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Libera chiesa in Libero Stato
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giorgio








Registrato: 06/01/07 01:27
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giorgio is offline 

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MessaggioInviato: Sab Feb 10, 2007 8:02 pm    Oggetto:  Libera chiesa in Libero Stato
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«Parliamo invece di quel continuo, ossessivo richiamarsi alla famiglia, ai valori della famiglia, all'unicità ed esclusività della famiglia. Parliamo di quella continua, opprimente denuncia di complotti per mandare in mille pezzi la povera famiglia e con essa la tradizione cristiana; attentato di cui il diabolico disegno di legge sui diritti e i doveri delle persone conviventi costituirebbe il detonatore. Parliamo dell'omofobia sottostante e sovrastante impegnata a trasformare una legge, giusta o sbagliata ma che riguarda comunque tutti i cittadini italiani, in un giochino per sollazzare alcuni gay in abito da sposa». Shocked Shocked Shocked Question Question Question



l'Unità ha scritto:
Il partito di Dio
di Antonio Padellaro
10 febbraio 2007


Era difficile non solidarizzare con Barbara Pollastrini e Rosy Bindi mentre giovedì sera nello studio di «Porta a Porta» cercavano di spiegare la legge sulle coppie di fatto appena varata dal Consiglio dei ministri. Difficile non essere dalla loro parte, non solo per ragioni di simpatia politica (che non possiamo negare), e di apprezzamento per i Dico e per tutto l'impegno civile che ci hanno messo ma perché le ministre avevano di fronte i sorrisini ironici di Rocco Buttiglione e la stizza di Gianni Alemanno. Lo notiamo senza pregiudizi personali anche perché nel fu governo Berlusconi i due non passavano certo per essere i peggiori (impresa non ciclopica considerato il materiale umano e ministeriale che li circondava). Eppure l'idea che l'altra sera davano di se stessi interrompendo, scartabellando, negando e minimizzando era di un compito già scritto, di un obbligo da ottemperare, di un mandato da eseguire. Insomma, era come se un vincolo invisibile ma irremovibile gravasse sulla loro autonomia di uomini politici. E non per le opinioni morali o religiose di Alemanno e Buttiglione, legittime e da rispettare. Parliamo invece di quel continuo, ossessivo richiamarsi alla famiglia, ai valori della famiglia, all'unicità ed esclusività della famiglia. Parliamo di quella continua, opprimente denuncia di complotti per mandare in mille pezzi la povera famiglia e con essa la tradizione cristiana; attentato di cui il diabolico disegno di legge sui diritti e i doveri delle persone conviventi costituirebbe il detonatore. Parliamo dell'omofobia sottostante e sovrastante impegnata a trasformare una legge, giusta o sbagliata ma che riguarda comunque tutti i cittadini italiani, in un giochino per sollazzare alcuni gay in abito da sposa.
Famiglia, concetto universale, può essere una splendida parola anche per i non credenti. Per questo dispiace vederla adoperata in un contesto cupo, triste, discriminatorio e volgare. Innalzata come un muro per separare, dividere, giudicare, condannare. Un modo senza dubbio molto poco evangelico di trattare il prossimo. Buttiglione, Alemanno, Casini, Schifani, ma anche il pio Mastella, i teodem della Margherita e i tanti che in queste ore si stracciano le vesti e lanciano alti gemiti verso il cielo rappresentano le legioni devote dell'esercito che ieri Benedetto XVI ha solennemente mobilitato richiamandolo ai suoi doveri primari. Che nella visione papale non sono, come si potrebbe credere, quelli di rappresentare il popolo italiano (e sovrano) in Parlamento nel rispetto della Costituzione repubblicana. No, ben altra missione attende il partito di Dio se Ratzinger ritiene «necessario appellarsi alla responsabilità dei laici presenti negli organi legislativi, nel Governo e nell'amministrazione della giustizia, affinché le leggi esprimano sempre i princìpi e i valori che sono conformi al diritto naturale e che promuovono l'autentico bene comune». L'appello ai laici-cattolici del potere legislativo, esecutivo e giudiziario affinché fermino con tutti i mezzi l'odiata legge non poteva essere più esplicito.

