiò per un paio d'anni all'Occidental College, prima di spostarsi al Columbia College della Columbia University. Là si laureò in scienze politiche, con una specializzazione in relazioni internazionali.[13][14] Dopo la laurea, lavorò per un anno alla Business International Corporation (ora parte dell'The Economist Group), una ditta che forniva notizie economiche di carattere internazionale alle aziende clienti. Si trasferì poi a Chicago, per dirigere un progetto non profit che assisteva le chiese locali nell'organizzare programmi di apprendistato per i residenti dei quartieri poveri nel South Side. Nel 1988, Obama lasciò Chicago per tre anni per studiare giurisprudenza ad Harvard. Nel febbraio 1990 diventò il primo presidente afroamericano della celebre rivista Harvard Law Review. Nel 1989, durante uno stage estivo presso uno studio legale specializzato in diritto societario conobbe Michelle Robinson, avvocato associato nello stesso studio. Si laureò magna cum laude nel 1991 e sposò Michelle nel 1992.
Tornato a Chicago, Obama diresse un movimento per far registrare al voto quanti più elettori possibili (voter registration drive), poi lavorò per difendere i diritti civili presso lo studio legale Miner, Barnhill & Galland, e insegnò diritto costituzionale presso la Scuola di legge dell'Univerisità di Chicago, dal 1993 fino alla sua elezione al Senato federale nel 2004.
L'impegno politico di Obama cominciò nel 1992, anno in cui, dopo un'aggressiva campagna elettorale, aiutò il presidente Bill Clinton nelle elezioni presidenziali, portandogli circa 100.000 voti. Personaggio abbastanza conosciuto a Chicago, dove lavorando in uno studio legale si era occupato di diritti civili, nel 1993 favorì l'elezione al Senato di Carol Moseley Braun, prima donna afro-americana a diventare senatrice.
Nel 1996, Obama fu eletto al senato dell'Illinois dal 13esimo distretto nel quartiere Hyde Park, nel sud di Chicago. Nel gennaio 2003, quando i democratici riconquistarono la maggioranza del senato, fu nominato presidente del Comitato della Sanità e dei Servizi umani del Senato. Tra le sue iniziative legislative, Obama aiutò a realizzare degli sgravi fiscali sul reddito per favorire le famiglie a basso reddito, lavorò su una legge che aiutava i residenti che non si potevano permettere un'assicurazione sanitaria, e aiutò a promuovere leggi per aumentare la prevenzione dell'AIDS e programmi di assistenza.
Nel 2000 si candidò alle elezioni primarie del Partito Democratico che avrebbero dovuto scegliere il rappresentante congressuale per l'Illinois, ma fu sconfitto in maniera abbastanza netta da Bobby Rush. Rush, già membro delle Pantere Nere e un attivista nella comunità, affermò che Obama non "aveva vissuto nel primo distretto congressuale abbastanza per sapere realmente cosa stava succedendo." Rush vince le primarie con il 61% dei voti, contro il 30% di Obama. Dopo la sconfitta, Obama si concentrò sul Senato statale, creando una legge che obbliga la polizia a registrare gli interrogatori nei confronti di criminali punibili con la pena di morte e favorendo una legge che richieda alle assicurazioni di coprire mammografie di routine. Nel 2002 si candidò alla stessa carica senza rivali.
Analizzando la carriere di Obama nel Senato dell'Illinois, un articolo del Washington Post, pubblicato nel febbraio del 2007, ha notato la sua abilità nel lavorare con efficacia sia coi democratici che con i repubblicani, e la capacità di costruire coalizioni bipartisan. Nella sua campagna elettorale seguente, per il Senato federale, Obama ha ottenuto l'appoggio del Fraternal Order of Police, il più grande sindacato di polizia statunitense. Gli agenti hanno lodato il suo "duraturo appoggio ad un controllo sulle armi da fuoco e la sua volontà di raggiungere compromessi," nonostante alcune leggi su cui il sindacato di polizia si era opposto.


