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Inviato: Mar Gen 16, 2007 10:24 pm |
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Ciò che è successo quella mattina dell'11 dicembre in un paesino normale, in provincia di Como è la sintesi di una folle normalità. Fatta di liti condominiali, di paranoie da casalinghe alienate, di bambini che fanno rumore, strani vicini, discriminazioni razziali, complicità coniugali, pregiudizi, incomprensioni, problemi con la droga, solitudine, depressione, manie. Vite normali. Intanto il mondo, indifferente, continuava ad andare avanti. La strage di Erba è la fotocopia rovinata della nostra società contemporanea. Fuori confusione, competizione, precarietà, insicurezza, frenesia, stress. Dentro, nelle anime degli individui, solitudine, disillusione, frustrazione, stanchezza. Prima di tutto vorrei soffermarmi sul luogo. La benestante Como, nella Brianza produttiva, laboriosa. La Brianza che ce l'ha duro, che odia i terroni ignoranti ed invadenti, i musulmani infami, i rumeni rapinatori, gli zingari delinquenti e ladri. Quella Brianza che odia tutti. Che a forza di odiare coltiva odio. E raccoglie odio. Morte.
Cosa si nasconde dietro quel benessere, quell'orgoglio silente, isolato, individualista, freddo, tipico della Padania? Credo solitudine, ignoranza, intolleranza verso la diversità, frustrazione, alienazione, stanchezza. Di vivere, forse. In secondo luogo, un giornale. L'organo di stampa di un partito italiano che offende la costituzione, che ha tra i suoi principali obiettivi quello di dividere fisicamente il paese, che non riconosce la bandiera. Una fonte di notizie che semina ogni giorno odio ed intolleranza, che non ha esitato ad accusare della strage il classico "islamico di media età, corporatura ed altezza". Il classico dei classici.
È incredibile che un insieme di politicanti, continui ad avere il diritto di poter dire ciò che vuole, sempre e comunque, contro tutto e tutti, purchè prevalga intolleranza razziale. Inaccettabile che tali individui usufruiscano di fondi statali per finanziare un'attività propagandistica pericolosa. Soldi di tutti. Ma poi mi si dirà che in fondo hanno una rappresentanza politica reale, che rispecchiano il volere di una parte degli italiani. Italiani che non vogliono essere italiani. Quelli che...io l'Italia gliela dividerei veramente...
Ogni tanto, in lontananza, confuso, appena percepibile, mi sembra in questa nobile e accogliente generosa regione, di udire le note di un campanello ancora un pò sordo...
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