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La Stampa 29 Dicembre 2009 ha scritto:

La posta dei lettori. Piazza Chanoux 28/A. e-mail: aosta@lastampa.it

Consulta osteggiata e ora affossata
Nella legislatura del 1983 / 1984 è stata dal Consiglio regionale della Valle d’Aosta approvata l’esistenza della Consulta regionale femminile, ma, ricordo chiaramente, già allora con alcuni componenti maschili infastiditi da tale progetto. La Consulta era nata a struttura apolitica, ma permetteva in libertà il coinvolgimento di vari pensieri, dettati certamente dal percorso di ognuno delle componenti, che voglio ricordare scelte in un ventaglio certosino (culturale, commerciale, agricolo eccetera) territoriale, creando un concerto di idee molto interessanti. Desidero a distanza di anni ringraziare calorosamente tale organo, per il supporto estremamente importante di volta in volta datomi alleggerendomi di molto il lavoro che svolgevo come unica consigliere regionale. Ora non mi è chiaro il motivo dei dissensi, delle scelte di tale radicale cambiamento, dalle urla silenziose in Consiglio da parte di alcuni componenti maschili del momento e dei silenzi sussurrati camuffati da spiegazioni tecniche da coloro che anziché esaltare tale libertà l’hanno affossata. Ancora la mia solidarietà alle signore componenti di quello che è rimasto della Consulta regionale femminile, ormai smembrata, e i migliori auguri alla sua presidente, signora Prisant.
LILLI BREUVE’
Aosta

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La Stampa 30 Dicembre 2009 ha scritto:

La posta dei lettori. Piazza Chanoux 28/A. e-mail: aosta@lastampa.it

Un grazie per il lavoro in difesa delle donne
Egregi consiglieri ed egregie consigliere, egregio presidente del Consiglio: mi rivolgo soprattutto a Lei con il quale, nel corso di quest’ultimo anno, ho già avuto modo di confrontarmi, sempre per questioni legate alla Consulta regionale femminile. In questi mesi ho seguito con attenzione e, purtroppo, crescente disgusto le vicende che riguardano l’ormai ex consulta regionale femminile, trasformata ora sì in un «immondo carrozzone», (per utilizzare l’espressione gentile di chi forse dovrebbe guardare meglio a «casa propria») al servizio di altri ben più definiti carrozzoni. Era chiaro per tutti, per le consultrici in primis e per le quasi ottocento persone che hanno firmato la petizione, che l’obiettivo principale era, oltre che snaturare l’unico organismo in grado di difendere i diritti delle donne (ebbene sì, care consigliere: le donne che non hanno appoggi politici, di qualsivoglia natura, hanno ancora bisogno di qualcuno che le affianchi nella lotta per i loro diritti), quello di eliminare persone che hanno operato bene nel corso degli anni e il cui lavoro è stato riconosciuto da tutte le appartenenti dell’assemblea, anche da quelle donne che fanno parte di schieramenti politici diversi da quelli dei quali si presume faccia parte l’esecutivo (all’interno del quale, vorrei ricordare a chi lo ha dimenticato, vi è anche la rappresentante della Croce Rossa, garanzia di neutralità). Una legge ad personam, anzi: contra personam. Io, al contrario della signora Torrione, della cui lettera condivido pensieri e contenuti, non mi stupisco affatto che siano state le giovani consigliere le firmatarie della proposta di legge, quelle stesse consigliere che mai hanno partecipato alle riunioni della Consulta e che quindi nulla sanno e nulla conoscono, ma semplicemente obbediscono: erano le più adatte a portare a termine la missione, anche se forse non altrettanto «preparate» nei loro comunicati stampa, che spesso hanno, infatti, rasentato il ridicolo. Ma si sa: le persone che bene fanno (e in Consulta ce ne sono molte) suscitano sempre l’invidia degli altri. Come rappresentante della Croce Rossa, organizzazione che si fonda su principi cardine quali la neutralità e l’indipendenza, e che quindi garantisce, sia all’interno dell’assemblea che in seno all’esecutivo, un’azione equanime e un pensiero obiettivo, porterò a termine il mio mandato e valuterò con i miei vertici l’opportunità di ripresentare la mia candidatura nel prossimo organismo. Voglio ringraziare tutte quelle consultrici che bene hanno svolto il loro lavoro, soprattutto nell’ultimo anno, e in particolare la presidente, Giacinta Prisant (sarà impossibile trovare qualcuno di altrettanto valido e motivato), la vice presidente Loredana Tessarin e la consigliera Patrizia Morelli che ha seguito con particolare sensibilità tutti i lavori dell’assemblea e che rappresenta l’ideale di donna che si mette in politica, non per meri interessi personali, prestigio o denaro, ma per cercare di stare davvero vicino alle persone, svolgendo con passione quello che, da chi è eletto dal popolo e da questo pagato, dovrebbe essere considerato un vero lavoro e non un passatempo del mercoledì, da infilare tra il parrucchiere e l’estetista. Cordiali saluti.
ROSARIA CASTRONOVO
Esecutivo Consulta femminile


