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Abolizione del valore legale del titolo di studio
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carmelo.pace







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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 1:06 pm    Oggetto:  Abolizione del valore legale del titolo di studio
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To: "spaziogiovani spaziogiovani" <spaziogiovani@margheritaonline.it>
Subject: [Spaziogiovani] Abolizione del valore legale del titolo di studio
From: "cmo1\@libero\.it" <cmo1@libero.it>
Date: Wed, 3 Jan 2007 00:06:53 +0100

Da Wikipedia

"...I critici del sistema del valore legale ritengono che esso abbia le
seguenti colpe: la proliferazione degli atenei senza alcun legame con la
qualità del servizio fornito; l'indifferenza dei corsi accademici nei confronti
della realtà economica esterna; l'assenza di una reale competizione fra una
sede universitaria e l'altra; l'eccesso di controllo pubblico sul sistema
universitario; la fuga dei cervelli migliori fuori dei confini nazionali;
infine, il radicamento di una mentalità sociale conservativa che concentra
l'interesse agli studi superiori solo sull'ottenimento del fatidico 'pezzo di
carta'.

La richiesta abolizionista prende a modello l?esperienza americana, basata
sull?assenza di controllo statale sui curricula, sulla competizione di qualità
tra le istituzioni formative ai diversi livelli, sulla valutazione del valore
dei titoli affidata al mercato e non allo Stato. ..."

Aboliamo il valore legale del titolo di studio

Carmelo Pace

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Carmelo Pace


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Ultima modifica di carmelo.pace il Dom Gen 14, 2007 2:30 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 1:06 pm    Oggetto: Adv






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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 1:08 pm    Oggetto:  
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>From : "matilde giovani" matilde_giovani@xxxxxxxxxxxx
To : "cmo1@xxxxxxxxx"

Cc :
Date : Thu, 4 Jan 2007 19:25:14 +0100
Subject : RE: [Spaziogiovani] Abolizione del valore legale del titolo di studio

> io parlo come rappresentate da ormai 5 anni degli studenti dell'università di
> Pisa , ateneo con noto valore storico che non subirebbe probabilmente alcun
> danno se il valore del titolo legale di studio fosse abolito...ma mi chiedo
> un'altra cosa...come sarebbe possibile continuare a mantenere intatto il
> diritto allo studio universitario che viene garantito? certo , l'accorpamento
> degli atenei come successe già con gli istututi superiori potrebbe essere una
> soluzione, MA qualsiasi ipotesi prospettata non potrà mai prescinedere dal
> fatto che il diritto allo studio DEVE essere garantito ed agevolato .
> Soprattutto noi non siamo in America o in Gran Bretagna , dove il valore di
> una laurea è garantito solo da quanti soldi una famiglia ha speso per
> mantenere la retta di un college quanto più prestigiso possibile.... un altro
> dato dovrebbe inoltre essere valutato, ovvero il basso numero di laureati che
> ci sono in Italia rispetto al resto dei paese accademicamente "competitivi"
> rischieremmo di diminuire ancora di più questa nostra competitività se le
> scelte in materia accademica non fossero ponderate con coscienza.....
> Matilde Giovani

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Carmelo Pace


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Ultima modifica di carmelo.pace il Dom Gen 14, 2007 2:35 pm, modificato 2 volte in totale
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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 1:09 pm    Oggetto:  
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To: "spaziogiovani spaziogiovani" <spaziogiovani@margheritaonline.it>
Subject: Re: [Spaziogiovani] Abolizione del valore legale del titolo di studio
From: "cmo1\@libero\.it" <cmo1@libero.it>
Date: Fri, 5 Jan 2007 11:27:48 +0100

