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AREA DEMOCRATICA

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Riforme:governo eletto dal Consiglio regionale o no?
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La Giunta regionale deve essere...
a)eletta in blocco dal popolo
87%
 87%  [ 7 ]
b)eletta con elezione diretta dei singoli assessori, voto limitato e Presidenza a turno
0%
 0%  [ 0 ]
c)eletta dal Consiglio su proposta di un Presidente eletto direttamente dal popolo
0%
 0%  [ 0 ]
d)eletta dalla maggioranza del Consiglio, scelta tra due o più coalizioni dal popolo
12%
 12%  [ 1 ]
e)eletta dalla maggioranza del Consiglio, eletto con il metodo proporzionale come oggi
0%
 0%  [ 0 ]
Voti Totali : 8

Autore Messaggio
giovanni s.








Registrato: 18/01/07 11:39
Messaggi: 21
giovanni s. is offline 






MessaggioInviato: Gio Gen 18, 2007 9:55 pm    Oggetto:  Riforme:governo eletto dal Consiglio regionale o no?
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E' incominciata oggi in Consiglio Valle, in diretta si Internet, la maratona referendaria con l'audizione dei proponenti. Nelle prossime settimane si dovrà decidere. Vorrei sottoporre al Forum le seguenti considerazioni.
Premesso che sarebbe da rivedere la suddivisione delle competenze tra Giunta (che ne ha troppe) e Consiglio, è preferibile, dal punto di vista della democrazia, che il Governo regionale sia eletto dal Consiglio, perché sia più efficacemente controllato. Già oggi il potere della Giunta è esagerato. Se un domani fosse eletta direttamente, non renderebbe conto al Consiglio, e men che meno al popolo. L'elezione in blocco poi della Giunta, proposta da un referendum, è un meccanismo che non esiste in alcun paese democratico (in Svizzera c'è l'elezione diretta dei singoli assessori, con voto limitato, e quindi con la conseguente convivenza nell'Esecutivo tra maggioranza e minoranza, e la Presidenza a turno) ed è un meccanismo che svilisce il ruolo dei partiti e delle parti sociali e si basa su un affidamento del popolo ad un ristretto gruppo di "illuminati", tipico della cultura di destra.
La democrazia è fatica, è confronto, è rispetto e attenzione per chi la pensa diversamente; il percorso democratico per la scelta del sistema elettorale non può basarsi né sulle contingenze (elezione diretta della Giunta per spezzare le reni al regime unionista) né sulle nostre convenienze (anche perché vista la riforma elettorale di Berlusconi non porta neanche bene...).
Vi è un unico importante dato che deve essere riformato ed è quello dell'instabilità delle Giunte valdostane. Per questo occorre solo un piccolo premio di maggioranza, di cui esiste una condivisibile proposta referendaria ed una quasi sovrapponibile proposta del nostro gruppo regionale. Per il Governo è meglio affinare il meccanismo indiretto, prevedendo la presenza di entrambi i generi, il vicepresidente, il limiti dei due mandati e via dicendo. Per il controllo democratico è da incentivare il ruolo dei partiti, dei gruppi consiliari e dei singoli rappresentanti del popolo. Se hai voglia di lavorare la Giunta la tieni sotto controllo senza problemi: non potrai impedirle di portare avanti scelte sbagliate, ma non rimarranno certamente scelte nascoste.
Che ne pensate? Il 24 gennaio si farà la sintesi dei vostri interventi, si trarranno delle considerazioni e si procederà eventualmente ad una integrazione del ragionamento più sopra esposto. Grazie a tutte e a tutti dell'attenzione e della pazienza.

_________________
Giovanni Sandri
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Adv



MessaggioInviato: Gio Gen 18, 2007 9:55 pm    Oggetto: Adv






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pasolini








Registrato: 11/01/07 21:32
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pasolini is offline 






MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 12:51 am    Oggetto:  
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Come noto, i referendum propositivi presentati, mirano a rivoluzionare nella sostanza l’attuale sistema elettorale regionale, assicurando una presenza minima garantita ai due sessi nelle liste elettorali, limitando ad una le preferenze, introducendo la dichiarazione preventiva delle alleanze e, ultimo solo in ordine di presentazione, introducendo l’elezione diretta della squadra di governo.