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La Stampa 16 Gennaio 2010 ha scritto:
il caso
Consulta femminile nuovo scontro sulla legge di riforma
“Vuole discutere?
Prima si faccia eleggere”
Lattanzi contro Rosaria Castronovo (Cri):
“Si candidi o stia serena”
AOSTA


Scoppia un nuovo caso attorno alla Consulta regionale femminile, l’organismo istituzionale contro le discriminazione di genere. La riforma dei meccanismi di nomina al suo interno, avvenuta a fine anno, avevano già creato malumori: la stessa presidente della Consulta, Giacinta Prisant, non aveva lesinato critiche, dichiarando apertamente la sua «opinione negativa». Ora a scontrarsi sulla questione sono Rosaria Castronovo, che siede nell’esecutivo della Consulta, e il consigliere regionale del Pdl, Massimo Lattanzi.

Ad accendere la miccia, una lettera inviata nei giorni scorsi a tutti gli eletti di palazzo Deffeyes nella quale Castronovo critica la riforma («l’obiettivo principale era, oltre che snaturare l’unico organismo in grado di difendere i diritti delle donne, quello di eliminare persone che hanno operato bene nel corso degli anni») ed esprime il suo «disgusto» per «le vicende che riguardano l’ormai ex consulta regionale femminile, trasformata ora sì in un “immondo carrozzone”».

Formula, quest’ultima, coniata per primo da Lattanzi che l’aveva già utilizzata nelle scorse settimane proprio per definire la Consulta regionale femminile. E così il consigliere del PdL ha preso carta e penna e ha recapitato una risposta a Castronovo più che piccata: «Se lei intende, e ne ha il diritto, confrontarsi al pari dei consiglieri sui temi che, evidentemente pur sfuggendole, le stanno a cuore le indico una strada politicamente e democraticamente più corretta. Si candidi alle prossime elezioni regionali. In assenza di tale investitura democratica stia “serena” e svolga il ruolo per il quale è stata investita, che non mi pare sia quello di offendere i rappresentanti del popolo che lei evidentemente tanto disprezza». Lattanzi in particolare reagisce alle parole di Castronovo rivolte alle «giovani consigliere firmatarie della proposta di legge» di riforma, definite «consigliere che mai hanno partecipato alle riunioni della Consulta e che quindi nulla sanno e nulla conoscono, ma semplicemente obbediscono» e attacca: «Ma come si permette? Chi le ha dato il diritto di offendere? Il suo ruolo istituzionale non mi pare le dia il diritto di dispensare pagelle di intelligenza o preparazione. Lei, più o meno eletta democraticamente (sappiamo tutti come si ottengono i posti che lei ricopre), non ha né il ruolo né il peso per esprimere tanta arroganza».

Ma Castronovo risponde: «Non ho dato “pagelle di intelligenza”. La critica era rivolta all’operato che, francamente, mi è sembrato davvero poco improntato a correttezza: non sarebbe stato meglio pensare ad una riforma della legge insieme, così come era stato auspicato all’inizio? Sicuramente ci sarebbero stati dei punti di incontro».

DANIELE MAMMOLITI


Ecco il nuovo che avanza. Il Pdl ed il suo rappresentante in Valle, si distinguono da tempo per volere dare le pagelle a tutti coloro che incontrano per strada. Per una volta che qualcuno rivolge e ribalta le sue stesse parole e frasi vergognose - “immondo carrozzone” -, che di denuncia non hanno nulla a che vedere eccolo che si incazza come un invasato. Ma allora è proprio vero che la libertà, nella famosa casa o partito della libertà, è tenuta prigioniera?