Un manifesto che per drammaticità ed energia politico-dogmatica può paragonarsi alla indisponibilità di Pio IX ad accettare compromessi con il nascente Stato italiano. Eravamo a metà dell'Ottocento e quello fu il famoso «non possumus», non a caso richiamato martedì scorso dall’«Avvenire» nell'articolo di fondo che ha definito la Bindi-Pollastrini «uno spartiacque che inevitabilmente peserà sul futuro della politica italiana». Detto e fatto. Altro che le “normali” ingerenze a cui le gerarchie vaticane ci avevano abituato. Questo partito di Dio si sente capace di fare cadere i governi. Problema che Romano Prodi aveva ben presente quando la sera stessa del «non possumus» ha tenuto a dire che sia sulle missioni di pace (vedi l'Afghanistan) sia sulle decisioni che toccano i diritti della persona (vedi le unioni di fatto) «la nostra democrazia ha bisogno di stimoli e non di lezioni». Una rivendicazione orgogliosa della nostra sovranità nazionale di cui Washington sembra avere preso atto ma non la Santa Sede. La vera battaglia quindi comincia ora, le pressioni aumenteranno ma essere riusciti ad affermare il principio che spetta allo Stato e non alla Chiesa legiferare sui diritti dei cittadini è una prima vittoria di cui dobbiamo essere grati al governo Prodi e alle due coraggiose ministre. Sì, possumus.

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«Guai se i giovani di oggi dovessero crescere nell'ignoranza, come noi della "generazione del Littorio".
Oggi la libertà li aiuta, li protegge. La libertà è un bene immenso, senza libertà non si vive, si vegeta»
Nuto Revelli
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MessaggioInviato: Sab Feb 10, 2007 8:02 pm    Oggetto: Adv






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giorgio








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MessaggioInviato: Dom Giu 10, 2007 10:13 pm    Oggetto:  
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Giu 23, 2007 1:28 pm    Oggetto:  
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La busta era stata recapitata al presidente della Cei il 9 giugno

Proiettili a Bagnasco, identificato il mittente

È un uomo di 43 anni, vive a Cuneo. Nessuna motivazione politica, voleva far ricadere la responsabilità delle minacce su due albanesi

GENOVA -
È stato identificato e denunciato dalla Digos l'uomo che il 9 giugno ha spedito a monsignor Angelo Bagnasco una busta con dentro una lettera di minacce e tre proiettili.
Ha 43 anni e vive a Cuneo. Strana la motivazione del gesto, che non sarebbe dovuto a una critica verso le dichiarazioni del presidente della Cei contro le coppie di fatto,
ma a un desiderio di vendetta nei confronti di due albanesi, sui quali voleva far ricadere la responsabilità delle minacce.
23 giugno 2007


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pasolini








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MessaggioInviato: Sab Giu 23, 2007 1:38 pm    Oggetto:  
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Hai pensato all'esercito di coglioni di sinistra che si sono precipitati a evocare il ritorno delle BR e leccare i piedi di Bagnasco?
Si, questo è forse il paese con il più alto tasso di coglioni che credono di essere furbi e più che altro adesso dovranno impegnare
l'unico neurone in dotazione per trovare un'altra scusa per fargli da scendiletto.

Infine l'ultima domanda: gliela lasciano la scorta? che paghiamo con i NOSTRI soldi?

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P.Paolo Pasolini

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L'Italia sta marcendo in un benessere che è egoismo, stupidità, incultura, pettegolezzo,
moralismo, coazione, conformismo: prestarsi in qualche modo a contribuire a questa
marcescenza è, ora, il fascismo.
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giorgio








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MessaggioInviato: Sab Giu 23, 2007 11:15 pm    Oggetto:  
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Citazione:
Minacce a Bagnasco, è stato un ex carabiniere
"Niente terrorismo, era una storia di vendetta"


GENOVA - Non era terrorismo. Il mittente della lettera con tre proiettili e minacce di morta recapitata il 9 giugno al presidente della Cei Angelo Bagnasco, è un ex carabiniere, Enzo Comba, 43 anni di Cuneo. Avrebbe agito non per motivi politici, ma per vendetta nei confronti di una prostituta che l'aveva abbandonato e del suo nuovo compagno, un immigrato albanese, che l'aveva denunciato per estorsione.


Caro Pasolini posso rubarti la domanda?

Infine l'ultima domanda: gliela lasciano la scorta? che paghiamo con i NOSTRI soldi?

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