Ora credo che anche il presentatore del sondaggio debba esprimere un suo parere. Penso che questa iniziativa sia lodevole, ma ancora qui non siamo abituati ad esporci di primo acchito. Vedo tante presenze e per ora nessun voto...Sarebbe utile che giovanni.s rompesse il ghiaccio.
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raimondo








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raimondo is offline 






MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 8:28 am    Oggetto:  
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Giovanni, talvolta - per non dire spesso, ha il pregio di centrare il nodo del contendere. Nell'ambito del dibattito sulle riforme la questione dell'elezione diretta del Governo è il vero nodo del contendere.
Ora però (senza sottrarmi al dare un parere in merito) vorrei fare un passo indietro ed evidenziare due punti per me fondamentali.
1. I referendum in generale hanno avuto il pregio di svegliare dal torpore politico valdostano anche i cittadini, i quali però avrebbero bisogno di più informazioni per operare scelte consapevoli. Non essere chiamati solo ogni cinque anni alle urne per scegliere chi è stato fotografato meglio sulla base di programmi fantasmagorici. Tanto più se si parla di riforme elettorali, serve informazione "preventiva": nei DS-GV devo dire ne ho visto poca poca.
2. Il nodo centrale delle riforme elettorali resta l'affermazione del bipolarismo in Valle d'Aosta; e mi sembra che su questo tema nessuno possa fare marcia indietro.
Il sistema bipolare è quello più affermato in Europa e si spera che qualcuno non voglia portarci a sistemi di grandi coalizioni di centro che altro non sono che surrogati del Partito Unico.
Fatta questa lunga premessa, dico che su questo referendum che mi vede favorevole in linea generale (che bello eleggere direttamente i propri governanti) vi sono alcune ombre che giudico molto pericolose. Nessuno, specie nei DS-GV, ha mai voluto aprire un dibattito su come scegliere i candidati (io sarei per le primarie) e poi è necessario chiarire che chi ha concluso due mandati anche incompleti non è ricandidabile (mandati svolti anche nelle precedenti legislature).
Senza queste condizioni - fondamentali - il mio voto è condizionato. Wink
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giorgio








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MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 10:51 am    Oggetto:  
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giorgio ha scritto:
Traggo dal blog di AREA DEMOCRATICA e riporto qui, uno stralcio del mio intervento fatto alla Conferenza Stampa di presentazione dell'Area Democratica del 20.12.2006 e che credo ben sintetizzi il nostro pensiero e le motivazioni con cui intendiamo affrontare una seria e ampia elaborazione per dare prospettiva all’agire politico. Una democrazia, un’identità, una partecipazione allargata come necessarie condizioni per il rinnovamento della politica portando confronto, progettualità e coerenza...

"Il termine partito richiama la parte, la fazione. La politica è divisione, conflitto fra interessi, gruppi e individui. E’ anche capacità di aggregazione, rapporto di forza, capacità di governo e elaborazione ideale. Ma è anche passione, ricerca di un ideale, di un progetto. Di qui la necessità per un partito politico di avere un’identità, una ragione fondamentale etico - politica dalla quale far discendere una strategia di programma, uno statuto organizzativo e un’idea di leadership. In democrazia, il partito svolge una fondamentale e positiva funzione di raccordo tra la società civile e le istituzioni. Esso è un mezzo attraverso il quale sviluppare proposte politiche, aggregare, confliggere. E’ un mezzo, inoltre, attraverso il quale si forma e si seleziona gran parte del ceto politico."

Perciò il partito che noi intendiamo non è un magma ideologico, ma una istituzione che rappresenti gli interessi e gli ideali della gente. Quindi deve essere in grado di: a) Far dialogare le organizzazioni secondo democrazia. b) Far sostenere e proporre una politica che dia la possibilità di saldatura fra associazioni, iscritti e non, militanti e società civile per comunicare integrandosi, e soprattutto dare davvero voce ai giovani. Dunque detto questo, come non sposare appieno la tesi che sostiene raimondo, laddove parla e sostiene con i suoi due punti, in primo luogo il bipolarismo?

Pertanto guardando al prossimo futuro, se la formazione di una "aggregazione" non è "fredda", non è una semplice fusione di forze e che queste abbiano specificate nell'alleanza le proprie identità di centro sx, di sinistra ecc, sarebbe un fatto altamente qualificante e rappresentativo. I votanti si riconoscerebbero in quello schieramento a prescindere. Nel contempo in casa nostra, non si abdicherebbe totalmente alla linea politica di un'alleanza probabilmente controllata da forze autonomiste o molto vicine all'autonomismo. Infine come non ripetere la strepitosa prova delle primarie dove con queste si è ricevuta contezza come i cittadini siano veramente consapevoli delle proprie idee e della maturità civica e politica.

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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta»
Nuto Revelli
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giovanni s.