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La Stampa 17 Gennaio 2010 ha scritto:
OPINIONE CONTESTATA
Caro Martinet, sono rimasto basito dall’interpretazione che hai voluto dare al mio invito, fatto ad una rappresentate di un Ente Umanitario pagato dai soldi di tutti i cittadini, a non utilizzare il suo «presunto ruolo apartitico e indipendente», per offendere, con insulti di incapacità e ignoranza delle colleghe Consiglieri che, oltre che essere altrettanto donne quanto lei, esprimevano il loro pensiero in virtù di un mandato popolare. Non è mai stata mia intenzione, e tu che segui la cronaca politica lo sai, di difendere la casta di nessuna categoria, tanto meno quella della politica che combatto da 12 anni. Tuttavia rilevo che sia necessario opporsi a tutte le caste, residenti in quasi tutte le professionalità, restie a perdere i loro privilegi a discapito della comunità. Vogliamo parlare dei presunti «apolitici» rappresentanti degli enti umanitari lesti a difendere i loro posti ben retribuiti dai soldi pubblici? Oppure dei magistrati «super partes» che attivano indagini giudiziarie ad orologeria politica in nome della «giustizia uguale per tutti» meno che per loro? O dei giudici costituzionali «neutrali» nominati dalla sinistra per giudicare i provvedimenti di riforma della destra? Oppure dei giornali e dei giornalisti che «raccontano solo i fatti» denunciando le caste degli altri ma non le loro. Dimentichi che i giornali italiani «tutti» compreso il tuo, sono finanziati dai contributi pubblici all’editoria ma, molti in nome sempre della presunta neutralità intellettuale, compreso il tuo, fanno politica di parte? O quella dei funzionari pubblici che, pagati da tutti, fanno gli interessi di pochi? Tu accusi me di difesa della casta? E la tua quanto guadagna? Quando vedremo gli stipendi dei giornalisti pagati con i contributi di tutti, pubblicati con fotografia? La gente non deve sapere? O una seria ed equivalente smentita alle tante bufale che vendete per verità? Stai sereno anche tu, Martinet che non sei né giudice né super partes. Almeno io tutti sanno da che parte sto!
Massimo Lattanzi

capogruppo Pdl in Consiglio regionale

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Non ho accusato Massimo Lattanzi di difendere la casta, bensì di negare il diritto di opinione e di critica a un cittadino. L’ho fatto riprendendo il pensiero del consigliere, non interpretandolo, e l’ho definito Lattanzicrazia, cioè una versione personale delle regole democratiche. Ho espresso un’opinione non super partes, ma mia, ovvio, che come tale può o meno essere condivisa. La serie di domande trovano risposte ogni giorno nei vari mezzi d’informazione. La considerazione di Lattanzi sui «contributi ai giornali» e su quelli che pagherebbero i giornalisti non ha significato. Sugli aiuti all’editoria esistono leggi fatte e votate dai legislatori, cioè dai politici eletti. Seguendo il ragionamento di Lattanzi si dovrebbe dire che la libertà di stampa dovrebbe essere condizionata dall’ente pubblico che offre sostegno finanziario. L’elenco dei condizionamenti, ovvio, coinvolgerebbe ogni settore economico. Non solo, ma si potrebbe dire che ogni cittadino è pagato con soldi di tutti. Incomprensibile la domanda sul guadagno dei giornalisti. A quale utilità risponderebbe? I giornalisti dipendenti sono pagati da un editore secondo il contratto nazionale di lavoro. Fa parte invece delle regole democratiche conoscere le indennità degli eletti dal popolo che sono fra le voci del bilancio di qualsiasi ente pubblico. Infine, sostenere che vendiamo tante bufale è una generalizzazione che accusa l’informazione di disonestà intellettuale.\
Martinet