Cara Matilde,

probabilmente a Pisa le cose vanno bene, tuttavia non puoi negare che la
competitività internazionale dell'università italiana è giunta al suo livello
più basso, non nel senso che non si possa scendere ancora, ma nel senso che
siamo al più basso livello mai raggiunto prima; la controprova è la scarsissima
capacità dell'università italiana di attrarre studenti e professori stranieri,
inoltre anche per il 2006 non siamo presenti nell'elenco internazionale delle
migliori 100 aziende tecnologiche e sono pochissimi i giovani laureati che
decidono di fare impresa.
Occorre pertanto cambiare qualcosa, forse sarà come dici tu noi non siamo
l'America o la Gran Bretagna o altre ancora è per questo che sono tutte davanti
a noi.
La domanda che ti poni induce a una profonda riflessione:
se manca la certezza del titolo, perchè studiare? ma allora qual'è il vero
motivo? avere diritto a più soldini in busta?
se all'estero hanno più laureati, perchè non diamo un titolo a tutti?la
quantità non basta serve anche la qualità, e la qualità a me pare che i nostri
se la cercano all'estero appunto.
Il diritto allo studio deve essere garantito e agevolato questo sicuramente, io
non volevo mettere in dubbio questo, forse io non vedo altre insidie...non deve
diventare una giungla dove studia solo chi paga di più, qui il governo dovrà
fare la sua parte (crediti, borse di studio, in Svezia poi l'università è
gratuita...), nel programma dell'ulivo si parla del mantenimento del valore
legale è vero ma si fa anche riferimento a opportuni correttivi per valorizzare
le competenze relamente acquisite ma allora perchè girare intorno al problema?
é questo il punto, il titolo diventa la morte del sistema perchè pone tutti
sullo stesso livello quando invece le competenze acquisite da ogniuno saranno
diverse, se si è bravi lo si deve dimostrare sul campo e per questo essere
premiati, insomma ho l'impressione che anche qui ci sia odore di lobby...
Se tutti riconoscono che l'economia e l'industria italiana è in crisi, ci sarà
un motivo...

Un saluto

Carmelo Pace

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Ultima modifica di carmelo.pace il Dom Gen 14, 2007 2:33 pm, modificato 1 volta in totale
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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 1:14 pm    Oggetto:  CVD
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To: "spaziogiovani spaziogiovani" <spaziogiovani@margheritaonline.it>
Subject: [Spaziogiovani] come volevasi dimostrare...
From: "cmo1\@libero\.it" <cmo1@libero.it>
Date: Fri, 12 Jan 2007 23:09:57 +0100

Da Repubblica di oggi

Aumentano i controlli del ministero dopo la sfornata di neolaureati che hanno
conseguito il titolo con notevole anticipo. I casi di Chieti, Pescara e
Casamassima
Università, il 'genio' è sospetto
lauree brevi, ma in pochi mesi
di MASSIMILIANO PAPASSO

Università, il 'genio' è sospetto lauree brevi, ma in pochi mesi
I maligni li chiamano esamifici. Quelli più indulgenti amano definirle come
università dal target ben preciso. In comune hanno la capacità di attirare ogni
anno migliaia di nuovi studenti e di farli arrivare alla laurea in tempi
incredibilmente brevi: due anni, uno, in alcuni casi anche soltanto pochi mesi.
Atenei dove i laureti "precoci" - così come si definiscono tutti gli studenti
che hanno conseguito un titolo di studio in un tempo inferiore alla durata del
corso - sono la stragrande maggioranza degli altri dottori, e su cui il
Ministero dell'Università ha intenzione di vederci chiaro. Perché se è
plausibile che qualche studente particolarmente dotato arrivi alla laurea con
un anno o poco più di anticipo, quando in un solo ateneo il 90% dei laureati è
arrivato alla meta in anticipo, allora forse sarebbe meglio interrogarsi sulle
cause. Per dirla con le parole del ministro Mussi: "O siamo di fronte ad
università di soli geni, oppure c'è qualcosa che non va".

I dati. Secondo l'ultimo rapporto del Comitato di valutazione del sistema
universitario presentato nello scorso mese di novembre, nel 2005 la percentuale
di studenti dei nostri atenei che avevano conquistato una laurea triennale
prima dei tre anni era pari al 5,1%. In sostanza su un totale di 130 mila
laureati, 6.500 avevano in un sol colpo bruciato esami e le tappe più
importanti della loro carriera universitaria.