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giovanni s. is offline 






MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 12:51 pm    Oggetto:  
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Mi sembrava che fosse implicito: io voto per l'elezione indiretta della Giunta da parte del Consiglio, eletto però con un sistema proporzionale a premio di maggioranza tra coalizioni preventive.
Apprezzo il richiamo alla selezione dei gruppi dirigenti da parte dei partiti ed è proprio per questo che attribuisco ai partiti anche la responsabilità di formare le alleanze e promuovere degli eletti di qualità.
Mi sembra invece che sia sottovalutata dai Raimondo e Giorgio il tema del controllo democratico sull'attività della Giunta e quello della suddivisione di compiti tra giunta e Consiglio (uno fa e l'altro controlla). Il controllo democratico popolare anche ai tempi di Internet mi pare ancora poco credibile.

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Giovanni Sandri
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Fulvio








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MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 5:39 pm    Oggetto:  
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Non sono del tutto in sintonia con quanto scritto da Giovanni Sandri.
In svizzera si elegge l'esecutivo con il maggioritario e il potere legislativo con il proporzionale (così stabilisce la costituzione, poi ogni cantone è libero di scegliere la forma). Inoltre in tutte le costituzioni svizzere esiste un prinncipio generale che afferma la netta separazione tra esecutivo, legislativo e giudiziario, cosa che nei sistemi parlamentari non avviene. Infatti l'esecutivo è emanazione del legislativo e non un potere autonomo.
I referendum hanno il merito di introdurre anche in valle questo principio fondamentale (cioè netta separazione tra i tre poteri).
Quanto al controllo, io non credo assolutamente che un sistema parlamentare (o consigliare come la regione, cioé dove l'organo legilsativo elegge l'esecutivo) permetta un controllo maggiore delle giunte.
Prima osservazione: non è vero che il nostro attuale sistema produce instabilità. Vierin ha governato per dieci anni: neanche in america si riesce a governare così a lungo. Rollandin prima aveva governato per 8 anni (credo): Sostenere che il nostro sistema sia instabile non è corretto.
Più corretto è osservare che in qualsiasi sistema parlamentare un partito di maggioranza relativa che conquista la maggioranza assoluta è destinato a smebrarsi. Se in un contenitore ci metti dentro di tutto, alla fine espolde. Da qui l'instabilità di questa legislatura regionale.
In secondo luogo, l'elezione diretta della giunta permette di avere i vantaggi del maggioritario (esecutivi tendenzialmente più stabili, si vedano gli attuali comuni) senza creare un uomo in cui concentrare tutto. Ricordiamoci che il PDG è eletto dal popolo come i suoi assessori, dunque il peso politico di questi ultimi aumenterebbe notevolmente a discapito del primo. Si avrebbe insomma un primus inter pares e non più (come avviene anche ora ) un primus super partes.
In terzo luogo, al contrario di ciò che pensa Sandri, le proposte referendarie permetterebbero al Consiglio un controllo decisamente maggiore sulla giunta. Attualmente (lo stesso dicasi con la proposta DS GV presentata in Consiglio) ai consiglieri non è consentito alcuna possibilità di effettivo controllo, se si tolgono le mozioni le intrepellanze e le interrogazioni. Il nuovo scenario potrebbe riservarci situazioni ben diverse.
Intanto, se un membro della giunta non è più contemporaneamente membro del consiglio, chi presenta i progetti di legge? la netta separazione dei ruoli comporterà per la giunta di svolgere effettivamente solo un ruolo di amministratore e al consiglio di fare le leggi (non come ora che l'85% delle leggi sono disegni di legge della giunta). Questo vuol dire che se uno schieramento conquista sia l'esecutivo che il legislativo, gli assessori saranno costretti a coinvolgere i consiglieri del proprio schieramento per presentare i progetti di legge (oppure modificar el'attuale sistema che prevede che i regolamenti vengano emanati dal Consiglio: si potrebbero ipotizzare dei dcreti legge regionali??)
Se invece si dovesse presentare una coabitazione (esecutivo di un colore e legislativo dell'altro) ebbene qust'ultimo (come avviene ora in America) avrebbe delle armi formidabili di pressione sulla Giunta (io ti facciopassare questa legge se tu ti occupi come desidero io di quel settore).
Mi scuso per la lungaggine e probabilmente anche per la confusione, ma ho scritto di getto senza rileggere (spero si capisca).
Saluti a tutti.
P.S.= non sono iscritto ad alcun partito.
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paolog







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MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 9:02 pm    Oggetto:  
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Giovanni, su come noi di A.D. la pensiamo, sulle questioni referendarie lo abbiamo detto e scritto molte volte, non ci sembra il caso ripeterci.
Non capisco cosa tu voglia dire con "eletti di qualità" spero ti riferisca ai giovani e non ai soliti noti.
Giovani legittimati con le primarie, e comunque ponendo un limite a due mandati,anche svolti in precedenti legislature,e in formazioni diverse.
Aspettiamo comunque un dibattito serio e democratico su queste questioni all'interno dei D.S.G.V. .
Dibattito chiesto molte volte ma sembre disatteso.
Paolo G.