17 Gennaio 2010
CONSULTA FEMMINILE.POLEMICA DOPO RIFORMA
Morelli: “La Castronovo è un esempio da seguire”


«Le coraggiose parole di Rosaria Castronovo assumono una valenza maggiore e dovrebbero costituire un esempio da seguire». Patrizia Morelli, consigliera regionale VdaVive-Renouveau, prende posizione sulla polemica legata alle nuove regole approvate dal Consiglio Valle per la Consulta femminile. Due giorni fa c’è stato un duro scambio di opinioni tra il consigliere del Pdl Massimo Lattanzi e la Castronovo, rappresentante della Croce Rossa nella Consulta. «Come Lattanzi - dice Morelli - pretende di zittire una cittadina, così la maggioranza ha voluto censurare la voce della Consulta, trasformata in un’entità controllata dal potere politico».\

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So che la cosa,come si usa dire, " non gliene puo' fregare niente a nessuno" ma sento egualmente il forte desiderio di poter dire,anzi,scrivere, che sto con La Sig.ra Castronovo, con la Cosigliera Morelli,oltre che naturalmente con il giornalista Martinet.
Trovo francamente penoso l'atteggiamente del Consigliere Lattanzi,soprattutto se penso al Lattanzi conosciuto all'inizio della Sua Carriera politica nel Consiglio comunale di Aosta.
Evidentemente il mestiere di politico di professione quale piano piano e' divenuto deve aver dato alla testa.Pazzesca l'idea che solo chi è eletto nelle competizioni elettorali abbia titolo a parlare.Sotto sotto certe idee vengono a galla..............
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La Stampa 23 Gennaio 2010 ha scritto:
LA PROTESTA
Dimissioni in massa dalla Consulta femminile
Le lettere di rinuncia dopo la contestata legge regionale che riforma l’istituzione


Sedici sono già arrivate, le altre 9 sono attese nei prossimi giorni. Le lettere con cui le componenti della Consulta femminile rimettono il mandato, ad eccezione della consigliera di parità e delle tre consigliere regionali, sono già sul tavolo della presidente Giacinta Prisant. «E’ l’unica soluzione che ci è rimasta - commenta - visto lo svuotamento delle funzioni dopo l’approvazione della nuova legge sulla Consulta. E come se non bastasse la Regione ha introdotto all’ultimo momento e senza consultarci l’obbligo di presentare un programma provvisorio per il 2010». E’ questo che ha spinto l’assemblea a rimettere il mandato. «Non è mai successo in 26 anni che ci venisse chiesto un programma destinato a morire in pochi mesi - ha concluso Prisant - persino nei Consigli comunali si propone un piano della durata di un anno».
«L’introduzione di questa norma transitoria - si legge nella nota diffusa alla fine della riunione - che prevede la redazione di un programma suscettibile di essere stravolto dalle nuove rappresentanti è una delegittimazione delle attuali consultrici».



Mobbing
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera.


Il mobbing è, nell'accezione più comune in Italia, un insieme di comportamenti violenti (abusi psicologici, angherie, vessazioni, demansionamento, emarginazione, umiliazioni, maldicenze, ostracizzazione, etc.) perpetrati da parte di superiori e/o colleghi nei confronti di un lavoratore, prolungato nel tempo e lesivo della dignità personale e professionale nonché della salute psicofisica dello stesso. I singoli atteggiamenti molesti (o emulativi) non raggiungono necessariamente la soglia del reato né debbono essere di per sé illegittimi, ma nell'insieme producono danneggiamenti plurioffensivi anche gravi con conseguenze sul patrimonio della vittima, la sua salute, la sua esistenza. Più in generale, il termine indica i comportamenti violenti che un gruppo (sociale, familiare, animale) rivolge ad un suo membro.
...E quello che sta succedendo con la Consulta Femminile, in senso lato, possiamo considerarlo Mobbing politico?