Sicuramente il mago mi scuserà se ho spostato questo messaggio in questo topic di " Politica estera"

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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta»
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erika








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MessaggioInviato: Ven Gen 04, 2008 2:43 pm    Oggetto:  PRIMARIE USA
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Gli iscritti alle liste elettorali democratici e repubblicani si incontreranno in centinaia di chiese, seminterrati, centri civici in tutto lo Stato per parlare di politica e scegliere quale candidato vorrebbero vedere in corsa per la presidenza il prossimo 4 novembre.
Da una parte, tra i repubblicani, la sfida è tra Rudolph W. Giuliani, Mike Huckabee, John McCain, Ron Paul, Mitt Romney e Fred D. Thompson. Sei anche i candidati democratici: Hillary Clinton, Barack Obama, John Edwards, Joseph Biden, Bill Richardson e Christopher Dodd. Per la prima volta in ottant'anni non c'è un candidato istituzionale, un presidente che tenti la rielezione o un vice presidente che speri di succedergli: il campo è aperto a due 'nuovi'. E l'Iowa si esprime per primo. E' solo la prima tappa ma è importantissima nel lungo cammino delle primarie, che formalmente si chiude in estate. Anche se voteranno poche decine di migliaia di persone su tre milioni di abitanti, dare adesso una prova di forza sarà un vantaggio importante.
Nelle ultime ore immediatamente precedenti al voto, il dibattito tra i candidati rimane serratissimo. E mentre i repubblicani sono passati direttamente agli insulti personali (particolarmente colorito lo scambio di opinioni tra Huckabee e Romney), tra i democratici c’è grande fermento. La percezione che chi vincerà le primarie abbia ampie possibilità di diventare il nuovo presidente degli Stati Uniti è molto forte tra l’opinione pubblica, stanca di una politica estera improntata sull’unilateralismo e l’aggressività, e di una politica interna incerta sia dal punto di vista economico che da quello sociale. Il tracollo dei repubblicani nelle elezioni di mid-term, svoltesi nel novembre del 2006, ha messo in evidenza in modo inequivocabile la fine della fiducia che negli ultimi anni gli americani hanno riposto nei confronti dell’amministrazione Bush.
Dopo aver ottenuto la maggioranza al Congresso, ora i Democrats puntano diritto alla Casa Bianca. La scommessa è quella di cambiare l’America, che, durante il periodo targato “neo-con”, è parso un gigante dalle immense possibilità che non è stato però in grado di interpretare e di adattarsi agli immensi cambiamenti in corso a livello planetario, soprattutto dal punto di vista geopolitico ed economico. La scommessa di democratici, sia Barak Obama, Hillary Clinton o John Edwards il candidato che correrà per lo scranno presidenziale, è quella di fare tornare gli Usa un Paese capace di suscitare fiducia e rispetto da parte della comunità internazionale. Di fare in modo che le migliori risorse degli Stati Uniti e dei suoi abitanti siano spese, ancora una volta, per il raggiungimento di un equilibrio mondiale che, oggi più che mai, pare precario e incerto.
La scommessa dei Democrats, infine, è quella di creare un Paese più giusto e, al tempo stesso, più dinamico anche al suo interno. Un Paese che sia in grado di coniugare sviluppo e crescita economica con politiche sociali volte ad assicurare a tutti più diritti e più giustizia. Un Paese che sappia fronteggiare con consapevolezza e senza paura il fenomeno dell’immigrazioe. Un Paese che sappia dare delle risposte concrete ai suoi cittadini in tema di sicurezza e che ponga fine al ricorso alla violenza come unico mezzo per difendersi. Un Paese nuovo, che riaccenda finalmente la speranza di tutti.

Io molto probabilmente sceglierei OBAMA e voi?
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Gen 05, 2008 12:11 pm    Oggetto:  
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Abbiamo bisogno di "uomini nuovi". Uomini malati di onestà.
Malati di cambiamento.
Dai uscite fuori...fatevi sentire...speak out.
Intanto godiamoci il successo di Barack Obama in Iowa.
Stand for change.

Ragazzi forse non ne siete consapevoli e non ve ne rendete conto, ma noi che scriviamo qui, e ancora qui ci ritroviamo titubanti e che ancora sappiamo indignarci, vi dico che siamo l'unica speranza per il nostro stesso futuro. Siamo l'avanguardia del popolo valdostano dotata degli strumenti teorici per cambiare ogni cosa. Siamo una bomba chimica che deve solo essere innescata per esplodere e contagiare tutti quelli che ci circondano. Ma lo ripeto: non ci riusciremo mai rimanendo qui! La differenza tra noi e il Sistema che vogliamo cambiare è che noi parliamo, loro fanno. Ma se iniziamo a fare pure noi come già stiamo facendo, qua scoppia il macello: organizziamoci! Ragazzi abbiamo internet! Possiamo incontrarci e organizzarci da ogni parte della Valle d'Aosta senza muoverci! Facciamolo. Diamo forza a questo partito nuovo che vuole debitamente sfruttare questi mezzi. Scrolliamoci di dosso quell'apatia montanara, scambiata per timidezza, che fa trovare pesante a molti l'arte di esprimersi e la voglia di dire la sua in tutta libertà e democrazia.

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