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giorgio








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MessaggioInviato: Ven Gen 19, 2007 10:06 pm    Oggetto:  
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Innanzi tutto un saluto a fulvio che questa sera è arrivato a fare parte di questa neonata comunità, che io identifico come AREA DEMOCRATICA. Vedo che non sei iscritto ad alcun partito, e questo per noi non è un fatto squalificante, anche perchè, a mio avviso, e con quello che hai scritto non sei proprio alle prime armi...A noi, persone che hanno la possibilità di scrivere di getto come dici tu, e farsi capire, è una opportunità che apprezziamo sotto ogni punto di vista. La tua partecipazione è qualificante per tutti noi che ancora oggi cerchiamo di ri-imparare a discutere in seno al nostro partito. Se troveremo altri uomini che come te abbiano voglia di "perdere" un pò di tempo assieme, beh saremo veramente "a metà dell'opra", e il lavoro che abbiamo appena iniziato, con la tua presenza, ci sta premiando già fin d'ora...
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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
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Nuto Revelli
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giovanni s.








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giovanni s. is offline 






MessaggioInviato: Sab Gen 20, 2007 9:42 am    Oggetto:  
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Alcune riflessioni sulle osservazioni di Fulvio. Come ho verificato alla lezione di politica del gruppo regionale della GvDs di ieri, tenuta da Marcelle Monnet-Terettaz, capogruppo socialista al Gran Conseil du Valais, In Svizzera gli esecutivi sono, per la maggior parte, eletti col metodo maggioritario, ma: 1) raramente i partiti più grandi presentano un numero di candidati pari ai componenti dell'esecutivo e c iò per poter lasciare spazio anche ad altri 2) la sinistra rosso-verde si batte ovunque per l'introduzione del proporzionale. Questo perchè nella vicina Confederazione si privilegia il metodo del consenso, costruito pazientemente in esecutivi che vedono quasi sempre la convivenza tra destra e sinistra, a partire dal Governo nazionale (Conseil Fédèral). Non attuano il bipolarismo e, anzi, convivono benissimo con maggioranze diverse tra Camera e Senato, che sono composti ed eletti differentemente.
Sull'instabilità, è del tutto evidente: cinque governi in quattro anni (Vierin dic. 2002, Louvin lug 2003, Perrin lug 2005, Caveri con i Ds feb 2006 Caveri con Stella alpina ad oggi), quattro presidenti, quattro maggioranze diifferenti,..... Sono invece d'accordo che questa situazione non sia imputabile al sistema elettorale, ma evidentemente alla crisi dei partiti e nei partiti e alla conclusione del ciclo unionista. Sul fatto che un partito che raggiunga la maggioranza assoluta si smembri basta ricordare la Svp, ad oltre il 60% da una vita, o nel Vallese il Pdc, idem. Vero è invece che se in un contenitore ci metti di tutto, e soprattutto non c'è più una forte motivazione ideale e una democratica organizzazione, si esplode. Ma questo non vale solo per L'Uv....
Mi fermo qui perché è arrivato Filippo che mi reclama. A più tardi per mettere in rete le altre considerazioni che questo magnifico spazio di confronto mi ha suggerito.

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Giovanni Sandri
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raimondo








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raimondo is offline 






MessaggioInviato: Sab Gen 20, 2007 11:01 am    Oggetto:  
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Sono spiazzato dalla qualità degli interventi. Non sono così preparato sulla questione come quelli che mi hanno preceduto. Ma riprendo una considerazione importante richiamata un po' da tutti e che voglio fare anche mia. Questo spazio di dibattito, aperto da Area democratica, sta pian piano aprendo una discussione che strisciava sotterranea nelle segreterie dei partiti e nelle segrete stanze del potere.
Noi non vogliamo arrivare alla Verità Assoluta. Vogliamo che dal confronto cresca la consapevolezza di ognuno rispetto alle scelte che dovrà operare, sia nelle istituzioni, sia se ci sarà un referendum nel segreto dell'urna.
AREA democratica vuole, con le sue piccole energie, aiutare il cittadino a fare scelte consapevoli. E mi sembra che questo dibattito sia la strada giusta. Mi informerò meglio per tornare e dare un contributo nel merito.