Un fenomeno in crescita negli ultimi anni, e che lo stesso Cnvsu ha definito
come "abnorme" per quel che riguarda i dati dei singoli atenei. Se infatti sono
molte le università dove i laureati precoci o non ci sono o rappresentano una
parte irrisoria del totale, ce ne sono altre dove la loro concentrazione è
molto più consistente. "Degli oltre 6.500 laureati precoci del 2005 - ha
osservato il Comitato nella sua relazione - più del 57% di questi studenti
risultano essere iscritti in due soli atenei, mentre il 78% in soli cinque".

Gli atenei precoci. Se infatti università come la Bocconi, la Statale di
Milano, il Politecnico di Torino, l'Università di Modena e quella di Ferrara
hanno permesso a uno, al massimo due studenti di laurearsi prima dei tre anni
accademici, altri atenei, hanno preferito non ostacolare la corsa sfrenata
verso la conquista del titolo accademico. Anzi, in alcuni casi l'hanno
addirittura agevolata grazie all'ormai inflazionato sistema del riconoscimento
dei crediti.

E' il caso dell'Università telematica "Guglielmo Marconi", l'unico web ateneo a
sfornare laureati nel 2005. Ebbene, secondo i dati forniti dall'ufficio
statistico del Miur, su 100 neo dottori, ben 99 non si erano iscritti nemmeno
tre anni prima: praticamente il 90% del totale. Altro ateneo a chiara
maggioranza di laureati precoci è la Lum "J. Monnet" di Casamassima in Puglia:
qui su 271 laureati nel 2005, il 69,3% è arrivato alla laurea in meno di un
triennio. Stesso discorso per l'ateneo di Chieti e Pescara dove 2354 studenti
su 4290 si sono laureati prima del previsto.

Un caso, un anno particolarmente favorevole per chi aveva deciso di completare
gli studi, oppure una eccezionale concentrazione di "geni" nello stesso ateneo?
Niente di tutto questo. Per molte università quello dei laureati precoci è un
fenomeno se non abituale almeno ricorrente. Se infatti per l'Università di
Chieti e Pescara nello scorso anno i precoci sono stati il 54,87% del totale,
nel 2004 questa percentuale era addirittura superiore: il 56% (1950 su 3476).
Situazione simile per la Lum (30 precoci su 73 laureati), l'Università della
Tuscia con il 29% e quella della Valle d'Aosta, dove su un totale di 21 neo
dottori, 8 sono stati campioni di velocità.

Questione di target. Ma come spiegano i vertici di questi atenei così tanti
laureati precoci? Loro, le parole "esamifici" e "lauree facili" non voglio
nemmeno sentirle nominare. Piuttosto parlano di strategie di marketing e un
bacino d'utenza ben identificato. "Il 90% dei nostri iscritti non sono studenti
che hanno avuto un percorso di studio regolare - spiega Gabriella Paglia,
responsabile dei rapporti esterni dell'Università telematica "Guglielmo
Marconi" - ma gente che magari ha già alle spalle una carriera universitaria.

Oltre a loro, tra i nostri iscritti ci sono anche esponenti del mondo delle
professioni, geometri, forze di polizia, giornalisti, consulenti del lavoro.
Loro rappresentano a pieno il nostro target. E il sistema del riconoscimento
dei crediti, a loro come a chiunque altro dà la possibilità di non perdere gli
esami pregressi o l'esperienza conquistata, ovviamente nei limiti fissati dalla
legge". Un limite che, dopo la norma voluta in Finanziaria del ministro Mussi,
è sceso a 60 crediti su 180 per le lauree triennali e 40 su 120 per quelle
magistrali.

"Grazie a Dio il ministro ha messo un freno a questa tendenza. D'altra parte il
suo intervento è la dimostrazione che non si trattava di un fenomeno
circoscritto a poche università ma che quello del riconoscimento dei crediti
senza freni era un sistema ormai diffuso in tutti gli atenei. Paura di
controlli sui laureati precoci? Per carità - conclude Gabriella Paglia - il
Ministero ha tutte le carte in mano e il Cnvsu effettua periodicamente dei
controlli. Noi siamo aperti a tutti e non abbiamo niente da nascondere".