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Ecco qua una perla di Emily Rini, consigliera regionale sponsorizzata Uv, pardon eletta dal popolo Uv che assieme ad Hélène Imperial, altra eletta dal popolo Uv, ha incastonato nel percorso anomalo di questa legge regionale. Le rappresentanti di Parità verranno cioè elette non dal Ministero del Lavoro, ma direttamente dal popolo, pardon dall'Uv e sodali. E allora? Nulla di grave. Ghe pensi mì, annuncia da tempo il noto istrione valdostano. Ghe pensi mì ripete a pappagallo la Emily. E naturalmente rigetta tutte le responsabilità al clima politico "drogato" valdostano che guarda caso, proprio loro hanno volutamente contribuito a creare assieme al Pdl. Quando donne manifestano, stupidità, sprezzo, apparente incompensione. Quando le donne son come i condor. Avvoltoi che aspettano di beccare al volo un boccone già preparato. Non son donne! Anche questa volta ce la raccontano proprio "grossa". Ecco appunto la perla tratta dalle pagine del Peuple:
« Credo che si sia detto troppo (e a aproposito) e che questa legge sia stata in qualche modo manipolata. Purtroppo stiamo trattando in un clima politico malsano, un tipo di clima che, a mio parere delude la gente. Questo disegno di legge è stato firmato dai tre capigruppo della maggioranza, ma (pensate un pò) anche dalle tre donne di quella stessa maggioranza ... e io ritiengo offensivo pensare anche solo per un secondo che le donne potrebbero agire contro le altre donne ... »



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Già, ma oggi risvegliatosi dal torpore il presidente si accorge che:
“La Consulta regionale femminile rischia la paralisi”
Aosta - Alberto Cerise, in una lettera a Giacinta Prisant ha ricordato che le dimissioni in massa delle consigliere e la mancata presentazione di un programma provvisorio per il 2010 rischia di impedire qualsiasi iniziativa.

Arguto l'uomo...ma le super consigliere che hanno preparato questa bellissima legge, non hanno tempo in questo mese di mettere giù un programma? o magari umilmente chiedere alle consultrici di farlo insieme??? E poi non è stato detto che le consultrici non facevano nulla?

Chi ha ascoltato il dibattito in Consiglio il giorno della presentazione della legge forse proporrebbe che gli uomini che hanno parlato dell'assenteismo dovuto allo sfonare figli o delle donne che stanno a casa a fare shopping...potrebbero aiutarle.
Avrei anche un'altra idea. La consultrice che ha accusato le sue colleghe potrebbe fare tutto da sola...

Bonne chance!
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La Stampa 29 Gennaio 2010 ha scritto:
Il presidente: «Senza un programma impossibile deliberare
Prisant: «E’ un ricatto»


E’ ancora braccio di ferro tra Regione e Consulta femminile, dopo la decisione di quest’ultima di procedere alla remissione del mandato «per lo svuotamento delle funzioni conseguente all’approvazione della nuova legge».
«Con spirito di collaborazione - ha spiegato il presidente del Consiglio regionale, Alberto Cerise - ho inviato alla presidente della Consulta una lettera per ricordare che la disposizione transitoria contenuta nella nuova legge, peraltro non ancora in vigore, è stata prevista proprio per non correre il rischio di paralisi dell’attività della Consulta nella fase tra l’entrata in vigore della legge e la nomina del nuovo organismo per le pari opportunità».
Nella lettera Cerise ha ricordato che «la mancata presentazione del programma provvisorio per il 2010 da parte della Consulta determinerà l’impossibilità di realizzazione di qualunque tipo di attività in quanto nessun impegno di spesa può essere assunto se non in presenza di un programma formalmente deliberato, che ne deve prevedere anche la relativa spesa».
Una precisazione che non piace alla Consulta. «E’ una velata minaccia alla quale non rispondiamo - replica la presidente Giacinta Prisant -. Cosa faranno? Niente. Al massimo possono non pagare le bollette del telefono del centro donne contro la violenza, l’affitto dei locali o la segretaria. Per il resto, siamo un organismo che opera grazie al lavoro del personale volontario, non abbiamo bisogno di soldi».

Il pomo della discordia è rappresentato dalla richiesta avanzata dal Consiglio ala Consulta di redigere un programma di lavoro provvisorio. «La verità è che noi in queste condizioni non possiamo redigere un programma destinato a finire nel cestino tra poche settimane. Che senso ha?»



Je pense que trop de choses ont été dites et que cette loi a été quelque peu instrumentalisée. Malheureusement il s’agit d’un climat malsain – un type de climat qui à mon avis déçoit les gens – Cette loi a été signée par les trois chefs de groupe de la majorité mais surtout par les trois femmes de cette même majorité… et je considère qu’il est offensif de penser une seule seconde que des femmes pourraient agir contre d’autres femmes…”

Emily Rini


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