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«[...] Oggi vi dico, amici, non indugiamo nella valle della disperazione, anche di fronte alle difficoltà dell'oggi e di domani, ho ancora un sogno. [...] Martin Luther King jr. (28 agosto 1963)
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Fulvio








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Fulvio is offline 






MessaggioInviato: Lun Gen 22, 2007 11:43 am    Oggetto:  
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Innanzittuto volevo ringraziare per l'accoglienza e le parole di Giorgio ma non credo di rappresentare nulla di eccezionale: mi informo, leggo, studio e mi piace il confronto. Ringrazio tutti per i contributi che vengono a questa fondamentale discussione.
Giovanni scrive: "In Svizzera gli esecutivi sono, per la maggior parte, eletti col metodo maggioritario, ma: 1) raramente i partiti più grandi presentano un numero di candidati pari ai componenti dell'esecutivo e c iò per poter lasciare spazio anche ad altri". Non ci vedo alcuna differenza con quanto potrebbe avvenire in Valle se passasse il referendum: ipotiziamo questo scenario - scontro a due tra da una parte UV SA FA e parte del Centrodestra e dall'altra il Galletto. Qualcuno pensa seriamente che con un sistema maggioritario secco l'UV possa presentare unsa squadra di governo con 6 candidati rossoneri e uno solo agli alleati (come oggi) ?? impossibile. Più probabile due candidati a testa e, magari, visto il peso 3 all'UV (consideriamo che il partito che ha la presidenza già - di fatto - conta di pù degli altri). Idem avverrebbe dall'altra parte, pena la sconfitta sicura se un partito decidesse di presentarsi da solo (in teoria l'UV potrebbe farlo visti i numeri, ma perderebbe sicuramente).
Scrive ancora Giovanni: "2) la sinistra rosso-verde si batte ovunque per l'introduzione del proporzionale. Questo perchè nella vicina Confederazione si privilegia il metodo del consenso, costruito pazientemente in esecutivi che vedono quasi sempre la convivenza tra destra e sinistra, a partire dal Governo nazionale (Conseil Fédèral). Non attuano il bipolarismo e, anzi, convivono benissimo con maggioranze diverse tra Camera e Senato, che sono composti ed eletti differentemente." Preciso subito che non ho particolari preferenza per il proporzionale piuttosto che per il maggioritario. Il mio professore di diritto cosituzionale diceva sempre che non esistono sistemi elettorali perfetti. Il maggioritario ha pregi e difetti così come il proporzionale. Incaponirsi con uno piuttosto che con l'altro significa avere una visione miope dei problemi connessi alle modalità di elezioni degli eletti (scusate il bisticcio). Ciò che invece è decisamente innovativo nelle scelte referendaria è la netta separazione tra esecutivo e legislativo, come mai è stato fatto non solo in Valle ma neppure in Italia e come - invece - ci campano da anni gli americani e gli svizzeri.
Potremmo anche eleggere l'esecutivo con il proporzionale, non stà qui il nodo del problema. Il nodo è la netta separazione tra un potere e l'altro che non è assicurato con il palliativo delle dimissioni da consigliere per fare l'assessore (vedi es. comune di aosta). Lì (in comune), l'elezione del consiglio è legata al sindaco e la separazione non è così forte e marcata come nella proposta referendaria. Perché si dice l'esecutivo deve essere scelto con il maggioritario e il legislativo con il proporzionale? perché ovviamente il primo deve governare, o meglio amministrare, sulla base delle scelte fatte dal legislativo. Dunque il primo deve poterlo fare senza mercanteggiare ogni giorno, mentre il secondo, che fissa le regole per la convivenza pacifica, deve stabilire le leggi con il confronto e l'apporto di tutti: logico quindi eleggere il primo con il maggioritario ed il secondo con il proporzionale come prevedono i referendum.
Il dibattito è comunque interessante.
Saluti.
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raimondo








