![]() |
| Le forme della democrazia |
|
Età: 42
|
@Spaziolibero@
- lista di discussione generalista della Margherita - (Un solo messaggio al giorno, per favore) Archivio pubblico dei messaggi: http://liste.margheritaonline.it/pipermail/spaziolibero/ _________________________________________________________ At 11:17 18.07.2007, Pol wrote: >Dato che mi interesserebbe approfondire la questione personalmente, colgo >l'occasione per chiedere a tutti i lettori, se sono a conoscenza di studi >sull'influenza dei mezzi di comunicazione di massa nei regimi democratici. >Sottolineo la mia preferenza per degli studi, piuttosto che di opinioni, >ancorchè di autorevoli sociologi. Beh, iniziamo delle opinioni e provocazioni piu' radicali :-) Che ne dici di Chomsky? Non è un sociologo. Quello che dice mostra come possono essere viste le cose da certe angolature. Poi vediamo le altre. Ciao, Francesco ============================================== Ha detto Noam Chomsky (estratto da: 'Media control', MIT, 17.3.1991 - in Alternative Press Review, 3, 1993): " Mi si lasci iniziare dalla contrapposizione di due differenti concezioni della democrazia. Una concezione della democrazia è quella secondo cui il pubblico possiede gli strumenti per partecipare in qualche modo significativo nella gestione dei propri affari, e i mezzi di informazione sono aperti e liberi Una concezione alternativa di democrazia è quella secondo cui il pubblico deve essere estromesso dalla gestione dei propri affari, e i mezzi di informazione devono essere strettamente e rigidamente controllati la quale puo' anche sembrare una concezione antiquata di democrazia, ma è importante capire che si tratta della concezione prevalente" È mia intenzione tentare un'analogia tra la 'politica', com'è stata presentata dall'analisi del prestigioso autore americano, e l'economia, dove il cosiddetto 'modello keynesiano', in quanto basato sull'incremento dei consumi spinto dalla propaganda pubblicitaria oltre le reali necessità dei consumatori, può essere equiparato alla cosiddetta 'Democrazia della Propaganda', o 'degli spettatori'. Ma vediamo come Chomsky continua la sua analisi su quella che ha definito la 'democrazia degli spettatori': " Un altro gruppo che rimase colpito da tanto successo [il successo della campagna propagandista voluta negli USA da Woodrow Wilson per rendere interventista la maggioranza degli americani durante la Prima Guerra Mondiale] fu quello dei teorici della democrazia liberale e delle figure di spicco dei media, come ad esempio Walter Lippmann, decano dei giornalisti statunitensi, grande critico della politica interna ed estera del suo paese e importante teorico della democrazia liberale (la raccolta dei suoi scritti ha come sottotitolo 'Una teoria progressista del pensiero liberale democratico'). Lippmann aveva fatto parte delle commissioni di propaganda, e ne riconobbe i risultati. Sostenne che quella che definiva 'una rivoluzione nell'arte della democrazia' poteva essere usata per 'fabbricare consenso', per ottenere l'appoggio della popolazione rovesciandone l'opinione cioè mediante le nuove tecniche di propaganda. Egli riteneva che questa fosse un'idea non solo buona, ma addirittura necessaria perché - come spiegò - gli interessi comuni sfuggono completamente all'opinione pubblica e possono essere compresi e amministrati soltanto da 'una classe specializzata di uomini responsabili, abbastanza intelligenti da capire come vanno le cose.' Secondo questa teoria solo una ristretta élite, la 'comunità intellettuale' alla quale facevano riferimento i seguaci di Dewey, è in grado di comprendere gli interessi comuni, che riguardano tutti ma che 'sfuggono al popolo'. È un'ideologia vecchia di secoli, ed è anche una visione tipicamente leninista, molto vicina alla concezione del leader bolscevico che voleva un'avanguardia di intellettuali rivoluzionari posta al vertice dello stato dalla forza del popolo, capace di guidare le masse verso un futuro che queste ultime, per ignoranza, non erano in grado di immaginare. La teoria democratica liberale e il marxismo-leninismo sono molto vicini nei presupposti ideologici, e forse questa è una delle ragioni per cui molte persone sono passate così facilmente dall'una all'altra posizione senza avvertire un particolare cambiamento. Questo è il loro ragionamento: ' Si tratta solo di stabilire dove si trova il potere: se c'è una rivoluzione popolare, allora il potere sarà dello stato; altrimenti lavoreremo per chi detiene il potere reale, cioè per la comunità degli affari. Ma in fondo sarà la stessa cosa: noi dovremo comunque guidare le masse inette verso un mondo che esse non sono in grado di capire " " Lippmann ha supportato quest'idea con un'elaborata