Esperti in riconversione. Ma se il fenomeno è davvero così diffuso, come mai ci
sono atenei dove i laureati precoci sono migliaia e altri invece dove non ce
n'è nemmeno uno? "Di sicuro questi dati non sono sintomo di lauree facili -
assicura Michele Cascavilla, preside vicario della Facoltà di Scienze Sociali
dell'Università di Chieti e Pescara - All'interno della nostra facoltà abbiamo
puntato molto sul sistema della riconversione dei crediti che agevola il
conseguimento della laurea a determinati studenti. Mi riferisco a chi è già in
possesso di un diploma di laurea in assistenza sociale e che con un solo anno
di frequenza può conquistare una laurea triennale. In questo caso mi sembra
davvero ingiusto parlare di laureati precoci".

Resta il fatto però che il sistema della riconversione dei crediti rappresenta
uno dei fiori all'occhiello dell'ateneo abruzzese, visto che insieme alla Lum
di Casamassima, quella di Chieti è tra le università che nel 2004/2005 ha
abbonato più crediti ai suoi nuovi studenti: su 8.142 matricole ben 2862 si
sono viste abbonare dai 121 ai 180 cfu. "Se i dati dicono questo - continua il
preside Cascavilla - vuol dire la nostra università su questo tema è
organizzata meglio di altre, offrendo dei servizi che attraggono matricole da
tutta Italia. Quello che posso escludere con sicurezza e che nel nostro ateneo
ci siano stati degli studenti 'normalì che iscritti all'università per la prima
volta siano arrivati alla laurea prima dei tre anni, sostenendo esami dopo
esami. Se così fosse - conclude il preside - sarebbe davvero poco serio".

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Carmelo Pace


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Ultima modifica di carmelo.pace il Dom Gen 14, 2007 2:38 pm, modificato 1 volta in totale
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pasolini








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MessaggioInviato: Sab Gen 13, 2007 5:58 pm    Oggetto:  W Padoa Schioppa
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Pur non condividendo la logica politica di questo ministro finanziere, è stato l'unico che ha avuto il coraggio di denunciare le condizioni di molte categorie che vivono di rendita sulle spalle dell'intera società e sull'erario dello stato: categorie come i docenti universitari che lavorano 4 ore a settimana con retribuzioni da capogiro, ministeriali che nonostante innumerevoli privilegi fanno casino se per razionalizzare le risorse gli si cambia l'ufficio, magistrati fannulloni, perché ci sono anche quelli, che godono di due mesi di ferie, lui si è fermato qui, ma io ci includerei molte altre categorie di lavoratori del pubblico impiego e del parastato. Quando si chiedono sacrifici alla società, bisognerebbe tagliare ingiusti privilegi e questo mi sembra si tenta di fare.
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raimondo








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MessaggioInviato: Mar Gen 16, 2007 5:09 pm    Oggetto:  
Descrizione:
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La questione della validità legale del titolo di studio è alquanto complessa. Apparentemente puntare sul suo superamento può apparire come l'abbattimento di una barriera; in realtà il rischio è di creare o rafforzare la muraglia cinese del censo. Il fatto che un diploma rilasciato a Cosenza abbia lo stesso valore di uno rilasciato a Bergamo è fondamentale per non discriminare territorialmente i cittadini. La stessa cosa vale per un certificato rialasciato dall'Università Tal dei Tali e l'Università dei Poveri Cristi. Certo lo Stato deve finanziare e verificare l'efficacia dell'insegnamento e dei risultati.
Sostenere la necessità del valore legale del titolo di studio non significa però - come ho sostenuto in altre parti del forum - che chi è in possesso di un titolo con valore legale sia una persona che vale qualcosa. Ma ci stiamo spostando dal piano del diritto al piano dell'etica che sono piani irriducibili ma possono e devono confrontarsi.
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