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raimondo is offline 






MessaggioInviato: Lun Gen 22, 2007 1:16 pm    Oggetto:  
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Ritorno sulla questione da un punto di vista più terra terra. Innanzitutto non condivido l'ipotesi del ritorno al proporzionale puro per l'elezione del Consiglio regionale. Nella prassi il proporzionale produce - a causa del trasformismo italico - strane e curiose (!?) alleanze post-elettorali, al fine di sostenere o meno il governo.
Il bipolarismo resta il punto di partenza della riflessione (naturalmente in questa fase storica o se vogliamo nel paradigma poltiico in cui avvengono le nostre considerazioni), in quanto occorre superare il "centrismo" della DC che è diventato il modus vivendi dell'UV a livello regionale. Sono certo che il bipolarismo non sia la panacea di tutti i mali; ma al momento nelle democrazie occidentali non c'è di meglio. La sinistra radicale auspica il ritorno al proporzionale? Perché vuole continuare a giocare un ruolo di puro antagonismo al sistema. La sinistra riformista invece vuole determinare la possibilità di un'alternanza di governo (che non vuol dire basta UV; piuttosto vuo dire che l'UV deve fare delle scelte come tutti gli altri partiti satelliti).
In un sitema bipolare la questione dell'elezione diretta della Giunta resta molto delicata. A suo tempo avevo proposto l'aumento del numero dei Consiglieri regionali (fermo restando i costi - non è uno scandalo pagarli un po' meno) per dare maggiore rappresentatività al Consiglio e non escludere le forze più piccole (che proporzionalmente si dividerranno i seggi conquistati dalla coalizione vncente).
Per me il problema aperto resta la designazione della squadra di governo. La determinano le segreterie dei partiti (ovvero i soliti triumvirati dell'UV o del Galletto) o è possibile che attraverso le primarie in qualche modo si accresca la partecipazione dal basso e non si debba per forza scegliere dallo scaffale il prodotto che puzza di meno?
Inoltre sia per il sistema proporzionale sia per il maggioritario sia per qualunque sistema di elezione diretta o meno del Governo o della Giunta è fondamentale una norma Statutaria che fissi il limite dei mandati. La democrazia nell'antica ROMA colò a picco quando le carriere consolari che erano annuali cominciarono a essere assegnate ripetutamente anche se non continuativamente agli stessi politici. Si prefigurò la strada per il potere assoluto. Pensiamoci in Valle d'Aosta a non consentire che un Presidente della Giunta, Prefetto, Presidente dell'Università, che controlla più o meno direttamente Casinò, Finaosta e CVA rimanga in carica per più di due mandati... Negli USA la scelta è stata chiara!
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giovanni s.








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giovanni s. is offline 






MessaggioInviato: Lun Gen 22, 2007 7:16 pm    Oggetto:  
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Proseguo le considerazioni sul primo intervento di Fulvio.
Il primum inter pares è una pia illusione. Il Presidente della Regione, eletto in una squadra, ha le chiavi delle proprie dimissioni, e quindi delle dimissioni di tutti. Ben diverso invece è il metodo proporzionale per l'elezione dell'esecutivo ( e non, Raimondo, per il Consiglio) consente l'elezione di persone scelte dal popolo, e non di squadre organizzate dai partiti. E qui potrebbe davvero esserci il primum inter pares, se si usasse, come in Svizzera, la rotazione della carica. Ma comunque sarebbe premiati i candidati più graditi dagli elettori e quindi avrebbero un'investitura forte, che li svincolrebbe dal Consiglio, ma anche dai partiti di appartenenza.
Sul controllo maggiore delle porposte referendarie sulla Giunta, riconfermo il mio pensiero. Se uno ha voglia di lavorare, con le interrogazioni, le interpellanze, le mozioni, i disegni di legge e l'art.116, che ti dà accesso a tutto, non solo si controlla ma si indirizza. Un domani, con votazioni separate, la Giunta non verrebbe nemmeno in Consiglio, soprattutto se gli assessori fossero incompatibili, metodo surrettizio per aumentare i posti in Regione senza diminuire i costi. Ricordo a Fulvioe a tutti che nella vicina Svizzera il Governo federale è eletto dal Parlamento.
E' vero che la separazione tra esecutivo e legislativo è fondamentale; ma occorre altresì ricordare che oggi come oggi la stragrande maggioranza dei progetti di legge sono proposti dalla Giunta, e lo sarebbe, gioco forza, anche domani con l'elezione diretta. E che anzi c'è una tendenza dei consiglieri semplici a svolgere attività da esecutivo, vedi Borre alla Fondazione Grand Paradis, Praduroux all'Associazione Forte di Bard, ecc. Da qualche tempo si è risvegliata l'azione legislativa dei consiglieri, ma solo per merito del nostro gruppo.
Non voglio tediare oltre. A me pare che ci sia un'esagerata ricerca dei meccanismi elettorali per uscire dal "regime unionista". Io credo, al contrario, che si debbano trovare gli strumenti migliori per aumentare la democrazia, l'efficienza e l'efficacia delle istituzioni valdostane. L'Uv si batte politicamente, non cercando regole strane. E per batterla politicamente la strada principe è quella di elaborare un progetto politico innovativo e popolare, coagularci intorno forze vecchie e nuove del progresso e dell'autonomia e giocarsela sul campo. Occorre aver fiducia nelle valdostane e nei valdostani. Quando gli abbiamo presentato progetti validi e candidati convincenti non ci hanno mai tradito. Con qualunque sistema elettorale.