teoria della 'democrazia progressista'. A suo parere, in una democrazia sana ci sono due diverse classi di cittadini: la prima, che deve avere un ruolo attivo nella conduzione degli affari generali, è la classe specializzata, costituita da persone che analizzano, eseguono, prendono decisioni e gestiscono il sistema politico, economico e ideologico. Naturalmente si tratta di una minoranza esigua, però chi sostiene tali teorie viene sempre a farne parte, e si pone il problema del che fare per 'gli altri', quelli che stanno al di fuori del gruppo dirigente e che formano l'altra classe di cittadini, cioè la maggioranza della popolazione. Lippmann ha dato loro il nome di 'gregge smarrito': dobbiamo guardarci dallo scalpitio e dai belati del gregge smarrito, ha detto. Dunque - sempre secondo Lippmann - in una democrazia ci sono due funzioni: quella dirigenziale, svolta da una classe specializzata di uomini responsabili che pensano, pianificano e comprendono gli interessi comuni, e quella svolta dal gregge smarrito: la funzione dello 'spettatore', di chi non partecipa all'azione. Anzi, poiché viviamo in una democrazia, le funzioni della maggioranza sono molteplici: di tanto in tanto le è concesso di dare il suo appoggio a uno o all'altro dei membri della classe specializzata, di dire: 'Vogliamo che sia questo il nostro capo ', oppure 'vogliamo che sia quello'... Dal momento che il nostro non è uno stato totalitario, ci sono le elezioni: ma, una volta che ha dato il suo appoggio all'uno o all'altro membro della classe specializzata, la maggioranza deve farsi da parte e diventare spettatore dell'azione, rinunciando alla partecipazione diretta: questo è ciò che accade in una democrazia che funziona a dovere " Dietro a tutto ciò vi è una logica, addirittura un assunto morale imprescindibile, ed è il seguente: 'il popolo è troppo stupido per capire; se cerca di partecipare alla gestione dei propri interessi, combinerà senz'altro dei guai; di conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di farlo. Dobbiamo ammansire il gregge smarrito, impedirgli di aggirarsi scalpitante e selvaggio e distruggere tutto. È la stessa logica che vieta di lasciare che un bambino di tre anni attraversi da solo la strada: non gli si concede questo tipo di libertà perché non è capace di usarla. Quindi dobbiamo trovare un sistema per ammansire il gregge, e questo sistema rappresenta una rivoluzione nell'arte della democrazia: la costruzione del consenso... I media, la scuola e la cultura popolare devono dunque essere tenuti separati: alla classe politica e a chi gestisce il potere devono garantire un certo senso della realtà (non eccessivo), ma anche trasmettere le giuste convinzioni. A questo proposito esiste un tacito presupposto (e anche gli uomini responsabili devono scoprirlo da soli) sul modo di raggiungere la posizione che conferisce l'autorità decisionale: il solo modo, naturalmente, è servire chi detiene il potere reale : un gruppo molto ristretto di persone. Se un aspirante membro della classe specializzata si fa avanti e dichiara: "Sono in grado di servire i vostri interessi", quest'uomo entra per certo a far parte del gruppo decisionale. Ma affinchè questo sia possibile, deve prima aver interiorizzato le dottrine e le ideologie che serviranno gli interessi del potere privato. Se non ha tale capacità, quest'uomo non entrerà a fare parte della classe specializzata. " Dunque esiste un sistema scolastico destinato agli "uomini responsabili", che dovranno essere profondamente indottrinati sui valori e sugli interessi del potere privato e del legame tra stato e affari che lo sostiene. Così si diventa membri della classe specializzata: 'il resto della popolazione dev'essere essenzialmente distratto, bisogna sviarne l'attenzione, distoglierlo dai guai, assicurarsi che rimanga il più possibile spettatore dell'azione, permettendogli però di tanto in tanto di appoggiare l'uno o l'altro dei veri leader tra cui gli è consentito di scegliere '. " Questa teoria è stata ripresa e sviluppata da molti altri ed è in realtà piuttosto convenzionale. Reinhold Niebuhr, per esempio, l'autorevole teologo ed esperto di politica estera chiamato anche 'il teologo dell'establishment', guru di George Kennan e degli intellettuali kennediani, ha avanzato l'ipotesi che la razionalità sia una qualità posseduta da pochi: 'La maggior parte delle persone è guidata soltanto dall'emozione e dall'impulso. Chi di noi è dotato di razionalità deve creare 'illusioni necessarie' e 'ipersemplificazioni' di forte impatto emotivo per tenere sotto controllo gli ingenui e gli sciocchi '. Quest'idea è diventata parte sostanziale della dottrina politica contemporanea. Negli anni venti e nei primi anni