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Giovanni Sandri
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raimondo








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raimondo is offline 






MessaggioInviato: Mar Gen 23, 2007 8:50 am    Oggetto:  
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Condivido pienamente l'affermazione di Giovanni che riporto integralmente: "mi pare ci sia un'esagerata ricerca dei meccanismi elettorali per uscire dal "regime unionista". Io credo, al contrario, che si debbano trovare gli strumenti migliori per aumentare la democrazia, l'efficienza e l'efficacia delle istituzioni valdostane."
Ho scritto più volte sul Travail (chissà se qualcuno lo legge) che le riforme elettorali sono importanti ma non sostanziali. Che più significativa e incisiva può essere la riforma dello Statuto. In ogni caso per risollevare le sorti della Valle d'Aosta serve un nuovo modo di fare politica. Io credo che purtroppo alcune modalità clientelari-autoritarie dell'UV si siano propagate nelle altre forze politiche. Craxi si difendeva dicendo che per fermare la DC non aveva altra strada che ricorrere a sistemi di finanziamento illegale. Da noi andrebbe tradotto in "siccome il popolo è bue, decidiamo noi dirigenti per lui, anche nei partiti di sinistra (orrore!)."
Solo ripartendo dal coinvolgimento della popolazione valdostana, che, come dice Giovanni, ha ancora tanti uomini e donne e giovani di buona volontà, è possibile riformare il sistema Vallée d'Aoste. Il dibattito sulle riforme elettorali è il punto di partenza. Se la popolazione vede in un nuovo meccanismo elettorale (di per sé neutro) un principio innovativo e valido, tale proposta può essere letta politicamente come un processo di riforma. Se invece la popolazione, anche in un meccanismo nuovo, percepisce la volontà conservatrice e reazionaria del sistema (indipendentemente da chi propone la riforma) si chiuderà a riccio e sopporterà - anche se a malincuore - il giogo che oggi opprime la sua vitalità creativa e produttiva.
Giovanni ha anche ragione quando sostiene che il Consiglio non è più in grado di legiferare senza la Balia degli Assessori. Ma il punto è come uscirne? Non credo basti solo un appello alla buona volontà dei singoli. Occorre rivedere istituzionalmente gli attuali rapporti di forza fra Giunta e Consiglio, il secondo completamente controllato dall'Esecutivo, fatte salve le minoranze (e ci mancherebbe).

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«[...] Oggi vi dico, amici, non indugiamo nella valle della disperazione, anche di fronte alle difficoltà dell'oggi e di domani, ho ancora un sogno. [...] Martin Luther King jr. (28 agosto 1963)
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Fulvio








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MessaggioInviato: Mar Gen 23, 2007 10:17 am    Oggetto:  
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Giovanni scrive: "Il primum inter pares è una pia illusione. Il Presidente della Regione, eletto in una squadra, ha le chiavi delle proprie dimissioni, e quindi delle dimissioni di tutti. Ben diverso invece è il metodo proporzionale per l'elezione dell'esecutivo ( e non, Raimondo, per il Consiglio) consente l'elezione di persone scelte dal popolo, e non di squadre organizzate dai partiti. E qui potrebbe davvero esserci il primum inter pares, se si usasse, come in Svizzera, la rotazione della carica. Ma comunque sarebbe premiati i candidati più graditi dagli elettori e quindi avrebbero un'investitura forte, che li svincolrebbe dal Consiglio, ma anche dai partiti di appartenenza."
Risposta: non è vero che il PdR, così come delineato dai referendum, abbia le chiavi delle proprie dimissioni e, quindi di tutti. O meglio, è vero che le ha, ma è altrettanto vero che art., comma 2 della proposta referendaria l'approvazione della mozione di sfiducia da parte del consiglio comporta dimissioni della giunta e scioglimento del consiglio valle. Quanto al primus inter pares, giova precisare quanto stabilisce l'articolo 6, comma 2 sugli assessori supplenti "Quando occorre procedere ad una sostituzione per la quale non vi siano idonei assessori supplenti, il Presidente della Regione dispone lo scioglimento del Consiglio della Valle e sono indette entro 15 giorni nuove elezioni per la Giunta regionale e per il Consiglio della Valle da tenersi entro 90 giorni." Dunque, a differenza di quanto avviene oggi (questo aspetto non viene assolutamente preso in considerazione dalla proposta di legge presentata dai DS GV) gli assessori avrebbero un peso politico decisamente maggiore: bastano 3 assessori che danno le loro dimissioni e con soli due supplenti non si riesce a ristabilire il plenum, quindi elezioni. Oggi, invece, un assessore che nopn sia più in sintonia con la maggioranza ed il PdR viene semplicemente rimosso (vedi Viquery). Non vi è chi non veda il maggior peso degli assessori nella proposta referendaria. Basti altresì pensare che 3 assessori su sette, sono meno della metà e possono determinare le sorti del governo regionale. Nel sistema attuale (così come in quello proposto dai DS) il PdR è veramente primus super partes, nel senso che una volta eletto può decidere di revocare gli assessori a piacimento (suo o dei partiti di maggioranza).
Quanto alla rotazione della carica del Presidente: personalmente non ci vedo nulla di male, anzi mi pare una proposta sensata e di maggior democrazia. Per contro bisogna evidenziare che i componenti della Giunta sono sette e il mandato dura 5 anni: due non faranno mai il PdR? (sembra un problema marginale ma quando bisogna determinare degli equilibri diventa un problema fondamentale). Si potrebbe ovviare con la presidenza a turno ogni sei mesi, ma si rischia di spezzettare troppo l'unità e l'azione della giunta. Ancora è d'obbligo sottolineare come in Valle il PdR è anche prefetto e, da questo punto di vista una certa stabilità per il quinquennio è meglio rispetto alla rotazione.
Sul fatto che i candidati eletti con metodo proporzionale siano più graditi agli elettori in quanto più votati non mi esprimo. Le tre preferenze (peraltro oggetto di referendum) hanno l'evidente inconveniente di creare delle cordate più o meno pilotate. E non venitemi a dire che due sole preferenze attenuerebbero il problema ............. Rolling Eyes
Quanto al controllo del consiglio sulla giunta: ribadisco la mia convinzione, la netta separazione porta la giunta a fare solo l'esecutivo, cioè ad amministrare e il consiglio a fare le leggi. E' evidente che si amministra la cosa pubblica in base a come il legislatore disciplina quella materia. Già ciò evidenzia come il consiglio potrebbe controllare più efficacemente la giunta. E' altresì evidente che "le interrogazioni, le interpellanze, le mozioni, i disegni di legge e l'art.116, che ti dà accesso a tutto" sono strumenti che rimarrebbero anche nel nuovo assetto con i pregi sottolineati da Giovanni.
Falsa l'affermazione che gli assessori non verrebbero in consiglio: essi sono obbligati a riferire al consiglio e d'altra parte gli assessori del comune di aosta non sono più consiglieri, dunque non votano ma partecipano alle sedute del consiglio e riferiscono quando vengono loro formualte interrogazioni o interpellanze.
Neppure corrisponde al vero che la separazione tra la carica di assessore e consigliere è un modo per aumentare i posti in regione, dunque i costi: nessuno scandalo se gli eletti fossero pagati meno, di modo che il costo complessivo rimarrebbe invariato.
Vero che la la stragrande maggioranza delle leggi sono proposte dalla giunta, ma questo è comune in tutte le democrazie parlamentari. L'esecutivo di emanazione parlamentare controlla ed indirizza il potere legislativo. Con la netta separazione la giunta, al fine di presentare un progetto di legge deve coinvolgere maggiormente la propria maggioranza, che può anche decidere autonomamente (o comunque con meno condizionamenti).
Quanto al ruolo da quasi assessori di alcuni consiglieri presenti in fondazioni regionali non è un problema di elezioni o sistema di governo, ma più propriamente dell'eccessivo peso della regione nell'economia valdosta e la mancanza di valide regole sulla incompatibilità e/o ineleggibilità. (Qualsiasi sia il sistema di governo, se si permette ad un consigliere di fare il presidente di una fondazione è evidente che gli si attribuisce un certo peso. Per inciso, le due fondazioni menzionate potrebbero funzionare molto meglio se trasformate in "Fondazione di partecipazione" con un coinvolgimento maggiore degli attori pubblici e privati presenti sul territorio).
Mi congratulo con il DS GV per il risveglio della coscienza dei consiglieri e della loro principale funzione, che è quella legislativa.
L'ultima parte dell'intervento di Giovanni mi trova concorde, anche se ritengo che la fine del regime unionista (brutto termine) coincide con la fine di un'era come fu per tangentopoli in Italia. Diverse furono le cause allora, diverse sono le cause ora, sia interne che esterne. Anche per questo motivo credo che vadano appoggiate le proposte referendarie. Il popolo valdostano deve riscriversi le regole del gioco democratico, per ripartire su nuove basi. Come ho già detto non esiste un sistema migliore dell'altro, ma in questo momento un salto nella direzione tracciata dai referendum può rappresentare uno stacco rispetto al passato. Le ultime elezioni politiche, pur essendo state indubbiamente anche un referendum pro o contro una persona, hanno dato un segnale forte e chiaro. Non leggerlo significa essere votati alla sicura sconfitta politica.

Vi ringrazio per lo spazio concesso e mi scuso se mi sono dilungato troppo.
Saluti.
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