trenta Harold Lasswell, fondatore del moderno campo delle comunicazioni e uno dei più importanti teorici politici statunitensi, spiegava che non dobbiamo soccombere al 'dogmatismo democratico' secondo cui gli uomini sono i migliori giudici dei propri interessi, 'perché è infondato: noi siamo i migliori giudici degli interessi pubblici, quindi, per una questione di ordinaria moralità, dobbiamo assicurarci che questi uomini privi di giudizio non abbiano l'opportunità di agire '. In quelli che oggi sono chiamati 'stati totalitari' ,o 'regimi militari', è facile: basta impugnare il manganello e colpire chi esce dai ranghi. Ma quando la società è più libera e democratica occorre rinunciare a questa opportunità e adottare le tecniche della propaganda. La logica è chiara: la propaganda è per la democrazia quello che il randello è per lo stato totalitario: è una cosa buona e giusta perché, come sappiamo, gli interessi comuni sfuggono al gregge smarrito, che non riesce nemmeno a immaginarli " Dunque, secondo l'autore americano, ciò che realmente conta nella forma di democrazia oggi prevalente è la costruzione del consenso, ottenuto attraverso il controllo dei mezzi di informazione e della propaganda, al fine ultimo di impedire ad un pubblico di 'spettatori' l'uso diretto e consapevole degli strumenti che potrebbero consentir loro di partecipare in qualche modo significativo nella gestione dei loro propri affari. Per analogia, in termini di economia di mercato questo significa impedire al pubblico dei consumatori la conoscenza e il controllo degli strumenti su cui l'economia dei consumi si regge e si governa. E poiché il modello di economia oggi prevalente è quello keynesiano, basato sull'incremento dei consumi e quindi della relativa domanda da parte dei consumatori - incremento questo che si ottiene attraverso il controllo intelligente e mirato dei mezzi di informazione e della propaganda - ciò significa impedire al grande pubblico dei consumatori la conoscenza e il controllo (che avrebbe ovviamente un effetto riduttivo) della loro propria domanda. Almeno, il grande sforzo della propaganda pubblicitaria del mercato è essenzialmente rivolto al controllo e all'incremento di questo tipo di domanda, a conferma dell'importanza che questa riveste per l'economia dei consumi. Quest'ultima considerazione porta a riflettere sul meccanismo che regola l'incremento dei consumi, e il prezzo dei prodotti del mercato, in un rapporto offerta/domanda dove l'offerta è rappresentata dal produttore e dalla distribuzione, e la domanda è quella del consumatore. Se aumenta la domanda, cresce il prezzo dei prodotti e il profitto di chi li produce e distribuisce, assieme allo sfruttamento del consumatore; e viceversa se diminuisce la domanda diminuisce il consumismo, e insieme a questo lo sfruttamento dei consumatori e delle risorse naturali ed energetiche depauperate dall'iperproduzione dei beni di consumo. Tutto ciò si traduce in una diminuzione del potere di chi detiene il potere reale, e quindi dei grandi interessi economici privati. Quindi il gregge dei consumatori non deve sapere che esso può controllare l'economia del mercato attraverso il controllo della propria domanda, controllo questo che avrebbe ovviamente un effetto riduttivo a tutto svantaggio delle grandi compagnie e delle grandi famiglie che possiedono il capitale privato, la produzione e la distribuzione, e che controllano i mezzi dell'informazione e della propaganda pubblicitaria attraverso i quali il capitale stesso si incrementa. La maggioranza dei consumatori non può prendere coscienza dei condizionamenti psicologici che originano regolano la loro propria domanda, perché se lo facessero potrebbero esercitarne in qualche misura il controllo, e ciò porterebbe ad un pericoloso stravolgimento dell'economia di mercato contro le regole di un modello economico - quello keynesiano - che la gente comune non è in grado di capire. Siamo dunque ancora al 'gregge smarrito' della democrazia degli spettatori: 'il popolo è troppo stupido per capire; se cerca di partecipare alla gestione della propria domanda combinerà senz'altro dei guai; di conseguenza sarebbe immorale e ingiusto consentirgli di farlo Questo è ciò che accade in una economia che funziona a dovere... ================================================= |
||||||||||||
|
_________________ Carmelo Pace Nulla si crea, nulla si distrugge, tutto si trasforma |
|||||||||||||
| Adv |
![]() |
|||||||||||||
|
|
|||||||||||||
| Le forme della democrazia |
|
||
|
Powered by MasterTopForum.com with phpBB © 2003 - 2005
phpBB Style created by phpBBStyles.com and distributed by Styles Database.
phpBB Style created by phpBBStyles.com and distributed by Styles Database.


